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Io sarei una degli astensionisti destinatari dell’ormai tradizionale lettera del 12 maggio di Leonardo.

Continuo a ritenere giusto quello che pensai allora.
Peccato che, nel frattempo, ci siano stati l’11 settembre e il conseguente impazzimento generale, diverse guerre, il precipitare della situazione in Palestina, mezza Europa a combattere in Iraq, 200 morti a Madrid, i nostri alleati che rinchiudono illegalmente prigioneri a Guantanamo e che li torturano in Iraq e, insomma, un mondo che tre anni fa ci sarebbe parso inimmaginabile. Semplicemente.

Da quando sono in Egitto, mi si ricorda spesso che, per quanto a livello individuale ci si possa dissociare dalle politiche del nostro governo, rimane il fatto che noi votiamo.
“Voi votate” vuol dire “Voi potete”. E vuol dire anche “Siete responsabili di ciò che fanno i vostri paesi”.
Ragion per cui io, questa volta, avrei soffocato il mio disgusto – che, giuro, è profondo – e sarei andata ad assumermi le mie responsabilità, ché di questo si tratta.

Purtroppo non posso: non ho capito un cavolo di come votano i residenti all’estero ma so che, per essere ufficialmente una di loro, dovrei rinunciare alla residenza italiana e, di conseguenza, all’assistenza sanitaria italiana, che poi è l’unica a cui ho diritto, visto che non vivo in un paese europeo.
Fare una cosa simile sarebbe seriamente irresponsabile, da parte mia: se mi succedesse qualcosa di serio finirei per dover pesare su qualcuno (e pesare di parecchio), nel migliore dei casi. Non mi pare opportuno.

Non voterò per motivi di forza maggiore, quindi, ma spero di cuore che, chi può, lo faccia. Specie per le Europee, ché un’Europa sensata è qualcosa di cui abbiamo assolutamente bisogno, tutti quanti.

Vorrei anche associarmi a quanto dice Brodo (e Pfaal, nei commenti) in questo post sul voto cosiddetto di sinistra alla Lista Bonino.

A questo proposito, leggo in giro commenti ammirati sul fatto che la Bonino è andata a vivere al Cairo (!!) e ad imparare l’arabo (!!).
Ecco: a margine di tutte le cose serie e sacrosante dette da Brodo e Pfaal, io vorrei solo comunicare, molto sommessamente, che non c’è nulla di eroico nel vivere al Cairo dove, peraltro, con uno stipendio europeo hai sette volte il potere d’acquisto che avresti in Europa.
Il Cairo è una città estremamente piacevole che sa essere assai cosmopolita, mondana, interessante e coinvolgente e che non impone nessuna sofferenza se non quella di respirare smog.
Vivere al Cairo non è un sacrificio. E’ un lusso.
Volevo precisarlo.

Infine: questo è un post svogliato e scritto molto a fatica.
Succede che qui in Egitto, ovviamente, le cose che ti vendono non sono “a norma CEE”, come da noi.
Io, quindi, ho comprato un accendino e, un’oretta fa, mi sono tranquillamente accesa una sigaretta: l’accendino mi è esploso in mano, letteralmente, sollevando una fiammata che mi ha bruciato dal palmo della mano fino a quasi l’altezza del gomito.
La gallabiyya che ho addosso puzza ancora di bruciato, dopo un’ora, e ringrazio il cielo che fosse di cotone 100%. Avessi avuto addosso qualcosa di sintetico, credo che non lo starei raccontando.
E i miei eredi (ehilà, Pupi!) non avrebbero nemmeno nessuno a cui fare causa, ché da queste parti il solo pensarlo suona come una barzelletta.

Cosa c’è di meglio che scrivere con una mano sola mentre tieni l’altra nel ghiaccio, per dire che dovremmo trattarle bene, la nostra UE, le nostre garanzie e la nostra ricchezza, e non darle così svogliatamente per scontate?
Insomma: se potessi spingere qualche aspirante astensionista ad andare almeno a votare al posto mio, ne sarei assai felice.