Tanto per cominciare: ieri sera era tutto un cercare sulla cartina la Ras Sultan di cui parlavano i media e, ovviamente, nessuno la trovava perchè non c’è: la seconda esplosione è stata a Ras Shaitan (“Testa del Diavolo”) che è nella zona dove, tra gli altri camp, c’è Basata. Un po’ più giù, per l’esattezza.
Immagino che lì stiano ringraziando Dio e tutti i santi per la loro politica alberghiera che, almeno, li ha protetti dal serio rischio di saltare per aria.
Il colmo dell’inesattezza geografica, comunque, l’ha raggiunto El País che, fino a questa mattina, situava l’esplosione di Nuweiba in Nubia, Alto Egitto. Complimenti a loro.
E poi ci sarebbe Tarabin: tutti dicono che la terza esplosione è stata lì tranne una mia amica che mi ha chiamato questa mattina proprio da Nuweiba (Tarabin non è altro che il paesello turistico di Nuweiba) e che dice che non è vero.
“Guarda: l’altro ieri sera aveva piovuto. Ieri sera abbiamo visto un lampo rosso in cielo e, lì per lì, ho pensato a un fulmine, a un temporale. Poi c’è stato un botto, però, e la terra ha tremato. Abbiamo capito che era un’esplosione e siamo tornati in albergo. I turisti israeliani erano spaventati e, man mano che ricevevano decine e decine di telefonate da casa andavano sempre più nel panico. Un casino di bus, minibus e taxi per riportarli in Israele. Adesso è difficile spostarsi, le strade sono ovviamente controllate. Però, no, non è stato a Tarabin, è stato su a Ras Shaitan. Qui no.”
Però Martin, da Dahab, mi dice che tutti parlano anche di Tarabin: “Ma certo che sì! Lo dicono tutti, la polizia, la gente…”
Ed è che qui le notizie vanno col tam-tam: ieri sera la stampa non ha potuto filmare niente, nel Sinai, e i reportage di Al Jazeera vengono tutti da Eilat, dal territorio israeliano.
Tra Taba ed Eilat ci saranno 20 minuti, tanto per chiarirci.
Al Jazeera
Ieri sera, il giornalista in studio in Qatar chiedeva al corrispondente al Cairo: “Ma insomma: come è possibile che uno Stato tanto autoritario, con tanta repressione, con un controllo sociale così pressante, si sia lasciato sorprendere proprio in quello che è il suo gioiello turistico?”
Il povero corrispondente dal Cairo sembrava un po’ in difficoltà, nel rispondere: “Be’, insomma… i controlli non possono mai essere totali…”
Per usare una felice espressione di Julia, non puoi “mettere portoni alla campagna”.
L’accanimento del giornalista nel Qatar che, mentre domandava, metteva in croce il governo di qui, ha sorpreso qualche telespettatore, mi dicono: “Che cavolo: è vero che non corre un gran buon sangue, tra Al Jazeera e l’Egitto, ma in genere parlano di noi con più rispetto…”
D’altra parte, costringere la stampa a filmare in Israele invece che qui non è un buon modo per farsela amica.
Tra le riprese di Al Jazeera che passano sulla TV di qui, si vedono soprattutto donne e bambini feriti e, anche, una donna araba in stato di choc col suo velo e tutto, soccorsa da medici israeliani. L’immagine passa e ripassa, su questa nostra TV egiziana parca di notizie. Rimarrà ben impressa ai telespettatori.
Noi
Dicono che il Sinai sia isolato, non solo verso Suez ma anche all’interno, tra un luogo e l’altro.
Chi è in Sinai, però, trasmette un senso di normalità e di tranquillità ben più alto di quello che si percepisce da lontano.
Un amico egiziano di Julia, raggiunto ieri sera via cellulare a Sharm, stava andando a una festa e diceva che era tutto normale.
Anche qui al Cairo è tutto normale: ieri sera, attorno all’American University, i passanti in borghese si rivelavano poliziotti giusto perchè le ricetrasmittenti li tradivano, mettendosi a strepitare senza discrezione. Ma il massimo che si è visto è stata qualche moto spostata dall’ingresso del Pizza Hut, niente di che.
C’è qualche dubbio, in giro, sul cosa si saprà delle misure che verranno prese dopo questo disastro: “Essere in Sinai con una carta d’identità che dice che sei dell’Alto Egitto, in questo momento, non deve essere una bella cosa”.
L’Alto Egitto, nella percezione di qui, è il luogo da cui una cosa simile può partire.
E, a proposito: “Vedrete voi due adesso, se non vi ripiazzano una scorta alle calcagna, quando lavorate lì. Uhi, uhi, uhi.”
Bah.
La mia unica preoccupazione è che la durezza delle investigazioni possa esacerbare gli animi, laggiù, oltre il dovuto: come altre volte, abbiamo preso in considerazione l’idea di metterci una cavolo di kefiah al collo, quando andiamo lì, tanto per non essere confuse con israeliane, come successe l’anno scorso.
Ma poi immaginiamo le risate di colleghi e studenti e ci passa la voglia.
Ho passato tutta l’estate a scrivere che non era molto naturale, vedere in TV gli israeliani che mettevano Rafah a ferro e fuoco e, contemporaneamente, vedere gli stessi israeliani in spiaggia, in mare o con la birra in mano al tavolino del bar accanto al tuo.
Era così, eppure a me non sembrava naturale. Per quanto la stragrande maggioranza degli egiziani attorno a me ne fosse entusiasta, visto che campavano di questo.
I morti egiziani sembrano essere una quindicina, al momento.
E’ ragionevole pensare che si cercherà di recuperare la normalità il prima possibile e con ogni mezzo.
La posta in gioco è troppo alta, del resto.
Non è un caso che sia io che Sherif, come prima reazione, abbiamo lanciato un grido di dolore relativo al turismo.
Ci passa buona parte della sopravvivenza dell’Egitto, su questa questione.

Confusione generale, addirittura non si sa bene dove siano espolose le bombe, pensa che informazione!…
Ma le bombe esplodono anche nel “mondo occidentale”, per opera di esponenti dello stesso “mondo occidentale”.
“Mondo occidentale” che pretende di essere “faro” e “guida”, per il resto del mondo “ancora barbaro ed incivile”.
Una “super bomba” ? esplosa in Europa, che ha avuto per mandanti “i soliti famigerati circoli pidduisti, ancora associati ai resti di Gladio, alle Logge Massoniche Coperte”, che hanno i loro loschi ed oscuri covi nei palazzi del potere in Italia e in Svizzera, che hanno utilizzato come “brutale manovalanza”, i guerriglieri della nota e famigerata “cellula terroristica F.B.I.”, chiudendo ed uccidendo, con un bliz il server dei movimenti no global…
Ci? comprova il nesso tra le “cosche” europee e quelle USA, nel loro tentativo di destabilizzare la democrazia in occidente, perseguendo un “disegno eversivo”, volto al controllo dell’occidente stesso, attraverso una “strategia della tensione”!
PS: Mi sono divertito ad esprimermi utilizzando i “termini” e l’uso del “burocratese”, dei comunicati ministeriali, redatti per i Ministri nei loro “comunicati ufficiali”.
Per dimostrare, la “specularit?”, dell’eversione.
L’ultimo pezzo ? il pi? divertente, perch? ricalca il modo d’esprimersi di certi magistrati, che cercano di “presentare come grande novit?”, ci? che ? gi? “super noto a tutti”, dopo anni ed anni di “silenzio complice e compiacente”!!
Questa ? tutta una “burla”… per? Pulicenella ridendo e scherzando diceva la verit?.
Penso che questo verr? da te “ingiustamente monitorato” … ti stimo lo stesso.
Hai pubblicato quell’articolaccio di giulioromano!!!….Sei una incoscente!!!…(i pap?)
….Non devi “frequentare” gli “appestati” come giulioromano! Ma solo i “bravi ragazzi di Buona Famiglia, come quelli del Circolo Fans della Fallaci”!!!…(le mamme)
….Povera nipotina mia! (le zie)
…. (silenzio tombale)… (le compagne di scuola)
Grazie Lia. Giulio Romano
Per Marco H: io pubblico praticamente tutto, tranne le offese indiscriminate al popolo che mi ospita e alla sua religione e tranne ci? che non capisco.
Nel tuo caso, parli di un “messaggio negativo antiarabo insito nel film “Messieur Ibrahim e i fiori del Corano” e rimandi tutti a un articolo di giornale scritto in arabo, quindi incomprensibile a me (col mio povero diplomino di primo livello) e alla quasi totalit? di chi passa di qui.
Mi dispiace, ma se davvero ritieni che il film (che ho visto qui al Cairo) contenga un messaggio tanto allarmante, ti prego di argomentare meglio traducendo l’articolo.
Altrimenti, visto che tra l’altro non ci conosciamo, continuer? a non sapere cosa diamine tu stia effettivamente segnalando e continuer? a non ritenere che sia il caso di collaborare a scatola chiusa.
Per Bibi: a proposito di offese indiscriminate al popolo che mi ospita e alla sua religione, credo che tu sia liberissima di parlare di quanto detesti gli arabi e ti ispirino ripugnanza le donne velate, ma non credo che questo sia lo spazio adeguato.
Al massimo posso consigliarti di farti un tuo blog, se il mio non ti piace.
E di non leggermi, naturalmente, visto che di certo non ? obbligatorio.
(Piccolo spazio di spiegazione – commenti – moderati.)
Vedo il messaggio solo oggi. Chiedo scusa, pensavo che tra voi ci fossero arabofoni. Prima possibile sintetizzer? e ti inviero il senso dell’articolo pubblicato pochi giorni fa su al-Akhbar che ci d? gi? duro con il film.
Spero che comunque di conoscerci. Insieme ad altri amici abbiamo messo su il sito http://www.aljazira.it non so se lo conosci. Quasi quasi mi verrebbe voglia di aprirti una rubrica. Non ti piacerebbe?
Scusami ancora e a risentirci presto.
Ciao, Marco.
Certo che conosco Aljazira.it, ci mancherebbe!
Lusingatissima per la semi-proposta di una rubrica, davvero. In questi giorni, per?, sto trascurando persino il blog… ed ? che il lavoro va a periodi, qui, e adesso mi stanno strizzando.
Ciao :)
Meno male! Dico sul serio, la proposta della rubrica ? vera, tu pensaci quando puoi. La cosa bella, comunque, ? che non hai scadenze, puoi pubblicare autonomamente (con il blog, oramai sarai un genio dell’informatica!) e scegliere gli argomenti che ritieni adatti. Penso davvero che tu abbia una comunicativa straordinaria e che sia capace di contagiare gli altri con l’amore per l’Egitto. Io sono per met? egiziano e devo dire che tu meriteresti la cittadinanza egiziana honoris causa, la meriteresti molto di pi? di certi egiziani che hanno rinnegato il loro paese (a proposito di cittadinanze, lo sai che vogliono dare quella italiana a Robert De Niro?! Meriti? L’aver diffuso l’immagine di un italiano schietto, mediterraneo e mafioso. Niente male.). Tutta la redazione di aljazira.it ti aspetta a bordo! Buon lavoro e continua cos?.
Marco Hamam
Come promesso ritorno con l’articolo di cui sopra su “Monsieur Ibriahim e i fiori del Corano”. Nella rubrica “Diario de al-Akhbar”, in data 7 ottobre, la giornalista Hosn Shah parla delle sue impressioni sul film e titola: “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano non ? nient’altro che uno di una serie di film americani ed europei antiarabi”.
Si legge che “l’attacco agli arabi nel film non avviene in positivo ma in negativo”. A questo scopo “i creatori del film hanno utilizzato stratagemmi tali da ammaliare lo spettatore arabo medio che non ha esperienza nell’analisi cinematografica. Perci? hanno scelto la star egiziana mondiale Omar Sharif per il ruolo di Ibrahim, un personaggio musulmano che, col Corano davanti, ripete ogni tanto: “So cosa c’? nel mio Corano” senza spiegare n? un versetto, n? una parola e nemmeno una frase presente nel Corano. Lo sceneggiatore non conosce senz’altro niente del Corano ma si tratta di una tecnica professionale molto intelligente che nasconde il veleno nel miele.” Poi prosegue: “Il messaggio finale del film ? chiaro: “L’Islam pu? anche portare con s? altissimi valori umani […] come nel caso di Ibrahim, ma i musulmani civilizzati non sono arabi! Questo messaggio subdolo si evidenzia dalla prima all’ultima scena del film. Il negoziante Ibrahim Demorgi che la gente del quartiere chiama “l’arabo”, facendo confusione tra musulmani ed arabi, fa di tutto per far capire chiaramente e in modo definitivo che non ? arabo: “Io non sono arabo… sono della Crescente d’oro” cos? dice al bambino ebreo che frequenta il negozio. E quando il bambino gli chiede dov’? la Crescente d’oro lui risponde che ? tra l’Anatolia e la Persia […] Lo dicesse una sola volta, non avrebbe valore la cosa. Ma il fatto che lo ripeta continuamente mostra che il film fa leva su questo punto e che in qualche modo toglie agli arabi tutti gli aspetti positivi, etici ed umani, che attribuisce al protagonista non arabo.” Insomma un film mal riuscito? Prosegue ancora la giornalista: “Il film vuole dividere il mondo islamico in due parti: da una parte i musulmani civilizzati, che non sono arabi e dall’altra musulmani arabi da cui si autoesclude persino il protagonista musulmano che finisce con l’adottare il bambino ebreo in maniera ufficiale davanti al tribunale nonostante tra i principi pi? importanti dell’Islam ci sia il divieto dell’adozione.” Ma ecco altri elementi, questa volta antiislamici: “Insieme i due fanno un viaggio al villaggio natale del protagonista in Turchia dove visitano chiese e moschee. Respirano l’odore di incenso nella chiesa ortodossa, l’odore delle candele in quella cattolica ma nella mosche la puzza delle scarpe dei fedeli!” E alla fine del film “Mos?, il bambino ebreo, ormai grande, appare sulla porta del negozio, che la gente del quartiere chiama ancora “dell’arabo”, si rivolge direttamente al pubblico e dice “Non sono arabo”. E con questa frase provocatoria si chiude un film che in troppi hanno creduto filoarabo e filoislamico.”
Ecco il contenuto dell’articolo. La discussione ? aperta.
Ciao Lia,
Marco
Uhm, non sono molto convinta.
Io sono sensibile, in genere, a ci? che ? antiarabo ma in questo caso non mi ? sembrato. Mi ? sembrato semplicemente un filmetto, ti dir?, che partiva da una buona idea ma poi rimaneva incompiuto, in embrione.
Non ci ho visto ci? che ci ha visto l’articolista, e l’espediente della differenziazione tra arabi e turchi mi ? sembrato solo finalizzato a sottolineare il profondo disconoscimento della realt? musulmana che abbiamo in Europa.
Non credo che l’islamofobia nostrana sia disposta a sottilizzare tanto tra turchi e arabi. Che circoli un film che, pur tra limiti e inesattezze, disponga positivamente gli spettatori verso un paese musulmano ? gi? un mezzo miracolo, e poco importa che sia una Turchia insolitamente devota, l’Iran o un paese arabo.
Faccio molta fatica a immaginare che uno spettatore possa uscire dalla visione di un simile film nutrendo sentimenti antiarabi. Decisamente.
Quanto a quello che mi dici sopra: grazie, sei gentilissimo! Magari sentiamoci per email e vediamo come si pu? fare.
Un saluto.
Cara Lia, anch’io sono d’accordo solo in parte. Ho voluto semplicemente portare l’opinione di una “sensibilit? araba” al dibattito sul film. Con Shah concordo sul fatto che sia un film intelligentemente antiarabo. Ovviamente non ci troviamo davanti alle paccottiglie vergognose del rosso (nel senso di capelli rossi) Chuck Highlander Norris, da sempre impegnato in primissima linea nella battaglia cinematografia hollywoodiana antiaraba ed antislamica (e anche antitutto-ci?-che-non-?-nordamerica-ed-europa-filoamericana). “Monsieur Ibrahim” ? un film che delicatamente, elegantemente, mette, appunto, “il veleno nel miele” per mantenere l’espressione araba o fa ingerire la pillola, per un usare un’espressione nostrana.
E concordo con un altro punto: quello per cui gli sceneggiatori poco sappiano del Corano… ma fermiamoci un istante. Qui la domanda da 100milioni di ghen? egiziane ?: dove caspita stanno ‘sti fiori?!? A me pare che ci sia solo il Signor Ibrahim ma di fiori neanche il profumo! Anzi no.. in realt? il profumo ? nel titolo che ha attirato tante api affamate… e che si sono trovate a digiuno!
Alla giornalista avrei proposto un altro argomento: Omar Sharif a cui lei accenna appena. Ma mai possibile che un attore come lui abbia bisogno di film del genere? Perch? ha accettato un film cos?? Lui che si dice cos? nostalgico dell’Egitto (penso che l’abbia pagata cara la ricchezza e la fama di Hollywood…ancora rimpiange l’amore di Faten Hamama, la moglie da cui divorzi? tanti anni fa) Di certo non aveva niente del turco… la faccia ? “sfacciatamente” (scusate il giro di parole) egiziana. A parte questo, perch? si ? prestato a reiterare i soliti clich?, perch? non ha cazziato (Lia, tra napoletani ci si capisce) gli sceneggiatori? Boh, bisognerebbe domandarglielo.
In conclusione mi permetto di dire che “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano” ? prima di tutto un brutto film n? pi? n? meno di tanti altri che girano per le sale cinematografiche. E certamente non offre nessun fantascientifico miglioramento all’immagine degli arabi nel mondo.
Saluti a tutti. Ciao Lia.
Marco