
Stamattina mi ha svegliato un muggito, ed è che i cortili dei palazzi qui attorno hanno tutti la loro brava bestia da sacrificare per l’Eid. Non questo Eid. Questo.
Essendo appena tornata da Bolzano, non ero preparata ad essere svegliata da un muggito. Ho fatto un po’ di fatica a capire, lì per lì.
Poi. Il dentista con cui avevo appuntamento stasera alle 23 mi ha chiamato per chiedermi di rimandare a Domenica, sempre alle 23. “Non potremmo fare un po’ prima?” gli ho chiesto. Ed è che mi si è italianizzato il fuso orario e adesso, la sera, ho sonno. “Uh, impossibile!” mi ha detto. Vabbe’. Mi presenterò in pigiama, in segno di protesta.
Poi. Riprogrammata da un mese in Italia, sono andata dal calzolaio e, quando mi ha detto che le mie scarpe sarebbero state pronte dopo un’ora, ho emesso un gemito: “Oh, no! Non riesco a ripassare tra un’ora!” E lui, stranito: “Ma signora! Gliele portiamo a casa, ovviamente! A che ora le vuole?” “Ah, è vero! Benissimo! Alle 8!” ho risposto. Ed ero confusa e felice, come dice la canzone. I love Cairo.
Poi. Quando stamattina è arrivata Sahar, la donna delle pulizie, le ho offerto un tè e lei ha rifiutato. Dopo un’oretta gliel’ho riofferto e lei ha di nuovo rifiutato. Allora le ho offerto un caffè italiano e lei mi ha detto: “Ehm. Guarda che è l’Eid. Oggi e domani noi digiuniamo fino alle 5.” Essantocielo, però: qui, tra Ramadan e post-Ramadan musulmani e Quaresime cristiane c’è da diventare matti, a ricordarsi dei digiuni di tutti. Come si fa a non fare gaffes?
Sentendomi un po’ in colpa, quindi, ho provveduto a fare sparire il salame di Mantova dal frigorifero prima che lei lo svuotasse per pulirlo. Vabbe’ che era tutto avvolto nella carta, ma evitarle di toccare del maiale, sia pure inavvertitamente, mi è parso il minimo.
Poi. I carretti della frutta, ad ogni angolo di strada, adesso sono tutti arancioni di arance e mandarini.
In altre epoche sono tutti rossi di fragole, o verdi di angurie, o verdi e gialli di manghi.
Prima che partissi erano gialli di guawa, se non ricordo male.
Noi ex milanesi riacquistiamo il senso delle stagioni, in Egitto.
Infine. La collega mi ha raccontato il suo Natale in Spagna.
“Mi è sembrato tutto pulitissimo, ho approfittato per andare dal medico, ho avuto un freddo blu.”
“Anche tu?”
“Che bello tornare e ritrovarsi di nuovo con le cose a domicilio e i facchini nelle stazioni e i mestieri per tutto e tutte quelle cose comodissime che in Spagna non esistono, e non sai che nostalgia ne avevo!”
“Anche tu?”
“Cavoli, la sera del 24 mi sono presa una sbronza epica! Non mi era mai successo, lo giuro, per giunta davanti a tutta la famiglia! Ma è che non l’ho proprio fatto apposta: c’era questo vino che era talmente buono, ma talmente buono che ho cominciato a riempirmi il bicchiere a ripetizione perchè non me ne facevo capace, di quanto era buono, e mi sono ritrovata sbronza letteralmente senza accorgermene.”
“Anche tu?”
Sembriamo fatti con lo stampino, noi residenti al Cairo in patria per le Feste.
P.S. No, non l’ho capito neanche io cosa diamine è la cosa che ho fotografato e che illustra questo post. Il Cairo continua imperterrito ad essere pieno di cose che non capisco.
