
Avere un blog comporta una vita epistolare abbastanza ricca: ti scrive un mucchio di gente, e per le cose più impensate.
Io ricevo email da gente che cerca lavoro in Egitto e sono quelle che ormai odio di più. Anzi, colgo l’occasione per ribadirlo e, se stavi pensando di mandarmene una, mozzati le mani, subito. Oppure passa prima dal PayPal qui accanto, grazie.
Poi ci sono le email di insulti, di sdegno e di orrore. Alcune arrivano addirittura a Miguel Martinez, che ha pubblicato sul suo sito alcuni miei post. Lui me le gira con grande solerzia e puntualità e io, ahimè, non posso che ringraziarlo. Sono commossa, Miguel.
Poi c’è chi viene in Egitto.
Alcuni li ho conosciuti (ciao, Giovanni!) e altri no (ciao, Raffaella!) ma mi scatenano tutti un insano desiderio di mettermi a spolverare personalmente il Cairo e tirarlo a lucido per fargli fare bella figura.
Ci tengo, cavoli.
E poi c’è chi ha solo voglia di mandarti un saluto e dirti che ti legge.
Tra questi, c’è qualcuno che si racconta ed è come un piccolo regalo, questa vita altrui che fa capolino nella tua casella della posta.
Conservo alcune email davvero belle e mi capita di chiedermi, a distanza di mesi, cosa ne è stato delle ombre che ho incrociato così. Di quella ragazza che voleva spegnere la sveglia, per esempio.
Oggi ho ricevuto un’email di quest’ultimo tipo e, tra le altre cose, conteneva la Domanda.
Quella che nessuno mi ha mai fatto, su internet, e che è, nella sua assoluta semplicità, il problemino che non voglio vedere da due anni a questa parte e che, prima o poi, troverà il modo di farsi notare, che io lo voglia o no:
“La domanda è questa: come riesci a vivere in Egitto e
cioè in un posto lontano dalla persona che ami?”
Lo sapessi.
E cambiamo il singolare in plurale, dai: il compagno, certo; e la figlia, mica poco; e il fratello a cui manco e lo so; e le amiche care e, tra loro, l’amica carissima per la quale adesso dovrei proprio esserci e non ci sono.
Non lo so, come faccio. So perchè lo faccio, ma il come mi sfugge.
Mi chiedo che costi avrà, tutta questa lontananza affettiva, e poi penso ad altro perchè non mi piace spaventarmi.
Non lo so.

Sul come, a saperlo siamo in pochi credo. Stiamo inseguendo un sogno, forse, e chi ci vuole bene lo sa e ci da una mano. O forse perche’ tornare e’ un’alternativa peggiore. Certo che, in un modo o nell’altro, tutti lasciamo affetti a casa. Sui costi, la cosa peggiore e’ essere lontani nei momenti di bisogno. E non ci puoi fare niente.
ciao Lia, sono Michele(ti ricordi di me?, all’inizio ti avevo dato la “dritta” di Maison Thomas- anche se adesso vedo che ti sei premunita con salumi italiani..). Sono stato in Egitto per Natale e Capodanno (Capodanno a Basata.. che meraviglia!), purtroppo prima di partire ho visto che tu non ci saresti stata, quindi il mio progetto di invitarti fuori per un drink ? andato in fumo. Pazienza, sar? per la prossima volta.
Ho vissuto anch’io per tre anni al cairo ma non so rispondere alla tua domanda. So che vivere l? mi dava una sensazione di grande libert? che compensava la lontananza dagli affetti,
ciao
Impossibile dirlo meglio, Zio. Grazie.
Michele: certo che mi ricordo, ciao! :))
Capodanno a Basata?? Ma raccontami, ti prego! Come era il clima? C’era gente? Particolari, please! Magari ci faccio un salto.
be’…anch’io ho lasciato tutta la sfilza di amici e familiari in Italia…. Da tanto ho parlato a tutti della mia scelta di venire a vivere in Egitto spiegandone le bellezze nascoste e la magia dei profumi che ho gia’ convinto tanti di loro a venire a vedere come sto … mia madre ci sta pensando anche lei….
Poi, alla lontananza degli affetti ci si abitua e ritornare anche per pochi giorni a salutarli e’ una festa, ma a viverci male per gli affetti… non ci si abitua mai.