
(Avviso: tolto un accenno al clima odierno del Cairo, questo post scivola nel privato. Ma è una giornata così e una scrive di ciò che può.)
Ci siamo aggirati per una Cairo assolutamente tranquilla, io e il webmaster. Noi turbatissimi, ché vedersi rovesciare la vita senza preavviso turba chiunque. La città, come sempre.
Ci siamo infilati in un ristorante ed era pieno. C’erano anche un mucchio di signori barbutissimi e ultra-integralisti, ma mangiavano la sogliola e, insomma, qui pareva che non fosse successo niente.
Poi passavi davanti alla tv accesa e vedevi Sharm bombardata, ma la TV mostra sempre luoghi bombardati. A un certo punto ti pare che sia lo stato naturale delle cose, essere in macerie.
Midan Tahrir, che poi sarebbe la piazza principale del Cairo – e la prima ad essere chiusa se ci sono problemi – era come sempre. Non c’era nemmeno più polizia del solito. Tutto uguale, e caldo. E io e il webmaster come due spettri persi nei cavoli nostri, nella giornata più strana del mondo.
All’agenzia di viaggio mi informo per un biglietto per Milano: “Vorrei partire domani e tornare dopodomani”.
E mi fanno: “Posto per l’andata ce n’è, solo che i ritorni sono tutti pieni.”
Dico: “Non so se rimarranno pieni a lungo: ho sentito che piovono disdette, dall’Italia. Cancelleranno un mucchio di prenotazioni, tra oggi e domani.”
E mi rispondono, abbassando un po’ la voce: “Ah, yes. Per il problema di oggi a Sharm.”
Chiamalo problema.
Però non l’ho preso, il biglietto. Speravo di trovare un volo più economico su internet, ma ho sperato male. Forse dovrei essere ancora in giro a cercare biglietti e a mandare fax, ma mi sento come se non avessi le ossa. So cosa fare, ma mi mancano le energie.
Accetterò, non ho alternative.
Torno in Italia, mi infilo nei ranghi (“Ti hanno arruolata!”) e ci rimango il tempo che ci dovrò rimanere. Tre anni, a occhio e croce. E intanto mi preparo a tornare a partire. Con uno stipendio diverso e mezzo paracadute economico in più di quello che ho adesso, che è zero. L’idea è questa.
“Devi farlo per una questione di responsabilità.”
“Mamma, non è nemmeno pensabile che tu possa rifiutare.”
“Ciccia, tu comincia ad accettare e poi si vede.”
Io poi lo so, che l’argomento ‘quattrini’ è tabù, in Italia: l’ho letto quando ho preparato la conferenza sull’interculturalità, che vi credete? Quindi forse non dovrei parlarne ma, insomma, io ho l’universo mondo preoccupato per il mio futuro.
Non posso fare finta che non sia successa, questa cosa.
Mi avessero offerto un posto alla Standa, o alla Selenia Spazio, non starei qui a parlarne. So benissimo di vivere infinitamente meglio qui, col mio microstipendio, di quanto possa vivere in Italia prendendo 50 volte tanto.
Non è questo, ad essere in discussione. Lo è stato quando ho deciso di partire, due anni fa, e non ho mai rimpianto la scelta.
Quello che è in discussione è che passare di ruolo mi permetterà, in un tempo tutto sommato ragionevole, di tornare a fare esattamente ciò che sto facendo adesso, ma senza pensare a farmi mordere da un aspide, stile Cleopatra, quando non potrò più contare sul mio lavoro. E’ questo, il punto.
A Milano guadagnavo dignitosamente facendo una vita assolutamente priva di senso e, ovviamente, senza contare su nessun tipo di paracadute per il futuro, pensione e quelle robe lì.
Al Cairo guadagno infinitamente meno ma campo infinitamente meglio: l’ho scritto migliaia di volte. Però, come dire, basandomi solo su un presente in cui, il più delle volte, spendo più di ciò che guadagno. Non è strano, che mia figlia abbia i capelli dritti e mi voglia spedire a calcioni in Provveditorato. Un conto è che le dica: “Ma, amore: in fondo a Milano cosa cambierebbe?” e un conto è che io dica di no all’unica possibilità che ho al mondo di salvare, in un colpo, capra e cavoli. Come dice Massimo che, non a caso, di cose di scuola se ne intende.
Si tratta di programmarsi un attimo, e a 40 anni non è manco una cattiva idea.
Vado, soffro un po’, studio la notte per il concorso per l’estero e poi riparto. Con lo stipendione che danno ai prof di ruolo, mi ci compro pure una casetta, al Cairo o dove sarà. E smetto di fare preoccupare il mio prossimo. Lascio perdere l’aspide, che non mi servirebbe più.
Insomma, questo è. Non posso dire di no. Non me lo perdonerebbe nessuno ed io, allegra cicala, ho già detto di no una volta.
Con delle ottime scuse.
La seconda è troppo.
C’è una cosa a cui penso da stamattina, tra un pianto e l’altro.
Ed è che la totalità dei normali prof italiani si fanno una gavetta pluriennale di precariato – la stessa che mi sono fatta io per anni – e la portano avanti fino all’ultimo, fino all’ultimissimo punto utile per un’entrata in ruolo che è l’Obiettivo Finale di chiunque voglia campare di insegnamento.
Io, a un certo punto, me ne sono tranquillamente fregata.
Invece di martirizzarmi a strappare un punto dopo l’altro al mio ministero, ho salutato e me ne sono andata a trascorrere due tra i più begli anni della mia vita. E, nonostante ciò, ho ottenuto lo stesso, identico risultato che avrei ottenuto standomene a patire a Milano.
Ora: riconoscere di avere avuto culo, quando lo si ha, è doveroso nei confronti del Fato. Io ne ho avuto uno di dimensioni non indifferenti, e sono ancora incredula.
Se il Fato ti tiene una mano sulla capoccia e ti toglie le castagne dal fuoco nonostante la tua storica, incurabile testa di cazzo, tu non lo puoi spernacchiare.
Dici: “Grazie!” e obbedisci alle sue indicazioni.
Dice il webmaster: “Senti: lo ha voluto Allah.” E io annuisco, seria.
Poi sono terrorizzata, sovrastata, diffidente e molto, molto addolorata.
Ma vabbe’.
E non ho ancora nemmeno pensato ai risvolti pratici del tornare un attimo in Italia. E credo che sia un’ottima idea, non pensarci ancora per un po’.

Stamattina volevo fare un ragionamento del tipo:
“beh, sì lì guadagnerai certo 50 euro al mese, ma ci campi meglio che con lo stipendio da prof in Italia. L’inquinamento ce l’hai sia al Cairo che a Milano, tua figlia è lontana comunque ecc ecc.”
Ora che leggo che una scelta l’hai fatta non mi resta che dire : ti si aspetta a Milano :)
E poi due anni che vuoi che siano? Passano in fretta. Poi è vero, tua figlia è lontana, sì, ma mica così tanto. E pure con il webmaster diventa tutto più facile (per quanto le FS…).
Una cosa però: devi prepararti ad una razione quotidianda di Calderoli. Ecco.
che decisione coraggiosa. a milano, mi piacerebbe conoscerti.
ciao lia,
lascio il mio commento dopo che ho letto che hai preso una decisione… non volevo fare la mia parte nel confonderti le idee.
ti faccio un in bocca al lupo e tanti auguri. io sono a milano da un anno e penso al mio futuro più o meno nel tuo modo: mi rimbocco le maniche per domani, stringo i denti e vado avanti cercando di mantenere idee e nervi saldi.
sii serena: come hai già verificato la fortuna aiuta gli audaci (mi riferisco ai tuoi bei due anni in egitto. tre anni non sono nulla e non possiamo sapere cosa ci aspetta dietro l’angolo. l’importante è, quando ti vengono i rimpianti, stringere i denti e pensare: lo faccio per il mio futuro e solo io so cosa è meglio per me! ma queste cose, dato che sei più grande e più esperta di me, le saprai già benissimo.
fatti forza!
Cara Lia ci sono passato anch’io *esattamente* come è appena successo a te, quindi capisco bene quello che provi.
Si dice che non si dovrebbe mai desiderate una cosa troppo intensamente, perché c’è rischio che si avveri. Ecco, il corollario a questa cosa (almeno per quelli folli come noi) è che non bisognerebbe mai fare domanda al provveditorato, perché c’è il rischio che questa venga puntualmente accolta.
Ti sei giocata la tua scelta in quell’occasione, non adesso. Quindi non rammaricarti troppo perché ora non sei più libera di scegliere, il destino infatti ti ha negato ogni possibilità di comportati diversamente da come stai facendo.
In bocca al lupo,
Carlo
Tu hai anche ragione.
Però, si sa, le domande al provveditorato sono una specie di rito della setta dei prof, un’espiazione annuale a cui ci si sottopone meccanicamente con la vaga idea che gli dei ti fulmineranno, se non lo fai, ma senza aspettarti grazie particolari.
Io speravo nelle supplenze all’estero per i non di ruolo, porca miseria.
Ad Asmara mi sono ritrovata quarta, invece.
E adesso guarda qua.
Crepi il lupo, tra 3 anni esatti. Forse anche due.
Brava, Brava e Brava. E’ un piacere vedere/leggere donne come te. Auguri di cuore.
E adesso chi ci da’ un’idea disincantata, chiara e divertente dell’Egitto?
Chi ci mandiamo al tuo posto? Faletti?
Egoisticamente sono triste perche’ viene a mancare un punto di riferimento importante nella rete di siti di informazione.
Ti dico anche che non riesco assolutamente a capire come farai a vivere, non sopravvivere bensi’ vivere, a Milano, con quello stipendio principesco da insegnante di ruolo.
Continua il tuo blog e spiegamelo perche’ io e mia moglie siamo sempre con l’acqua alla gola e viviamo in un paese in mezzo alla campagna.
E ti dico una cosa: per me al ministero hanno letto i post sulla tua paura dell’Italia e ti hanno, ghignando e sghignazzando, fatto rientrare nel momento peggiore.
Penso alle tue discussioni con quelle menti sensorialmente deprivate dei tuoi colleghi, dei commenti che faranno sul tuo conto quando proverai ad avere un rapporto diverso con quegli studenti, quei sudici islamici assassini secondo loro, che vengono dal Medio Oriente.
Non ti invidio nemmeno un po’ e pessimisticamente penso che tu abbia fatto la scelta peggiore tra du situazioni difficili.
Per ricordarti la merda in cui stai per tuffarti di testa, ti racconto questo:
Anch’io ho 41 anni e nessuna prospettiva di una decente pensione pubblica o privata e cosi’ mia moglie.
Negli ultimi 10 anni ho cambiato lavoro 4 volte di mia iniziativa, due volte per avviare attivita’ in proprio e pure fallimentari, sono stato disoccupato 4 anni.
Economicamente e’ stata una mazzata da cui mi sto rimettendo ma sono state scelte personali e non forzate: la cosa triste e’ che persone che hanno sempre lavorato e che non hanno mai pensato di tentare l’avventura, sono nella merda come me a causa della florida situazione socio-economica italiana.
A proposito, forse da fine mese sono di nuovo disoccupato: allegria allegria :-( :-( :-(
Sentirti parlare di paracadute economico mi fa sorridere, io aspetto solo di toccare terra.
lia, fa che la tua scelta sia la Tua.
Lia, sarà molto dura .. ma lo sarebbe stata anche in Egitto dopo aver rifiutato quella che potrebbe essere un’opportunità.
Non chiudere il blog: in Italia c’é bisogno di parole espresse … sono un antidoto alle oriane fallaci d’ambo i sessi.
Mamma mia.
Già, forse è meglio non pensarci… per un pò almeno.
Qui in Italia è uno schifo Lia, e va sempre peggio.
Che dici, consigli di comprare casa al cairo? :(
Beh, spero che continuerai comunque a scrivere sul blog. Sarebbe un peccato.
In bocca al lupo per la nuova vita ;)
ciao lia in bocca al lupo. Ti aspettiamo in italia, magari ci incontriamo tutti insieme in un locale arabeggiante a sorseggiare un pò di te(o birra, ma qui non hanno la stella) e a fumare narghilè mentre una danzatrice va a colpi di darbuka(ovviamente chiamerete me!)…non sarà uguale lo so ma ci si viene incontro. e poi dai sei anche fortunata, hai già tanti amici che ti aspettano.Due anni passano in fretta, e sicuro riuscirai a comprarti una casa al cairo. Voglio comprarla anch’io!!!
AHLAN WA SAHALAN LIA!!!
Ahlan wa sahalan anche da parte mia Lia.
Hai preso la decisione giusta. Non certo allegra nè facile, ma giusta e che alla lunga ti permetterà di tornare al tuo amato Egitto come e meglio di prima.
Io sto a To, ma è 1 ora e mezza di macchina soltanto, quindi se si fa qualche meeting ci vengo volentieri.
E voi, ragazzi che scrivete i commenti, non ricordatele la dose di Calderoli, che è già abbastanza dura per lei pensare di tornare.
;-))
Uh?
Ma tu guarda il destino…
E la casa?
e la macchina?
e i mobili staranno ancora bene?
Ma si dai, tutto ricomincia daccapo che se si hanno previsioni di cammino, in fondo, la si prende anche meglio la vita milanese.
Una pragmatica Liza
Oooooooh! Non mi sembra vero! Liuzza, se veramente rientri alla base, quasi quasi a ottobre vengo a trovarti: dal 14 al 16 ho il TTG a Rimini, e poi posso ciondolare un po’ qua e là per l’Italia – e perché non approfittarne, per rivedere dopo quattro anni la mia prof preferita? Quanto alle questioni economiche, del tipo quanto guadagni, pensione, ecc., cerca di non fare la cicala al cubo, come ho fatto io: ho vissuto una vita egregia ma adesso, sul viale del tramonto, sono costretto a continuare a lavorare, anche se non ne ho più tanta voglia, perché lo straccio di assegno che mi ritrovo (per invalidità, non per vecchiaia!) mi basta appena per pagare la benzina. Coi proventi del lavoro non posso lamentarmi, ma se mi fermo? Comunque sono contento del tuo ritorno. Anch’io, come Enza, ti sentivo “fisicamente” lontana… E poi farai contento Fantasma, che se lo merita!
Sarò a Milano, almeno il primo anno. Sempre che domani me l’accettino, l’amica con la delega…
E, no, non chiuderò il blog. Anche se dubito che le cronache da, chessò, Locate Triulzi, possano essere granché avvincenti.
Comunque sarò là.
In realtà sono ancora frastornata. Meno male che ho tutto Agosto, per raccapezzarmi.
Augusta è come sempre molto saggia: è vero quello che scrivi, ed è parente stretto del senso di responsabilità.
Io ho una figlia e, se tutto mi andasse male, rischierei di pesarle addosso, prima o poi. Mi è capitato di potere scongiurare questo pericolo e non posso dire di no.
Il mio compagno mi ha ripetuto per una giornata intera: “Tra tre anni sarai la stessa di adesso. Si è giovani, a 40 e rotti anni. Non cade il mondo. Si riparte.”
Ok.
Liza, sì, dai: parliamo di cose pratiche, ché su quelle ho le idee più chiare!
Casa? Non c’è più. Non ce l’ho.
Macchina? Venduta due anni fa. Il ricavato mi ha fatto saldare un mucchio di multe per lavaggio-strada, più che altro.
Mobili? Stanno benone. Solo che non ho idea di dove metterli.
In effetti, questa Milano sarà un’esperienza molto più no-limits del Cairo, a questo punto.
E’ l’unico aspetto che mi diverte di tutta la vicenda.
quando ho scoperto il tuo blog mi ha colpito tantissimo che facessi lo stesso mestiere di mia madre (e il fatto che le similitudini fra voi due li’ cominciano e li’ finiscono). Cosi’ quando ho letto il post in cui eri diventata di ruolo mi si sono abbattuti addosso tutti questi ricordi d’infanzia e parole che non sentivo da anni come “Provveditorato” e “Graduatoria”.
Se e’ solo per qualche anno vai, ti sara’ piu’ semplice sopportare il tutto. E se Locate Triulzi e’ meno avventurosa del Cairo c’e’ sempre una possibilita’ che per sbaglio ti capiti di vedere un tg o leggere un giornale e l’incazzatura manterra’ certamente in vita il blog. (mica ti auguro di incazzarti, vedendo il tg in Italia, anzi spero tu ti riesca a mantenere zen, pero’ c’e’ una possibilita’).
Buona fortuna, se mai saro’ di nuovo da quelle parti anche a me piacerebbe molto incontrarti. (stefansia)
ovviamente tu sai che sono i servizi segreti italiani che hanno deciso di far accettare la tua domanda per poterti sorvegliare meglio, tu che mangi kebab e ti vesti all’occidentale… :-)
Lo so, Stef. ;)
Vorrà dire che mangerò solo hamburger, così mi mimetizzo.
Anche mia mamma faceva la prof, e vivo le parole “Graduatoria” e “Provveditorato” in entrambi i sensi: le ho sentite da piccola e mi ci sono esaurita da grande.
Sono parole inquietanti.
Non per fare il gufo… ma sei sicura “tre anni, massimo due”? Sapevo che per il concorso dei lettori MAE (professori in ruolo come te) si doveva avere 5 anni di insegnamento. Ma forse hanno cambiato le carte, come spesso accade.
Groucho: l’art. 2 della normativa dice: “Alle prove di accertamento linguistico è ammesso a partecipare, a domanda, il personale della scuola con contratto a tempo indeterminato, che abbia superato il periodo di prova e che abbia prestato dopo tale periodo almeno un anno di effettivo servizio di ruolo in territorio metropolitano.”
I 5 anni sono per chi vuole fare gli esami di Stato all’estero.
Non mi fare prendere paura… !!