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I voli per il Mar Rosso saranno anche vuoti, come dicono i giornali, ma quelli per Il Cairo sono pieni. Posso assicurarlo.

Torno adesso dall’aeroporto e non c’è stato verso di partire: per l’andata c’era posto, ma di rientro manco a parlarne. Il primo Milano-Cairo libero, per l’Egypt Air, era il 15 agosto. Pensa te.
Conclusione: avrei dovuto presentarmi in provveditorato domani mattina, ma non ci sarò. Ci sarà una mia amica munita di delega (e meno male che c’è!) e che il cielo ce la mandi buona.

L’aeroporto del Cairo è, comunque, sempre più chiuso dalle misure di sicurezza: permettono ai taxi di lasciarti alle partenze ma se, per esempio, vuoi andare a prendere qualcuno agli arrivi, non puoi: il taxi ti lascia in uno spiazzo da quelle parti e, da lì, c’è una navetta. La polizia non vuole vedere circolare macchine, davanti all’edificio, e il taxista (a piedi!!) che ci ha abbordato mentre uscivamo scornati e senza biglietto, nonché stanchi e desiderosi solo di tornare a casa, è stato preso a bruschissimi spintoni dalla polizia e scacciato in malo modo.
Brutta cosa.

In compenso, mentre eravamo dentro all’aeroporto e giusto davanti agli uffici dell’Alitalia, è arrivata una signorina col carrello carico di pacchi e ci ha chiesto di tenerglieli d’occhio mentre lei andava un attimo in bagno.
E noi, distratti dai casi nostri, abbiamo detto sì.
Ci è venuto in mente che potessero esserci bombe, in quei pacchi, quando il poliziotto di guardia in quella zona ha fermato la tizia che, mollatoci il carrello, stava imboccando le scale che portano dall’altra parte dell’aeroporto. E lei gli ha indicato noi, lui ci ha guardato perplesso, lei se ne è andata decisa e noi siamo rimasti tutti un po’ lì dubbiosi, a guardare sto’ carrello senza sapere esattamente che pensare.

Il webmaster ha passato il quarto d’ora successivo domandandosi se si sente qualcosa, nel caso la testa ti voli via dal corpo mentre sei ancora vivo.
Io pensavo che sarebbe stato ironico morire davanti agli uffici dell’Alitalia, compagnia che non uso mai causa prezzi assolutamente spropositati.
Il poliziotto continuava a guardare nervosamente le scale e poi il suo orologio, ed era evidente che stava pensando: “Avrò fatto una cazzata, a permetterle di andarsene? Ma quanto ci mette a tornare? Ma quanto dura ‘sta pipì?”
E più il poliziotto era nervoso più mi innervosivo anch’io e ci guardavamo e poi, dopo un bel po’, finalmente lui si è illuminato e mi ha fatto segno: “Sta tornando!”.
E tutti ci siamo esibiti in grandi sorrisi, lieti di poter pensare che tutto è bene quel che finisce bene.

Io poi, pensando di dover salire sul primo aereo, avevo avuto l’idea di cominciare a riportare qualcosa in Italia, visto che devo avere almeno 20 valigie di roba e non ho la più pallida idea di cosa farmene. Quindi ero lì con una valigiona piena di vestiti invernali e una sacca contenente il mio piumone matrimoniale.
E mi sono immaginata mentre facevo il mio ingresso trionfale al provveditorato di Milano con ‘sto piumone matrimoniale sotto il braccio, a luglio e provenendo dal Cairo, e ho pensato che forse gli sarei sembrata sospetta e mi avrebbero sparato, ché ormai usa così.
E poi vallo a ricostruire, cosa ci fa una in Provveditorato col piumone.