Mi scrive la colleghina.
Cara Lia:
sono ormai tornata nella cittadina in Alto Egitto, a dormire all’XXX e a mangiare all’YYY e al cameriere gli è quasi venuta una sincope quando gli abbiamo detto che non saresti tornata e aveva quasi le lacrime agli occhi, poverino.
Tutto è come sempre e il Ramadan comincia il 4.
Adesso devo andare ma ti scriverò con calma più tardi. E’ che volevo sapere se stavi bene, ché non scrivi niente sul blog.
Non sarà che la tua nuova casetta è tanto piccola che non ti ci sta nemmeno il portatile?
Cara Lia:
ti racconto del viaggio in Tailandia. Siamo arrivati a Bangkok, che è come Il Cairo però con i cinesi e un aspetto migliore, e dopo tre giorni lì abbiamo preso un treno per il nord.
A Chiang Mai c’erano le inondazioni e quasi tutta la città era sotto l’acqua, ma a noi serviva solo una stanza e ne trovammo una carinissima. Volevamo andare a Chiang Rai ma non ci si poteva arrivare […]
Poi siamo andati al sud.
[…] Ahhh, siamo anche rimasti con la macchina senza batteria a Ko Pangnan, di notte e in mezzo a un sentiero nella giungla.
Lì litigammo, Felipe ed io, ed io mi incamminai da sola nella giungla. Non ho mai avuto più paura in tutta la mia vita. Meno male che mi venne a recuperare. La situazione era che io stavo lì, morta di paura, di notte, nella giungla, seduta su un tronco d’albero e in lacrime. Nel mentre, sento una moto e penso che sia lui che mi sta venendo a cercare, e quindi mi rimetto in piedi, mi asciugo le lacrime e riprendo a camminare come se nulla fosse.
E’ ancora convinto che se non mi fosse venuto a cercare io non sarei tornata, e ne sono contentissima.
Alla fine fummo salvati da due tailandesi che ci portarono in moto fino a un punto civilizzato, da dove un altro signore amabile ci portò al nostro hotel.
Al ritorno da Bangkok facemmo scalo a Munich e Felipe venne fermato dalla polizia che riteneva che lui possedesse due passaporti e non ti dico che spavento, ma dopo un paio d’ore lo rilasciarono con tante scuse. Io avevo appena attraversato il controllo passaporti e non potevo tornare indietro per vedere cosa stesse succedendo. Per giunta, il poliziotto mi diceva che non potevo fermarmi lì e che dovevo andare a prendere il mio volo. Io gli spiegavo la situazione, ma ‘sti cazzo di tedeschi hanno la testa più quadrata della mia televisione e lui non intendeva ragioni.
Stando così le cose, mi sedetti a terra e gli spiegai che non mi sarei mossa di lì fino a quando non mi avessero restituito mio marito, che quello era il mio viaggio di nozze e che loro erano degli insensibili.
Perdemmo il volo per Barcellona ma ci infilarono in un altro.
Poi siamo rimasti due settimane in Spagna, pieni di voglia di tornare qui in Egitto e, finalmente, siamo arrivati il 20. Ho passato il mio compleanno sull’Egypt Air, nel volo da Luxor.
Che poi, siccome avevo una fame da lupi, prendo e chiedo all’hostess se ha qualcosa da mangiare, e lei mi arriva con un panino con la carne e un altro di salmone affumicato, buonissimi. Erano del pilota, ma siccome era il mio compleanno aveva avuto pietà di me.
Su un Iberia mi avrebbero dato una pedata nel sedere, altro che panini.
Mi avessero portato anche una birretta mi sarei convertita direttamente all’Islam, te lo assicuro.
Ed eccoci qui.
Quando il tuo collega italiano mi ha visto sbucare mi è diventato tutto contento, che già si vedeva per un anno da solo nella cittadina in Alto Egitto e, claro, pure io ero contentissima.
[…]
Non ho altre notizie, a parte che stiamo per entrare nel Ramadan Karim e che si prevede un esodo di studenti.
Fa un caldo pazzesco.
Ah, sì, un’altra scemata: il giorno che siamo tornati in Egitto io avevo un computer nuovo che mi aveva regalato Felipe per il mio compleanno, di quelli fissi. La polizia ci chiede se abbiamo qualcosa da dichiarare, io rispondo di no e loro mi beccano il computer.
Mi metto a spiegargli che è un regalo di nozze e, siccome il mio anello di matrimonio è scritto in arabo, prendo e glielo mostro.
E così si sono messi tutti a farci gli auguri e a congratularsi e siamo passati senza problemi. Gli altri spagnoli nella fila non ci potevano credere e io ero sempre più contenta di essere tornata in Egitto, specie dopo l’avventura dell’aeroporto di Munich.
E adesso raccontami di te. Hai trovato casa? Il fatto che tu non scriva sul blog non vorrà dire che stai sotto un ponte, no?
Com’è l’esperienza di tornare a lavorare sul serio? E’ dura?
[…]
No, Julita: es que en los cyber de Milan no se puede fumar, y sin cigarrillo yo no puedo escribir. Esto es todo.
Por cierto: también te piden la documentacion, antes de dejarte acceder a un ordenador. Es por lo del antiterrorismo. Te lo juro.
Asì que tu llegas, dejas el pasaporte para que ellos se apunten tu nombre, te quedas a mirar tu correo sin un puto cigarrillo y vuelves a salir de muy mal humor.
Pero me han prometido que pasado manana (magnana? Que monada, las teclas del puto cyber) me llega la conexion en la micro-casa que tengo, y ya era hora, asì que pronto volveré a la civilizacion informatica.
Te echo de menos.
Os echo de menos.
Mucho.
Mis nuevas companeras (gn? Ahi, las teclas) no se te parecen ni de lejos.
Dale un beso al pais de locos ése, y dile que tardes o temprano vuelvo allì.
Que no vaya a creerse que ya se ha librado de mi.
Que mi mision es volver, y estoy en ello.
En cuanto tenga una conexion te escribo en serio.
Te quiero mucho.

Prof! Deh, non sono affari miei neanche un po’, però… credo di capire che fastidio si sente vicino alle unghie quando si ha a che fare con una tastiera italiana… sicché… per il fumo e il passaporto non so che dire, però per i tastini credo che funzioni dappertutto così:
ALT + 160 = á
ALT + 161 = í
ALT + 162 = ó
ALT + 163 = ú
ALT + 164 = ñ
ALT + 165 = Ñ
ALT + 168 = ¿
ALT + 173 = ¡
ALT + 897 = ü
La tua amica meritava di rimanerci, nella giungla…
Sento che dobbiamo studiare più spagnolo qui in Italia!
Ma chi te l’ha fatto fare, lasciare Il Cairo?
Ti sei già pentita? :)
“Mi avessero portato anche una birretta mi sarei convertita direttamente all’Islam” vale un intero saggio sull’intercultura… grande !!!
Col cavolo!! Ha fatto benissimo a piantarlo lì.
Comunque felicissima che Lia si sia finalmente rifatta viva, cominciavo a dare segni da crisi d’astinenza :-) Ora speriamo che il collegamento a casa arrivi presto.
Tschüs,
Manu
oh bon dieu Bruno, ma come mai sei così di cattivo umore?
mi sembra che il blog abbia problemi tecnici
Che problemi vedi, Diego?
io non potuto postare un commento a causa del contenuto.
ma conteneva solo saluti!!!
Questa è la blacklist che fa storie, bisognerà darci una guardata.
(Ehi, Broccoli: ma non è curioso, beccarmi senza accenti e indicarmi il modo per metterli? Nella vita basta aspettare, per vedere succedere di tutto… :))) )
Mica si può lasciare sola una prof di spagnolo in balia di una tastiera senza accenti! Piangerebbe il cuore anche al più incattivito degli alunni!