
Io in questo momento dovrei – e vorrei tanto – essere su un treno per Roma.
Non potrò esserci: oltre ad avere passato Settembre senza casa e senza internet (e per rimettermi in pari con le letture e con le email ci metterò un po’) e pure con un piede slogato proprio al momento giusto, che solo a dirlo mi viene da ridere, sono anche alle prese con un doppio trasloco, ora che ho finalmente, da 10 giorni, una casa: ho il trasloco dal Cairo, ovviamente, e pure quello dalla mia ex casa milanese (147 metri quadri) a quella nuova (30 metri quadri).
La cosa comporta delle difficoltà, tra cui la principale è che mi sto appoggiando a cantine sparse per mezza Lombardia.
Il webmaster è venuto a soccorrermi con un furgone ma poteva venire solo questo weekend.
Andare a Roma proprio oggi, quindi, era impensabile.
Mi dispiace davvero tanto, più di quanto non sappia dire.
Confido nella cronaca di chi ci sarà e, stasera, cenerò pensando alla cena che faranno là. La prossima, non ho intenzione di perdermela.
A proposito di Chianciano, di Roma e di quello che, in un senso o nell’altro, tutti stiamo facendo (anche chi non fa nulla e si sente innocente o se ne frega) segnalo questo bellissimo post di Miguel a chi non lo avesse ancora letto.
E’ di qualche giorno fa, ma un post così non ci si stanca di rileggerlo.
Cita, tra le altre cose, anche un libro che ho amato molto e che ho letto grazie a Miguel, appunto, che me lo mandò al Cairo. Adesso è qua, nella mia microlibreria.
L’ho tirato giù per rileggere la frase di Necip citata da Miguel e mi sono persa nel rileggerne tante altre: è come erano i miei studenti egiziani, Necip.
Penso a quelli che ho adesso (all’avvilimento che sentivo uscendo da scuola qualche ora fa) e rileggo Necip che dice:
Una persona abbandonata da Allah, anche se andasse ogni sera al caffè e ridesse e giocasse a carte con gli amici, e ogni giorno in classe si divertisse e si facesse tante risate, e passasse le sue giornate a chiacchierare con gli amici, sarebbe comunque molto sola.
Già.
Mi mancano, quei sognatori, mentre faccio i conti con il vuoto di tante solitudini.
Buona cena e buon incontro a Roma.
E un abbraccio a chi ci sarà.

ciao Lia…potresti darmi il titolo del libro? vorrei leggerlo…spero il piede vada meglio, un abbraccio
Se vieni a Roma…
“Neve” di Ohran Pamuk..
Andrea
ti ringrazio andrea, dopo aver scritto il commento ho attivato il cervello e sono andata a leggermi il post di miguel di cui parlava lia…il mio prof di latino al liceo diceva che il cervello è un organo involontario quindi è difficile da usare…mi sa che aveva ragione;)
Vuol dire che stai diventando cittadina di te stessa e non del luogo in cui sei
sì, per me è così Lia
Hai notizie di Arabcomint? Non c’è più e non ho trovato notizie sul perchè, ne sai qualcosa?