Ci sono state le elezioni più tristi del mondo, ovviamente, da cui dovrebbe venire fuori un Iraq diviso in tre regioncelle etniche possibilmente nemiche tra loro, una delle quali in procinto di accogliere un po’ di coloni spediti da Israele affinché accomodino le lungimiranti chiappe sui giacimenti petroliferi, ma tutte e tre accomunate dalla cosiddetta sharia, qui offerta in versione “oppio dei popoli”.
Non male per l’ex laico paese che, prima dell’embargo, era la Germania del mondo arabo.
Poi c’è stato il mio neanche troppo convinto tentativo di comprendere i misteri della politica nostrana.
Ho capito che dovevo dare un euro a qualcuno e, secondo El País, votare in un bar o in negozio, allo scopo di avere Prodi come candidato del centrosinistra nel 2006.
Sono stata contenta di essere in Italia: fossi stata al Cairo, la collega spagnola mi avrebbe chiesto spiegazioni (“Prodi contro chi?”) che mi avrebbero messo in difficoltà.
E c’è stato il messaggio che non ho spedito a Biraghi il quale, prendendosela un po’ con un commento di Lisa apparso qui su Haramlik a proposito di Scalfarotto, chiedeva chi fosse di sinistra oggi.
Gli rispondevo che boh (no, Bertinotti no) e che a me, semplicemente, pareva di scorgere lodevoli tentativi di salvataggio di un’aristocrazia illuminata verso il popolo bue, più che possibili nascite di nuove sinistre rappresentate da pur degnissimi signori come Scalfarotto.
Parlavo di aristocrazie illuminate perché io sono una che si concentra sui particolari, più che altro, e la notizia apparsa su blog che più mi ha colpito, negli ultimi giorni, è stata quella per cui nessuno dei 600 alunni di Paniscus trova concepibile che una persona adulta possa muoversi senza automobile.
Sommati ai miei 600, abbiamo un notevole campione di adolescenti di estrazione medio-bassa, se la scuola di Lisa somiglia alla mia, che nelle grandi città come in quelle medie non viene raggiunto da nulla che metta minimamente in discussione quelli che, usando un’espressione un po’ consunta, potremmo definire “i modelli di consumo imposti”.
E quindi pensavo che una sinistra di cui non si scorge traccia nella vita, nell’immaginario e nei desideri dei figli degli operai, dei manovali e dei disoccupati del 2005 non è un’avanguardia ma, al massimo, un’aristocrazia.
Nulla di male, per carità, ma quello della corretta definizione dei fenomeni è sempre stato un mio pallino.
Poi però non gliel’ho spedito, a Biraghi, il mio commento: la verità è che non riesco a provare nessun tipo di trasporto per le italiche vicende e, di conseguenza, non dispongo di argomenti che mi urga difendere. Non sono collegata empaticamente e questo fa sì che io accolga con distaccato scetticismo pure le mie riflessioni, oltre a quelle altrui. Mi è parso di occupare spazio e banda inutilmente, a parlarne.
Poi c’è stata la solita, eroica pazienza dell’Italia perbene che si è messa in fila per andare a sancire l’acqua calda della candidatura di Prodi.
‘Bastanza struggente, lo dico senza ironia: se questo paese non è ancora un completo letamaio lo si deve a questi qua, mica ad altri.
Epperò, appunto, che pazienza. Mamma mia.
E tuttavia: ma il quasi 5% di Mastella? Ma me lo spiegate com’è il votante medio di Mastella? Proprio antropologicamente, dico. Io vorrei uscirci a cena, con uno che vota Mastella, e poi ascoltarlo affascinata per tutta la sera.
Perchè, insomma, il 5% di chi era in fila ieri ha votato Mastella, ecco. Ci sarà un motivo, dico io.
Vorrei solo capire qual è.
Io non ho votato, non aveva senso che lo facessi.
In compenso, ho compiuto un passo determinante verso il raggiungimento di un equilibrio sostenibile nella mia permanenza a Milano, ovvero ho dato per conclusa l’Era dello Scatolone.
Da ieri, quindi, tutti gli oggetti indispensabili alla mia sopravvivenza hanno una collocazione nei miei 30 metri quadri, e non c’è più nemmeno un centimentro di cartone a turbarmi.
Non è poco, per la salute mentale di una.
Mi rimangono da recuperare le pentole, che devono essere da qualche parte tra via Varesine e Milano2, e l’accappatoio per l’inverno che è invece sicuramente a Mi2. So qual è lo scatolone e devo solo raggiungerlo.
Anche questo, non è poco.
Poi ho anche appurato che, sì, è possibile invitare qualcuno a cena a casa mia.
Quattro persone riesco a farcele stare, purché si mangino cose preparate in anticipo e, soprattutto, purché i quattro siano tutti fumatori. Lo dico per loro: Alberto ha quasi rischiato la vita, l’altra sera, e io un terrazzo per non fumatori non ce l’ho. E’ un problema che devo risolvere in qualche modo.
Oddio: molto dipenderà anche dalla temperatura esterna.
Immagino quattro persone che fumano, a casa mia, e la finestra aperta sulla Siberia lombarda e mi pare più un castigo divino che un’occasione di svago, l’ipotetica cena in questione.
Questi miei poveri futuri ospiti dovranno essere non più di quattro, quindi, rigorosamente fumatori (oppure uno non fumatore, affinché abbia solo me come nemico, magari: l’importante è che io non passi in minoranza) e, soprattutto, dovranno volermi molto bene.
Molto, proprio.
Comunque sono quasi del tutto tornata, a questo punto.
Forse, quando recupererò l’accappatoio riuscirò a sentirmi completamente a mio agio.

Mentre tu concludevi l’era dello scatolone, a casa nostra si è appena aperta con l’arrivo solenne dei primi cartoni. Intanto inscatoliamo l’inutilizzabile, ovvero il guardaroba estivo. Abbiamo trovato 40mq che fanno al caso, e ci stiperemo in due bipedi, una cagnolotta pigra e due gatte semi-isteriche. Come dicono a Roma: “Speramo bbene”!
Prof Lia, il post prima di andare a scuola ormai è un must per te.
E’ vero che liberarsi degli scatoloni è un’ottima cosa.
In fondo sei lì da quanto, un mese e mezzo? Io per liberarmi degli scatoloni ci ho impiegato molto, molto di più ed ho decisamente più di 30 mq a disposizione.
Cmque sono cose come l’accappatoio invernale (accappatoio invernale? io ne ho uno solo per tutto l’anno) che ti fanno sentire veramente a casa, insieme alla vecchia tuta preferita per stare in casa e alla moka.
Ci sono cose da cui una non può prescindere per vivere bene, ecco.
Baci
Pedrita
Quanto vorrei finirli anche io.. ma da brava nomade, ladra di cavalli e razziatrice di bestiame ho sempre lo zaino pronto e lo scatolone in canna.
baci, dacia
Mah. Io credo che non votare ieri sia un errore grosso. E poi che vuol dire “trasporto per le italiche vicende” ? Right or wrong, my country.
DAL SITO DI REPUBBLICA ON-LINE
Lettere al Direttore
Gentile Direttore,
Sono le 21, sto godendo da matti al titolo di Repubblica on line che parla di 2.500.000 persone che non solo si mettono in fila per votare, ma pagano pure!!! E’ un miracolo, forse il solo vero miracolo di Berlusconi. Premetto che abito a S. Giorgio del Sannio, provincia di Benevento, 5 Km da Ceppaloni e feudo di Mastella che, neanche a dirlo, è l’unica nota stonata di questa giornata di festa.
Pazienza, mi dico. Qui lo conosciamo talmente bene da averlo trombato in un paio di occasioni. Poi ricevo una telefonata. E’ un mio carissimo amico, di sinistra, che mi chiede se ho votato e mi dice che lui andava a farlo proprio ora. Non per un dovere verso la sinistra, o per partecipare alla grande festa, ma solo, e mi ascolti bene, perché qualcuno aveva chiesto a sua moglie di votare Mastella, prendendo anche il nome per verificare poi il voto.
So come funzionano le cose, sotto elezioni la famiglia Mastella gira città e contado a promettere (per la verità le cose le fa anche, nel senso che quello che dovunque è un diritto qui diventa una concessione e quindi se serve una licenza, una cura medica, un lavoro o una pensione si sa dove andare a chiedere e, se è una cosa lecita, si ha la certezza di averla). Siamo ancora servi della gleba asserviti al signorotto locale?
Io so per certo che Mastella non si è arricchito con la politica; la sua onestà non è neanche in discussione, ma il suo modo di concepire la politica proprio non mi va giù. Mi scusi lo sfogo, ma la mia giornata di festa è rovinata e neanche Prodi al 99% mi risolleverebbe. Altro che di primarie abbiamo bisogno qui, in quella parte di Sud dove se esistesse lo jus primae noctis saremmo ancora in pieno medioevo dello spirito. E se Mastella sarà con noi alle prossime elezioni, io non andrò a votare. Vinca pure Berlusconi, lui e Mastella pari sono.
Saluti carissimi,
Gianni Zauli
:-)
A proposito di acqua calda… ma di che colore è l’accappatoio?
Giallo? Mmm, http://psycho.asphalto.org/accappatoio.html (ma non li prende i link il tuo MT? in anteprima li filtra).
Scappo a vedere Chavez in Camera del Lavoro che manco sapevo ci fosse.
NOn so sei hai letto il mio commento a qualche post più sotto (quello di Sharon candidato al Nobel per la pace: riderei se non fosse tragica questa cosa) e forse non ti è arrivato nemmeno il mio commento a questo post.
Per farla breve comunque BrokenBridge (quello del post sulla Palestina nel mio blog) è mio marito.
Sono cose che fan piacere. Una oltre all’amore considera anche altri elementi prima di sposarsi:-)
lo sapevoche primao poi tornavi in italy
.-))
Pedrita: figurati se non so chi è il Suzuki! :)
L’ho chiamato BB perché lui si firma così, ma vi “conosco” entrambi da un pezzo, Flickr compreso.
E complimenti vivissimi, ovviamente. ;)
(A proposito: finalmente il blog di Suz si vede bene pure con Firefox, colgo l’occasione per rallegrarmene.)
Stefano: io sono cresciuta fuori dall’Italia, vengo da due anni di permanenza all’estero, non ci ho capito nulla delle primarie e, in generale, ho un mio ombelico personale già impegnativo di per sé ed energie limitate: precipitare anche nell’ombelico nazionale sarebbe troppo dispersivo per i miei scarsi mezzi.
Sul voto vero e proprio alle elezioni, ci penserò.
Su questo, lasciatemi stare: fossi andata a votare sarei stata un’idiota, nella mia situazione.
E “right or wrong” è una sciocchezza, a parer mio.
Dacia: lo scatolone sempre in canna è un’immagine che non smette di deliziarmi da quando l’ho letta. :)
L’accappatoio è giallo, uhm.
sì è giallo ma…com’è che distingui quello invernale da quello estivo?
baci
pedrita
Dunque: l’accappatoio (gessù, ma di che mi fate parlare…) è praticamente uguale a quello di Barry Lindon nel sito del Club dell’Accappatoio Giallo.
Non è stato voluto ma immagino sia comunque una cosa buona.
Lo considero invernale perché è un cosone di spugnona pesante che, se lo mettessi d’estate, dovrei ripetutamente rifarmi la doccia subito dopo.
Volendo potrei parlare anche del mio accappatoio estivo, ma il pudore mi frena.
Giustamente.
Antonio: stai cercando di dirmi che c’era Chavez in Camera del Lavoro e io ho passato il pomeriggio da MediaWorld?
Non ci voglio credere.
Vita rischiat proprio no, è stato divertentissimo, vino buono, Zucchero ha proprio ragione (donne dududù). Bello, da ripetere alla faccia del fumo. E fa male alla pelle.
A proposito della domanda sconsolata:
“ma il quasi 5% di Mastella? Ma me lo spiegate com’è il votante medio di Mastella?”,
me la sono fatta anch’io. Poi mi sono casualmente imbattuto in questa pagina:
http://ioodio.splinder.com/post/6014197
e forse ho capito com’è il votante medio di Mastella (e il suo “modo di ragionare”, per così dire).
Saluti,
S.
su “Metro” di oggi c’è un trafiletto che dice che l’Italia è seconda solo agli Stati Uniti quando si tratta di scegliere un paese nel quale lanciare nuovi prodotti.
Non so da dove ci viene sta voglia di spendere soldi che non abbiamo, eppure la fame da dopoguerra dovrebbe pur essere passata..
mmm…mah…
perchè vedi israeliani dappertutto?
ma che ti hanno fatto?
per i cartoni: cassonetto x la carta , facciamola sta benedetta racclta differenziata!
A me gli israeliani non hanno fatto nulla, Cass. In compenso fanno molte brutte cose ad altri.
Suppongo che per te l’importante sia che le brutte cose accadano agli altri e non a te, appunto. Altrimenti non mi spiegherei quel “che ti hanno fatto”.
E’ stato divertente. Un assaggino di comizio, solo un’ora e mezza, per non abusare della fragile resistenza dei locali, che alle sue latitudini sarebbe stato solo il prologo. Ma comunque tutto il piazzale pieno e mezza via bloccata da gente che nella brezza frizzantina di metà ottobre si è seguita da cima a fondo un discorso a ruota libera che ha spaziato da Garibaldi a Bolivar, all’amica di Bolivar a cui Garibaldi pagò visita ormai centenaria, a Gramsci (i papel del carcel sostiene di esserseli letti en el carcel) che è ancora fondamentale con la sua lezione, e poi José Martin, e poi il reverendissimo che dagli USA lo vuole morto e la resistenza italiana. Insomma di tutto di più. Strana scena che non si vedeva da un po’ a Milano.
E suonava ancora più strana quando ho poi letto che nel pomeriggio aveva raccolto entusiasmo pure da una platea di manager a Piazza Affari, e senza neanche stravolgere il senso delle cose dette.
ciao
Vederselo in video forse è un po’ oltre: comunque volendo i link ci sono, ecco. Sapevatelo.
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&d_op=viewdownload&cid=555
salut