Le cose che una non sa

10 March 2008 – 21:06

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E’ che del mondo dei grandi, da ragazzi, non si capisce veramente un cavolo. Ma niente, proprio.

Non si sa che il problema non sarà il sesso, per esempio. Anzi: quello diventa pure meglio. E non è nemmeno la capacità di innamorarsi, il problema. Quella, al contrario, si affina. Acuminata, diventa. Proprio perché ti conosci bene, distingui prima ciò che ti intenerisce da ciò che ti lascia indifferente e ti accorgi per intero di quanto sei esposta. All’indifferenza come alla tenerezza, senza poterci fare nulla. E ti innamori o non ti innamori, rassegnata, come una che prende la pioggia e non ha l’ombrello, sapendoti non protagonista del fenomeno.

Il problema - e da ragazzi non lo si immagina nemmeno - è che i grandi hanno paura. Ma tanta, proprio. E’ da terrore, l’ammore da grandi.

E - al contrario di ciò che avresti pensato da ragazza - non è del futuro, che hai paura. E’ del passato. E - strano - ispira un terrore da pazzi, ’sto passato. Anche quando non ti era sembrato tragico, mentre lo vivevi, e non ti pareva che fosse chissà quale dramma e, anzi, eri convinta di navigare benicchio e ci avevi un passato simpatico, pensavi.

No, invece. Passano gli anni e ti accorgi che daresti qualunque cosa, faresti qualunque cosa pur di non farlo tornare.

Succede solo questo, da grandi. E per fortuna che si muore, prima o poi. Sennò diventerebbero infinite, le cose da non fare tornare, e si starebbe sempre così, con lo spavento.

Particolari che ci piacciono

10 March 2008 – 08:48

Stavo notando, guardando le foto su El País: bel fazzolettino, ha al collo la giovane militante in sede. E qui abbiamo sempre pensato che una bella Spagnetta forte sia una risorsa di salute per l’Europa tutta.

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Ci sono baschi e baschi

9 March 2008 – 22:05

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Vedi questa ragazza di nemmeno 20 anni davanti alla bara di suo padre, col piercing al sopracciglio e l’aria dura delle ragazze di quelle parti, fermissima e decisa mentre glielo senti, il dolore, e ascolti il suo discorso che fa così:

Voglio ringraziare di cuore la gente di Arrasate per il suo appoggio. Per l’affetto, l’appoggio e il calore che tante persone anonime stanno mostrando verso mia madre e i miei fratelli. Voglio ringraziare i socialisti per il loro appoggio. Mio padre è morto per avere difeso la libertà, la democrazia e le idee socialiste. Era un uomo coraggioso che si faceva guardare in faccia, e quelli che lo hanno ucciso sono dei vigliacchi. Dei codardi senza palle. Ma chiedo soprattutto una cosa: che l’omicidio di mio padre non sia manipolato da nessuno. Non lo tollererò. Né io, né la mia famiglia, né nessuno. Io, mia madre, tutti noi andremo a votare. E questo è ciò che chiedo: che tutti votino. Chi vuole essere solidale con il nostro dolore, voti in massa domenica prossima. Per dire agli assassini che non arretreremo di un passo. E sono molto orgogliosa di mio padre. E posso solo dire che sono dei figli di puttana, quelli. Niente altro. E che gli voglio bene.”

Guardate il video, per favore, che vale più di mille discorsi.

Scrivo mentre è stato scrutinato circa il 30% dei voti. Sta andando bene. Ho la figlia nella sede del PSOE di Valencia, in questo momento, ché la piccola ha intenzione di festeggiare, stasera. Prima mi diceva che il PP l’aveva usato eccome, l’attentato dell’ETA, per criticare i negoziati tentati da Zapatero. “Moralmente frivoli”, li aveva definiti, augurandosi che il paese fosse tanto intelligente da non cascarci. E non ci è cascato, pare.

Qui si incrociano le dita in attesa del dato definitivo, ma un pochino stiamo già festeggiando.

Quanto ad ETA: io ritengo che la democrazia spagnola fece una cazzata, ai tempi della Costituzione, a permettere un’autonomia fin troppo ampia che ha visto sostituire le scuole di Stato con l’equivalente ispanico delle scuole padane che Bossi avrebbe voluto da noi. Immaginate una Lombardia piena di ragazzini che fanno scuola in lumbard, e immaginate la Lega in versione assassina. Ed eccolo qua, il Paese Basco. Il poveretto ammazzato, il padre della ragazza qua sopra, aveva smesso di fare politica proprio perché non è possibile farla, da quelle parti, e avere una vita normale senza scorte e senza mandare la famiglia al riparo. Non gli è servito, lo hanno ammazzato lo stesso.

Io, su questo argomento, sono meno tollerante di mia figlia: ritengo che vadano spazzati via, quelli di ETA e gli amici loro, e che non ci sia altro da discutere. Spero in un PSOE fortissimo che ce la faccia, a sbattere quella gente nella pattumiera della Storia.


Ehi, laggiù: ¡suerte!

9 March 2008 – 09:18

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L’11 marzo del 2004, a tre giorni dalle scorse elezioni spagnole, io venni svegliata in quel del Cairo da mia figlia che mi comunicava che lei stava bene ma che a Madrid stavano scoppiando bombe e che c’erano già un centinaio di morti.

La Spagna è il paese in cui io sono cresciuta e dove, presumibilmente, prima o poi verrò archiviata. Assieme a una bottiglia di Rioja, mi è stato promesso, ché sennò le mie ossa non lo reggono, il freddo che c’è lassù in inverno. E’ anche il paese dove è nata e vive mia figlia. Ed è il paese che mi dà da vivere, visto che il mio mestiere è raccontarlo. E quindi noi si guarda da quella parte, oggi, incrociando tutte le dita possibili, ché non voglio manco pensare a un risultato diverso da quello che deve essere.

Sono andata a riguardarmeli, i post di Marzo 2004. La paura per mia figlia, il dolore, la rabbia di tutti che era anche mia e quel ripugnante, indicibile comportamento di un Partido Popular che, con i cadaveri ancora sparsi lungo i binari di Atocha, si ostinava a ingannare l’opinione pubblica spagnola sulla matrice dell’attentato per paura di perdere voti (vedi anche qui, qui, qui, qui, e poi, dopo le elezioni, qui, qui e qui). Ne voglio riproporre uno: faccio un po’ violenza ai miei istinti scaramantici, riportandolo qui adesso, ma è che quella notte sono stata felice, io. E lo voglio ricordare, ecco.

Post emozionato e commosso

14 March 2004 – 23:04 logo_psoe.jpg

Io ho da dire solo una cosa molto personale.
La notte del 28 ottobre 1982, c’era una ventenne che festeggiava, in una piazza spagnola, la vittoria della democrazia, della voglia di pace e, anche, del coraggio di una società spagnola che dimostrava di essere, semplicemente, grande.
Gli anni successivi lo hanno confermato: la Spagna è un grande paese.

Stanotte c’è un altra ventenne, in una città spagnola, e starà festeggiando il primo voto della sua vita e la gioia di una vittoria (con le stesse immagini negli occhi, con la stessa rosa) che è anche sua.
E che è, ancora, una vittoria della democrazia, della voglia di pace e, oggi persino più di allora, del coraggio.

Enhorabuena, Ale. Con tutto il cuore.
A te e alla tua (ma anche nostra) Spagna.
Il futuro è vostro. Trattatelo benissimo.

(Te quiero.)

Don Gelmini, intanto

5 March 2008 – 21:03

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Intanto il Gelmini è in campagna elettorale, si direbbe. Da parte nostra, continuiamo a seguire la vicenda dal blog di Marco Salvia.

GELMINI: MARCO SALVIA,VERGOGNOSE SUE DICHIARAZIONI SU VITTIME

(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Le dichiarazioni di Pierino Gelmini a proposito dei ragazzi che lo hanno accusato di abusi sessuali sono “vergognose, denigratorie e infami” a giudizio di Marco Salvia, il giornalista e scrittore che da tempo a sua volta punta il dito contro l’ex sacerdote e fondatore della Comunità Incontro di Amelia (Terni).
Salvia, che sostiene di conoscere tutti i nove testimoni d’accusa di Gelmini (e “ce n’é anche un decimo”, precisa), definisce il ritorno dell’ex “don” dall’America Latina un “boomerang di affermazioni infami”. Il riferimento è a quanto scritto oggi su “La Repubblica”, dove Gelmini definisce i suoi accusatori “fuori di testa, ragazzi che non sono riusciti a fare niente, con 10 o 20 anni di carcere alle spalle”.
“Assolutamente falso. - contraddice Salvia - I testimoni da me conosciuti a Terni (sede dell’inchiesta, ndr) sono persone che non hanno mai fatto un giorno di galera, per di più giovanissime e con un senso della dignità che Gelmini dovrebbe solo imparare”. Salvia ricorda che tra i denuncianti ci sono anche due persone che all’epoca dei fatti erano minorenni, e che “l’ultimo reato contestato a Gelmini è dell’ottobre 2007, un anno dopo l’apertura delle indagini, ai danni di un giovane trentenne”.(ANSA).

Chit Chat, This ‘n That

3 March 2008 – 17:58

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Lei: “Mah, come dire… va che mi innervosisce: se io scappo lui insegue, ma se mi distraggo un attimo fa il figo che si fa inseguire.”

Lui: “Certo, è un uomo di potere.”

Lei: “Non le sopporto, ’ste cose. Eccheppalle. No, dice di no, comunque. Che lui non lo è, un uomo di potere.”

Lui: “Certo, ed è diventato boss per sbaglio: è entrato nell’ufficio sbagliato e ce lo hanno nominato. Ma dai…”

Lei: “Ahahahaha!! Vabbe’, io comunque non le reggo, le dinamiche di potere. Non le so fare.”

Lui: “In realtà è semplice: basta non avere pietà o sentimenti.”

Lei: “Ah, ecco. Bene.”

Lui: “Lo fai uscire pazzo e vedrai che lui torna scodinzolante.”

Lei: “Ma che noia, però…”

Lui: “Senti: se volevi l’impiegato, ti dovevi scegliere l’impiegato. Visto che te li stai scegliendo tutti così, direi che stai optando per altre figure.”

Lei: : “Ok, ma se non lo so fare, come si fa???”

Lui: “Oddio…”

Lei: “Non possono essere protettivi e carini e basta?”

Lui: “No. E’ contro la loro natura.”

Lei: “Di squali?”

Lui: “Diciamo di persone dominanti. Scusa: una persona dominante non può aver cura degli altri, sono gli altri che devono aver cura di lui. Sennò che cavolo gli interessa, diventare un capo? Diventi capo per poter pulire i cessi?”

Lei: “… vero. Ma io che c’entro, con queste dinamiche? Non c’entro un cavolo…”

Lui: “Senti, hai presente quel muscolo che hai sotto i due globi che hai attaccati al petto?”

Lei: “Quello rosso, sì.”

Lui: “Domanda a quell’affare lì. E se non ti risponde, chiedi informazioni più in basso.”

Lei: “Ahahahahahaha!! Ahi, ne uscirò a fettine: questo è come il precedente, solo più intelligente.”

Lui: “Tze, basta comprare il mio manuale: “Fagliela sentire e fallo tuo”. 19,90 euro.”

Lei: “Ok, lo compro, ma altro che fargliela sentire: la sa già a memoria.”

Lui: “Perfetto, ottimo. L’hai provata? La rivuoi? Ti tocca faticare. Non può dire che è acerba, non si può mentire a certe cose.”

Lei: “Mah. Sai, è che lui va sul subdolo: vuole dettare tutti i tempi, modi e ritmi col ricatto che, se una protesta, è perché è una tipica donna limitatrice della sua libertà. E’ convinto che tutte se lo vogliano sposare…”

Lui: “Te no. Te vuoi al massimo divorziare.”

Lei: “Ma mica lo capisce, sai? E’ di coccio…”

Lui: “E ti credo: fa parte della sua visione personale. E’ normale che ritenga che le donne lo desiderino, sennò che maschio dominante è? Deve esserne convinto almeno lui.”

Lei: “Ma infatti io lo desidero. E’ solo che dei suoi annessi e connessi non me ne frega niente, e lui invece pensa che io gli voglia fare la regina della casa, boh. Ma pensa te.”

Lui: “Bene, con la calma e il gesso. Primo: definiamo i tuoi obiettivi. Cosa vuoi da ’sto tizio? A parte QUELLO!”

Lei: “Oh, pure lui me lo chiede 10 volte al giorno. E che ne so. La sua attenzione, ma lui dice che ce l’ho.”

Lui: “Come no. Peccato che non si veda: ossia, ti dice “tanto ti penso” e non ti chiama. Fantastico.”

Lei: “In realtà mi chiama tutti i giorni, ma non quando vorrei io. Dice che se lavora non mi pensa, lo stronzo… insomma, sto cascando nel suo giochino del tira e molla. Oggi si è spatasciato dal ridere, quando gli ho spiegato perché ieri non gli ho risposto al telefono. Era tutto compiaciuto.”

Lui: “Perfetto: allora, visto che è compiaciuto, domani mandalo in bianco.”

Lei: “Oh, impossibile.”

Lui: “Quello che voglio farti capire è che lui non può sghignazzare di te. Quello lo posso fare solo io. Ma io non ci vengo, a letto con te, quindi mi spetta. Un uomo non può ridere dei tuoi sentimenti e poi dormire con te.”

Lei: “Ma no, non ride di quello. Mi stava dando della capricciosa perchè era ovvio che mi ero offesa causa ritardo di chiamata. Ma stiamo negoziando, come dire.”

Lui: “Ecco. Non giocare a fare l’OLP, please. Ricorda che si negozia da una posizione di forza, altrimenti stai solo trattando le condizioni della resa.”

Lei: “Ok, comunque io non sono fatta per queste cose.”

Lui: “Certo.”

Lei: “Manco mi piacciono.”

Lui: “E allora mollalo. Mollalo ORA. Trovatene un altro e lascialo stare.”

Lei: “Ci ho provato. Mi ha detto che ero irragionevole e che lui non è un cattivo, etc.”

Lui: “Infatti, mica è cattivo: è uno dominante. Non è un buon master, e a te serve un buon master.”

Lei: “Uh? Perché? Che differenza c’è?”

Lui: “E’ essenziale: il master ha cura dei propri sub, che esistono in numero estremamente limitato. Un dominante se ne sbatte degli altri: si aspetta che siano gli altri a preoccuparsi per lui. Hanno comportamenti apparentemente simili ma sono profondamente diversi. Tu stai confondendo un aspetto di dominanza che è comune a entrambi con un fatto interno che è profondamente diverso. E’ ovvio che sono entrambi in posizioni di controllo ma il motivo è diverso: il dominante si mette in posizione di controllo per affermare se stesso, il master si mette in posizione di controllo per avere cura dei propri sub.”

Lei: “Apperò. Quindi mi tocca scappare?”

Lui: “Beh, tu ci stai bene o male, con lui? A me sembra male.”

Lei: “No, in realtà non è vero. Ci gioco assai, però mi arrabbio spesso.”

Lui: “Quello è il gioco iniziale, ma ripeto che mi sembra che ti stia infilando in una situazione antipatica. Non ti far fregare e, se vedi cose che hai già visto col precedente, mandalo via oppure foderati di peli lo stomaco.”

Lei: “Bleah. Che triste, però. Uno potrebbe stare bene, libero e rilassato. Se non complicano le cose, invece, questi non sono contenti.”

Lui: “Bah, sei senza speranza. Io ti dico una cosa sola, comunque: se ti devi far rovinare il cuore, almeno fatti rimettere in ordine il conto corrente. Poi non dire che non te l’avevo detto.”

(E’ il bello degli amici maschi: so’ pragmatici, beati loro.)

Senza parole

2 March 2008 – 12:08

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(Dici che non ci riesco a farlo entrare nel ripostiglio, eh?)

Due parole sulla questione basca

24 February 2008 – 19:22

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(Io mi sono un po’ svaporata, in questi giorni, e ho trascurato il blog. In compenso c’è Pupina che aveva due parole da dire a proposito di un commento riguardante la questione basca. Riceviamo e volentieri pubblichiamo, quindi. Come si suol dire.)

Al mio post della settimana scorsa una persona ha risposto: “Sicuramente in Spagna la politica è migliore che in Italia, però per lo meno in Italia non esiste una legge tanto antidemocratica come la Ley de Partidos…P.S. scrivo ciò perchè ho vissuto in Euskadi”, e si firmava Askatua.

Ecco: ci sono varie considerazioni che vorrei fare, peró prima di tutto vorrei spiegare, per chi non lo sapesse, che la firma di questa persona proviene dalla parola basca “Askatu”, Liberare. Gli indipendentisti baschi come frase di battaglia sono soliti dire: “Gora Euskal Herria askatuta”, Viva Euskadi libera.
Sono anni che osservo stupita come molti italiani di sinistra e italiani in generale credano che il problema basco sia una specie di copia di quello palestinese o di quello irlandese. Ricordo che all’inizio di un concerto i 99Posse dedicarono una canzone “ai loro compagni baschi oppressi dal dominio spagnolo”,… e davvero rimango stupita. Perché, che io sappia, i 99Posse non sono leghisti. Che io sappia la sinistra non é leghista. E allora perché questa gente si situa a favore dell’indipendentismo basco? Ma hanno dato uno sguardo alla storia della penisola iberica prima di offendere in questo modo i familiari degli 816 morti per mano di ETA, per non parlare delle migliaia di mutilati e feriti? No perché, davvero, prima di decidere da che parte stare, dare uno sguardo alla storia non é chiedere troppo. Non é chiedere troppo se la persona in questione vuole essere presa sul serio.
L’Italia é uno stato unito da 200 anni scarsi, eppure io non metto in dubbio la legittimitá della sua unità. Politicamente ci sono partiti che lo fanno, é vero, ma né con le pistole né con le bombe. Lo fanno a parole e rispettando le regole del gioco político.
La Spagna é uno stato unito da piú di 500 anni (anche se nel 1000 Vizcaya giá faceva parte del Regno di Castilla). I baschi indipendentisti basano le loro richieste di un’ Euskadi libera su un passato che ha piú di 2000 anni di antichitá e sul quale gli storici non riescono neppure a mettersi d’accordo e su un sentimento indipendentista presente durante secoli. É innegabile che in Spagna esistano da sempre realtá culturali e linguistiche diverse, ma é altrettanto vero che sono molto piú numerose le esperienze e le realtá che uniscono le varie regioni spagnole - la storia in comune, insomma - che quelle che le separano. Da 2000 anni Vizcaya (cosí come Catalogna o Galizia), fa parte della storia di Spagna, e questa é una realtá molto piú innegabile delle aspirazioni indipendentiste di una parte minoritaria del popolo vasco. Perché, non é per dire, ma é significativo che nel 2001 un 49,6% della popolazione basca era monolingue castigliana, un 32,2% era bilingue e un 18,2% era bilingue passivo (capiva euskera anche se faceva fática a parlarlo) , cosí come é altrettanto significativo che l’attuale presidente della Comunitá Autonomica basca abbia scartato la proposta di un referendum indipendentista in Euskadi, non tanto perché il Congresso spagnolo non l’abbia approvato, quanto per i risultati contrari dei sondaggi nella regione.
Ad ogni modo il problema é un altro: mi piace, mi piace moltissimo che in Spagna si abbia avuto la sensibilitá e il rispetto sufficienti per conservare e tutelare le varie lingue autonomiche, (uno dei miei cantante preferiti é Serrat, catalano e cantautore bilingue), e, anzi, ci mancherebbe (sottolineando che non tutti gli stati del mondo lo hanno fatto, dando denominazione di “Lingua ufficiale” e protezione costituzionale alle lingue regionali). Il problema é ETA. Il problema é non capire che il dibattito ci sta, il confronto político e il dialogo possono esistere, devono esistere anzi, perché tutte le idee e tutte le posizioni devono essere rappresentate políticamente (anche le indipendentiste, con il PNV ad esempio), ma non puó esistere il consenso né esplicito né tacito (Batasuna) al terrorismo etarra. La Ley de Partidos é la risposta democratica a una posizione política che in uno stato democratico non puó darsi: la non condanna da parte di un partito político di azioni violente o attentati terroristi.
Tutto qui. Non credo che la Spagna sia un paese che non rispetta le diversitá politiche: se questo fosse vero, in Euskadi la política autonomica sarebbe completamente diversa. Credo che sia un paese che ha bisogno di definire una strategia per sconfiggere una volta per tutte il terrorismo etarra. Non si tratta di una guerra tra Euskadi e lo Stato spagnolo, ma di semplici attentati contro vittime molto spesso neppure politiche.

Siamo io e un sacco di mobili

20 February 2008 – 00:05

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Invece di rincasare con un chilo di pomodori e le sigarette, stasera sono rincasata con quattro armadi e un letto. Ereditati dall’amica, i quattro armadi e il letto, ché lei si trasferisce in una casa grandissima e le avanzavano.

Me li hanno portati a casa due ecuatoriani che pensavo fossero fuggiti con i miei mobili nuovi, a un certo punto, ché li aspettavo sotto casa e non arrivavano. Poi sono arrivati, infine, e mi hanno spiegato che avevano fatto tardi perché si erano fermati a mangiare un cocco.

“Un cocco..?”, faccio io. “Sì, ne vuole un po’?”, fanno loro. E poi niente, poi mi hanno portato su i mobili e adesso ho una casa piena di armadi al punto che non sono manco molto sicura di dove metterli, e domani verrà uno scienziato a montarmi il letto (sì, e visto il mio difficile rapporto con il bricolage non mi aspetto nulla di meno che uno scienziato, per montare il letto) e, intanto, ho deciso di farmi largo tra i mobili, spalmarmi la faccia con le creme nuove (stasera ho ricevuto un sacco di doni, pure un salvadanaio a forma di porcellino, e non è manco il mio compleanno) e andarmene a dormire felice in mezzo al casino più totale fantasticando sull’ordine prossimo venturo, ché non prendo una giacca da un armadio da un anno e rotti e l’idea di tornare a farlo mi diverte assai, dopo tanto arredamento minimalista.

Va’ che è strano, da queste parti, pensare che ho tanti mobili che non so dove metterli.

I pantaloni di Attila

18 February 2008 – 20:09

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Lui: “Stai attenta! Non ti fidar di me! So’ inaffidabile! So’ questo e quell’altro!” Lei: “Mo’ ti butto giù dalle scale, senti.”

Lui: “Ma tu cosa vuoi da un uomo?” Lei: “Oggesù. E che ne so, guarda. Un forno a microonde?” Lui: “Ah, be’, per quello non c’è problema. Ma tu ce lo hai già, un forno a microonde…” Lei: “Ah, già.”

Lui: “Ma che insolito! Un’intellettuale!” Lei: “Intellettuale a chi? Sì, vabbe’, tu adesso ti metti in testa che io sono intelligente, ma guarda che pure io ci ho un cuoricino.” Lui: “Sì, suppongo di sì. Sotto le tettone, direi.

Chi mi legge da tanto lo sa: non c’è nulla come il passaggio di un paio di pantaloni, perché sull’Haramlik non cresca più l’erba.