- 8 giorni (Pasquinelli & C., dico a voi…)

13 settembre 2008 – 23:57

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Ribadiamo:

Spettabile Campo Antimperialista, ribadisco la domanda già fatta qui: posso pubblicare  ciò che mi è arrivato della vostra mailing list?

Mi raccomando: se non volete, avvisatemi!! Aspetto ancora otto giorni! La mia email è nella colonna qui accanto, i commenti sono a disposizione e vi giuro e stra-giuro che, se non siete d’accordo, non pubblico nulla.

Tanti baci dall’ex Sismi ora SIPRI (Servizi di Intelligence Professoresse Rotondette Italiane)

Ma che fine ha fatto Magdi Allam?

13 settembre 2008 – 12:53

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In tutto questo, qua mi è sparito Magdi Allam.

Già lo aveva notato il sempre attentissimo Mazzetta, a luglio:

 Magdi Allam sembra sparito dal Corriere della Sera. Dal giorno della sua conversione i suoi articoli si sono rarefatti e dagli inizi di giugno non ne pubblicano più. Anche il suo forum sul Corriere è -chiuso per ferie- e c’è scritto che riaprirà a settembre. Successe lo stesso con il forum di Gianni Riotta, chiuse per ferie e non riaprì mai più. I forum di personaggi del genere sono difficili da gestire per il Corriere, che prima o poi si trova esposto ad azioni giudiziarie a causa dell’a deriva che assumono quando il titolare ricorre a scorrettezze per gestire le obiezioni di chi contesta le loro ricostruzioni di fantasia.

Il problema con il Corriere è che probabilmente Magdi Allam aveva un senso in quanto presunto musulmano che parlava male dei musulmani, ora che è diventato un integralista cattolico e infila la Vergine Maria negli articoli ne ha molto di meno.

Resta il fatto che Magdi non si sta affatto riposando e continua a scrivere, solo che ormai lo fa solo per il suo sito. Sito che non sembra avere troppo successo, se i numerosi appelli promossi dall’omino hanno raccolto appena qualche centinaio di adesioni. “Io sto con il Papa” è quello che ha avuto più successo con la miseria di 1396 adesioni, non male per l’appello di un giornalista famoso nel paese che ospita il papato. Seguono “Appello per Israele” (838), “Salviamo l’Italia” (439),  e “Per la vita di Eluana” (126). Sembra che sia frequentato più da filo-israeliani che da filo-italiani.

Non esattamente un successo per le malcelate aspirazioni politiche dell’omino, ma non c’è da stupirsi. Gli andò male con Pisanu e gli è andata male con il Papa, visto che la chiesa si sentì in dovere di prendere decisa distanza dalle dichiarazioni di Allam appena convertito. Troppo fanatismo nelle parole di Allam e troppa presunzione nel proporsi immediatamente come maitre à penser del cattolicesimo. Così il nostro è passato dal Corriere della Sera  alle pagine del Corriere Fiorentino. [Leggi tutto]

Siamo a settembre e poco è cambiato: il forum appare riaperto ma è lasciato in balia dei fan. Di articoli del Nostro non ce ne sono dai primi di giugno e l’unica cosa nuova da segnalare è un’apparizione su Libero in cui Tommaso Farina, figlio del più noto Renato Farina aka Agente Betulla, così lo presenta:

«Quella moschea va chiusa»
Magdi Cristiano Allam, esperto di mondo islamico e autorevole giornalista ed opinionista, su viale Jenner è categorico
Di Tommaso Farina (Libero, 3 settembre 2008)

Nessun riferimento al suo (ex?) prestigioso ruolo nel Corriere della Sera, e non dirmi che non è strano. D’altra parte il Corriere non è solito fare i proclami, quando allontana la gente, né credo che ad Allam interessi farne, come è ovvio. Evvabbe’.

Dal canto mio, rifletto su come cambiano le cose: una denuncia un vicedirettore del Corsera e finisce che incontra al processo un tale che ci ha un sito e basta. Tipo uno de Il Cannocchiale, per intenderci. Curioso. E, del resto, le cose che sono cambiate in questi due anni sono parecchie, tante quante le cialtronate venute al pettine.

La napoletana che è in me non può esimersi dal domandarsi se non è che per caso gli porto sfiga io, a certe persone.

Mi piace pensare che sia così e, del resto, chi può escluderlo? E si potrebbe persino ipotizzare un mio impiego più a larga scala, a questo punto: mi si potrebbe fare incontrare Berlusconi, Bush, la Gelmini, Olmert, e quindi assistere fiduciosi all’immediato declino degli stessi. Francamente ci penserei un attimo, prima di scartare l’idea.

(”Che lavoro fai?” “Io? Ah, niente, faccio l’arma di distruzione di massa: porto sfiga ai cattivi.“)

Campo Antimperialista: qua ci implode il Pasquinelli

13 settembre 2008 – 00:45

La striscia di Puk (cliccaci sopra per ingrandire):

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Il silenzio dei colpevoli“, tratto da qui:

Certo che ce n’è di gente strana al mondo.
Stavo leggendo le ultime puntate della querelle Lia di Haramlik-Campo Antimperialista e sinceramente non riesco proprio a capire la posizione assunta dagli appartenenti a quest’ ultimo.
Riassumiamo: gli antimperialisti pubblicano sul loro sito un comunicato (qui, nel terzo articolo su Magdi Allam) in cui calunniano Lia, dicendo cose palesemente false.
Lia li invita, motivando la richiesta, a rimuovere tali illazioni e la reazione da parte del campo è quella di nascondersi e non rispondere, probabilmente nella speranza che Lia si stanchi o forse timorosi di ammettere di essersi sbagliati, guardandosi bene dal dare seguito alla richiesta.

Non facciamo cazzate!! Massimo silenzio e non fate girare questa mail.
… E ovviamente nessuna risposta. Questa cazzona merita solo un tombale silenzio da parte nostra.
(citazione da Haramlik)

Lia in passato è stata piuttosto critica con le posizioni del campo, quindi si può intuire facilmente come tra lei e gli affiliati antimperialisti non corra un gran buon sangue (prova ne sia che a me è stato chiesto di rimuovere alcune vecchie foto del mio sito che nulla hanno a che fare con la faccenda per il mero fatto che linko Haramlik nel mio blogroll), ma non la vedo come una giustificazione per il comportamento di Martinez e compagnia bella, anzi.

A mio parere se hai fatto una scelta, in questo caso quella di pubblicare l’ articolo con le calunnie e successivamente di non ottemperare alla richiesta di rimozione, e ne sei convinto non vedo perchè non dovresti, se ti viene richiesto, spiegare le tue ragioni anche e sopratutto a chi non è d’accordo con te, a meno che tu non sappia di essere nel torto più marcio nel qual caso peccheresti di codardia e malafede.

Ai provocatori di norma non si risponde. E questo significa silenzio assoluto.
Se viceversa - come in alcuni casi può essere necessario - si decide di rispondere lo si deve fare con una potenza di fuoco adeguata. Detto in altri termini, la polemica, che è pur sempre una forma di dialogo, va sempre evitata.
(citazione da Haramlik)

Secondo me qui i provocatori sono quelli del campo che hanno pubblicato quell’ articolo diffamatorio verso Lia, la quale per fortuna non la pensa come loro ed ha risposto eccome, motivando e spiegando la sua posizione ampiamente!

E poi cosa sono questi discorsi di “silenzio assoluto”??
Se qualcuno ti critica e ti ritieni in una posizione lecita normalmente gli rispondi a tono, no?
Si spiegano le proprie motivazioni, si argomenta, si controbatte: è la base della civiltà, il dialogo.
E’ orribile parlare di “potenza di fuoco” nel descrivere l’ ipotesi di una risposta, ma secondo me è peggio ancora sostenere che una forma di dialogo con chi non è sdraiaito sulle proprie posizioni va sempre evitata.

Il Campo Antimperialista dovrebbe essere una sorta di organizzazione che si occupa di temi politici, ma la base della politica è appunto il confronto, il dialogo: poi per carità, magari ognuno rimane sulle sue posizioni ma prima le si espone, motiva e difende, no?

Assumetevi la responsabilità delle vostre azioni, dico io!
Reagire alle critiche con la spocchia di un politico che non si abbassa a spiegare le sue auguste motivazioni al popolo che chiede lumi mi sembra il razzolare male esattamente opposto al predicare bene che tanto rimpie la bocca degli affiliati al campo.

Sul Campo Antimperialista avevo sospeso il mio giudizio non conoscendo granché delle loro attività e del loro modo di operare ma devo dire che questa faccenda mi sembra getti una luce abbastanza chiara sulla loro serietà: mi dispiace solo (sinceramente) per una persona che conosco e che reputo intelligente che al momento si trova a sguazzare in quel brodo.
Max, la strada per l’ inferno è lastricata di buone intenzioni, lo sai si?

Links:

L’ articolo che diffama Lia è a questo link
La richista di Lia di rimuovere l’ articolo e le sue successive considerazioni: 1 2 3 4 5
La faccenda delle foto rimosse dal sito di Puk dietro richiesta di una giovane ma zelante campicellista

Ok, Campetti miei: ragioniamo. Mo’ vedo se trovo un ramoscello di qualcosa e ve lo porgo in segno di pace, dai.

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Insomma, ve lo devo dire: io sono in difficoltà. Ho bisogno del vostro aiuto. Voglio che mi diate una mano ad essere una donna migliore, così come io cerco di fare di voi degli zucconi migliori. Instauriamo un circolo virtuoso e usciamo da questa spirale, dai.

Il mio problema è presto detto: come i più astuti tra voi hanno notato (lo deduco acutamente dal fatto che mi date continuamente della mignotta) io sono una donna. E, sebbene sia tutto sommato poco pettegola rispetto alla media e poco interessata ai fatti altrui, devo ammettere che il troppo è troppo e che, in questo caso, le tentazioni a cui sono sottoposta sarebbero sufficienti a stroncare signore dal rigore morale superiore al mio. Eccheccavoli. Perché, benedetti Campini, vi rendete conto che sono MESI che mi rimiro queste vostre eccezionali email piovutemi dal cielo e taccio, e non so nemmeno io come ci riesco?

Dai, porca miseria. Tutte quelle bellissime narrazioni delle gesta di Martinez, e i vostri acuti giudizi sul personaggio, tanto simili ai miei. Ma anche tutte le vostre spettacolari elucubrazioni, e la serietà con cui le sviscerate. Che dietro di me ci sono i Servizi Segreti. Che dietro Miguel anche (be’, lì potrebbe pure essere, chevvidevodi’). Che quindi sicuramente siete accerchiati da organismi dello Stato in contrasto tra loro ma uniti nel volervi male. Che resisterete a questo attacco dello Stato Imperialista rappresentato dall’Haramlik. E le vostre analisi politiche, le roboanti dichiarazioni di intenti e le pantofole di flanella che vi si intuiscono ai piedi mentre fate la rivoluzione pigiando sui tasti del pc. E poi, a tratti, la punta di inquietudine che trasmettete, il vostro stile carbonaro, l’ossessione per la segretezza e la cattiveria con cui parlate di sanzioni disciplinari, quel vostro muovervi come se voleste sempre nascondere qualcosa. Quel fanatismo un po’ plumbeo, la vostra incapacità di ridere e la distorsione della realtà che ne deriva. Ma vi rendete conto, dico io, che mi sto perdendo dei post eccezionali, con questa mia discrezione che mi vieta di rallegrare il vasto mondo mettendolo al corrente dei vostri ragionamenti?

E le volte che vi vorrei rispondere: “Ma no, ragazzi, che teorie strampalate sono queste? Ve lo dico io com’è ’sta faccenda, tranquilli…” Perché ci sono delle cose che non sapete e ci diventate matti. Lo so, lo vedo. Vi inventate spiegazioni cervellotiche per cose che, credetemi, sono di una banalità assoluta.

E invece taccio.  E non so nemmeno io perché. O, meglio: taccio perché ho il dubbio che chiunque sia lo strano personaggio che mi ha inoltrato la vostra mailing list, non abbia il beneplacito degli altri.

Ne ho il dubbio, ripeto. Ma, se dovessi giurarlo, non potrei. Perché, in fondo, non lo so. Voi non me lo avete detto. Lo intuisco e basta. E invece, magari, poi si scopre che siete stati proprio voi a mandarmele, vallo a sape’. Magari perché vi fa piacere avere della pubblicità, o semplicemente perché siete strani - ipotesi, questa, che mi sorprenderebbe solo fino a un certo punto. Comunque sia, io non so se voi volete che io la pubblichi, ’sta roba, oppure no.

E quindi, siccome a me piacciono le cose semplici, mo’ ve lo chiedo: Spettabile Campo Antimperialista, posso pubblicare  ciò che mi è arrivato della vostra mailing list?

Oh, fatto. Che bello.

Se mi dite di sì, mi fate proprio contenta. Se mi dite di no, pazienza. Tolgo pure le cose in cui parlavate di me e che ho pubblicato, se proprio vi dispiace che le tenga su. Però me lo dovete dire voi, ché sennò io come faccio a saperlo?

Poi, certo: ormai vi conosco e so che siete un po’ timidi nella comunicazione. Quindi, pensavo di fare così, se non ci sono ostacoli legali che lo proibiscano: vige la regola del silenzio-assenso. Se non mi fate sapere nulla di qui a qualche giorno (facciamo 10, vi va bene?), ne dedurrò che non vi dispiace che la vostra mailing list prenda la forma di un forum ospitato presso la mia piattaforma, e provvederò senz’altro. Se invece non volete, fatevi vivi e contate pienamente con la mia discrezione. Potete stare tranquilli, rispetto la parola data.

Ovviamente, mi aspetto anche che, giacché vi fate vivi, mi diate pure qualche spiegazione sul vostro famoso comunicato di cui vi ho parlato qualche volta. Quello pieno di balle sul mio conto che non togliete mai e io non capisco perché. Mi mandate una spiegazione, ok? Però seria, logica, razionale. Non una roba come quella che vi dite tra voi, che lo tenete su solo perché vi sto antipatica. Una spiegazione più degna di un’organizzazione politica, ecco. E coerente anche  con la posizione contro Magdi Allam che affermate di avere. Fate uno sforzo, dai. Anche perché sennò mi offendo e giuro che mi metto a strepitare in tutte le lingue che so, spiegando le mie ragioni  presso i Campi Antimperialisti del pianeta intero. Dovrete abbattermi, per farmi stare zitta.

Io mi aspetto che siate gentili. Nel caso voleste essere villani, tuttavia, vi ricordo che una diffida, per essere valida in questo caso, deve essere fatta a nome di tutti i destinatari della mailing list in questione, specificandoli bene. Perché sennò, magari, la cosa del silenzio-assenso si ritrova a valere per Caio o per Tizio che tacciono, e finisce che magari scontento qualcuno senza volere.Voi invece me la fate a nome di ciascun destinatario, io la pubblico per trasparenza e amen.

Siamo intesi, quindi? Se non ho vostre notizie vuol dire che posso interrompere le mie cautele di discrezione?

E, sentite, crepi l’avarizia: se me le lasciate pubblicare, le vostre chicche, in cambio vi autorizzo pure a continuare a tenervi quella schifezza di comunicato pieno di balle sul vostro sito. Ci siete affezionati, il cielo sa perché.  Vorrà dire che il divertimento di prendere un po’ in giro il vostro modo di fare politica per email mi risarcirà delle arrabbiature che mi avete fatto prendere.

Campo Antimperialista: i sordissimi che straparlano

10 settembre 2008 – 22:59

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Ma dai. E’ settembre, ti rendi conto? Sono passati quattro mesi da quando ho chiesto al Campo Antimperialista di togliere da un loro sito un comunicato pieno di balle che mi riguardavano, e questi ancora non lo hanno tolto. Ma non ci posso credere, dai.

E sì che ho insistito, direi. Gliel’ho detto per email. Gliel’ho detto via blog (qua, qua, qua etc.). Che debbo fare, andare a casa loro? Passare alla colluttazione? Eddai.

Perché, insomma, qui siamo tipe cocciute e la memoria non ci fa difetto. Non possono sperare che io mi scordi. Andrò avanti per sempre, per tutta la vita. La loro. Moreno Pasquinelli compirà 90 anni e avrà ancora il problema di me che lo inseguo per tutto il web dicendogli che deve togliere quella roba. So’ testarda, qualcuno glielo spieghi.

E non lo capiscono, loro. Credono che gli basti non rispondere, per farmi desistere. So’ tenerissimi, giuro.

No, dico che sono teneri perché lo so, che hanno ideato ’sta brillante strategia di non rispondere. Perché le vie della rete sono infinite e, un bel giorno, qualcuno di loro ha deciso che stavano esagerando in pirlaggine e che forse non avevo tutti i torti, io, e così ha iniziato ad arrivarmi la loro mailing list. Ed io, attonita, ho iniziato a leggerla scoprendo che si stavano scervellando, sul che fare, e che questo è quanto avevano partorito, dopo ampio dibattito in cui c’era pure la fazione che voleva inventarsi nuovi nickname con cui impestarmi il blog, troll e così via. Non rispondere, era stata la consegna finale. Con tanto di comunicati ufficiali per dirlo. Troppo polli, dai. E si credono importantissimi:

“Il punto è che il Campo non passa per caso nel blog della signora Lia o in postacci simili, ma è costretto a passarci, ancora per poco spero, per monitorare una situazione e trovarsi preparato qualora questa situazione sia presa in mano da ambienti che contano, sul tipo di Magdi Allam o Pio Pompa, tanto per essere chiari [...] Se poi un nostro simpatizzante, che ignora la nostra attuale caduta in basso, interviene non sarà certo sottoposto a procedimento disciplinare.
Ma il Campo come tale e i suoi singoli dirigenti, non devono  rispondere - neppure ricorrendo a giochetti tipo pseudonimi e varie identità - nè devono stimolare altri a farlo”.

Ché poi lo sanno, che hanno scritto cazzate e che era in casa loro che dovevano guardare, e non dalle mie parti. E infatti, eccoli con la Solennissima Decisione del Direttivo (notare stile e linguaggio, questi so’ strani assai…) che parte proprio da quel comunicato per uscirsene con questo buffissimo litigio interno in cui dicono al Miguel Martinez di fare “scompagno a morte” con l’amica sua ché altrimenti loro fanno “scompagno a morte” con lui:

Nel gennaio 2007 la sezione italiana del Campo Antimperialista diffondeva un comunicato che mentre respingeva come calunnioso l’attacco di Magdi Allam al presidente dell’UCOII Hamza Piccardo, denunciava la signora Dacia Valent e la cosiddetta IADL proprio per aver spalleggiato l’attacco in questione. Quella nostra denuncia sanciva pubblicamente la rottura di ogni rapporto con la signora Valent e la cosiddetta IADL.
Siccome non trasformammo quella rottura in una direttiva vincolante, due nostri militanti, Miguel Martinez e Anika P., continuarono sia a mantenere un rapporto cooperativo con la Valent che a far parte della IADL.
1) il 15 aprile u.s. la Com. Esecutiva,  incontrava Anika P. e Miguel M. al fine di chiarire definitivamente che in quanto dirigenti e militanti del Campo, avrebbero dovuto immediatamente interrompere ogni relazione con la
signora Dacia Valent e con tutti gli pseudo-organismi di cui la signora stessa è artefice;
2)    nel corso dell’incontro Anika P. (che nel frattempo e con modalità da noi non condivise si era gettata in una penosa querelle con la Valent), comunicava alla Com. Esecutiva di dimettersi dal Campo e da tutti i suoi organismi, proprio allo scopo di potersi difendere come meglio le sembrava opportuno. La Com. Esecutiva accettava le dimissioni di Anika P. e intimava a Miguel M. di troncare ogni rapporto con la Valent, pena la sua esclusione dal Campo.
3)    nonostante l’invito esplicito ad osservare la massima riservatezza, Miguel M. ha ammesso di aver messo al corrente la signora Valent dell’incontro del 15 aprile;
4)    successivamente Miguel commetteva “ingenuamente” un altro grave errore: inviava  nella lista riservata agli aspiranti soci di SUMUD un inquietante e devastante messaggio, che affermava provenire da un suo non meglio identificato amico libanese [* Vedi nota sotto], relativo al fatto che il campo profughi Ein el-Hilweh, dove SUMUD intende svolgere un campo di lavoro la prossima estate, sarebbe un luogo dannato e infestato di spie;
5)    alla vigilia delle mobilitazioni previste a Torino contro la scelta di Israele quale ospite d’onore dell’annuale Fiera del Libro, la signora Valent pubblicava nel suo blog un post sfacciatamente filosionista, finalizzato a mettere in cattiva luce queste mobilitazioni, compresa l’iniziativa organizzata dal Comitato Gaza Vivrà, peraltro con argomentazioni finalizzate a sostenere l’infame accusa di  ”Rossobrunismo” rivolta al Campo. Miguel M., pur sollecitato da un dirigente del Campo a prendere inequivocabilmente le distanze dalla signora, si limitava a pubblicare nel suo blog un post in cui criticava blandamente quanto scritto dalla signora e, contemporaneamente, inviava ai dirigenti del Campo messaggi in cui tentava una difesa della signora stessa e ribadiva che non gli era possibile interrompere definitivamente ogni rapporto con lei, pena uno tsunami che avrebbe investito anche il Campo;

Ritiene necessario, ai fini di autotutela politica del Campo, stante la perseveranza di Miguel M. nel ribadire la sua impossibilità di troncare i rapporti con la signora Valent e addirittura nell’assumere un atteggiamento difensivo nei suoi confronti, di sospendere ogni rapporto con Miguel M.

Quando Miguel M. avrà troncato in maniera inequivoca ogni relazione con la signora Valent, solo allora potremo prendere in considerazione l’eventualità di una sua riammissione nei ranghi.

Il CDN della sezione italiana del Campo Antimperialista
Perugia il 24 maggio 2008

 

Benone“, dice una, mentre nel contempo spende qualche riflessione sul loro inquietante linguaggio. “Mi fa molto piacere che abbiano capito di dovere prendere le distanze da gente un tempo vicina, e che la genesi del famoso articolo di Allam era sporchetta assai. Ma io che c’entro, di grazia? Se lo ricordano, ciò che hanno scritto su di me, in quel comunicato? Me la fanno, la cortesia di togliere da lì le sciocchezze che mi riguardano?” Be’, no. Piuttosto, subito dopo mi ritrovo a leggere ’ste conversazioni qua, in cui analizzano la mia ipotesi di querelarli:

>> cmq SE la tipa querela per calunnia (lo vedo poco probabile ma sai mai) per me la si riquerela. Ha detto cose allucinanti sul Campo (sempre se non le ha cancellate nel frattempo).

> No, se proprio vuole querela per diffamazione, perchè calunniare tecnicamente significa accusare qualcuno di un reato. Ma non credo farà nulla, mira solo ad innervosirci. Inoltre credo che i termini per un’eventuale querela siano scaduti da un pezzo. Noi stessi, del resto, avremo qualche difficoltà a riquelare, dato che una querela per l’accusa di rossobrunismo, di fascismo o di essere pagati dai servizi non avrebbe alcun seguito, perchè un qualunque pubblico ministero valuterebbe tutti i fatti come parte di uno scontro politico. Diverso sarebbe se l’accusa fosse stata di ricostituzione del partito fascista, ricostituzione vietata da una disposizione finale e transitoria della Costituzione.

Insomma: dai che è curioso, vederti recapitare le riflessioni di questi che parlano di te. E ti senti proprio presente nei loro pensieri, e pensi che comunque non ha senso, tutto ciò: è un gruppo politico, non una banda di amici. Un gruppo politico che mi calunnia sapendo di farlo e che, invece di smetterla o di spiegare, almeno, PERCHE’ non la smette, ti rende protagonista di dibattiti che poi ti arrivano pure. E quindi scrive, Moreno Pasquinelli:

Molto riservata
INOLTRO IL MESSAGGIO SOTTOSTANTE IVIATOCI DALLA FAMIGERATA LIA

E’ palese il disperato tentativo di tiraci in ballo, innervosirci e farci cadere nella trappola.
Non facciamo cazzate!! Massimo silenzio e non fate girare questa mail.
… E ovviamente nessuna risposta. Questa cazzona merita solo un tombale silenzio da parte nostra.

Due minuti dopo, la “molto riservata email” è nella mia attonita casella di posta. E il dibbbbbattito, poi. Perché qualcuno dotato di una briciola di residuo buonsenso fa sommessamente notare:

 Probabilmente è stato un errore dare per certo che l’avesse mandata lei a Magdi: pare che non sia così, alla fine.
   Anzi (puttane a parte) è stata effettivamente una calunnia.

Ma il Pasquinelli, che deve essere un tipo restio a riconoscere gli errori:

Ma non scherziamo! Io sono l’autore di quel pezzo di Notiziario, e so che mi sforzo sempre di misurare le parolre, e invito di nuovo a leggerlo attentamente.

      1. Il pezzo non tira affatto in ballo la questione di chi abbia passato certe carte a Allam. Scrivemmo ad un giorno solo dall’editoriale di Allam, e la questione di chi avesse passato le carte non si poneva. [Bugia: si poneva eccome, ed io già avevo detto che avrei denunciato Allam]

      2. l’attacco nostro e’ decisamente piu’ semplice e allude non al passaggio di carte ma a tutta l’operazione e se ben legggete non c’e’ alcun riferimento diretto se non, retoricamente, alla sola IADL. [Bugia, vedi la citazione sotto]

      3. “Puttana” e tra virgolette e comunque l’epiteto si evinceva dal tono e dal profilo del pezzo di Allam. [Bugia: il comunque orrido pezzo di Allam parlava di poligamia, cosa c'entrano le puttane???]

L’ultimo problema che mi pongo è se sia stato un “errore”, …visto che… pare.. Non pare…forse pare ma forse no…… Non mi pongo probemi di correttezza e bon ton davanti ad una vipera che non fa che gettarci merda addosso. Scrupoli li si fanno con gli amici, non coi nemici, tanto piu’ se giurati.

 Ovvero, detto in altri termini: “Siccome la Tizia parla male di noi, io mi ostino a tenere online una cosa in cui la accusiamo di essere andata a parlare con Magdi Allam anche se sappiamo che non è vero”. Perché questo è ciò che dice il loro comunicato, per quanto Pasquinelli si ostini ad arrampicarsi sugli specchi. Cito dal comunicato, testualmente: “Così lei s’incazza fino a tal punto che decide di vuotare il sacco. Indovinate a chi? Ma si! Proprio al Magdi Allam il quale spiattella il tutto sul quotidiano piu’ diffuso della penisola.” Qualcuno glielo dica, a Moreno Pasquinelli, che l’italiano non è un opinione e che glielo va a dire agli allocchi degli amici suoi, che questa frase “allude non al passaggio di carte ma a tutta l’operazione e se ben legggete non c’e’ alcun riferimento diretto se non, retoricamente, alla sola IADL.

Ma davvero si fanno prendere per il naso così, i Comunitaristi suoi?? Ma cose dell’altro mondo.

Io, leggendoli, ho avanti la netta sensazione di avere a che fare con gente che non ragiona, che è totalmente impermeabile alla realtà. Mentono sapendo di mentire, sfuggono al confronto dopo averti calunniato, ti considerano una nemica giurata perché in passato ne hai criticato il modo di fare politica e, invece di rispondere NEL MERITO a ciò che gli viene contestato, si mettono pure a straparlare di “potenza di fuoco”:

Ai provocatori di norma non si risponde. E questo significa silenzio assoluto.
Se viceversa - come in alcuni casi può essere necessario - si decide di rispondere lo si deve fare con una potenza di fuoco adeguata. Detto in altri termini, la polemica, che è pur sempre una forma di dialogo, va sempre evitata.
Di questo parlammo già in autunno, quando partì il primo attacco a Gaza Vivrà. Io invitai tutti, ripetutamente, al silenzio assoluto. Ripeto, non è successo niente di grave, ma spero sia chiaro ad ognuno di noi che sarebbe stato meglio se ci fossimo attenuti tutti a quella linea.

Cioè, giusto per sapere: ma che vuol dire “Se si decide di rispondere lo si deve fare con una potenza di fuoco adeguata“?? Mi volete venire a sparare perché vi continuo a chedere di rimuovere le vostre balle? Ma dove avete la zucca, davvero?

Io voglio che ’sta gente rimuova dal suo sito le fregnacce che mi riguardano. Glielo sto dicendo da mesi. Glielo continuerò a dire. Possono reagire come vogliono, fare quello che vogliono: venirmi a sparare, mandarmi l’esercito, scatenarmi dietro l’avvocato di Costanzo Preve detto Costantino, trasferirsi a fare il Campo Antimperialista su Orione: non me ne frega niente. Continuerò a dire che devono togliere dal web quella schifezza e a spiegare perché devono farlo.

E vediamo chi è più testardo.

*Nota: sciocchezze, certe volte sono proprio candidi, ’sti qua. Lo sanno tutti quelli che conoscono il Martinez,  chi è il suo “non meglio identificato amico libanese“. E’ Agostino Sanfratello, ex di Alleanza cattolica, poi passato in Forza Nuova, per anni residente in Libano a fare il cristianissimo antisemita DOC. Le solite frequentazioni del Martinez, insomma. Proprio il tipo di persona che fa del bene alla causa palestinese, come no…

P.S.: Questa, gliela dedichiamo a Pasquinelli. Fosse meno triste, ’sta gente, gli verrebbe meglio pure la politica:

Musulmane pensanti a congresso

6 settembre 2008 – 09:41

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Abdennur Prado è una delle teste pensanti del mondo islamico spagnolo, nonché uno dei fondatori di Webislam (a tutt’oggi il miglior sito web islamico che io conosca) e direttore del Congresso Internazionale di Femminismo Islamico che si tiene annualmente a Barcellona. Per quello che lo conosco io, mi è parso una persona lucida e onesta. Direi anche che agisce in un contesto di più ampio respiro rispetto a quello italiano, e i frutti del suo lavoro lo dimostrano.

Ricevo e pubblico, quindi, l’invito al prossimo congresso che si terrà a Barcellona a fine Ottobre. E ricordo, visto che ci siamo, che in occasione del II Congresso, quando questo blog faceva notare certe questioncelle sulla coerenza tra teoria e pratica nel tema dei diritti delle musulmane (questioncelle che altri, poi, avrebbero svilito a schifezza con l’entusiastico appoggio di Magdi Cristiano Allam), la responsabile delle questioni femminili dell’italica UCOII chiese di andarci, a ’sto congresso. E le dissero che non c’erano soldi. Cento euro, sarebbe costato il suo biglietto aereo, e non glieli diedero. Inutile dire che, una settimana più tardi, un altro caporione dell’UCOII era giustappunto a Barcellona a fare tutt’altro. Cose importantissime, dobbiamo pensare. Mica uno sciocco congresso internazionale per donne.

Due anni dopo, leggo che Tariq Ramadan  si sta esprimendo sul tema. Direi che ’sti italiani non possono proprio più esimersi dal mandare qualcuno, quindi. Al massimo, ’sti benedetti cento euro glieli si può pure fare avere. Una li mette in una busta e glieli manda.

Anche se, diciamocelo, l’ideale sarebbe che non se ne impadronissero ’sti politicanti ambiguetti, di certi discorsi, ché credo che lo farebbero solo per disattivarli dall’interno. Sarebbe bello se ci andassero ragazze musulmane - e ce ne sono - slegate da questo ambiente. Le alternative bisogna pur costruirle, dico io, e il programma di questo evento (leggetelo) è molto, molto interessante. Io spero che a qualcuno/a fischino le orecchie…

Tercer Congreso Internacional de Feminismo Islámico

Barcelona, del 24 al 27 de Octubre del 2008

www.feminismoislamico.org

El Congreso estará centrado en la problemática de las mujeres musulmanas en la era de la globalización, enfrentadas a una doble opresión: económica (neoliberalismo) y política (fundamentalismo religioso). Se analizará las respuestas desde el feminismo islámico a esta situación, y su contribución a la construcción de una nueva sociedad civil planetaria, basada en la cultura de los derechos humanos y en valores centrales al Mensaje del Corán como son la democracia, la justicia social, la libertad de conciencia y la igualdad de género.

Entre los asistentes, se encuentran personalidades como la Ministra Siria para los Refugiados y candidata al Premio Nóbel de la Paz, Bouthaina Shaaban, y la Baronesa Uddin, la primera mujer musulmana en entrar en la Cámara de los Lores en Gran Bretaña.

Está prevista la asistencia de intelectuales musulmanas de primer orden, como Amina Wadud, Penda Mbow, Fatou Sow, Asma Barlas o Norani Othman. También asistirán Siti Musdah Mulia, presidenta del Muslimat Nahdlatul Ullama de Indonesia, la mayor organización social islámica de Indonesia, con más de 40 millones de miembros; y Subhashini Ali, presidenta de la rama femenina del Partido Comunista de la India, con más de 10 millones de mujeres afiliadas.

Se darán a conocer la campaña contra la lapidación en Irán, la lucha por la participación política de las mujeres en la Península Arábiga, o las estrategias para la mejora de los derechos de las mujeres musulmanas en países como Marruecos, Senegal, Pakistán o Malasia.

En total, una veintena de ponentes provenientes de Marruecos, Siria, Omán, Arabia Saudí, Pakistán, Irán, India, Senegal, Malasia, Indonesia, EEUU e Inglaterra.

El Congreso ha sido organizado por la Junta Islámica Catalana y cuenta con el patrocinio de la Agencia Española de Cooperación al Desarrollo (AECID), la Generalitat de Catalunya (Agencia Catalana de Cooperación para el Desarrollo, Dirección General de Asuntos Religiosos e Instituto Catalán de las Mujeres), del Instituto Europeo de la Mediterránea (IEMed) y del British Council (BC).

El Congreso tendrá lugar en el Hotel Alimara: www.alimarahotel.com

Programa completo e inscripciones: www.feminismoislamico.org

Contacto: info@feminismeislamic.org

Il giorno che feci spatasciare la mia banca

4 settembre 2008 – 16:33

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Allora: essendo questo un blog privo di tabù, oggi si parla del mio conto in banca.

Io, dunque, ho uno stipendio da prof: 1400 euro al mese. Considerando la mia anzianità di servizio dovrei guadagnare di più, ma sono in fervida attesa di una cosa che si chiama “ricostruzione della carriera” e che ci mette circa due anni ad arrivarti, dal momento in cui la legge ti autorizza a chiederla. Io non l’ho ancora avuta, e questo vuol dire che lo Stato, prima o poi, mi pagherà un aumento e i suoi arretrati. Ma è dal giorno che ho iniziato a lavorare, che mi tocca aspettare secoli per essere pagata, quindi ho imparato a gestirmi l’attesa con spirito paziente. Un giorno avrò tutti i capelli bianchi. Un giorno sarò in Africa a lavorare. Un giorno sarò nonna. Un giorno avrò la ricostruzione della carriera.

Poi, siccome sono una sconsiderata, ho un fido presso la mia banca. La quale, per inciso, mi sopporta pazientemente da oltre 20 anni in cambio di un salasso trimestrale che terrorizza tutti quelli che incappano nell’analisi dei miei conti ma che lascia serenissima me che sono, appunto, una sconsiderata. E il salasso mi arriva perché vivo in pianta stabile annidata nel mio fido, con periodiche incursioni nello sconfinamento.

Poi, ogni tanto e per imperscrutabili motivi legati alla politica della banca in questione - o ai casi dell’economia mondiale, non ne ho idea - essi decidono che non sta bene che una signora sconfini e mi ingiungono di rientrare.  Sono i momenti in cui una medita sulla difficoltà del vivere, questi, giungendo a profondissime riflessioni che, disgraziatamente, non placano i pragmatici direttori determinati a testare la mia inventiva nel recuperare fondi. Ed è che, si sa, difficilmente un direttore di banca è un uomo di lettere. Essi amano i fatti, più che le riflessioni, e il cielo sa quanta fatica mi costi fare violenza alla mia natura e accontentarli, quando ciò avviene.

A luglio scorso, tuttavia, ricevetti la visita di una cara amica che, essendo a sua volta pragmatica, ebbe l’illuminazione di rendermi edotta dell’esistenza di una cosa che si chiama “prestito Inpdap”. Eravamo sugli scogli di Pieve Ligure, non lo dimenticherò mai. Sono i momenti di svolta di un essere umano, quelli. Lì, con la ciccia al sole e il mare blu sotto di me, seppi cosa intendevano tutti coloro che considerano vantaggioso essere pagati dallo Stato. Il prestito Inpdap, gessù. Ma avete visto il tasso? E’ una cosa meravigliosa, io non ne avevo idea.

Corsi quindi a chiederne uno, spiegando al signor Stato che in esso sarebbero confluiti tutti i due o trecento debiti accumulati negli anni con la banca e che, così facendo, una nuova erà di prosperità ci avrebbe arriso  e tutto sarebbe andato bene. Felice e fermamente inserita in un circolo virtuoso di risanamento bancario, me ne andai poi a lavorare in quel del Cairo ad agosto, riuscendo nell’impresa di essere l’unica italiana a compiere a ritroso la via mediterranea dell’emigrazione. E poi sono tornata e, subito, ho chiamato l’Inpdap, ente che ormai assorbe ogni mio pensiero come nessun uomo ha mai saputo fare.

Buongiorno. Ho chiesto un prestito a metà luglio, mi avevate detto che me lo avreste dato dopo 60 giorni, è pronto?

Uhm, sa, abbiamo un problema al nuovo sistema operativo, provi a ricontattarci più in là.”

Argh

Per farla breve ho appena parlato con la mia banca. Gli ho detto che avrei sconfinato un attimo, questo mese,  ma di essere fiduciosi perché poi arrivava lo stipendio, poi il fido, poi tanta allegria e un futuro migliore. E, intanto, dall’altro capo del telefono si udiva un ticchettar di calcolatrice.

Ma, scusi, il suo stipendio corrisponde esattamente all’ammontare dello scoperto che mi sta dicendo di prevedere!

Non me lo ricordi…

Ahahahah! No, non è che voglia infierire, ma è proprio lo stesso importo!” E mi si è sganasciato, il direttore. Era proprio divertito, gli è parso buffissimo. “Va bene, ma sia prudente con le prossime spese (ahahahahaha) e quindi aspettiamo (uaz uaz uaz) l’Inpdap e certo che le cifre (ihihihihihihi) sono quelle che sono e comunque stia bene, la saluto (ahahahahaha)

Grazie, arrivederci…“, ho detto io.

E quindi adesso mi siedo e aspetto l’Inpdap, appunto. Però, nel frattempo, straccio anche il memo con cui mi ripromettevo di chiudere il conto con loro, non appena avessi avuto i miei soldini nuovi. Perché pensavo di darmi a un ContoPosta senza spese e senza fido, in realtà, in modo da genovesizzarmi con le cattive, visto che con le buone non ci riesco, e da essere obbligata alla salute finanziaria da ’sti truci postini capaci di chiuderti i conti e mandare al macero te e la tua Visa se solo sfori di un euro. Mi avrebbe fatto bene, pensavo, nell’entusiasmo francescano che mi aveva preso all’idea di avere un inedito “+” davanti al mio saldo.

Ma adesso, mi pare evidente, non posso più. Io non resisto davanti a chi ride. E’ il mio punto debole, proprio. Ed è che ero preparata a una lotta, quando ho chiamato. Non a una risata. E quindi, spiazzata e disarmata, so che me lo terrò, ’sto conto che mi costa un botto e che mi fa indebitare sempre. Ed è che, dai, come faccio a chiuderlo? Un direttore col senso dello spirito, dove mai lo ritrovo più?

“La manina. Così. Per volersi bene.”

3 settembre 2008 – 02:23

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Gli piombo nel locale (per fortuna non era ancora l’una e la Vincenzi non mi aveva ancora condannato a rincasare)  e mi lascio andare, felice di farmi accogliere dal suo divertito sguardo amico: “Gessù, che roba terrificante. Questo mi voleva fare le carezzine sulla mano e si è offeso perché non mi prestavo…” E lui, che conosce il mondo: “E ti ha detto che la voleva solo per amicizia, la tua mano, vero?” E io: “Esatto. Per contatto umano. E che ero strana io a dire che, se mi metto a farmi carezze sulla mano con un tipo conosciuto ieri sera, è per andarci a letto, non per contatto umano. Si è pure offeso…” E lui si sganascia e mi offre un vino rosso, ché ce n’è bisogno per riprendersi.

Dice: “Certo che ce ne è, di coglioni. Ma pure tu, ci hai un radar…”

Mi difendo: “Ma scusa, pareva intelligente: c’è gente che compra i suoi libri, che ne ascolta le lezioni. Come potevo pensare che mi scivolasse sulla Teoria dell’Affettuosità via Mano???” E lui: “E’ che tu non vedi il Cretino che si nasconde dietro questi tipi: e non è manco la prima volta che ti capita,  pure il tuo improbabile musulmano aveva un seguito. Li collezioni o cosa?”

Io però continuo a pensare che fosse intelligente, a modo suo, e poi a me i tizi improbabili intrigano, che ci devo fare: questo, per dire, ha passato tutta la serata di ieri a dirmi che era napoletano, di Mergellina, e a parlarmi con un accento che era dieci volte il mio. Poi stasera, indispettito perché non gli cedevo la mano, mi fa: “E comunque io non sono di Napoli. Non ci sono mai stato, anzi. Il dialetto l’ho imparato sui film di Totò, ma io sono nato e vissuto a Genova.”

Dicevo, io, che mi pareva un accento più di Torregaveta che di Mergellina. Comunque per poco non gliel’ho mollata, la mano, a quel punto. Dai, uno che passa la serata a parlarmi della sua infanzia mergellinese senza esserci mai stato, e poi chissà perché… E’ un genio, pensi tu. Che altro vuoi pensare?

No, ma guarda che è piena di tipi strani, Genova. Davvero, giuro. Una si diverte assai, abbi pazienza.

Solo che io ci ho il limite della mano, che vuoi da me.

Puoi zomparmi addosso. Puoi prendermi per i capelli, puoi fare Tarzan contro Cita, puoi inoltrarmi domanda di pernottamento in carta bollata, puoi sedurmi come vuoi tu. Ma la manina dopo cena, no. Non la reggo. E’ più forte di me. Se è accompagnata dal “è che mi piace avere un contatto e il sesso non c’entra”,  poi, è che mi prende un malore. Direttamente. Non la posso sopportare.

E poi un’ora a offendersi perché non gli davo ’sta caspita di mano. Che chissà cosa andavo a pensare. Che come potevo associare al sesso la sua innocentissima richiesta di un mio arto a noleggio. Che lo deludevo, associando la cessione di una mia mano ad altre e più esplicite cessioni. Che quanto ero malpensante, e quanto era innocente lui.

Ecco: io non li posso sopportare, gli approcci così. Posso calarmi dalla finestra pur di fuggire, se mi chiedi in prestito la mano dopo cena. Mi chiedessi una scapola, l’ombelico, un sopracciglio, potremmo ancora discutere. Ma la mano per scambiarsi vibrazioni di fratellanza universale, no. Io lì mi fermo. E la prendo proprio male, tipo che dopo mi devo purificare, devo fare riti di cancellazione, mi angoscio. Letteralmente. Mi successe uguale con uno in Egitto, e fu terribile: “Lasciami salire a casa tua. Giuro che ti bacio solo una spalla e poi me ne vado.” No, ma dai. Ma che gli prende, agli uomini, certe volte? Ma non si rendono conto che ti fanno venire solo voglia di scappare urlando, se fanno così?

Ed una è gentile e reprime il grido ed esala, piuttosto, un “Be’, io andrei…”

E il paladino della fratellanza universale e dello scambio disinteressato di arti: “Stronza.”

E una rincasa, pensa a Scienziato suo e si dice: “Be’, aveva tanti difetti ma non ha mai tergiversato sulla mano, bisogna dargliene atto.” E le pare un campione di capacità seduttive, Scienziato suo, rispetto a questo qua di stasera, e pensa: “Uff, Scienzi, se solo fossi meno matto, tu…”

Secondo me, ciò che mi ci vuole è un sano camallo.  Con un peschereccio. Io e lui andremmo a pescare sardine, nella notte, e saremmo felici. Se NON me la chiede gli mollo pure una mano, tra una sardina e l’altra. E tutto il resto appresso. Basta che non me la chieda. O, se proprio deve, che lo faccia con molto, moltissimo spirito. E non “per volerci bene”, gessù, ché nulla è più nobile di una sana fame, consapevole e manifesta.

Ci abbiamo un’età, ci abbiamo. Eccheccavoli.

Ordine e disciplina: le belle pensate di una giunta di sinistra

30 agosto 2008 – 08:50

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 Lunedì 4 agosto 2008 è entrato in vigore un nuovo regolamento varato dal Comune di Genova sugli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali. Tra i punti dell’ordinanza, spicca l’obbligo di chiusura anticipata dei locali del centro storico: all’una l’ultima somministrazione, all’una e mezza la chiusura. Per le serate di venerdì e sabato (ma anche prima delle festività), l’orario limite è posticipato alle due di notte.

Bene: questo geniale provvedimento - fino ad ora lo avevo rimosso dai pensieri per non rovinarmi il rientro ma, insomma, c’è e si nota - è destinato a peggiorarmi di moltissimo l’esistenza, e sono furiosa oltre che dispiaciuta. “Ma non si può protestare?” ho chiesto, quando un po’ di gente sconsolata mi ha dato la notizia. “E chi protesta, ormai?“.

Per arrivare a casa mia bisogna attraversare una serie di vicoli dimensione-budello percorribili solo a piedi e francamente inquietanti, se non c’è nessuno in giro. Tutte le volte che mi è stato chiesto: “Ma non hai paura a vivere lì?” ho sempre risposto che non c’era nulla di cui avere paura: “Ma va’: è pieno di locali e di gente, sono tranquillissima“. Adesso, l’altra sera, ho sperimentato il rientro dopo l’ordinanza del sindaco: un deserto, appunto. Io e i topi, e io che mi sbrigo ad aprire il portone il più in fretta possibile con la certezza - ma la certezza, proprio - che mi succederà qualcosa, prima o poi, in mezzo a ’sto deserto. Non è statisticamente pensabile che una donna sola possa attraversare una serie di budelli bui, ogni volta che rincasa, e uscirne incolume. E pensa che è stato possibile grazie alle “norme sicurezza”, un provvedimento simile.

Il mio palazzo è ricoperto di impalcature, lo stanno ristrutturando. Nel budello in salita che lo costeggia, le impalcature formano una specie di nicchia dietro cui si infilano i tizi che commerciano in bustine, quelli che devono fare pipì e, in generale, chi si vuole nascondere. Mi è capito di trovarci qualche faccia da galera, lì dietro, imboccando la salita. Ma 20 metri più sopra c’era il locale che ho sotto il portone, e i ragazzi che ci lavorano dentro erano lì a guardarle in cagnesco, le facce da galera, ed io passavo tranquilla e poi glielo dicevo: “Cavoli, meno male che ci siete voi qui sotto, ché sennò mi spaventavo sul serio, guarda.” Be’, adesso il locale è chiuso, quando rientro da una cena o dai cavoli miei. Fantastico. E, appunto, manco un taxi posso prendere. Non ci passano le macchine. A piedi, devo farmela, e per un bel pezzo.

Non so cosa hanno creduto di fare, con questo provvedimento che pare pensato da gente che, le strade del centro storico di sera, le ha viste solo dalla finestra. Eppure bastava passeggiare, a una certa ora, nelle zone dove ci sono i locali e, subito dopo, in quelle dove non ci sono: nelle prime non lo sentivi, il brividino che ti ispirano le seconde. Non ci hanno pensato, i “residenti che vogliono dormire?” Ma dai.

Benone, chiudono i locali. Questo vuol dire che, in strada, rimarranno solo quelli che non ci vanno, nei locali, ma non per questo vanno a dormire. Proprio quelli che nessuno vorrebbe incontrare in un vicolo, appunto. Oppure, come in Spagna, i ragazzotti che si fanno i botellones in strada e poi, belli sbronzi, si ritrovano padroni della strada e senza ostacoli. Geniale.

Io non lo so, che voglia di farsi ordinare come vivere gli è presa, alla gente. Come si fa a non capire che un ambiente come quello del centro storico con i suoi locali aperti è un contenitore, per i ragazzi, e non uno spazio fuori controllo? Ma da quando i posti morti sono più sicuri di quelli vivi?

Dice: è che i residenti vogliono dormire. Dico: a parte che io conosco solo residenti incazzatissimi per questa novità, ma mi spieghi che pretesa è andare a vivere in piazza Erbe e poi protestare se c’è casino? Ma se prendi casa vicino a un aeroporto fai fermare gli aerei? Se abiti lungo le rotaie del tram chiedi che i tram si fermino la notte? Sì, ok, c’è casino. E’ la vita: in tutti i posti del mondo ci sono vie e piazze dove c’è casino. Uno lo sa e, se gli risulta impossibile viverci, si organizza diversamente. Eccheccavoli. No: più si è stronzi, rompiscatole, tristi, infelici, biechi e invidiosi dell’altrui allegria, e più si incarna il cittadino medio. Quello a cui i sindaci vogliono piacere, evidentemente. Be’: pure ’sto cittadino medio rincaserà di notte, prima o poi: spero che la becchi lui, la gang di ubriachi da strada o certi tizi orridi che girano, in mezzo al vicolo deserto. Mi pare molto più giusto che li facciano quelli che hanno voluto fare chiudere i locali, certi incontri, piuttosto che li faccia io.

Avvilita, sono. Per la vita e per l’allegria che si perde attorno a casa mia e, soprattutto, per la tranquillità notturna che questo provvedimento mi ha fatto perdere.

Quando mi succederà qualcosa - ed è sicuro, che qualcosa mi succederà: il contrario è impensabile, e vorrei fotografare la mia strada per farlo capire - considererò il sindaco Marta Vincenzi personalmente responsabile, lei e la sua bella pensata. E vorrei tanto - davvero lo vorrei - che l’avvilimento di tutti coloro con cui ne ho parlato arrivasse chiaro e forte a chi magari è lì che si bea, ché non c’è come reprimere per fare credere agli idioti che si sta governando.

P.S.: io poi vorrei capire che discorso è mai, questo. Fare vivere il centro storico di giorno? Ma perché, scusa? Cos’è, morto? A me pare vivo e vegeto, di che diamine  parlano? A meno che, davvero, qui non si vagheggi di fantomatiche “iniziative” (dai, magari farci mettere un grembiulino dalla sindaco che poi provvederà a presentarci l’un l’altro, che ne dite?) che dovrebbero calare dall’alto per fare incontrare di giorno ciò che in stantio sinistrese viene così enumerato:

 ”Il centro storico deve essere un quartiere vivo, dove si trovino giovani famiglie, anziani, studenti e operatori commerciali, artigiani ed artisti. Non può diventare un quartiere di tendenza  per studenti fuori sede e giovani gaudenti. Deserto di giorno e caotico la notte”.

Guarda: la gente, di giorno, lavora. Forse quelli che stilano ’sti proclami non lo fanno, ma gli altri sì. Io, di giorno, vado a scuola. Non posso andare a “trovarmi con i giovani, gli anziani e gli artisti” a piazza Sarzano. Di giorno, in strada, ci sono gli anziani, appunto. E le 3 casalinghe rimaste al mondo che vanno a fare la spesa. Qualcuno li avvisi, questi qua, che non è colpa dei locali se di giorno c’è meno folla che di sera. E’ che è normale. Si lavora, e non in strada.

Ma roba da matti, guarda.

P.P.S.: Comunque, e diciamocelo, è anche colpa di chi non lo voleva, questo provvedimento. Perché in primavera erano apparsi dei cartelli che annunciavano un incontro della Vincenzi con i famigerati “residenti”, ed io avevo letto, avevo storto il naso ed ero passata oltre. Come una cretina. E invece non è così che si fa. Bisognava andarci, all’incontro, e dire ’ste cose là, non qua a disastro compiuto. Mea culpa. E’ che una si fida del buon senso altrui, e invece no. Non si deve. Bisogna difenderlo con più energia, ’sto povero buon senso orfano e mazziato.

P.P.P.S.: metto qui in vista il commento di Linus con il suo sacrosanto suggerimento:

perchè non metti nel testo un linkino alla email del comune di Genova,

redazione@comune.genova.it

(di quelli che aprono direttamente il browser) così il lettore, comodo comodo, scrive una lettera di protesta?

Anche standard, tipo:

Le misure di “sicurezza” che impongono la chiusura dei locali del centro hanno il paradossale effetto di rendere la città meno sicura, come fa notare - bene argomentando - una cittadina di Genova. Ci uniamo alla sua protesta, e chiediamo che la città torni ad essere viva e sicura, di giorno e di notte.

Bisogna iniziare a difendersi, direi.

Linus

Spetteguless

29 agosto 2008 – 23:06

Un mio amico riceve, per lavoro, una giovane signora che si presenta porgendogli il biglietto da visita e puntualizzando: “Lei mi conoscerà sicuramente, sono la blogger più famosa d’Italia“. E il mio amico, un po’ interdetto: “Veramente io leggo poco i blog… giusto quello di una mia amica, a dire il vero, quindi non saprei…

Non ne rivelerò il nome nemmeno sotto tortura, ovviamente - quello della blogger, dico - però le sono debitrice, oltre che del divertente resoconto fattomi dall’amico perplesso, anche di qualche riflessione sulla prospettiva che si acquisisce stando troppo in rete. Forse dovremmo tutti farci del bene e andare periodicamente a zappare, non so, o a raccogliere pomodori. Qua ci si restringe la visione del mondo, altrimenti.

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[Tzk, tzk, tzk. Qui operiamo un po' di autocensura, ché confidare nell'autoironia maschile non è mai una bella idea. Facciamo che rimane un segreto tra me e i lettori abituali, questa piccola cancellazione di considerazioni ridanciane...]

Lunedì, intanto, ciò che comincia è la scuola. Ed io, forte dei due corsi appena fatti al Cairo, vorrei proseguire con quel metodo, quei libri e tutto il materiale che mi sono portata - ho svaligiato il Cervantes, praticamente - e non so come farò, ché ai ragazzi è stato detto a giugno quali libri comprare per quest’anno, e non posso arrivare e cambiarglieli, ché i libri costano e non si fa. Mi dispiace parecchio, però. E sono giorni che ci penso e non vedo una soluzione, eppure la devo trovare per forza, ché altrimenti cosa ho lavorato a fare, ad Agosto e dalla mattina alla sera, se non per portare nella nuova scuola le cose che ho tirato fuori da lì? Devo meditare, e velocemente.

(Ehi, Umm Omar: mentre io medito, tu mandami per posta l’indirizzo a cui devo spedire la rivista egiziana che ti ho preso.)