La caffettiera napoletana.

I dizionari: non dico l’enciclopedico, no, ma almeno un buon dizionario di inglese, uno di spagnolo e uno di italiano mi servono per forza.
Tutti i libri da lavoro: le grammatiche, le letterature, i corsi, i manuali.
I raccoglitori con i lucidi.

I libri con, su e per l’Egitto. Quelli da rileggere mentre sono lì, le cose da studiare.
Il Corano commentato. La faccenda del manoscritto.
Il femminismo islamico.
L’analisi del MO dalle origini ai giorni nostri.
Le guide turistiche di Egitto, Siria, Giordania.
Una buona grammatica di arabo per italiani.
Il mio quaderno delle ricette.

I CD, i DVD, lo schiaccino per le verdure.
Tutti i miei documenti, la patente internazionale, un’assicurazione malattia.
La mia rubrica.
Gli occhiali da sole, l’asciugacapelli.

Lenzuola, asciugamani, il piumone.

Le cose per il mare.
I vestiti.
Madonna, i vestiti.
Le cose estive scollacciate per il Sinai.
Le cose estive castigate per l’Egitto centrale.
Le cose di mezza stagione.
Le cose che al Cairo fa freddo, d’inverno.
Le scarpe.
Madonna, e un cappotto.
Borsa normale, borsa elegante, borsa da lavoro.

Io posso dare una valigia per ciascuno a Cri e famiglia, e sono quattro.
Quest’estate ci saranno anche Cri e famiglia, lì al mare.
Una a Fant. Cinque.
I libri pesano uno sproposito.
Madonna.

Il trambusto e il casino sono elettrizzanti, e ce ne è tanto…

Però c’è un’immagine che mi preoccupa: quando, prima o poi (dopo l’estate, dopo i saluti, dopo la partenza di Fant, dopo il viaggio nell’Egitto centrale, e l’accoglienza, le presentazioni, lo stordimento, l’adrenalina, dopo tutto questo, dico…. arriverà il momento in cui chiuderò la porta di questo misterioso appartamento, e sarò sola.
Ma proprio solissima, con tutti lontanissimi.
Ecco, quel momento lì sarà impegnativo, e mi chiederò: “Ma cosa cacchio ci faccio, io, qui…..???”
Per forza, me lo chiederò.

E’ una buona cosa, che io mi porti dietro il mio piumone.