Guarda, io ci ho pensato.
Mi piace stare a scrivere e, più di tutto, mi piace raccontare.
Eppure ho quasi smesso di essere capace di farlo sul forum che era (è) il nostro bimbo, e giro attorno a questo blog da mesi senza sapere esattamente cosa farmene.
Le mie parole non trovano una collocazione.

Il Circolo era la mia dimensione perfetta: più o meno consciamente, io ci mettevo i miei pensieri e poi le chiacchiere, una certa socialità, la me in pantofole che torna dal lavoro e, apparentemente, non parlavo con te. Però ti mettevo lì tutti i miei pensieri. Quando ci parlavamo, c’erano miliardi di cose che tu sapevi già. Più o meno consciamente, la mia spinta fondamentale era questa.

Adesso, questo è l’unico bisogno che ho.
Mentre non riesco più a diluirmi nelle chiacchiere, nei confronti e nei dialoghi, io cerco il modo per stare bene e devo farlo assieme a te.
Ti voglio raccontare. No, non è solo raccontare. Raccontare, nel senso tradizionale del termine, presuppone delle scelte.
Io ti vorrei raccontare come potrebbe farlo un database a cui hai accesso.
In una perfetta metafora internettiana, tutta la libertà e la creatività del mondo non sono altro che dati saldamente nelle mani di un webmaster.

Sono ostacolata dal fatto che non riesco più a mediare, quindi mi viene meno la triangolazione io-interlocutore immaginario-te.
E’ l’interlocutore immaginario, il mondo esterno, che devo ridefinire.
E prima, attraversando la strada, ho pensato: “Ma scusa… ma allora scrivi a lui. Parla con lui. No?”

Boh.
Potrei togliere il blog da Blognews, giusto per non creare confusione, ed essere sfacciatamente qui per te.
Scrivere col “tu”.
Andarci giù piatta, con i racconti di ciò che mi accadrà, delle cose che vedrò, ma anche di tutto quello che penserò pensando a te.
Gli scazzi, che quando si è vulnerabili è più facile litigare.
Ed io che divento impulsiva e, come l’altra volta, dico addio, cancello messaggi, faccio biglietti d’aereo, metto cartelli ovunque, mi consumo fino all’inverosimile e, finalmente, vengo da te e faccio “miao”.
Non so quanto senso dello spirito ti servirebbe, per sopportarmi…
E poi il sesso, santo cielo…. descriverti nei particolari l’effetto che mi fanno le tue camicie da uomo appese nell’armadio, e tu che sei via.
Su questo ne avrei valigie piene, di parole, ma una signora non le dice su un blog, ed è un peccato autentico.
E poi il mostro dagli occhi verdi con cui sto toreando, e le scoperte su me stessa che faccio durante questa pericolosissima corrida.
Perchè, poi, scrivere permette di prendere le distanze da sé, e ti confesso che la guardo pure con una certa meraviglia, questa tizia che parte in quarta a mettere in discussione tutto, contemplando pure l’idea di cambiare continente senza parlarti mai più perchè sei un mostro, ma che è consapevole in ogni momento del fatto che, un altro uomo, è del tutto fuori discussione. E lo dichiara ad attoniti amici ascoltatori. “Oh, è tutto finito, ma io sto con lui e basta.”
Cerco di immaginarti mentre la racconti…. “Mi ha lasciato perchè si è aggrovigliata su un evento immaginario, ma mi è assolutamente fedele.”
Gessù.

C’è da sciogliere quest’enigma, quindi, di una donna sostanzialmente introversa ma con la passione del bla-bla al vento, che deve assolutamente affidare il controllo dei propri pensieri a un uomo enormemente silenzioso.

Che poi è il miglior antidoto che io conosca contro i proustiani “errori dell’immaginazione” che mi raccontavi l’altro giorno, e anche contro i conti astronomici delle telefonate internazionali, e contro l’aria sempre un po’ costruita che hanno le email, specie quelle mandate agli uomini silenziosi che non amano molto scrivere.

Credo che tutto questo esista da quando esistono le donne.
Chiedilo all’Eva delle parole, Sheherazade, quanto ci sia necessario metterle assieme. E’ proprio una questioncella seria.