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Le disavventure di Comida in bicicletta hanno rigirato il coltello nella piaga di una grossa rinuncia a cui sono costretta, in quest’Alto Egitto che i cairoti considerano la loro Terronia: la bicicletta, dannazione.

Sarebbe perfetta, la bicicletta, per girare nella mia cittadina: il posto e’ pianeggiante, fa sempre caldo, non piove mai…
Poi, questo e’ un posto relativamente piccolo, ma stretto e lungo; si estende parallelo al Nilo, quindi le distanze sono piu’ a misura di bici che di piedi, spesso.
E, in effetti, la citta’ e’ piena di bici.
Ce l’ha un sacco di gente.
Io, pero’, non posso averla.
No, non perche’ sono una donna. Peggio. Perche’ sono una prof.
Si suppone che un prof, in quanto persona “importante” (giuro, qui siamo importanti!), debba girare in macchina.
E’ anche previsto che giri in autobus, visto che e’ normalmente previsto che i pendolari dal Cairo vengano qui in treno (la strada e’ pericolosissima, e tutti ti avvertono di non prenderla).
E, naturalmente, puoi girare in taxi. Persino in calesse, se proprio ci tieni.
In bicicletta, proprio no: in bici ci vanno i ragazzini, i contadini, i bidelli e, in generale, il personale non docente (maschi e femmine, e’ lo stesso) dell’universita’.
Un professore in bicicletta non si e’ mai visto.
Il lavoro intellettuale e’ incompatibile con il mezzo.

All’inizio, la mia intenzione era di insistere.
Avrei spiegato agli studenti il valore ecologico e sportivo del pedalare e mi sarei fatta perdonare la stranezza.
Mi e’ bastata una settimana per ripensarci.
Basta guardarsi attorno, non e’ proprio il caso.
Farei ridere la cittadina intera, diventerei un’attrazione locale.
Sarebbe come se, a Milano, io mi presentassi in Cadorna a dorso di mulo. Uguale.

Non e’ una questione di ‘norme’, regole’, ‘proibizioni’ o altro.
E’ l’effetto straniante, il problema.
Gli occhi si abituano ad associare l’immagine “bicicletta” all’immagine “tipo polveroso e lacero”, “venditore di zucchine”, “operaio con materiale edile”.
Se tu crei un’altra immagine e la proponi a un pubblico preso di sorpresa (“linda professoressa con libri e borsetta”), produci un effetto di una comicita’ irresistibile.
Magari ti saranno anche tutti molto grati per la diversione che offri ma, ahime’, nessuna credibilita’ professionale puo’ uscire indenne da una cosa simile.
Non posso, e tant’e’.

Di queste regole non scritte l’Egitto e’ pieno, e l’Alto Egitto lo e’ infinitamente di piu’.
Qui “le donne non possono etc. etc. etc.”.
Si’, ma non e’ che ti picchino, se le fai lo stesso, certe cose.
Semplicemente, risulti strana. Stranissima. Straniante.

Fumare in strada, per esempio.
Certo… se hai voglia di camminare circondata da chiunque voglia ripassare il proprio inglese su due piedi, accomodati.
Altrimenti, lascia perdere.
Che e’ pure piu’ sano, non fumare mentre si cammina…

(A proposito: ecco perche’ i taxisti del Cairo, l’altra volta, mi volevano spennare! Era la sigaretta, il segnale “polla in arrivo”! Saro’ scema, cavoli…)