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Poco poco, perchè so solo che sono stanca e scombussolata, e un mese è un sacco di tempo.
Stanotte, alle 3, sono stata svegliata da canti e tamburi ma, dalla finestra, non sono riuscita a vedere un cavolo, che le palme coprono la strada.
L’impressione è che ci fosse una qualche processione. Ho pensato di scendere in strada, ma poi ho anche pensato che la Domenica mattina ho la prima ora e mi alzo all’alba, ed ho voltato le spalle ai tamburi, lottando a lungo per dormire comunque.

Tutti un po’ zombi, al lavoro.
Studenti digiuni e prof assonnata, non è stato un successo.
E i miei studenti, poi, c’erano perchè li avevo minacciati spaventosamente proibendogli di bigiare, ma la metà dell’università era vuota, con prof, segretari e studenti grandi che hanno latitato in blocco.
E’ che molta gente non vive qui, ed è andata a farsi l’inizio di Ramadan in famiglia.

Io mi sono barricata nel dipartimento, per fumare, ma non credo che potrò starmene barricata un mese.
Sospetto che cederò alla morigeratezza.

E’ come quando fai il primo bagno a mare dell’anno, che cominci a mettere un piede per vedere com’è l’acqua…. io ho messo un alluce nel Ramadan.

Possiedo, comunque, i doverosi datteri ripieni di mandorle (la sera lo seguo scrupolosamente, il Ramadan…), ed ho la mia pasta di albicocche da cui Omar mi spiegherà come ottenere la bevanda di cui mi assicurano che non si può vivere senza.

Io comunque, sono suggestionabile: se tutti sono un po’ pallidi, va a finire che divento un po’ pallida anch’io.
Mormorero’ ai parenti: “Non chiedetemi troppi sforzi, è Ramadan…”, mentre, con l’aria mistica e assorta, sgranocchio il mio pollo di mezzogiorno.