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Non e’ brutta come pensavo, Sharm El Sheik; lo e’ molto di piu’.
E dire che gia’ la temevo, visto che frequento il Sinai da otto anni ma, fino all’altra sera, ero riuscita a non andarci mai.
Ne’ ci tornero’ per i prossimi otto. Ma facciamo anche quindici, o cinquanta.

La mia impressione e’ che a Sharm non ci sia il mare.
Io l’ho girata per tutta la sera, avanti e indietro da Na’ama a Coral Bay, e non l’ho mai visto. Ho visto, in compenso, una colata di cemento a forma di citta’ (ma proprio citta’, coi semafori, il traffico, i vigili urbani…) che, in Agosto, deve essere un incubo di fuoco e una barriera invincibile contro qualsiasi possibilita’ di aria e di vento.

Come in tutte le citta’, non vedi una stella manco a pagarla.
Nel Sinai lo noti, ti accorgi quando mancano: sono certa che il cielo di qui sia il piu’ bello del mondo, scintilla come un albero di Natale, e’ da mozzare il fiato. A Sharm, no. C’e’ il cielo di Milano.

Ci sono miliardi di negozi, in compenso. Tu passeggi per Na’ama Bay e vedi vetrine, vetrine e vetrine (ma chi diamine si compra collane d’oro e brillanti quando va al mare?) e ristoranti ristoranti e ristoranti, e pub, pub, pub, e basta. Non c’e’ altro.
Noi, come dicevo, abbiamo cercato il mare.
“Scusi, sa dove e’ il mare?”
“Si’, deve andare a destra, poi a sinistra, poi in fondo.”
Allora abbiamo pensato di salire sulla terrazza del centro commerciale piu’ vicino e di localizzarlo da li’. Non l’abbiamo trovato. C’era solo il ristorante Mamma Mia e dei negozi di brutte scarpe o di collane d’argento, d’oro e di brillanti.

Certi alberghi di Na’ama ti fanno seriamente dubitare della salute mentale dei terrestri.
Cosa spinge un essere umano ad andare in vacanza in un albergone a 250 euro a notte con vista sull’unico traffico di tutto il Sinai, l’unico smog di tutto il Sinai, l’unica cosa che non sembra Sinai di tutto il Sinai?
A 50 gradi d’estate, e se vuoi andare da una parte all’altra ci vuole la macchina, gessu’.
C’e’ chi paga, per fare una cosa simile.
Non so perche’, ma e’ cosi’.

Lungo la Peace Road (indovinate a quale ‘Peace” si riferisce, la Peace Road), gli albergoni hanno piu’ senso. L’unico senso possibile in un posto del genere, d’altronde.
Tu ti chiudi nel piu’ lussuoso e silenzioso e non ne esci piu’ per tutta la tua vacanza.
Vai al mare dalla spiaggia dell’albergo, vai alla piscina dell’albergo, mangi in albergo, ti colleghi a internet dall’albergo.
Non credo si possa sopportare Sharm, altrimenti.
Bisogna chiudersi da qualche parte e non uscirne piu’, per forza.

Oppure passare la vita sott’acqua, vivendo la superficie come un ineluttabile dovere.
E, dico io, quando poi vai a visitare i posti dove ti porteranno in gita, il Sinai che assomiglia al Sinai, non ti viene un magone tremendo, all’idea di ritornare a Sharm a fine giornata?

Ho fatto bene a visitare Sharm perche’ ho prevenuto un errore madornale: ora che ho la residenza egiziana (il mirabolante Iqama) io ho diritto, in aereo, albergo etc., alle tariffe che si applicano agli egiziani.
Un albergone megagalattico, quindi, mi costa una ventina di euro a notte e ci avevo fatto un pensierino per qualche vacanza volante con Fant o Pupina.
Ce lo continuo a fare, il pensierino, in effetti.
Ma non a Sharm.
Ovunque, ma non a Sharm.
Pensa se invece l’avessi fatto, se avessi prenotato una vacanzina li’ senza conoscere il posto e l’avessi scoperto una volta arrivata. Mi sarebbe venuto un colpo, mi sarebbe venuto.

Comunque e’ una formidabile macchina per produrre quattrini, Sharm El Sheikh.
Costa tutto dieci volte piu’ che nel resto dell’Egitto. Non otto o nove, non ho detto una cifra a caso: dieci volte, proprio. Mezz’ora di internet? 15 LE. Altrove, 1,5 con connessioni migliori.
Una Coca Cola? 10 LE. Altrove, 1 LE.
La cena no, l’ho pagata solo 5 volte piu’ di un normale prezzo turistico, pero’ era anche cinque volte peggio.
E poi mi sono ritrovata al Casino’. In pieno Ramadan, gioco d’azzardo, alcool e donnine: tu pensa che Egitto. (E una sontuosa moschea in stile saudita poco lontano, forse per farsi perdonare)
Abbiamo vinto e ce ne siamo andati.

Devono assolutamente impararlo bene, l’italiano, i miei fanciulli a lezione.
Uno va a Sharm a lavorare due anni, torna e si compra una casa.
Per forza.
Da questo punto di vista, ben vengano i luoghi del genere. Purche’ siano, appunto, sperduti nell’ultima punta di un deserto ed isolati da tutto il resto.
Che non contagino troppo, insomma, ché il Sinai e’ troppo bello e non se ne merita altri, di posti cosi’.