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Al mercato sono arrivate le fragole, e anche nelle ceste dei venditori in strada.
Fragole grandissime e buonissime, che sembrano di serra ma sanno di fragole vere perchè, appunto, sono vere.

Il collega emiliano è figlio di contadini e non ci può pensare: “Ma dio, ma che terra hanno?? Ma tu guarda i lavori di costruzione dietro l’albergo: hanno scavato a tre metri di profondità e continua ad esserci terra nera, fertilissima, che ti basta pisciarci sopra per avere un raccolto!”
Il collega si esprime in modo sanguigno, sì.
“Questa terra che stanno scavando, deve essere limo del Nilo depositatosi nei secoli, mai vista terra così!! E gli crescono ‘ste fragole a Dicembre, maledetti, chomp…”

Qui non si fa la spesa sapendo ciò che si vuole mangiare: si va al mercato e si prende quello che c’è. Ci sono sempre quattro o cinque cose diverse, non di più, ma cambiano sempre.
Assieme alle fragole, la nostra novità è che adesso i datteri sono giallissimi, mentre in Ramadan erano rossi.
Io ancora non ci ho capito niente, dei datteri.

Appassisce subito, la verdura. Come i fiori quando li recidi, uguale.
Non so quanto durino le fragole, non le abbiamo fatte durare.

Un po’ di preoccupazione nel lavarle: acqua corrente e basta? Un po’ di bicarbonato? Dell’aceto disinfettante?
Sta girando parecchia difterite amebica, in Egitto. Mai come quest’anno, dicono tutti, e c’è un collega ricoverato. Bruttissima roba, non guarisci mai del tutto.
“Puoi stare attenta quanto ti pare, ma alla fine è solo questione di culo.”
Col culo che ho io in questo periodo, me ne prendo tre…

(Mi manca una casa, ma proprio parecchio. Domani, di nuovo al Cairo con le carabattole. Vado a vederne una. Deve andare bene per forza, non ne posso più…)