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Causa zampino di altre blogger, questo blog, oggi, ha bofonchiato qualcosa sull’espatrio ai microfoni della radio svizzera.
Rete Uno, ecchetticredi.

Al di là del vago borbottare della sottoscritta che, in contemporanea, stava riuscendo nella mirabolante impresa di litigare con la figlia a un’ora dalla sua partenza per la Spagna (ed è che io adoro fare varie cose alla volta), c’era un signore che, secondo me, valeva la pena di stare a sentire: Andrea Bocconi, si chiama, ed ha scritto “Il giro del mondo in aspettativa“.
Parlava dello sperdersi per il mondo per (almeno) un anno e non diceva stupidaggini: diceva cose che in me avevano delle risonanze, almeno.

Diceva che il partire nasce da una crisi, ma senza che il termine abbia connotazioni necessariamente negative: ha ricordato che la parola ‘crisi’, in cinese, è composta da due ideogrammi: uno vuol dire ‘pericolo’ e l’altra ‘opportunità’.
Il viaggio esemplifica stupendamente questi due aspetti della cosa.
Diceva anche cose assai più utili e vissute di questa, ovviamente, e capivo che sapeva di cosa stava parlando.
Mi è piaciuto, starlo a sentire.

Ogni tanto ricevo email da gente che vorrebbe partire e tasta il terreno, anche chiedendomi cose strane o stranissime.
Non credo che vogliano davvero una risposta e, comunque, non gliela darei.
Credo che sia una riflessione da fare in assoluta solitudine, quella sul partire o meno.

A volte, però, ci sono email che mi rimangono in mente per parecchio tempo, anche se non ho risposto.
Forse proprio perchè non ho risposto, anzi, e le tengo lì come in un limbo che le protegge dalla contaminazione di prosaici scambi di informazioni o da consigli da Donna Letizia che, davvero, non saprei dare.

Da non so più quanto tempo sogno di staccarmi dall’Italia per stabilirmi in un altro paese e ci sono momenti in cui credo davvero di potercela fare… Poi ogni mattina suona la sveglia, mi alzo, mi preparo in fretta e senza che me ne accorga lavoro 10 ore… Il giorno dopo tutto uguale al giorno prima…E ogni tanto il campanello che porto dentro me si mette a suonare per ricordarmi che non posso buttare la mia vita così…
Non voglio darti l’impressione di essere una persona “sull’orlo di una crisi di nervi”; solo che ogni volta che leggo o sento di persone che ce l’hanno fatta quel campanello si mette a suonare all’impazzata…
Scrivimi se hai voglia perchè mi farebbe davvero piacere parlare un po’ con te.. Ma se devi dirmi qualcosa di importante dillo ad alta voce così passi sopra il suono assordante del mio campanello…. :-))

Certe volte non rispondi, dicevo, perchè non c’è nulla da aggiungere a certe email.
Però ti capita, di mattina presto, di immaginare una sveglia e un campanello assordante che suonano da qualche parte e ti chiedi se sono ancora in Italia o dove.

Una vorrebbe sempre un lieto fine, qualunque sia.