Leggo con un sacco di ritardo questo post di Giannitos, con un commento di Comida, che segnala un intervento scandalizzato e abbastanza strumentale, a mio parere, di un blogger che si scaglia contro l’eco-lodge di Basata per la sua decisione di non accettare più israeliani.
Non avevo letto il post originale perchè proviene da un blog che di solito non leggo, a meno che non mi capiti di scoprire – puntualmente su altri blog – che è impegnato in una vigorosa polemica con l’ignara sottoscritta. A quel punto vado a guardare, scopro che è lì che mi dipinge per l’ennesima volta come una nazista sanguinaria, sospiro pensando che i post sull’arredamento o sui vestiti gli vengono meglio di quelli dedicati al Medio Oriente e passo oltre.
Rispondere a Giannitos e a Comida, tuttavia, mi pare importante, perchè in fondo questo blog non fa altro che dire che il Medio Oriente è un posto reale – piccolo, innanzitutto, e fatto di persone in carne ed ossa – e non quella creazione del tutto virtuale – con gli arabi cattivi, i nipotini di Hamas, i nazisti truculenti e altri barocchismi del pensiero rubati all’arredamento del loft o del tinello, a secondo dei casi – immaginata da chi lo giudica dal salotto di casa sua.
Io propongo un esercizio di identificazione, che è forse l’unico modo per capirsi: voi che fareste?
Immaginatevi albergatrici arabe e ditemi quale strada seguireste: faccio affari e mi intasco i soldi senza pormi altre domande o attuo una forma di protesta, per quanto individuale ed anche economicamente autolesionistica?
Poi rispondetevi come vi pare, certo. Sarete comunque meno pronte a giudicare, credetemi.
Da Basata sono stati banditi gli israeliani, non gli ebrei. E sono stati banditi dall’epoca di Jenin, non prima.
Come mai? Cosa ci dice la logica?
E’ un’iniziativa di odiosa discriminazione razziale o di pacifica protesta politica?
Guardate che le cose che voi leggete sui giornali, qui avvengono a un tiro di schioppo. Le distruzioni di case, il muro che divora territorio palestinese, i massacri indiscriminati, la tortura, le carceri speciali e tutto ciò che indigna anche sincerissimi amici di Israele, vissuto da qui non è materia per meditabonde analisi di inizio estate, ma filo spinato a pochi km, lutto collettivo da 50 anni, tragedia di una regione intera nell’indifferenza del mondo.
Ma siete sicuri di poter capire?
Non si può fare niente per fermare ciò che sta accadendo, oggi meno che mai.
Si può assistere attoniti, dall’altro lato della frontiera.
E poi si possono fare i conti con la propria coscienza, questo sì.
E quindi io – o Sheriff, come volete – posso decidere che la mia coscienza si ribella all’idea di servire il tè a chi arriva dai Territori per rilassarsi a casa mia.
Posso decidere che non voglio i soldi dell’unica democrazia del Medio Oriente, quella governata da Sharon.
Posso manifestare la mia condanna morale nell’unico modo – pacifico, spiegato e ragionato – che ho a disposizione: rifiutandomi di vederti e di accoglierti, ritirandoti la mia ospitalità.
Non per quello che sei: fino ai fatti di Jenin, casa mia te l’ho aperta.
Per quello che fai e che, da un certo punto in poi, mi è diventato intollerabile.
Permettete che la carneficina che va avanti in Palestina sia davvero intollerabile?
O, davvero, l’unica posizione degli arabi – di tutti, uno per uno – considerata accettabile è quella prona?
Al momento, un soldato israeliano può tirare giù cento case a Rafah, sulla frontiera un po’ più a nord del luogo da cui scrivo.
Poi può scendere dal suo bulldozer, attraversare il confine e sdraiarsi sulle sdraio di Mohammed o di Omar, fare schioccare le dita e chiedere da bere.
Quegli intolleranti di Mohammed e di Omar gli porteranno tè e spiedini di pollo e il nostro soldato pagherà il tutto un decimo di quanto avrebbe pagato a casa sua.
Poi tornerà a casa e riprenderà a buttare giù le case di quei fanatici, di quei nazisti, di quei musulmani degli arabi, e dal suo paese continuerà la propaganda contro quei fanatici, quei nazisti, quei musulmani degli arabi, e a me continueranno ad arrivare le email di chi cade dalle nuvole nell’apprendere che gli israeliani sono sempre andati in vacanza da quei fanatici, da quei nazisti, da quei musulmani degli arabi, ché chi l’avrebbe mai detto, che tutta Israele ci va in vacanza, da quei fanatici, da quei nazisti, da quei musulmani degli arabi?
Così funziona, qui.
Poi arriva Sheriff che dice: “No, non ti porto il tè perchè voglio che vi arrivi chiara e forte, la mia condanna” e allora è scandalo?
Vabbe’.
Qualche tempo fa si diceva, su questo e su altri blog, che non è possibile che alla società israeliana non arrivino segnali di condanna, per quello che il suo paese sta facendo.
Che la società israeliana lo deve capire, che la sua impunità morale non è più pensabile.
Da Basata, i segnali di condanna arrivano, e non è casuale che sia stato un posto dal forte impegno civile a prendere quest’iniziativa, in un momento e in una circostanza precisa.
Lo trovo sacrosanto.
Pensateci, prima di parlare di razzismo e “buchi nei calzini”: parlate di gente che vuole che il Medio Oriente continui a vivere, e che può opporsi alla sua distruzione solo testimoniando. Lavoro sul territorio e condanna morale di uno Stato che, di altre più autorevoli condanne, se ne frega da decenni.
Questo è ciò che è ciò che stanno facendo a Basata e, certo, sono colpevoli di non essere indifferenti.

grazie del bel post, Lia, sinceramente.
Vorrei fare una sola domanda, e al solito mi interesserebbe la tua opinione, ma ricordo a memoria le scritte “rosse” dei vecchi commenti, quindi nessun problema se non rispondi.
Fino a quando le due parti si crederanno entrambe, a torto o a ragione, nel giusto, sar? possibile una pace ? O continueranno a trovare motivi per – in ogni caso – insultarsi e dirsi che hanno ragione loro, a fare quel che fanno ?
L’ esser convinti troppo, della propria ragione, non ? alle volte peggio che sentire di avere almeno un poco torto, al fine pi? alto della pace ? Non parlo di riscrivere la Storia, o di modificarne il contenuto, o di prescindere da ci? che ? e ci? che ? stato, o dalla Ragione e del Torto, ma di andarsi incontro, cercando di non indugiare sui torti subiti al fine di una pi? pacifica convivenza.
Tu che vivi l?, ? – sar? – possibile dimenticare, o almeno tenere a freno, tanto reciproco odio disseminato da entrambe le parti ?
Mi hai spaccato una gamba, e potrei continuare a odiarti per questo a vita, perci? ti spaccher? il muso, e tu risponderai demolendomi la casa, e fra cinquant’ anni saremo ancora l? a darcele di santa – santa? un termine casuale ma ad hoc, direi.. – ragione, con torti disseminati ovunque. A quel punto, dovr? pensare ad elencare le mie ragioni o forse ? meglio trovare un accordo per non farsi pi? del male ? Anche se tu, lo ricorder? sempre, mi hai spaccato la gamba, stare meglio allevier? un poco quella ferita, continuare nello scontro lo amplificher?. Sar? possibile ? E’ proprio un’ utopia, questa pace ?
Scusa la semplificazione. E la solita logorrea.
Grazie ancora del bel post. Ciao.
Non riesco a sviluppare una posizione su una decisione come quella di Basata. Onestamente. Penso che dovrei essere coinvolta per poterla sviluppare, e per? allora non sarebbe del tutto onesta; ma non essendo coinvolta… (eccetera).
Detto ci?, vado a tentoni.
Il tuo post intanto mi ha tolto un dubbio – sono banditi *gli israeliani*, non *gli ebrei israeliani* o *gli ebrei*. Ovviamente, essendo la solita rompip… per puro gusto intellettuale mi chiedo se -ad esempio- per un attivista del movimento dei Refusenik, o affine, si farebbero eccezioni – come per una Oriana Fallaci (o affine) che israeliana non ?. Ma ribadisco: ? fondamentalmente questione di gusto di trovare il pelo nell’uovo.
Pi? seriamente, una domanda: ricordo male, o gli israeliani di religione musulmana sono spesso pi? anti-palestinesi di quelli di religione ebraica? (Tagliando con l’accetta, ovviamente…)
Grazie – del blog e della pazienza.
domani leggo bene tutto e rispondo con calma pero voglio dire a caldo una cosa..
? facile parlare di belle cose guardando dal esterno…
le notizie che arrivano sono framentate e spesso non vere (almeno non del tutto)
solo trovandosi in mezzo a un conflito si possono capire delle cose e quello che hanno fatto a basata a mio avviso pare una scelta logica e condivisibile
a domani dopo una bella dormita e magari piu lucida mi esprimo meglio
baci
lia, i problemi che poni sono reali, epper?: ieri sera ero ad una festa in un parco di berlino, e inizio a parlare con un israeliano. lo ammetto, un israeliano come ognuno di noi se lo augurerebbe: aperto, tollerante, di sinistra, filopalestinese per quanto lo pu? essere un israeliano (uri avnery a parte), ateo, discretamente critico verso la situazione politica (complessiva, non solo verso il governo attuale) del suo paese, abitante da 14 anni in germania. e ogni tanto spegnevo le orecchie e mi chiedevo, partendo dai tuoi post su basata, se avrebbe avuto un qualche senso alzarsi e andar via senza parlare con lui; o se piuttosto non gli avrebbe soltanto dato l’impressione che s?, davvero, “il mondo ci odia e non vuole neanche discutere con noi, e tutto sommato quello che mi lega ad un conservatore israeliano e pi? forte di quello che mi lega ad un mio simile europeo”.
Grazie della risposta.
La questione del doppio passaporto (che data la storia di Israele potevo immaginarmi) non l’avevo considerata, cos? come non avevo considerato che gli israeliani per cui si potrebbe “fare un’eccezione” potrebbero non volere che si faccia un’eccezione per loro.
(Inutile, c’? sempre un pelo anche nel pelo nell’uovo…)
Le mie informazioni sugli arabi-israeliani sono di seconda mano (ma la prima mano era piuttosto vicina) ma risalgono a pi? di dieci anni fa: quindi probabilmente non mi stupirebbe trovarle pi? che datate dopo la seconda intifada.
L’ultima nota sui ragazzi palestinesi e le discoteche di Gerusalemme da sola sarebbe degna di quattro post di riflessione sull’importanza del non-detto e del sottinteso come conoscenza comune per l’efficacia della discriminazione (spero sia chiaro che intendo).
Rispondo un po’ in fretta; tra un paio di giorni avro’ piu’ tempo, ma adesso sono messa maluccio.
Delio: sollevi lo stesso dubbio che mi sono posta anch’io.
Ho scritto l’altro giorno di quanto stia mutando il clima nei confronti degli israeliani, qui a Dahab, e non siamo, io e voi, gli unici ad interrogarsi. Questo crescente – per quanto statisticamente del tutto insignificante, mi pare – clima di “obiezione di coscienza commerciale” solleva dibattiti anche qui, e devo ricordarvi che il calo del turismo israeliano, comunque, sta mandando in fallimento intere imprese del Sinai.
Pero’ tra il nord e il sud di Basata (che e’ una baia piccolina) ci sono centinaia di chilometri di costa pieni di posti costruiti APPOSTA per i turisti israeliani. Io credo che il turista israeliano di cui parli abbia tutti gli strumenti, qui, per sfuggire alla trappola de “Il mondo ci odia” e porsi qualche domanda piu’ realistica.
Basta averne la volonta’.
RDM: possiamo portare il tuo ragionamento ancora piu’ in la’, giacche’ buona parte degli israeliani possiede due passaporti, non uno: quello israeliano e quello USA o del suo qualsivoglia paese di origine. Se vuole andare a Basata, quindi, sfodera l’altro passaporto e ci va.
Questa e’ stata una delle obiezioni che furono mosse a Basata all’epoca delle infuocate riunioni tra albergatori, quando presero la decisione. Dissero in molti che si trattava di una misura insensata, sia per le obiezioni che muovi tu che per questa che ti segnalo io.
Io – che a dire il vero mi sento un po’ a disagio, a parlare al posto di Sheriff – posso solo osservare che certe decisioni non possono fare altro che avere un carattere ed un valore simbolico, e che in cio’ risiede tutto il loro senso.
I Refusnik stessi, e diversi settori del pacifismo israeliano, hanno chiesto che la comunita’ internazionale intervenisse per “salvare Israele da se stesso”. Se dall’alto non si muove nessuno, qualcuno comincia a muoversi dal basso. E, a livello individuale, non riesco proprio piu’ a vedere cos’altro possa fare uno come Sheriff, se non quello che fa. Ricordando, ancora una volta, che si tratta di una decisione presa solo due anni fa, quando Basata esisteva gia’ da circa 20 anni.
I cosiddetti arabi-israeliani – ti riferisci a loro, no? – non sono altro che palestinesi a cui la storia e la geografia hanno fatto la grazia di possedere dei documenti e uno status civile definito.
Per quanto gli arabi tendano spesso ad un rovinoso egoismo, quando si tratta di difendere il proprio orticello, a me le cose non risultano nei termini a cui accenni.
Qui pero’ il discorso puo’ portarci parecchio lontani, quindi magari si potrebbe fare un post a parte, sul tema.
Vesnuccia: penso anch’io. E comunque, andando a Basata, bastera’ interrogare Sheriff sul tema. Credo che l’essere pacifico, riflessivo e disponibile siano le sue caratteristiche principali.
Blu: guarda che le mie scritte in rosso dicono: “Risparmiatemi l’aggressivita’ e i discorsetti preconfezionati di sempre e non cercate di convertirmi”.
Non dicono: “Vietato parlare di Israele”.
Sul venirsi incontro: ad Oslo, i palestinesi hanno fatto molto di piu’ che andare incontro agli israeliani. Si sono messi supini e a gambe larghe, direi, mentre gente come Edward Said si sgolava a metterli in guardia contro la smania di firmare qualsiasi cosa che avesse una vaga parvenza di pace. E, infatti, si sono rovinati.
Guarda: la gente vuole vivere, sostanzialmente. Agli egiziani non interessa odiare Israele ma fare prosperare il Sinai. Ai palestinesi non interessa odiare Israele ma avere un tetto, dei documenti e una vita serena. Ai siriani non interessa odiare Israele ma avere la propria acqua che e’ nel Golan. E cosi’ via.
Quando queste cose non sono possibili, ci si odia.
Io continuo a pensare che tocca al paese forte e armato fino ai denti, prevenire e curare l’odio di un popolo di ragazzini armato solo del proprio corpo.
Infine, e a proposito del “Vietato l’accesso”:
Da Gerusalemme Ovest a Gerusalemme Est ci si va a piedi, ci vorra’ un quarto d’ora.
Ad Ovest ci sono un mucchio di belle discoteche e pub che i ragazzi palestinesi della zona Est possono contemplare solo seduti sul muretto di fronte: a loro e’ vietato l’accesso, e non per gli attentati della II Intifada. Gli era vietato l’accesso anche 10 anni fa, quando io le vidi per la prima volta, e semplicemente perche’ erano palestinesi.
Nei supermercati, nei negozi, nei centri commerciali ci potevano entrare, avendo i soldi potevano comprare. Nelle discoteche e nei luoghi in cui ci si diverte, invece, no. Perche’ potevano “creare tensione” o “molestare le ragazze”. Potevano solo pulirli, dopo. Questo si’.
Questo scandalizza meno della recente obiezione di coscienza di un albergatore ecologista sperso nel Sinai? E perche’?
P.S. Ho guardato tra lo “spam catturato” a cui accenna il mio webmaster, nel post qui sopra, ed ho scovato un commento di Lilith, credo in risposta a Blu.
Lo copio-incollo qui manualmente, scusandomi con Lilith.
“Testo: Quando le “armi” sono pari, e’ bello metterci una pietra sopra…Ma dai, io ti ho dato uno schiaffo..tu mi hai reso un calcio…E’ piu’ difficile dire “Io ho tirato un sasso, tu mi hai bombardato la casa…” Non sta al palestinese, invaso, confinato nei campi profughi,a cui si nega il diritto di “sopravvivere”, a fare il primo passo verso la pace, non ne avrebbe la possibilit・neanche se volesse. Cosa dovrebbe fare tutta quella povera gente a cui ・negato perfino una vita dignitosa? Chiedere scusa? (Scusate se esisto)…Non hanno neanche uno Stato in casa propria…Non basterebbe che Israele, rendesse tutto il territorio rubato,(il 70 per cento), o abbattesse qualche muretto qua e l・..Cos・ tanto per venirsi incontro…E non basterebbe per farsi perdonare tutto il male fatto finora…E’ troppo comodo dire che la colpa ・un p・di tutti e due…chi invade sbaglia a prescindere. Non si va in casa d’altri con prepotenza, arroganza e perfino armati.Non si prende la terra che non ・nostra. Non si mettono persone innocenti nei “campi di concentramento”,tanto meno se li abbiamo “provati” sulla nostra pelle…(non ne hanno tratto insegnamento gli israeliani,visto come si comportano)…Credo stia proprio ad Israele, fare il primo passo…senn・sarebbe proprio giusto il detto ” becchi e bastonati”!!Oltretutto… Lilith”
Ciao Lia,
D’altronde non si capisce proprio cosa abbia st? persona a cui ti riferisci abbia da rompere…
Proprio qualche giorno fa i sionisti hanno impedito ad un giornalista di entrare in Israele perch? era “troppo di Sinistra e quindi non obiettivo”…
Tra parentesi di recente ho ricevuto questo articolo attraverso la mailing list anti-americanista…
http://www.guardian.co.uk/g2/story/0,,1280376,00.html
Mi pare che decidere di non ospitarli sia legittimo…poi ovviamente ci sono anche gli israeliani che protestano contro certe schifezze, ma la protesta ? contro Israele…
Guido
Grazie di aver “recuperato”il mio commento, mi dispiaceva essere scambiata per “carne marcia di maiale inscatolata”….Ciao!
Lilith
Grazie per avermi citato come “sincerissimo amico di Israele”: lo sono e proprio per questo non digerisco quello che Israele fa.
Sulla questione, sommessamente: tu chiedevi (se non ricordo male) se si doveva considerare antisemitismo quello di chi ormai considera “rubbish” gli Israeliani in blocco. A pelle, ti rispondo di si’. O per lo meno e’ un atteggiamento razzista. Lo e’ nel senso in cui lo sono tutti gli atteggiamenti che attribuiscono colpe collettive a un popolo. Lo e’ nel senso in cui qui in Occidente siamo razzisti contro gli Arabi (terroristi, sporchi, arretrati ecc.).
Credo anche che sia un riflesso condizionato quasi irrimediabile in guerra. Si puo’ tollerare di avere un nemico solo se lo si disumanizza. Questo non rende meno razzista il razzismo di guerra.
Infine: credo che non sia la minore delle colpe dei governi di Israele quella di avere (se non suscitato da zero) almeno rinfocolato questo tipo di razzismo. Di avere reso possibile questa identificazione tra israeliano (e permettimi — ebreo: vedo tanto di quell’antisemitismo indiscriminato in giro…) e rubbish. Senza le politiche di occupazione, probabilmente Magdi e Leah continuerebbero ad abbracciarsi da grandi amici. Ti ripeto, questa non mi pare la piu’ piccola delle colpe dei governi di Israele.
(invio, sperando di essere sfuggito a TypeKey…)
Ho letto, ho ascoltato, ci ho pensato, e no, a Basata non ci vado. Mettiamola semplice semplice: non mi piacciono i cartelli con su scritto “vietato l’ingresso a”, dove dopo a c’? una categoria cos? ampia di persone. E – facendo tutte le proporzioni – se qualcuno mi impedisse qualcosa in quanto italiano, e quindi responsabile degli atti del governo Berlusconi, rischierei di convertirmi al nazionalismo pi? bieco. Sono favorevole a sanzioni contro Israele; ma spero che Sherif ci ripensi, su questo suo boicottaggio contro le persone. Legittimo, ma sgradevole. Poi, naturalmente, scrivo dal mio tinello; come tutti noi.
Miic, almeno tu, non stravolgere le mie parole: non me la sono presa con chi SCRIVE dal suo tinello ma con chi, dallo stesso tinello, si inventa improbabili e ferocissimi mondi arabi che io, onestamente, non ho mai visto. E siccome lo contemplo tutti i giorni, il mondo arabo, mi fido piu’ dei miei occhi che di chi me lo descrive, chesso’, da Crotone.
Legittimo, credo.
Poi, a dire il vero, sospetto che a Basata non ci saresti andato comunque, ma vabbe’.
Immagino che, per gli stessi motivi, ti guarderai bene dal mettere mai piede nelle discoteche israeliane di cui parlo qui sopra, ma un tuo cenno di conferma mi fara’ comunque piacere.
Sempre a proposito di mare: ci sarebbe il problema della striscia di Gaza, dove gli insediamenti illegali di Israele proibiscono ai palestinesi di fare il bagno nel loro stesso mare, mica in quello di altri.
Sono insediamenti finanziati da Israele: cosa possiamo fare per boicottare anche loro, oltre a Basata?
Sarei favorevole anch’io a delle sanzioni contro Israele, ma non ce ne sono.
Credo che questo sia il motivo principale per cui qualcuno si e’ deciso a ricorrere al fai-da-te, peraltro pagandolo di tasca propria.
Tu che faresti?
Uhm: rileggendo, noto che il post di Miic e’ meno polemico di come mi era parso – mi ha sviato l’accenno al tinello – e che il mio lo e’ piu’ di quanto avrei voluto.
Chiedo pazienza: sono al quarto post in due giorni sullo stesso argomento, piu’ i commenti in proposito fatti con gli amici, piu’ le mille altre cose che ho pensato di scrivere in proposito e che non ho scritto perche’, per quanto sembri incredibile, anch’io aspiro ad una certa sintesi.
Riassumendo: il tema mi ha lasciato esausta, ma io sono una pessima fondista delle discussioni e, al terzo commento, mi sento come se stessi discutendo da trent’anni.
Sarei una pessima politica, in effetti.
cara Lia
buchi nei calzini ce ne sono sempre e comunque, ma in questo caso non posso non ammettere che mi sono lasciata trascinare dall’onda emotiva, come mio solito. Vedo cos? lontana la cosa da 100.000 Km di distanza, a volte vedo pos? poco e pensoa c?ncor meno. Ho conosciuto da poco una donna israeliana, ne parler? anche con lei, se viene fuori qualche cosa di interessante ti faccio sapere, ciao, Lia
Lia, devo dire che dopo il tuo paziente quanto lungo commento al mio post di ieri (il pi? lungo nella mia vita di blogger) capisco meglio le ragioni di Sheriff.
Confesso che ho scritto il mio post senza leggere i commenti al tuo, tanta era la voglia di rispondere.
Ora l’ho fatto e devo dire che mi sono parsi assai interessanti: in particolare RAT, e le sue considerazioni sulle “colpe collettive di un popolo” ( io avevo detto un po’ implicitamente una cosa analoga).
D’altra parte capisco che non ? facile (o forse impossibile) per un operatore turistico separare il grano dal loglio.
(Ho copiato dal mio blog questo commento)
A chi lo dici, sulle discussioni non reggo nemmeno i cento metri. Comunque s?, non andr? nemmeno nelle discoteche israeliane.
Quando vuoi, Comida: la moderazione dei commenti che ho appena installato dovrebbe impedire alle discussioni di prendere le consuete vie del delirio, e questo sara’ per me un notevole stimolo a diventare piu’ interlocutoria, su questi argomenti.
Sara’ interessante, direi.
sulle colpe collettive di un popolo mi sembra che il punto sia stato centrato da the rat. lia, tu mi rispondi: “il turista israeliano [potrebbe e dovrebbe] porsi qualche domanda pi? realistica”; ma se l’ipotetico turista israeliano queste domande se le fosse gi? poste? se avesse persino risposto come piacerebbe a te e a me, con una critica seria all’operato del proprio governo; cos’altro dovrebbe fare, per entrare a basata (lo ammetto, ormai basata sta prendendo nel thread i contorni di un luogo mitico, edenico) senza il trucchetto del secondo passaporto? e se uno si vergognasse del proprio governo senza vergognarsi (n? andare eccessivamente fiero) della propria nazionalit?? – un po’ quello che provo io per l’italia.
sulle discoteche di gerusalemme: non ci sono ovviamente mai stato, ma non sar? mica che il ragazzino palestinese non ci entra perch? ? povero e malvestito (il che certo ? un effetto collaterale delle politiche di israele), e non tout-court perch? ? palestinese? voglio dire, che i buttafuori siano degli stronzi ? vero ad ogni latitudine: non credo che l’accesso sarebbe vietato, chess?, a quella sparuta giovent? palestinese agiata che va a studiare in america, mentre probabilmente lo sarebbe a me, se mi presentassi vestito come lo sono solitamente. il problema ?, in definitiva, che nel caso delle discoteche si tratta di un divieto forse ugualmente stretto, ma non esplicitato; lo ammetto, forse per ipocrisia, ma mi sembra una differenza importante.
e ciononostante: certo, bisogna ammettere che nel caso del sudafrica i boicottaggi generalizzati e indiscriminati hanno fatto il loro porco lavoro.
Ormai saltello da un blog all’altro, su quest’argomento, lasciando pezzi di argomentazione qui e la’, e mi tocca dovermi ripetere:
Come ho gia’ scritto da Giannitos, noi stiamo discutendo di un contesto balneare che e’ il seguente:
“Da Basata in su ci sono 100 km di stabilimenti sul mare costruiti APPOSTA per ospitare il turismo israeliano, e da Basata in giu’, fino a Dahab, ce ne sono altri 100 costruiti prevalentemente per lo stesso turismo.
Io israeliana, quindi, potrei incavolarmi con Basata, fare dieci minuti di strada a piedi e andare, chesso’, al Mirage o come si chiami.
Pero’: puo’ darsi che a Gaza ci siano un mucchio di ragazzi desiderosi di fare il bagno. Credo di si’.
E da Gaza a Basata devono esserci tre ore di macchina o poco piu’, potrebbero partire la mattina e tornare la sera.
Sarebbe bello, solo che non possono: e’ molto probabile, anzi, che questi ragazzi invecchino e muoiano senza averlo mai visto, il mar Rosso, perche’ sono chiusi dentro, con tanto di recinzioni elettrificate, e Israele non gli dara’ mai un visto d’uscita.”
Noi stiamo parlando di questo, Delio.
Quindi mi fermo su cio’ che dici a proposito del Sud Africa, pur sapendo – ed e’ un dolore, te lo assicuro – che per i palestinesi non ci sara’ mai nient’altro che qualche protesta silenziosa di qualche albergatore ecologista, altro che “sanzioni indiscriminate”.
Sto imparando che la sensibilita’ e’ qualcosa a cui ci si allena: noi siamo preparati ad immedesimarci piu’ nell’israeliano che deve fare il bagno qua anziche’ la’, che nel palestinese incarcerato nel suo filo spinato.
Le organizzazioni umanitarie chiedono volontari che vadano a Settembre in Palestina per provare a permettere ai bambini di raggiungere le scuole, facendogli scudo col proprio corpo.
Il racconto della vita in Palestina non suscita nessuna emozione, siamo perfettamente anestetizzati.
Persino io non ne parlo mai, sul mio blog, perche’ so che non serve a nulla, serve solo a stancare il prossimo.
Che cosa possiamo fare, allora, noi (io, tu, Sheriff, chiunque) per farlo capire, che questo scempio deve finire?
Viviamo in un mondo che, mentre un popolo muore, fa il conto dei bagni in mare permessi a chi decide della sua sorte.
Rompetelo solo per un attimo, questo meccanismo, e ditemi – ma dimmelo, Delio – cosa fareste voi se foste qui. Se foste di qui. Se i palestinesi sotto le bombe fossero gente che parla la vostra lingua.
Se tu fossi in lui, Delio – se fossi uno che invece di fare il ricco ingegnere al Cairo se ne e’ andato a fare l’ecologista in mezzo al deserto per amore di questa terra piccolissima, e insisto sul fatto che e’ piccolissima – tu che faresti?
Due parole sulle discoteche, infine: ho fatto l’esempio delle discoteche, per parlare di discriminazione antipalestinese, perche’ noi siamo piu’ addestrati a riconoscere quel contesto che altri, piu’ agghiaccianti, scenari.
Comunque, no. La risposta e’ no, Delio.
L’Israele che ho visto io non aveva alcuna voglia di mischiarsi coi palestinesi.
Comunque: guardate che questi posti SEMBRANO lontani ma non lo sono. Veniteci, cribbio. Atterrate a Sharm (dalla Germania paghi 250 euro, Delio) prendete un taxi fino a Taba, da li’ in Israele, 4 ore di bus e sei a Gerusalemme e vai a ballare.
Fatelo, per favore.
E Israele e’ pure un bel posto. Almeno fino a quando non metti piede nei Territori, e allora puo’ capitare quello che successe a me: di rimanerci male, cioe’. Molto.
lia, credo di capire quello che dici, quando ci penso sono dilaniato e mi chiedo davvero quale sia la strada migliore per urlare il proprio sdegno verso lo status quo. sentivo racconti increduli di miei amici che andavano in palestina gi? nei primi anni ’90, quando secondo la vulgata comune tutto andava bene, e mi raccontavano gi? allora di demolizioni arbitrarie, di fornitura casuale di acqua e luce, di check point estenuanti; e gi? questo mi sembrava assurdo e meritevole di attenzione dell’opinione pubblica. quello che ? successo dal 2000 ? di certo molto peggiore, addirittura.
epper? credo anche che in una situazione incancrenita come quella israelo-palestinese il pericolo maggiore non siano le bombe, quanto (forse dicevi anche tu qualcosa del genere, qualche mese fa) il crescere di due generazioni di ragazze e ragazzi che, da una parte e dall’altra, non hanno mai sentito niente, ma davvero niente, di positivo o almeno umanizzante sulla propria controparte – a torto o a ragione, ma di certo non ? di qui che si pu? partire per costruire una pace duratura (e giusta). e secondo me – ma forse mi sbaglio, forse fraintendo il tipo di turismo sul mar rosso, dove del resto non sono mai stato – il modo migliore per interrompere questa spirale ? cercare di portare a contatto i ragazzi arabi (non palestinesi, purtroppo, come sottolinei tu; ma almeno egiziani, e siriani, e giordani) e quelli israeliani. cercare di farli parlare, cercare di far discutere gli uni con gli altri e di sperare che ognuno abbandoni per un attimo le proprie certezze e cerchi di ascoltare le ragioni altrui.
la butto l?: non sarebbe una bella cosa, per esempio, se gli israeliani arrivassero a basata e fossero l? bombardati di informazioni e dati filopalestinesi che – magari – non hanno mai sentito, perch? magari i media mainstream del loro paese non ne parlano? io non sono mai stato in israele, ma negli usa s? (erano proprio i giorni di jenin), e la cosa che mi colpiva era come i media ignorassero regolarmente, continuativamente, ridicolmente ogni tentativo di dimostrare i torti israeliani (il muro si ? un po’ incrinato, ma solo per qualche giorno, proprio dopo jenin). non so se questo sia facile, o persino possibile, in un semplice villaggetto in riva al mare. di certo, chiudendo basata agli israeliani, il dialogo non fa un solo passo in avanti – e questo lo sappiamo entrambi; inoltre, temo, non sar? a causa di basata (si estendesse pure il suo esempio a tutti i 200 km di costa egiziana sul mar rosso solitamente frequentati dagli israeliani) che gli israeliani inizieranno a capire di starla facendo davvero troppo grossa. ? questo quello che mi premeva dire – ma, ancora una volta, non ho certezze neanch’io, anzi.
OT, Delio: ma ci vuole la password, per leggere il tuo blog?
A me continua ad apparire una pagina (con tanto di onore di citazione) che mi rimanda a un login…)
(No, dico, sta’ a vedere che, dopo tutto ‘sto casino, si scopre che la password sul blog ce l’hai TU…)
no, lia, “login” ? solo il link per gli autori (cio? per me stesso), ch? se no me lo perdo. il blog ? sempre aperto e ospitale, ma al momento per casini con l’html si vede bene (oddio, bene) solo con tutti i browser diversi da internet explorer. o cambi browser o ti toccher? aspettare che ci lavori un po’ su. comunque al momento sto scrivendo poco.
(dio, ? il commento forumizzante che abbia mai scritto!)
no, lia, “login” ? solo il link per gli autori (cio? per me stesso), ch? se no me lo perdo. il blog ? sempre aperto e ospitale, ma al momento per casini con l’html si vede bene (oddio, bene) solo con tutti i browser diversi da internet explorer. o cambi browser o ti toccher? aspettare che ci lavori un po’ su. comunque al momento sto scrivendo poco.
(dio, ? il commento pi? forumizzante che abbia mai scritto!)