Guardando le foto che Jose ha fatto ad Assuan mi pare di vedere l’Alto Egitto così come lo conosco io: una poderosa cura anticonsumismo, con i suoi aspetti divertenti e con quelli faticosi e pure raccapriccianti, ogni tanto.
I primi mesi in Egitto li ho passati lì.
La prima cosa che devi fare, quando ci arrivi, è imparare ad alimentarti. E ci vuole un certo occhio clinico. Sì, clinico, ché se vieni dall’Europa vuol dire che non sei passata attraverso la selezione della specie e l’immunizzazione generale che suppongo sia la spiegazione al fatto che milioni di egiziani vivano ed invecchino senza particolari problemi.
Prima cosa: alcuni posti dove mangiare fuori li individui, nella mia cittadina buco-del-mondo (parlo di quella, ché Assuan è un’altra cosa) specie se tieni in mente il motto di Jose:
no analices
Però non vivi a lungo, se prendi l’abitudine di mangiare fuori. La sopravvivenza impone il possesso di una cucina. Una volta che hai quella, devi solo fare la spesa.
I primi tempi ti ostinerai a farla nei negozi.
Quando capirai che non sei tu che sei cieca, è proprio che i negozi non vendono le verdure – ormai la mancanza di vitamine ti avrà ridotto ad un essere strisciante – comincerai a guardare con occhio diverso le vecchiette che le vendono nelle ceste ai bordi della strada, finalmente conscia del fatto che non sono una simpatica iniziativa folklorica dell’ufficio del Turismo bensì la tua – quasi – unica fonte di vegetali freschi.
Ma fin lì è facile: impari che se vuoi l’uva devi andare presto, prima che calino le mosche. I fichi idem. Altrimenti, cose con la buccia.
Facile, davvero.
Anche il pane è facile, se adotti un buon forno e impari gli orari in cui lo fanno.
A comprarlo appena sfornato è buono e pulito.
Poi arrivano le mosche, di nuovo. E – orrore – l’abitudine di venderlo agli angoli delle strade poggiato direttamente a terra. Sul marciapiede, voilà. No, senza niente sotto: prendi un marciapiede – dove passano pedoni, biciclette, asini, galline e pure le macchine – ci poggi il pane sopra e la gente se lo compra.
La gente povera, suppongo. Che poi è la maggioranza.
E quando ti portano il pane al ristorante lo scruti per bene, alla ricerca di eventuali tracce di asfalto. Poi decidi che non può essere, che sicuramente l’hanno comprato dal fornaio, e te lo mangi.
Convinta?
‘Nsomma.
L’Egitto è strano.
Puoi viverci secondo standard igienici normali oppure puoi abbattere qualsiasi barriera sanitaria, anche le più inimmaginabili. E c’è chi fa la prima cosa e chi la seconda, e suppongo che la scelta vari a secondo delle condizioni socio-economico-culturali di chi fa la spesa.
Ma, tra le due scelte, il baratro è da capogiro. Soprattutto, la presenza ovunque della seconda opzione impone uno stato di costante vigile allerta e, alla fine, pure un pizzico di rassegnazione.
Ché poi, col tempo, scopri che ciò che ti pareva insuperabilmente sporco in Alto Egitto è, invece, perfettamente superabile dal poliedrico Cairo: qui nella capitale compri il pane che vuoi, e pulito quanto ti pare, ma ti succede pure di vedere negozi che vendono, nello stesso locale, pane e marmitte.
Giuro, eh.
Qui vicino, sulla via Dokki, c’è una carrozzeria con tutte le marmitte di seconda mano appese all’entrata. Entri e, in un angolo, c’è il banchetto con il pane esposto.
Che volete da me.
Però al Cairo non ti toccano tanto da vicino queste cose, perchè tu sai che il tuo pane lo comprerai alla Metro o dal fornaio che hai analizzato con attenzione e che gode della tua fiduciosa stima.
In Alto Egitto, la tua spesa è su un filo costante e la tua dimensione di acquirente che deve fare i conti con quel che c’è e quel che sa trovare ha un suo lato pedagogico che considero di grande valore. Sei sola davanti alla tua salute, in qualche modo. Non c’è la società a tenerti per mano. Devi fare funzionare il cervello, prima di metterti in bocca qualcosa.
E non tutti quelli che arrivano lo fanno: specie tra i ragazzi, c’è un po’ l’idea che il bravo viaggiatore debba subito familiarizzarsi con il cibo di strada.
Un corno.
Perchè 1) non ci abbiamo il fisico; 2) esistono cose come la difterite amebica che non è che poi guarisci, se te la prendi: te la tieni a vita; 3) gli egiziani stessi – quelli che conoscerai per lavoro, a scuola, in giro – si guardano bene dal mangiarlo, il cibo di strada, e ti fanno un culo così se scoprono che tu lo fai. Non è proprio il caso, non è il paese giusto per queste cose.
Io conosco solo un altro posto sulla Terra dove esistono più o meno gli stessi codici alimentari, ed è la Napoli della mia infanzia.
Vedere uno straniero con in mano il suo bell’arancino di riso, in certe zone e in certi bar, era uno spettacolo capace di strappare brividi a qualsiasi napoletano DOC. Gessù che pazzo, pensavi.
Perchè, se sei di lì, sai dove andare e dove – invece – non azzardarti.
L’Egitto è la madre di tutte le Napoli. Napoli è una dilettante della napoletanaggine, in confronto.
Ergo: vedi di non pigliarti un accidenti, o straniero sconsiderato.
E, a proposito di salute:
Guardate: gli egiziani sono davvero brave persone.
E’ estremamente improbabile che qualcuno cerchi di accopparvi volontariamente. Giuro.
Però possono accopparvi per leggerezza, questo sì.
Come in Spagna, come in Italia.
Qui un po’ di più.
Avevo finito il Rifacol e sono andata in farmacia per comprarne dell’altro.
Non ero al Cairo, ero in provincia.
Ho spiegato che mi servivano pasticche a base di Rifaximina, che è il principio attivo del Rifacol. Ho detto che mi servivano per il mal di pancia. Gliel’ho proprio detto: “Ho mal di pancia.”
E il farmacista ha cercato, cercato, cercato e, infine, mi ha dato una bella scatoletta dicendo: “Sono 6 pounds e 70.”
Ed io ho guardato la scatoletta prima che la incartasse ed ho visto che il principio attivo segnalato era la Rifampicina, non la Rifaximina.
E il farmacista mi ha detto: “E’ praticamente la stessa cosa.”
E col cavolo, che lo era: ho aperto la scatola, ho guardato il foglio ed ho appreso che cura la tubercolosi e la lebbra, la Rifampicina.
Volevo fargliela ingoiare, volevo.
E lui tranquillo: “Ah, non va bene?”
“Ma come vuoi che vada bene, ma sei scemo?? Ti sto dicendo che ho mal di pancia e tu mi vuoi dare una cosa per la lebbra???”
E lui tranquillo: “Be’, la Rifaximina non ce l’ho.”
Roba da farsi venire un’ulcera, oltre al mal di pancia.
Insomma: questo non è un buon posto per dormire in piedi. Devi vedere di svegliarti, se ci vuoi stare.
E’ come quando cammini per strada: ci sono buche, ferri che sporgono, trabocchetti che in Italia ci finiresti dritto dentro, ché non te li aspetti e, comunque, poi puoi sempre fare causa al Comune.
Qui devi solo abituarti a guardare dove metti i piedi, ché se ti scapezzi sei tu che sei scemo, e vagli a fare causa al Comune del Cairo se hai coraggio, ché mi scappa da ridere solo a pensarci.
Qualunque cosa tu faccia, comunque, non ti garantirà il controllo su ciò che ti circonda e tantomeno sulla tua incolumità.
Ci sono troppe variabili su cui non hai nessun modo di intervenire, ed è che l’Egitto vive molto pericolosamente, per i nostri prudenti standard, e lo fa con assoluta spensieratezza e senza farci troppo caso.
Bombole di gas che perdono, camioncini carichi di bidoni di benzina a spasso per il centro, treni che portano sostanze infiammabili e che perdono da tutte le parti, grattacieli abusivi, idraulici che per aggiustare un tubo si appendono all’esterno della casa pure se sei al settimo piano, macellerie col vitello – vivo – legato all’entrata che poi diventa bistecca senza che un veterinario lo veda mai.
Milioni di modi di farsi male che – me ne accorgo adesso – non riesco nemmeno ad elencare perchè la Natura è saggia e te li fa dimenticare subito dopo averli visti, ché una mica può vivere avendoli tutti in mente.
E, nonostante tutto, questo paese ha 70 milioni di abitanti passabilmente felici e tutto sommato incolumi per buona parte della loro vita.
Quando ero qui da relativamente poco tempo, Julia mi disse una cosa saggia: “In Egitto, impari soprattutto una cosa: che Dio c’è. Non so se c’è anche per noi, ma per loro c’è di sicuro. Altrimenti non te lo spieghi.”
E sono d’accordo, e penso anche che non gli rimanga altra scelta, al Dio in questione, se non vuole che gli fischino le orecchie dalla mattina alla sera.
Perchè che gli arabi dicano Inshallah – se Dio vuole – prima di proiettarsi verso il futuro è cosa nota.
Quello che forse è meno noto è quanto lo dicono.
“Ci vediamo domani”
“Inshallah.”
“Quest’autobus ferma a Zamalek?”
“Inshallah.”
“Taxista, giri alla prossima a destra.”
“Inshallah.”
Per forza, che c’è. E per fortuna.
(Almeno qui in Egitto, che dai vicini c’è un po’ di meno.)

questo post ? bellissimo :-)
sono d’accordo con Edi :)
S?, e anche molto istruttivo. Dubito che andr? mai a vivere in Egitto :-)
E’ il solito vecchio dilemma, Kafir: conoscere il mondo e affrontare delle scomodit? o starsene comodi, ma a casa?
Comunque l’Egitto val bene un po’ di attenzione qui e l?. :)
Verissimo…i giovani supportati dalla loro spensieratezza tipica dell’et? sono convinti di poter fronteggiare qualsiasi malanno fisico e si lanciano in integrazioni alimentari da suicidio.
Mio figlio…Niger..”Cavallette fritte…sono ottime crocchianti come i gamberetti,anche come sapore.”
Il mio pensiero…fritti…fritti dove?..in cosa?
Ma lui estasiato da queste esperienze,che ammetto,avrei fatto anch’io ,ha sempre preferito il cibo locale.
La guida,ci si deve sempre muovere con una guida …? obbligatorio,la sera cucinava cibi locali carni e verdure..dal cammello alla volpe del deserto..ebbenemai avuta la dissenteria come ebbe il primo anno quando mangiarono all’europea,anzi all’italiana.Giornate interminabili senza tempo che potevano considerarsi positive solo per il fatto d’aver mangiato,bevuto ed essere arrivati in fondo alle 24 ore.
Paese povero il Niger ma ricco di persone generose pur nella loro miseria.
La povert? genera virt? che noi abbiamo perso con i nostri istinti primordiali.
Tutto cancellato.
“Dovremmo farci tutti un giro in un deserto…e constatare quante caxxate abbiamo noi che non servono a nulla…e non siamo neppure felici.”
Quando torn? a casa lo sorpresi mentre vuotava il suo bicchiere e quello della ragazza dalla poca acqua rimasta….
I copertoni delle auto arrivano alla tela e poi servono a risuolare le scarpe…pensa se ne portassi un furgone di quelle che smettiamo noi….
Credo gli abbia fatto molto bene confrontare il nostro consumismo sfrenato e la nostra infelicit?,o mancanza di felicit?,con la loro gaiezza pur non possedendo altro che quattro essenziali cose…
E’ cica un anno e mezzo che non torna laggi?,ma non ha ancora smesso di pensarla cos?.
Avr? attecchito?
ciao
l’egitto ? bello proprio per quello. l? ? vietato assolutamente dormire in piedi.
Mh…mi hai ricordato il giorno in cui non ho potuto fare a meno, in giro per Amsterdam al quartiere a luci rosse, proprio lungo il canale, di comprare un krapfen fritto dall’ambulante..
e s? che di solito sono schizzinosa, ma con la fame chimica il profumo di frittura dolciastra si ? reso irresistibile…
raccapricciante, lo so..
niente che possa procurare fame chimica in Egitto quindi, se voglio sopravvivere, ok.
Tu a Gabriele Romagnoli gli fai un baffo, Lia. S?, lo so che non scrive pi? dal Cairo, ma insomma… volevo farti un complimento originale. Per? dovresti veramente collaborare con qualche giornale, se gi? non lo fai. Sul serio. E’ cos? piacevole e interessante leggerti.
Bellissimo… questo ? un post che voglio ricordare… Sicuramente Dio c’?, almeno in Egitto.
Io credo, che se vengo da quelle parti, torno con due cose:
1) Un bel p? di malattie
2) Mal d’Africa
Dopo di che vado a comprare le sigarette e torno a Roma dopo 30 anni…(il tabaccaio era chiuso).
Se mai decider? un giorno di andare in Egitto, mi porter? dietro Magdi Allam e cos? non correr? alcun pericolo……o no??
leggerti ? viaggiare.. sono stata con te in palestina e vivo ogni giorno l’egitto.. ?.. bellissimo.. grazie :-)
No, per? specifichiamo un attimo: io, per ‘cibo di strada’, intendo baracchini, panini al volo o il terribili koshari nelle coppette, cose cos?.
O ristoranti che sono visibilmente preoccupanti.
Poi, do per scontato che si debba mangiare cibo locale e, soprattutto, ci tengo a specificare che l’Egitto ? pieno di cose buonissime, di ristoranti e panetterie stupende e cos? via.
Semplicemente, questa ? l’Africa e non la Svizzera, e bisogna stare un po’ attenti e non scordarsi a casa il sale in zucca.
Senza vivere in paranoia, comunque: stiamo pur sempre parlando di un paese che non richiede vaccinazioni e che non ? umido.
Che io sappia, l’Africa nera o l’India ci superano di varie galassie, quanto a rischi per la salute.
Saluti a tutti e in particolare al vecchio Old.
Antonello: se vieni col Pinocchio finirai col sentirti solo: qui, Magdi Allam non lo conosce nessuno. Ma nessuno, eh.
ciao lia; vorrei spezzare una freccia in favore dell’Egitto, sono 8 anni che ci vado e mi fermo x diversi mesi, presto ci andr? a vivere in pianta stabile(spero), tutto vero quello che dici ma io in tutto questo tempo a malapena ho preso un p? di dissenteria, ho spesso mangiato x strada falafel, kuciari, ed adoro la carne egiziana allevata come il Corano dice con erba anche perch? non hanno i soldi per comprare il mangime, inoltre volevo segnalarti che quest’anno ho trovato anche un dentista meraviglioso ed ha lo studio a nasr city, pulitissimo bravissimo con attrezzature moderne provvisto di guanti + mascherina, a prezzi accessibili considerando i nostrani vuoi sapere il nome? inoltre nella mia Cairo ci sono posti meravigliosi soprattutto i nuovi comprensori residenziali come Rihab ed altri che non mi ricordo il nome, soprattutto una cosa molto bella non ci sono le zanzare che qui a roma mi stanno massacrando, come hai detto non ? fortunatamente un paese umido, inoltre ha dei tramonti meravigliosi,
Stavo per fare un contro-post, con una foto di un ristorante bellissimo e la ricetta della mahallabeya.
Mi ? appena passata la voglia.
Onestamente, che si senta il bisogno di spezzare lance a favore dell’Egitto sul mio blog mi sbalordisce.
Non ho parlato di carne egiziana, che piace anche a me.
Non ho parlato di dentisti, ch? ne ho uno ottimo che ti fa vedere il dente in diretta su uno schermo di computer mentre lui ci lavora.
Non ho bisogno del nome del tuo, grazie mille.
Non ho parlato di comprensori residenziali n? di case.
Passo ore della mia vita a scrivere che l’Egitto ? un paese che amo.
Ho semplicemente detto che esistono, in molti posti, dei problemi igienici che sono oggettivi.
Ed ho citato problemi simili nella mia citt? natale.
Dubito che questa constatazione, venendo da un blog come il mio ed espressa dopo un anno che vivo qui possa offendere qualcuno.
Forse stasera sono stanca o, forse, sono diventata ipersensibile di fronte alle discussioni, alle puntualizzazioni, e cos? via.
Credo che mi stia passando la voglia di scrivere.
Cara Lia, ho sempre sostenuto che il miglior rimedio per chi si lamenta spesso della vita in Italia (Fa schifo l’Italia, vivono meglio in Svizzera..ecc ecc) di passare un anno – da gente del popolo e non da turisti – in Egitto. E non nel Cairo, dove tutte le comodit? ci sono, ma in uno sperduto paesino dell’alto Egitto. E allora vedremo se brontoleranno cosi tanto sulla qualit? di vita, al ritorno in Italia. Approvi?
Io amo Napoli, ma ne vedo i difetti. Ci sono cose che consiglierei di fare, nella mia citt?, e altre che sconsiglierei di cuore.
Considero la Spagna il mio secondo paese, ma non mi inventerei virt? che non ha.
Vivo qui da un anno – e ci vivo perch? amo l’Egitto, non perch? me lo abbia ordinato il medico – e, sapendo di vivere in un paese arabo e in un momento di forte islamofobia, ho sempre cercato di non essere affrettata nei giudizi che davo, nel bene come – soprattutto – nel male.
Ora: non si ama l’Egitto inventandosi che possiede una meravigliosa situazione sanitaria.
O che ? pulito manco fosse Losanna.
Ci sono un mucchio di posti pulitissimi e ci sono ottimi medici e cliniche, senz’altro.
Ma non ? la norma.
Pu? esserlo per un egiziano ricco o per uno straniero, ma non per la stragrande maggioranza di questo paese.
Di pi?: io credo che il problema ambientale sia forse il problema n. 1 di questo paese e di questa parte del mondo: il Nilo ? inquinato e infetto, il paese ? sommerso dalla plastica, l’aria del Cairo fa spavento, l’incidenza di cancro nella popolazione ? altissima anche tra i bambini, manca completamente un’educazione ambientale a livello di massa e siamo sommersi dalla spazzatura: quella locale e quella dell’Europa, ch? l’Africa ? la discarica del mondo industrializzato.
Altro che l’erbetta per fare pascolare i vitelli – che c’? anche quella, certo, ma ci sono pure gli animali al pascolo nelle discariche.
A livello spicciolo, qui c’? un problema di acqua e di idraulica in generale, oltre che di educazione alla salute e alla prevenzione. Se non ti sei mai accorta della sporcizia in otto anni, pi? che un dentista ti serve un oculista.
Io la vedo e non mi impedisce di vedere anche tutte le meraviglie, infinite, di questa terra.
Semplicemente, ci tengo a vederle a lungo, le meraviglie, e voglio mantenermi sana.
Mi sembrerebbe assolutamente irresponsabile scrivere sul blog che il koshari che ti danno in strada – o il falafel col suo impasto fatto a mano – o congelato e scongelato mille volte – e con la sua verdurina – sono sani e inoffensivi.
O che le mosche che fanno la spola tra gli asini e il pane non sono un problema.
Nei sacchi dei legumi del tuo koshari ci possono fare il nido topi e scarafaggi, tanto per cominciare, e non vado avanti per carit? di patria.
Chiedilo al tuo dentista, se lui mangia le cose di cui parli.
Chiedilo a qualsiasi medico egiziano o a qualsiasi egiziano alfabetizzato.
Certo che ci sono posti dove puoi mangiare in strada: la friggitoria di Dokki con i suoi cartocci di gamberi, stupenda. E mille altri posti.
Ma li devi conoscere, non puoi tirare a sorte.
E ci metti tempo, a scoprirli e a conocerli.
Non ? una colpa o un crimine, avere standard sanitari diversi da quelli dell’Europa, se sei in Africa o in Asia. E’ normale.
Ed ? normale anche parlarne, ogni tanto.
Concludo: se davvero verrai a vivere qui, Lauretta, cerca di capire queste cose pi? in fretta che puoi. Buona parte dei miei colleghi si ? curata parassiti strani, ho un collega che la difterite amebica se l’? presa, un’epatite ci pu? sempre scappare e via dicendo.
Perch? va bene che Dio c’?, ma mi pare che in Medio Oriente abbia fin troppo da fare, per potersi prendere cura anche degli irresponsabili.
Oh, Sheriff: grazie al cielo tu non ti sei sentito offeso, ed ho deciso di prenderti come campione rappresentativo degli egiziani che mi leggeranno.
Approvo? Non so. Dipende da cosa si intende per qualit? della vita. E’ un discorso spinoso, quello. :)
Io l’anno qui l’ho passato (n? da turista n? da popolana. Credo di avere un potere d’acquisto da egiziana borghese) e nello sperduto Alto Egitto ci ho pagato un bel po’ di pedaggi. :)
Per?, no, oggi come oggi io non tornerei in Italia.
Mi piace di pi? stare qua.
Molto di pi?.
dovresti essere abituata ormai al fatto che il tuo modo di vedere il mondo differisce da quello della maggioranza.. e che il fatto che sia la maggioranza non ne fa la parte migliore..
vivere certe realt? dal di dentro ti fa diversa.. posso solo immaginare quello che racconti dell’egitto e cercare di confrontarlo con quello che so della tunisia che conosco abbastanza bene.. e sono certa che sia diverso, tutto.. e so con ogni molecola del mio essere cosa vuol dire vivere napoli, che ? la mia citt?… che ? bella, bellissima, ma difficile da un mare di punti di vista.. e raccontarla nel suo essere non vuol dire non amarla, ma anzi amarla per davvero.. perch? napoli ? colore, profumi, suoni, rumori.. e non la cambierei con nulla al mondo.. con quasi nulla al mondo.. sono fuggita da roma.. ma andrei a vivere in un paese arabo senza pensarci su un attimo.. quando sbarchi in questa citt? vieni catturata come da un polipo.. che i suoi tentacoli pu? stringere forte per soffocarti oppure per proteggerti…
cerca di lasciarti scorrere addosso le cose.. altrimenti il tuo “sentirti cascare le braccia” priva anche noi dei tuoi racconti..
i nostri padri lo ripetevano spesso: “panta rei”
Mi segnalano l’ipotesi che quello di Lauretta non fosse un cazziatone. A me era parso di s?.
Se non lo era mi scuso, e giuro pubblicamente di aspettare almeno tre ore, d’ora in poi, prima di rispondere ai commenti. Come si fa col bagno in mare dopo mangiato.
Internet ? il regno del malinteso, del resto.
Credo che l’unica che pu? levarmi dal dubbio, a questo punto, sia Lauretta stessa.
cara Lia, non volevo assolutamente farti un cazziatone, anzi io ti leggo sempre con tanto interesse, aspetto i tuoi blog bellissimi, comunque lo s? che tu ami l’Egitto quanto lo amo io se non di +, ma mi sono stancata di sentir parlare male dei paesi arabi, musulmani ecc.. qui a roma non si f? altro, ? sono perfettamente al corrente delle condizioni igeniche, ed ambientali quali: spazzatura, inquinamento, malattie varie. Infatti ho iniziato con il dire che quello che dici ? tutto vero. ti seguo sempre con affetto lauretta.
Aha! Allora non ho avuto le traveggole: ho percepito giusto, stavi reagendo al comando “Qui si parla male degli arabi”.
Ed io ci sono rimasta male, chiaramente, e il mio mdo di reagire quando mi dispiaccio ? quello qui sopra.
Ok, dai,pace.
Si pone una questione complessa, comunque: a me succede, di volere essere critica con certi aspetti dell’Egitto (no, non quelli che uno si aspetterebbe) e di pensarci dieci volte per timore di vedere strumentalizzato ci? che scrivo.
Solo che non ? giusto, per un’infinit? di motivi.
Ci devo pensare.