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Vabbe’: l’antefatto è noto e riguarda ‘sta bambina che andava a scuola, Iman al-Hamás, a cui la truppa di soldati israeliani spara addosso, e poi va l’ufficiale e, per sicurezza, le spara ancora in testa, e poi si eccita, torna verso di lei, mette il fucile in posizione di tiro automatico e le scarica tutto il caricatore dentro, ed è che il sesso e la guerra condividono una nutrita simbologia.

La valenza sessuale del gesto di andare a scaricare l’intero fucile nel corpo della bambina aleggia anche nella testimonianza dei soldati: “He was hot for a long time to take out terrorists and shot the girl to relieve pressure”.
Era ben caldo, era su di giri. Le ha sparato per alleviare la tensione. Mmmhh.

I maschi, si sa, hanno delle necessità.
Il premuroso esercito israeliano, quindi, ha investigato e il portavoce ieri ha dichiarato:

“Secondo le conclusioni della nostra inchiesta, non c’è nulla che, da un punto di vista etico, possa costituire un pretesto per destituire l’ufficiale dalle sue funzioni.”

L’inchiesta è stata svolta dal generale Dan Harel, comandante della regione militare sud di Israele, che include la striscia di Gaza, e le sue conclusioni sono state presentate al generale Moshe Yaalon, capo di Stato Maggiore.

Questo Moshe Yaalon è quello che aveva anche detto che “i terroristi avevano mandato là la bambina per distrarre i soldati”.
Stupende versioni militari israeliane che non possono essere nè confermate nè smentite, come nota Iñigo Ugarte, e che fanno sì che l’opinione pubblica israeliana si dispiaccia, sì, per l’accaduto, ma che lo giustifichi di fronte all’innata malvagità del nemico.

Eticamente corretto e quindi assolto, il nostro caliente ufficiale.
Adesso manca la conferma della Polizia militare, ma sarà una formalità.
Notizia su El Mundo, commento su Rafah Pundits

Altre foto da Gaza: qui e qui.