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Non mi ricordo più cosa ci facciamo, in Iraq.
Dico sul serio, non sto scherzando: se qualcuno me lo chiedesse, ci farei una figura terribile.
Per piacere, quindi: qualcuno me lo scriva nei commenti qui sotto e mi tiri fuori dall’imbarazzo.

E’ un po’ come con le password, che quando non le usi per un po’ finisce che te le dimentichi.
Vivendo fuori, gli unici rapporti che ho con le parole magiche che giustificano ciò che accade in Iraq ce li ho attraverso i blog: da qui deriva anche un certo effetto straniante provocato a volte dalle mie posizioni, suppongo. E, di riflesso, pure il fatto che a me l’Italia appaia come un paese di pazzi furiosi, più spesso che volentieri.
Poi da voi ‘sta password non fa altro che cambiare: prima erano le armi, poi la democrazia, ora non so. Appunto.

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La “città dalle mille moschee” ne ha perso la metà sotto i bombardamenti USA.

Gli americani praticano tortura, abusi e stupri in tutte le carceri che gestiscono in Iraq, secondo un rapporto di fine Settembre: Riverbend riflette su come la gente in Iraq preferisca morire, piuttosto che cadere viva nelle loro mani.
Cosa peraltro ancora più facile, adesso, dopo la legge marziale dichiarata qualche giorno fa. Quella che si è deciso di chiamare pudicamente “stato di emergenza”.
Non che prima fosse difficile, essere arrestati etc. Ma forse sarà stato qualche avvocato, a consigliare di dichiararla. Non si sa mai.

La CNN ha bollato i 100.000 abitanti di Falluja rimasti nella città come “scudi umani”.
Gli ospedali sono stati chiusi o bombardati.
La TV fa vedere scene orrende.
Leggere i blog dall’Iraq è come leggere una costante invocazione di aiuto contro gli americani, considerati a furor di popolo assassini e torturatori.

Qualsiasi persone normale, dove abito io, è con la resistenza.
Bisogna essere Landrù o Jack lo Squartatore, qua, per sentirsi dalla parte degli USA.
La volontaria americana che conosco io piange, se si parla di politica, e se può fugge.

E io non mi riesco assolutamente a ricordare in quale modo viene giustificato da noi, tutto ciò.
Non lo dico per fare ironia.
Proprio non ce l’ho presente, e deve essere perchè non sono esposta ai discorsi che girano da voi. Il che vuol dire che sono discorsi che, se non vengono ripetuti con una certa frequenza, si volatilizzano senza lasciare traccia.

Tutto questo sangue si ricorda, invece.
Io non credo che me la potrò mai dimenticare, la percezione di tutto questo orrore, e del fatto che chi lo dispensa è troppo militarmente potente per potere mai pagarne il conto.