
Gli dicevo che avevo la sensazione che si fossero impoveriti tutti e lui, giustamente, mi faceva notare che la realtà sociale del paese da cui provengo dovrebbe proteggermi dal commuovermi troppo per le finanze dell’italiano medio.
Ho cercato di spiegarmi meglio ma, un po’ perchè mentre parlavo al telefono salivo e scendevo dagli autobus e molto perchè io per prima non avevo le idee chiare, non sono riuscita a tradurre in parole la sensazione che avevo.
Rimane il fatto, però, che io vengo da un paese poverissimo eppure, qui in Italia, invece di essere colpita dall’agio generale (sicuramente superiore a quello a cui ormai sono abituata) sono inseguita da una costante sensazione di mancanza di quattrini.
E’ quasi blasfemo, questo mio preoccuparmi per l’impoverimento dei ricchi, eppure questo è ciò che il mio convento passa in questi giorni. Non so che farci.
La vicinanza, innanzitutto: in Egitto, i poveri sono sempre “gli altri”. In Italia vedo impoverita buona parte della gente che conosco e avverto una fatica e un pessimismo più profondi di quelli che ricordavo.
E le diverse aspettative: che Milano sia una città che spinge a una vita da pazzi non lo dico solo io, ma vedere accumularsi i debiti e le rate sulle spalle di gente che è arrivata al massimo della propria capacità di lavoro e che ritiene giusto potersi permettere un tenore di vita di pura e semplice borghese dignità fa un po’ impressione: essere più povero di tuo padre e di tuo nonno lavorando il doppio vuol dire, semplicemente, che potrai dare ai tuoi figli meno di quanto sia stato dato a te. E non ne capisci il motivo, ti pare un’ingiustizia cosmica. Non hai nemmeno fatto nulla di male per meritartelo.
E ti ribelli, quindi, e ti indebiti.
Io la vedo diffusa, questa malattia.
Non so: un conto è essere poveri sapendo di esserlo (magari da sempre, da generazioni) e un conto è esserlo mentre una parte di te si ostina a considerarsi benestante.
Si è meno organizzati, non so come dire.
Tu sai che, da vecchio, non avrai i soldi per vivere. E non sei stato abbastanza previdente da mettere al mondo un mucchio di figli. E magari sei pure figlio unico, oppure non parli con i tuoi fratelli da dieci anni o, molto banalmente, non ti sei tenuta il marito che avevi e che, in paesi più poveri, non si molla nemmeno a cannonate, e invece tu eri un’occidentale fighissima e piena zeppa di libertà e cominci a sospettarlo solo ora, che tra un po’ ti mancheranno pure gli occhi per piangere, ma in fondo ti rifiuti ancora di crederci fino in fondo.
In Egitto i poveri sono la stragrande maggioranza della popolazione. Miserrimi. Con un librettino che calcola la quota di pane che ti spetta ogni mese a prezzo politico, e senza quello hai proprio fame.
E senza scarpe, senza vestiti, analfabeti, con malattie a noi ignote.
Non c’è comparazione, non voglio bestemmiare.
Però, qui in Italia, sembra che l’unico povero sia tu e che lo sia per espiare una colpa, o perchè ti è toccata un’ingiustizia insensata.
Povero, poi: povero con la pelliccia e il telefonino e la macchina nuova. Ma povero perchè in rosso, alla mercè delle banche, di un lavoro che puoi perdere in un attimo o di uno stipendio con cui compri sempre meno. Precario, precarissimo, e pieno zeppo di desideri che poi, qui, sono bisogni. Magari giustamente, santo cielo.
I mie studenti egiziani usano per quaderno le vecchie agende e indossano camicie vecchie di dieci anni e pantaloni dignitosi e lisi, ma non si sognano minimamente di vergognarsene. Non sono soli.
Qui è diverso, qui non puoi.
C’è una cosa che non smette mai di colpirmi: se io entro in un supermercato affamata, in Egitto, ne esco con la stessa spesa che avrei acquistato andandoci satolla. Se mi vendono melanzane, farina e scatolette, solo quello posso comprare. Che sia in vena di sfizi o no.
In Italia sembrano il paese delle meraviglie, i supermercati (e gli autogrill, le panetterie, i negozi più banali) e se non stai attenta ci lasci un patrimonio, in cazzate che poi ti pentirai di aver comprato. Ti induce a reprimere desideri dalla mattina alla sera, l’Italia, o a soccombere ad essi e, piano piano, a rovinarti. Se non sei abbastanza forte economicamente, o abbastanza protetto, abbastanza garantito.
Se sei una donna sola, per esempio. O, peggio, con figli.
Se sei un anziano.
Se sei uno a stipendio fisso che l’euro lo nota in uscita ma non in entrata.
Se sei un prof di scuola, banalmente, o una prof senza un marito che le finanzi il lusso di insegnare.
Se sei uno di questi, vivi in un paese in festa che non ti lascia entrare. Il Piccolo Fiammiferaio, sei, e certo è amareggiante.
E poi è umiliante e non lo dici manco a te stesso, appunto. E ti indebiti. Appunto.
I nuovi poveri non vivono una condizione condivisa, mancano di ciò che una volta si chiamava coscienza di classe. Credo.
Mi ricordano piuttosto i sieropositivi di un tempo, a dirla tutta: sieropositivi economici, con un segreto da non dare in pasto a un mondo cattivo.
Eppure sono una legione, a voler guardare bene. Come i sieropositivi, appunto.
Deve essere la questione della condivisione dei problemi e dei bisogni, ciò che mi turba: se in Egitto mi pare di assistere all’epopea drammatica di un paziente popolo di descamisados in gallabiya, qui mi sento in un alveare zeppo di piccole storie che iniziano bene e finiscono malissimo, col finale più triste che c’è.
Ma poi che vuol dire, “qui”. La mia Italia di riferimento è Milano e forse il campione è poco rappresentativo. E’ un’Italia certo un po’ estrema, Milano.
Spero.

mah…non credere pi? di tanto che Milano sia estrema. Il televisore al plasma in comode rate da 49 euro ormai si compra in tutt’Italia. Quando l’hai finito di pagare l’hai gi? buttato da anni.
E’ un’analisi estremamente pertinente.
Soprattutto la parte relativa alle pulsioni psico-sociali che ti spingono ad indebitarti per non sembrare “meno” di qualche altro.
E invece credo che proprio la tua distanza ti abbia permesso di vedere quello che tutti sanno ma nessuno osa dire. Si guadagna moltissimo di pi? di anni fa e si ? poveri. L’altro giorno in un servizio sulla RTSI (Tele Svizzera Italiana) documentavano il problema dei working poors in Svizzera. Ebbene: un capofamiglia con moglie e due figli da mantenere tira la cinghia se guadagna 4200 franchi netti al mese. (sono circa 2800-3000 euro al mese, non bazzecole)
Buona fine anno Lia :-)
Buon Anno a tutti! E cos? anche Lia si ? accorta della povert? italiana. Parlavo con un pastore, termpo fa, mi diceva che i latteifici pagano il latte 35 centesimi di euro (70 lirette italiane) di meno rispetto a 3 anni fa… Solo che il latte allora costava 1500/1600 lire, oggi 2500/2700 lire al litro. Dov’? finita tutta questa differenza? Al produttore diminuiscono i prezzi, al mercato…raddoppiano! Nessuno apre un inchiesta, ognuno si fa gli affari propri, il che vuol dire che questa situazione sta bene a tutti. Gli unici che protestano sono Io, Gatto Grigio ed altri cento randagi… I soliti contestatori faziosi!
Eh, beh, viviamo nel paradigma del denaro.
A ben vedere, negli ultimi anni ha sempre contato di pi?, in misura costantemente maggiore, il denaro rispetto al bene, al prodotto. Ora, non voglio fare una semplicistica critica di sinistra, ma si ? arrivati al paradosso che il valore viene creato nel denaro stesso e nell’opportunit? di aumentarlo. Scollando la visuale dal sostrato del bene materiale.
E cos?, ha pi? valore il prezzo cui vendere il prodotto, che il prodotto stesso, per cui qualcosa la si paga meno di prima, ma la si vende a pi?, dato che non c’? pi? una relazione biunivoca fra il prezzo e l’oggetto cui lo si vende. E’ il denaro che diventa denaro, senza passare per il prodotto.
Accade, poi, che nelle aziende a portare “valore” sia il commerciale e non chi si occupa della progettazione e produzione del prodotto, che sia esso materiale o un servizio.
Accade poi, che poi non tanto recentemente, i soci di grandi aziende debbano rivendicare il diritto di parlare alle assemblee dei soci, di fronte ad amministratori che pi? che delegati sembrano una moderna riedizione dei padri padroni dell’industrialesimo di fine ottocento. E come tutte le copie, sono sbiadite, ingiallite, decisamente peggiori dell’originale.
Tant’?, questo ? il nostro mondo e fino a quando non avverr? il solito cambio nel paradigma che regge l’ethos della nostra societ?, che accada per il nostro sforzo o indipendentemente, questa ? la minestra, salata, che ci tocca ingurgitare.
Ciao
Giorgio
Secondo me Milano e’ abbstanza unica a causa del costo delle case. so poco di italia, ma mi pare che qui le cose siano piu’ estremo. poi, c’e’ un problema piu’ grosso, ed e’ che e’ dura essere single (o in una famiglia monoreddito).
Cara Lia… ti leggo da mesi e mesi… sono daccordo con te… io credo di far parte della parte di italia impoverita dalla crisi galoppante che ci ha investito.
Credo che col tempo si svilupper? un senso comune povert?… relativa chiaramente… che porter? ad una stabilizzazione della situazione. Calcola che per tante famiglie impoverite… ci sono tante persone arricchite che mangiano sulle nostre teste.
Cato
Cara Lia, su questo argomento potremmo farci un convegno tanto ? complesso. E semplice allo stesso modo. Semplice perch? il divario tra paesi poveri e paesi ricchi, prima o dopo si dovr? equilibrare. E, dato che le risorse sono e resteranno pi? o meno quelle che ci sono oggi, inevitabilmente i paesi “ricchi” si impoveriranno, non ci sono alternative. Perci? mettiamoci il cuore in pace, noi, cio? la maggior parte di noi, diventeremo pi? poveri. Perch? i ricchi, i veri ricchi, saranno gli unici a diventare pi? ricchi, a spese di tutti gli altri. Come uscire da questa ? il problema complesso, potremmo parlarne e scriverne per anni. O fare una rivoluzione, una nuova rivoluzione. Forse sta gi? iniziando… con internet come background. Mi auguro che questa volta possa essere creativa e senza sangue, mi auguro. Ma io sono un sognatore inguaribile…
“qui non puoi” ? questo che non fa della borghesia italiana una classe media “europea”. Quando arriva il momento di tirar la cinghia e stai pur tranquilla che ciclicamente ti arriva in famiglia, la classe media italiana ne viene colta impreparata… rinfocolota com’? stata nel secolo scorso da quella contadina e neo-operaia. Siamo una nazione giovane e senza storia “sociale” ovvio che c’? chi cerca l’identit? in un 16/9 a 49? al mese, non gli si pu? fare di questo, neanche una colpa, ovvio. L’orgoglio e l’identit? di una nazione si vede nei momenti duri, per? sento che questo ? un discorso tanto, ma tanto eurocentrico… che preferisco censurarmi sul nascere.
C’? un altra questione, per?.
Noi occidentali non siamo pi? abituati a vivere nell’incertezza. Siamo pieni di paure spropositate, indotte, perch? l’ansia e la paura sono molle importanti per venderti cose perfettamente inutili (il telefonino serve perch? se ti trovi in autostrada, di notte, da solo, e ti si ferma la macchina…) e paradossalmente una societ? povera, che deve ‘venderti’ di meno, ti induce meno paure.
Ciao Lia,
non ? solo Milano ad essere invivibile, te ne sarai accorta andando a Bolzano.
Certo al sud i prezzi non sono cresciuti cos? tanto: io e mio marito a momenti restavamo secchi l’estate scorsa in puglia quando abbiamo pagato 60 euro per una cena per 11!
Anche qui a To ? diventato tutto mostruosamente caro e mi sono accorta che in un anno e mezzo ho speso una quantit? di soldi vergognosa. Di un buon 30% potevo fare a meno e il resto e sussistenza.
Ma perch? non posso fare un corso di danza o una cena fuori ogni tanto? Come si pu? vivere solo lavorando e stando tappati in casa perch? come esci ti spellano vivo?
Cmque buon anno.
effettivamente guardare con occhi “estranei” fa vedere cose che da vicino non riusciamo (in generale ) a vedere…. siamo degli ipermetropi sociali ! hai perfettamente ragione cara Lia
siamo poveri ma non ce lo possiamo permettere la “societ?” ci impone di avere per essere .. ad ogni costo!!
fanno prestiti personalizzati non pi? per comprarti la casa, ma per le cose inutili …il tv al plasma (da 4000?) la moto , un viaggio
? vero manca la consapevolezza sociale, siamo un popolo di cicale che continua a cantare quando ormai l’inverno ? giunto da tempo… illudendoci che sia ancora estate…. sar? un brutto risveglio!
auguro per? a tutti (ed in particolare a te Lia) un 2005 pieno di felicit? fatta di sorrisi veri (non quelli della pubblicit?!) Claudio
noi occidentali, ovunque risiediamo, siamo dei maledetti privilegiati. ma questo non significa che l’impoverimento generale sia comunque meno grave o pi? sopportabile. semplicemente perch? l’obiettivo ? un benessere generalizzato, non un malessere generalizzato. o la mia precariet? di trentenne che stenta a prendersi una casa in affitto giova a qualcuno bisognoso, e a me non l’hanno detto? ;)
a me pare che il generale senso di sfiducia giovi solo ai soliti 4 stronzi, o no?
considerazioni non banali, davvero
il tuo punto di vista mi affascina (senza alcuna ironia)
un tempo lontanissimo era doveroso ESSERE….
poi fu il momento dell’AVERE…..
stiamo attraversando la follia dell’APPARIRE…
ve lo prendete un augurio di buon anno?
…senza fronzoli
senza panettone e lucine..
…sincero per?…..
ciao
old
avevo scritto una cosa tristissima sull’argomento…ve la risparmio.
Anche io credo che, essendo il divario fra paesi ricchi e poveri troppo elevati, dovremo aspettarci (o augurarci?) un impoverimento accettabile di quelli ricchi per permettere un arricchimento di quelli poveri. Il problema per? ? che anche le persone come me, che hanno una piccola macchina che usano solo quando indispensabile perch? usano prevalentemente la bici, si obbligano a fare acquisti sensati seguendo il criterio della rale necessit? e non seguendo le mode, ignorano la pubblicit? (non ho l’antenna n? la parabola ma uso la televisione come monitor per VHS e DVD) non fanno vacanze esotiche e costosissime ecc. ecc. insomma cercano di tenere uno stile di vita sobrio e, per quanto possibile, non consumistico, fino a qualche tempo fa riuscivano a mettere via qualche soldo per garantire una istruzione ai figli ecc., adesso non riesco ad arrivare al 20 del mese e, sinceramente non s? come far? fra due anni quando tutti e due i miei figli andranno all’Universit?. Ho ricevuto una proposta di lavoro all’estero e credo che l’accetter?!
Bella discussione, si vede che l’argomento ? sentito come cruciale. Certo fa un p? paura pensare che la cuccagna ? finita e che il futuro per noi sar? pi? povero, ma forse sar? pi? povero solo di denaro, forse questa poverta economica ci spinger? a riprendere la via di altre ricchezze. La via della riappacificazione con noi stessi prima e con gli altri in seguito. Forse torneremo ad essere pi? umani, torneremo a “sentire” piuttosto che “vedere”. Torneremo “dentro” invece che “fuori”. Dicono che i semi dell’amore sono i pi? lenti a sbocciare, ma quando sbocciano i loro fiori sono i pi? belli del mondo e il loro profumo un irresistibile richiamo per l’anima. Ma io non sono un poeta, non vorrei cadere nel ridicolo scrivendo cos?. Per? ? quello che sento, e non ? una cosa natalizia, non appartengo a nessuna religione, ho la mia personale…
Credevamo di essere ricchi.ce lo davano ad intendere.poi le rate arrivano e ci accorgiamo che non ci sono soldi in cassa. ohim?.povero me.a molti ben gli sta, ai bevitori di milano, -quelli finto ricchi-, ai genitori che comprano ai pargoli i montoncini, le macchinine elettriche, i corsi di quello e di quell’altro.una bella bottarella non ha mai fatto morire nessuno. emb?, siamo pi? poveri. non comprare libri che c’? la biblioteca, mangia panini fatti in casa invece di sandwiches al bar, smetti di foraggiare i produttori di salmone affumicato, tieni e ripara la macchina vecchia, che ne so, e secondo voi questa ? POVERETA??
ma fatemi il piacere fatemi…che ne direste di non avere il caff? per la caffettiera mattutina, le scarpe vecchie risuolate, il freddo in casa e frugare nei cassonetti?
ma fatemio il piacer, smettetela di piangervi addosso
povert?,….si, domani..