La democrazia di chi

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Quello che sta succedendo in Egitto è interessante, ne convengo: da una parte c’è una società che non vorrebbe una “repubblica ereditaria” e che preme per elezioni aperte, e dall’altra c’è un presidente che, come altri prima di lui, preme l’acceleratore sul proprio potere giusto alla vigilia della fine.
Interessante, sì, e il cielo sa se gli egiziani non hanno la mia solidarietà.

Solo che vorrei sottolineare che la battaglia per un Egitto democratico non è una battaglia neocona.
Ma proprio per niente, lo assicuro.

Così come a Gaza votano per Hamas, qui in Egitto voterebbero, con tutta probabilità, per i Fratelli Musulmani. “Con che percentuale vincerebbero, secondo te?” chiedevo poco fa all’amico islamista. “Bah, secondo me un 60% ci starebbe tutto.” diceva lui.
Ma te lo dice chiunque, proprio.

E Israele? Che sentimenti esprimerebbe verso Israele un governo democraticamente eletto? E verso la politica americana?
Io lo so, che queste cose le ho scritte un milione di volte. Ma, giuro, leggere i discorsi “pro-democrazia in Egitto” fatti proprio da coloro che hanno tutto da guadagnare dalla sua assenza mi fa un effetto troppo strano.

Poi è un gatto che si morde la coda: meno democrazia c’è, più la gente si radicalizza. Ma non è che la situazione nella zona aiuti a scongiurare questo fenomeno, comunque.

Per non parlare di democrazia e libertà individuali, poi: fatevi una passeggiata per il Cairo e chiedete ai passanti cosa cambierebbero a questo livello, in Egitto.
Scommettiamo che vi diranno che qui è un casino, che ognuno fa ciò che gli pare e che ci vuole più severità, più controllo sulla morale e, insomma, una legislazione più rigida?

Io la trovo già insopportabile, la manfrina che ne verrà fuori: in Occidente si fingerà di volere una democrazia che nessuno vuole (lo dicono gli aiuti USA all’Egitto mica io); poi, di fatto, si sosterrà in tutti i modi la repubblica ereditaria, magari con due riformine qui e là per fare contenti tutti.
E questo sarà tutto.
Se va bene.

(Se va bene per noi, dico. Su ciò che andrebbe bene per l’Egitto non mi pronuncio, ché è come affacciarsi sull’immensità.)

Aggiornamento: il “Discorso al Paese” dei dimostranti di Kafaya, trovato grazie a Paolo.
Lo ricopio sotto perchè sul sito si fa una gran fatica a leggerlo.

Declaration to the Nation

The Cure of the Ongoing American Occupation and Zionist Devastation is Political Reform

We, the undersigned, are citizens of Egypt; are part of its rich social texture; and are active in its public life in different arenas: intellectual, civic, political, cultural, and unionist.

We come from different walks of life and together represent Egypt?s rich political diversity.

We believe there are two grave dangers which beset our nation today. They are two sides of the same coin, each nourishing the other, and neither curable alone:

First, The odious assault on Arab native soil through:

A. The US occupation of Iraq;

B. The Zionist devastation daily wreaked on the Palestinian people bordering on a holocaust; and

C. The designs, including the Broader Middle East Initiative, to recast the chart and fate of the Arab region and people.

All civil and political efforts must be massed and coordinated to ward off this peril to the future survival of the Arab peoples and society.

Second, The repressive despotism that pervades all aspects of the Egyptian political system and want for democratic governance.

Political reform constitutes:

A. Termination of the current monopoly of power at all levels, starting with the seat of the President of the Republic;

B. Effecting the rule of law as the supreme source of legitimacy;

C. Termination of the current unfounded monopoly and squandering of the wealth of the nation; and

D. Regaining Egypt?s legitimate and significant, if now lost, place amongst the family of the nations.

What To Do: The Concrete Steps

Our route to a homeland of democracy and progress for Egyptians calls for immediate measures towards:
A. Breaking the hold of the ruling party on power and all its instruments;
B. Cessation of the Emergency Law now in effect for a full quarter century;
C. Cessation of all laws which constrain public and individual freedoms; and
D. Effecting constitutional reform to:

1. Allow for direct election by citizens of the President and Vice President of the Republic from within several candidates;

2. Limit the tenure of the President to a period not to exceed two terms;

3. Limit the currently almost absolute sanctions and prerogative currently entrusted to the office of the President of the Republic

4. Separate of the Legislative, Judiciary, and Executive Powers, and elaborating independent checks and balances for each;

5. Ensure the unsanctioned freedom of association; the formation of political parties; and the publication of newspapers;

6. Remove the current state of sequestration imposed on syndicates; and

7. Conduct fair and real parliamentary elections under the supervision of the Supreme Judicial Council and State Council for all steps, from citizen registration to the publication of the election results.

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Comments Closed

2 Commenti

  1. Paolo
    Pubblicato 6 febbraio 2005 alle 11:29 | Link Permanente

    Troppo onore Lia, mi hai anche evidenziato il nome!
    Ho solo segnalato un link…

    adesso mi firmo solo Paolo, se ti va, ho aggiunto di sinistra per differenziarmi dal neocone assurdo che ogni tanto si faceva vivo, ma non mi piace troppo darmi etichette politiche, spero che tu mi capisca.

    Comunque non deve essere facile scegliere per chi votare in Egitto, non li invidio per niente.
    certo che qui da noi…
    “separate of the legislative, judiciary and executive powers…” tema di gran moda anche da noi “occidentali”

  2. lia
    Pubblicato 6 febbraio 2005 alle 13:04 | Link Permanente

    Ma sai, Paolo: proprio perch? qui la ‘democrazia’ ? quello che ?, l’opposizione tende a nascere dal basso. Che poi ? il motivo per il quale io, al di l? delle mie idee personali, ho un estremo rispetto per la popolarit? di Hamas, Fratelli etc. Ed ? che prendo atto del fatto che rispondono a esigenze sociali diffuse e concretissime.

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