stamp.gif

Su Aljazira.it c’è l’ultimo articolo di Sherif.
Alla luce di ciò che io ho scritto qui, uno potrebbe dire che “la pensiamo in modo molto simile”. Sarebbe inesatto: qui non si tratta di “pensare” ma di constatare la realtà e riferirla.

Cito solo un pezzo dell’articolo. Il resto si può leggere qui:

Che fine farebbe l’Egitto all’ombra delle tanto acclamate “elezioni libere”? Si dovrà riconoscere ufficialmente l’organizzazione dei Fratelli musulmani, tanto per far un esempio. Peccato che sia stata demonizzata dagli stessi personaggi che sollecitano le riforme democratiche. Nascerebbe una miriade di partiti di ispirazione islamica – da quelli moderati a quelli intrasigenti – che farebbero man bassa della quasi totalità dei voti. E non è che la loro politica nei confronti degli Stati Uniti o di Israele cambierebbe. Come minimo, si assisterà ad un notevole regresso nelle relazioni diplomatiche egiziano-statunitensi ed egiziano-israeliane. A volte non si capisce se questi individui (quelli che stanno alla Casa Bianca o sul libro paga della stessa) siano consapevoli delle conseguenze delle loro azioni, spesso in contraddizione tra di esse. Viene il sospetto che non siano altro che agitatori professionisti che vorrebbero, come dice il proverbio egiziano, “il funerale per battersi il petto fino alla sazietà” [‘Ayez ganaza w yeshba’ fiha latm, n.d.r.]

Ok. Da straniera, sono contenta di vedere che il mio sguardo sull’Egitto, pur limitato dalle oggettive difficoltà linguistiche e non in cui mi barcameno, funziona. Ci vedo bene. D’altra parte, parliamo di cose talmente evidenti che due prosciutti interi sugli occhi non basterebbero a nascondercele.

Manca, al mio sguardo, il coinvolgimento diretto che si sente nel discorso di Sherif: io non potrei nutrire sentimenti filogovernativi né antigovernativi, rispetto all’Egitto. Non sarebbe il caso e, comunque, la mia stranieraggine me lo impedisce.

So che Sherif ha qualche ragione quando scrive:

I paesi di tutto il mondo arabo invidiano all’Egitto e al popolo egiziano questo presidente dalla politica moderata. […] se oggi c’è meno analfabetismo, se ci sono più donne che lavorano, se c’è un sistema sanitario efficiente e quattro linee di metropolitana al Cairo, se l’ondata degli attacchi terroristici si è fermata, lo dobbiamo a Mubarak.

E a Donna Susan, per quanto riguarda analfabetismo e questione femminile, amatissima moglie del Presidente il cui impegno sociale è molto più antico e, ovviamente, efficace di qualsiasi cosa abbia mai fatto, faccia e farà un’Emma Bonino tanto strombazzata da noi e del tutto ignota agli egiziani.

Condivido anche le virgole della fotografia che Sherif fa della situazione in questo paese.
Le sue conclusioni, però, non sono le mie: io non ne ho, semplicemente. Ho solo un “dispiacere politico” che mi tengo così com’è. E la certezza assoluta che questa parte di mondo debba viversi la propria storia senza altre nefaste interferenze altrui, ché quelle che già ci sono bastano e avanzano nel rovinare la vita al Medio Oriente.
Se fossi egiziana, credo che non sarei molto filogovernativa. Cosa sarei, non lo so.
Qualche decennio fa sarebbe stato più semplice deciderlo.
Qualche decennio fa, però, ancora non l’avevamo disgustata del tutto, questa parte di mondo: l’opposizione, quindi, ci somigliava di più.

(P.S. Fino a un’oretta fa, qui si frivoleggiava. Adesso la voglia è scomparsa: la tragedia avvenuta in Spagna ha preso in pieno anche questo condominio sperduto in mezzo al Cairo. Incredibile, ma nemmeno tanto: la verità è che siamo tutti molto più vicini di quanto uno normalmente non pensi.)