Che dirti, che tu non sappia già?

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Di immaginare il futuro, non ne ho voglia.
E’ da molto tempo che credo che i palestinesi non abbiano altra strada che quella di rimanere afferrati alla vita il più possibile – e, devo dire, gli manca tutto tranne la vitalità – e di fare figli.
Per dire: mi preoccupa molto di più, per il futuro della Palestina, il fatto che i Territori siano pieni di eroina che tutta ‘sta cronaca che inseguiamo, trafelati, da 60 anni.
Le cose cambieranno, io credo, quando cambierà Israele, non loro. E quando cambieremo noi. Mi sa che non faremo in tempo a vederlo.

Sulla più che prevedibile vittoria di Hamas (il mio unico dubbio riguardava il fatto che la Cisgiordania è nota per essere più laica di Gaza) non ho da dire altro che ciò che dissi un bel po’ di tempo fa.
Tanto vale che riporti il post di allora, quindi.

Fu un post che mi attirò i soliti strali, ovviamente: chi diceva che ero filo-Hamas, chi giurava che ero filoterrorista, cose così.
Ancora ricordo un estetizzante trombone radicale, all’epoca un po’ fissato con ‘sto blog, che diceva che io “pronosticavo pateticamente la vittoria di Hamas“.
Imbecille.
Bisogna amarla, la Palestina, per rimpiangere quella vecchia società colta e laica spazzata via da 60 anni di orrore.
Cosa ne può capire, ‘sta gente?

Ripeto ciò che ho già datto a suo tempo, quindi, e propongo un gioco: li vogliamo andare a vedere, i pronostici neoconi del 2003, del 2004, sul futuro del Medio Oriente?
Le vogliamo ripescare, le pensose analisi degli esperti bloggatori di allora, giusto per domandargli quale delle loro profezie si è avverata?
Sarebbe interessante.
Perché ne avessero azzeccata una, santo cielo.
Epperò, niente da fare, parlano ancora.
Pontificano ancora.
Continuano a puntare il dito contro chi gli dà torto, impermeabili ad ogni principio di realtà.
Invece di darsi all’ippica, all’arredamento o all’uncinetto, nobili attività in cui farebbero meno danni e sarebbero infinitamente più utili alla collettività.

Cairo, 4 novembre 2004

E’ curioso: proprio nel periodo in cui ci siamo messi in testa di immaginare il mondo arabo come un regno dell’oscurantismo a cui insegnare ad essere laico, assistiamo in realtà al tramonto del laicismo arabo.
In Iraq, prima, e adesso in Palestina.

Arafat non era un corrotto (ha avuto un unico vestito per tutta la vita, è stato senza curarsi in un buco a Ramallah, pur di non lasciare la Palestina) ma un protettore di corrotti dei quali riteneva, per altri versi, di fidarsi.
Dicono che sia stata una scelta fredda, voluta: per mantenere unite le élite di governo e contenere il dissenso. Può darsi.
Ma adesso Arafat non c’è più e loro sono vivi.
Se io fossi palestinese, il mio cuore non batterebbe per Al Fatah.

Tra i palestinesi non batteva molto neanche prima, a dire il vero: andai per la prima volta in Israele/Palestina circa 10 anni fa e mi stupì accorgermene. Nella Gerusalemme vecchia c’erano un mare di manifesti contro Arafat e contro quel suicidio chiamato Oslo. Avevano ragione, ma allora non lo sapevo.
Non facevo altro che incontrare simpatizzanti di Hamas.
Una volta l’ho scritto: incappando in Hamas ogni due metri, mi sentivo un po’ come un turista americano stupito, in piena guerra fredda, di apprendere che un terzo degli italiani era del PCI.
Essere di Hamas era normale, appresi. Quelli di Hamas sembravano normali, per giunta. Come i nostri iscritti al Partito Comunista Italiano. Non trovo altri paragoni, per far capire cosa intendo.
Non andavano in giro con le bombe in mano: denunciavano la situazione – drammatica – e ritenevano fosse folle anche solo pensare che Israele volesse la pace. Dicevano che serviva solo a distrarre l’Occidente, ‘sta pace, e a dare di fatto mano libera agli israeliani.
Eh. Che volete. Magari, con tanto avvicinarsi a Dio, si diventa profeti.

Oslo, dicevo. Era dai tempi degli inglesi, credo, che gli arabi non venivano inchiappettati così bene.
“Arafat ha scelto di fidarsi dei laburisti israeliani, peggio per lui.” Parola di un damasceno, in un’intervista nel libro che ho sotto mano.
Peggio per i palestinesi, più che altro, che si ritrovarono in galera e con le chiavi della cella in mano ad Israele.

Ai palestinesi si è chiesto tante volte, in questi anni, di dimostrare di volere la pace.
Ad Israele non lo chiede mai nessuno. Ci sono cose che in fondo non vogliamo sapere.

[...] A me sembra che quest’opportunità ci sia stata anni fa, prima della firma di Oslo, quando Israele negoziava con una delegazione palestinese formata da specchiate personalità espressione della società civile. Se allora, all’inizio degli anni ’90, si fossero potuti accettare termini più onerosi di quelli di Oslo, soprattutto sulla colonizzazione della Cisgiordania, forse quella scelta sarebbe stata possibile.
Oggi la società palestinese è stata modificata, come abbiamo tentato di descrivere, dalla gestione del processo di pace. E il contesto regionale non è certo migliorato.
Pensare di attendere il dopo Arafat per rilanciare il negoziato ha molto dell’azzardo, un azzardo che sembrerebbe coprire un’altra intenzione: favorire la costituzione di una giunta militare, fatta di raiss dell’intelligence con poteri articolati sul territorio.

Cercasi kapò, insomma.

La società palestinese è stata modificata, sì: impoverita all’estremo, ingannata, umiliata e, da anni, in balia di una repressione militare senza limiti nè freni.
Ma modificarsi non è rincretinirsi, almeno non del tutto.
La società palestinese, suppongo, vorrà essere governata da chi ha a cuore il destino della Palestina, non da guardiani messi lì dai carcerieri.

Per tenerla dentro Al Fatah, ‘sta società palestinese, a me viene in mente solo Barghouti. Ma Barghouti è in carcere e, a proposito, invito di cuore a seguire ‘sto link dei Giuristi Democratici, per saperne di più.

E allora dai, diciamocelo: ma voi ci credete che, con Israele, i palestinesi possano aspettarsi una pace degna di essere vissuta?
Se ci credete, ditemi in base a cosa. Gli atti di fede non valgono.

E diciamoci anche questo: ma quali due Stati per due popoli, ma dove?
Ma la smettiamo, di raccontarci balle?

I palestinesi hanno un solo compito e una sola possibilità, ed è quella di esistere e di fare figli, aspettando il corso della Storia e sperando che quest’ultima non finisca con l’autorizzare ufficialmente il loro sterminio.
Rimane da capire chi la accompagnerà in questo percorso, quale entità li rappresenterà, li terrà uniti e cercherà di trasmettergliela, la voglia di vivere.
Già, quale?

Aspe’, prima di dirlo voglio fare la faccia seria e la voce giudiziosa e tutta d’un pezzo di un Vespa, per esempio.
La democrazia.
Noi vogliamo la democrazia in Palestina.
O no?
Bene: la democrazia si chiama Hamas.

Lo scrivo in termini più semplici, nel caso non si fosse capito:
Democrazia= Hamas.

Oddio.
E come si fa?
E che ne so, io. Cavoli degli esportatori di democrazia.

UPDATE – POST SEMPLIFICATO FOR DUMMIES:

1. Questo post non dice che Haramlik corre a votare per Hamas. Dice che Haramlik ritiene che i palestinesi, a democratica maggioranza, sceglierebbero un governo di Hamas.

2. Questo post non dice che Hamas sia come il PCI. Dice che, per una straniera in Palestina, la normalità dell’appoggio ad Hamas è straniante nello stesso modo in cui doveva essere straniante, per un americano, vedere comunisti ad ogni angolo in Italia solo fino a pochi anni fa.

(A volte bisogna avere molta pazienza, con certi lettori.)

Ripropongo anche il post che scrissi quando Hamas vinse a Gaza: contiene del materiale interessante pubblicato a suo tempo da Haaretz, a proposito dei rapporti tra Hamas e Israele.
Qui.

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Comments Closed

19 Commenti

  1. Lucio
    Pubblicato 26 gennaio 2006 alle 22:07 | Link Permanente

    Oggi, ai servizi dei telegiornali, tutte quelle dita alzate delle manifestazioni di Hamas, tutte quelle fasce verdi, non più kefiah, ma fasce verdi su fasce verdi, tutte quelle folle insieme, tutte quei ragazzi con ancora la peluria post-adolescenziale in faccia a festeggiare, gli ultimi, che al funzionamento delle cose non ci arriveranno mai neanche in sogno, sottomanovalanza politica, beh, era un altro mondo da quello immaginato per la nostra amata Palestina. Che è sempre stata un’idea più che altro, un utopia, l’utopia degli schiavi che vincono i padroni. La reazione di Israele non potrà essere che la stessa di 60 anni, bombardamenti, carri armati e guerre, solo più feroci forse. Niente di nuovo insomma. Ma hanno ragione tutto sommato i leader europei all’unisono: l’inquietante è la sensazione principe per il futuro.

  2. Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 09:22 | Link Permanente

    ciao Lia, lo stai che stai cominciando a trattare i tuoi lettori più “agitati” come fa Dave (www.daveblog.net) con i suoi? Tra un po’ scriverai che ti ci sei pure affezionata!

  3. arituro
    Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 09:47 | Link Permanente

    hanno ragione i leader europei????
    allora prima vogliono esportare la democrazia (cosa c’è da esportarepoi non l’ho capito), poi non gli va bene quello che la gente vota, perchè no hamas no. Ma che cazzo vogliono questi: allora che prendano e mettano direttamente qualche loro fantoccio a governare tutto il mondo, come hanno sempre fatto, e non ci scassino la m….. con sta democrazia. me li vedo adesso i nostri bravi giornalisti a pontificare su queste elezioni, a dolersi e piangere sulla vittoria di hamas. Forse che con Bush e Berlusconi c’è da star tranquilli, la democrazia prospera e tutto va bene. E si il problema è proprio Hamas..

  4. Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 10:24 | Link Permanente

    lia, ascoltavo domenica scorsa alla radio tedesca un reportage da un paesino della striscia di gaza amministrato ormai da un paio d’anni da hamas. mi sembra che lì ci fosse già tutto: la crisi economica devastante (nei negozi si compra a credito e si aspetta anche cinque mesi prima di saldare), quel po’ di tentativi di stato sociale inseguiti dall’amministrazione di hamas, la forte limitazione della corruzione, la minore anarchia (almeno in confronto a posti vicini amministrati da fatah); e, al contempo, l’obbligo del velo in testa, la separazione delle classi a scuola e altre analoghe misure religiose.
    è dura ammetterlo, ma i diritti delle donne (anche per le donne stesse, temo) passano in ultima posizione quando non si sa come mangiare anche una sola volta al giorno.

  5. Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 11:50 | Link Permanente

    Citato con link nel mio blog. Grazie.

  6. Lucio
    Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 11:51 | Link Permanente

    Gattasornione: cioè? Chi, come, quando, perchè?

    Delio: che Bush, Sharon e Israele siano stati i fautori massimi della vittoria di Hamas non è in discussione, come non è in discussione che l’artefice massimo della vittoria di Bush, della sua compagine teorica a pratica e della sue linea politica mondiale sia stato Bin Laden e il suo messaggio pre-elezioni. Ciò che è in discussione, oggi, è il futuro per quelle popolazioni. Se ci sarà un futuro. L’inquietente che ha espresso l’Europa e il resto del mondo coinvolto nel corso palestinese e mediorientale si riferiva proprio a questo. Per la Palestina, primum vivere. Per l’Italia, credo che con le prossime elezioni si possa andare ancora da male o un minor male, pi forse via via avati fino a un bene. Beh, la speranza è l’ultima a morire, malgrado tutto, è un luogo comune ancora vero, per la definizione stessa di speranza sennonchè.

  7. k.r.
    Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 13:55 | Link Permanente

    Se si riferisce a me come “trombone radicale”, non le biasimai il pronostico pro Hamas.Non è che fosse una primizia.Le feci gentilmente rilevare come il paragone col vecchio Pci, americani straniti e figure retoriche permettendo, rendesse politicamente dilettantesca la sua analisi.Tanto che lei dovette fare le note esplicative, visto che al suo buon nome in tal senso ci tiene tanto.
    Non dovrebbe però preoccuparsene più di tanto di essere politicamente credibile.Lei, con la sua teoria della bomba demografica (che tra l’altro andrebbe in controtendenza col resto del M.Oriente perchè le musulmane figliano meno, e meno male, per loro ), e con la sua civettuola preoccupazione per la droga nei Territori dei suoi amati ragazzi, si conferma ancora e sempre una Madrina di guerra.
    E da queste figure non ci si aspetta nulla più delle sue lacrimose e fatue mozioni d’affetti.
    Amare davvero la Palestina, io amo questa terra, io amo il mio paese..non è che come retorica siamo molto distanti dai Pat Robertson.Certo da una italiana, magari nata nella sinistra laica, ci si aspetta francamente un pò più di coltivato pelo sullo stomaco che questi cuori tempestosi e piccole patrie…
    Magari “comizi d’amore” come definizione le può pure piacere.

    (A distanza di un anno la vedo peggiorata stilisticamente: suvvia, “un pò fissato co’ sto blog”, sembra un sms di una tredicenne, il rientro in Italia l’ha impoverita, si sta banalizzando come la bella gente dell’Italietta).

    Da trombone a, con affetto, trombetta.
    Un saluto, gentile Lia(la)

  8. lia
    Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 13:59 | Link Permanente

    Ahem: non vorrei deluderla, signor Ricchiuti, ma io non ho la più pallida idea di chi lei sia.

  9. k.r.
    Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 14:23 | Link Permanente

    Meglio così.Eviterò di dover cambiare un account typekey a commento.
    Non sono più così giovane e interessato a dire la mia.

    Saluti

  10. Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 14:38 | Link Permanente

    Nel blog A Band Apart dove scrive anche il signor Ricciuti, un certo Pietro ti ha dedicato un post, Lia: (Fallaciamente?) intitolato Insciallah. Vedi http://abandapart.iobloggo.com/archive.php?eid=146

  11. Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 14:40 | Link Permanente

    Ricciuti -> Ricchiuti – sorry.

  12. Nnao
    Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 14:50 | Link Permanente

    60 anni di durissima storia per chi l’ha vissuta. I ragazzi ” con la peluria post adolescenziale”, la vivono questa storia, l’hanno ricevuta in eredità, perché prima di loro, l’hanno vissuta (non certo per libera scelta) i loro padri, i loro nonni e non sono riusciti a scrollarsela di dosso.
    Ma noi questi 60 anni di storia, li abbiamo letti, ascoltati, visti.
    La realtà è stata fin troppo crudele con noi, si è palesata pura e semplice, e le varie mistificazioni di cui è stata oggetto, per opera della cattiva fede e degli interessi di molti, le hanno fatto semplicemente da esponente.
    Eppure qualcuno ha addirittura aspettato che trascorressero 60 anni di quella storia per poter dire oggi, dopo 60 anni, e semplicemente in seguito al risultato elettorale: ” potrai attribuire tutte le colpe al “bieco invasore” oppure anche i Palestinesi che hanno fatto una precisa scelta, si prenderanno le loro responsabilità?”
    C’è una ciurma di gente che esprime opinioni che sento talmente distaccate, buttate lì tanto per dire, da fare paura.
    Io penso semplicemente a cosa farei, trovandomi palestinese, ora, in questo preciso momento storico.
    Penserei solo che dovendo scegliere tra “quella vita e la morte” sceglierei di andarmene.
    Se questa è una scelta!

  13. Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 15:00 | Link Permanente

    Il signor Ricchiuti ha anche 2 blog personali: http://ricchiuti.ilcannocchiale.it/ e http://zarqawi.ilcannocchiale.it/ (andato in ibernazione il 5 ottobre 2005), e collabora a http://prdt.splinder.com/.

  14. Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 15:59 | Link Permanente

    Claude,
    Fallaci non c’entra un bel niente, mi sembra non sia lei che lo sospira in continuazione o sbaglio? Comunque se lo lasci dire ha un futuro come talpa del Web.

  15. Pubblicato 27 gennaio 2006 alle 20:17 | Link Permanente

    Pietro, cosa rappresenterebbe “lo” in “che lo sospira”‘, per favore? Il signor Richiutti? Per niente. QUanto al “futuro di talpa”, lei mi sopravaluta: sono capitata sul suo http://zarqawi.ilcannocchiale.it/ Lì c’era un link a http://abandapart.iobloggo.com/. In questi blog c’erano – chiamiamoli accenni – a TocqueVille. Ho messo “Ricchiuti” e “tocqueville” in Google, e dai commenti del signor Ricchiuti ai blog di altri, sono arrivata agli altri blog che ho citato.

    Saper come seguire un link e come mettere 2 parole in un motore di ricerca mica ti qualificano come talpa.

    Se l’è presa perché ho menzionato qui il suo post “Insciallah”? Beh, se non voleva essere citato, non lo doveva scrivere su un blog pubblico. Nelle buone cartolibrerie si trovano ancora diari ornati di fiorellini e farfalline, che si possono chiudere a chiave.

    Claude

  16. pollymagoo
    Pubblicato 28 gennaio 2006 alle 08:18 | Link Permanente

    eh,eh,eh…fiorellini e farfalle!

  17. Pubblicato 28 gennaio 2006 alle 10:49 | Link Permanente

    Claude,
    lei sta montando una polemica da sola, io non me la sono presa affatto per la sua segnalazione. Il “lo” che tanto le ha dato fastidio è riferito al termine “inshallah”, che non credo Fallaci sia solita sospirare, rilegga bene il mio commento. Riguardo al concetto di talpa non si sottovaluti, non tutti sono in grado di fare ricerche così estese in breve tempo ma, se lo lasci dire, se pensa corretta l’equazione Ricchiuti=Tocqueville è il caso che non si fermi alla superficie dei risultati ma vada un po’ più a fondo.

  18. Chavo
    Pubblicato 28 gennaio 2006 alle 16:33 | Link Permanente

    Grande Lia, d’accordissimo con te come sempre! I neoconnard non vogliono la Democrazia con la D maiuscola, vogliono la LORO democrazia, quella che gli fa più comodo, quella che gli permetta di proseguire coi loro porci comodi. Certo che stanno davvero prendendo una tranvata dietro l’altra, meglio che lascino stare perchè dove toccano fanno danni (contro di loro!)

  19. Pubblicato 28 gennaio 2006 alle 18:24 | Link Permanente

    Pietro, la mia risposta si è evaporata nel cyberspazio. Continuo a non capire la sua frase su Insciallah: me la riformulerebbe senza pronomi e spiegando cosa intende con sospirare, per favore?

    Non faccio l’equazione Ricchiuti=Tocqueville: ho proprio detto che sono state le menzioni di Tocqueville in un suo blog a spingermi a fare un po’ di ricerche. E quei commenti non erano affatto lusinghieri per la “politica editoriale” ti Tocqueville. E hanno avuto il merito di irritare 2 tocquevillani al punto di riconoscere per iscritto la loro politica di epurazione.

    Mantengo che saper mettere 2 parole in un motore di ricerca non è una qualifica – negli Stati Uniti è uno dei requisiti per la “e-literacy” da raggiungere in 5a elementare. Allora si meta l’anima in pace quanto al pericolo che potrei rappresentare. Però rifletta un attimo sulla natura estremamente pubblica e “retrievable” di ciò che si scrive online.

    Claude

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  1. Scritto da One More Blog il 27 gennaio 2006 alle 00:52

    Medio Oriente: e adesso?

    Ehud Olmert ripete che non negozier? “con i terroristi”, i vertici del gruppo palestinese ribadiscono che non riconosceranno il diritto a esistere di Israele. La vittoria di Hamas preoccupa il mondo. Il commento di Haaretz, una scheda su Hamas…

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