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Un mio parente avvocato una volta mi disse: “Basterebbe che la gente seguisse le semplici regole della buona educazione per dimezzare il lavoro dei Tribunali d’Italia. E i nostri guadagni.”
Come è vero.

Credo che i morti dal ridere per le nostre vignette siano ormai una sessantina.
So che non sta bene dire: “L’avevo detto”, ma il punto è che era molto più che prevedibile. Era matematico.
Quando un intellettuale come Juan Goytisolo scrive: “Nessun conoscitore del vasto spazio arabo-musulmano avrebbe approvato la pubblicazione delle vignette, legalissima quanto vi pare, se solo ne avesse avuto la possibilità” fa notare, letteralmente, l’acqua calda.
Che, a quanto pare, ormai richiede di essere fatta notare.

Io credo che ci sia un punto su cui bisognerebbe seriamente riflettere, tutti quanti: la frase che leggo ovunque e che recita: “Ma le vignette erano state pubblicate mesi fa e nessuno aveva detto niente“.
Ecco, il punto è là.
Non è che non avessero detto niente: avevano cercato di esprimere il loro senso di offesa in modo civile, semplicemente. Tramite manifestazioni pacifiche. Per via diplomatica. Con dichiarazioni della Lega Araba. Con il ritiro degli ambasciatori e il ghandianissimo boicottaggio, infine. Cinque mesi a svuotare il mare col cucchiaino: la piantavano in un paese e cominciavano in un altro. E, per noi, non stava succedendo “assolutamente niente”. Non è successo niente, per mesi.

Poche cose sono riuscite a fare incazzare il mondo arabo quanto le dichiarazioni dell’incredibile primo ministro danese: “When Muslim diplomats demanded an official apology last October, Danish Prime Minister Anders Fogh Rasmussen was quick to draw a line separating European from Muslim governments: “The Danish government cannot apologize on behalf of a Danish newspaper. That is not how our democracy works … and we have explained that to the Arab countries.”

Oh, lui glielo ha spiegato.
E gli avrebbe anche tolto l’anello dal naso, se solo li avesse ricevuti.
Il fatto è che, ecco, devo proprio dirlo: un normale ambasciatore di un paese musulmano è un signore di ottima famiglia, di ottimi studi, di grande esperienza e dal cosmopolitismo infinitamente superiore rispetto a quello di un normale primo ministro danese.
E’ un tipo che ha viaggiato, oltretutto. Che lo sa, come funziona in Europa. Che non ha bisogno che glielo spieghi uno che probabilmente non si è mai mosso da Copenhagen.
L’ambasciatore in questione, quindi, ti sta dicendo che è il caso di affrontare la questione in termini politici. Con tanta cortesia reciproca. E tu, da bravo primo ministro, cerchi una soluzione soddisfacente assieme a lui.
Non lo lasci sulla porta dopo “avergli spiegato che da noi è diverso”.
Anche perché non lasceresti mai sulla porta l’ambasciatore israeliano che ti vuole dire che tutti gli ebrei del mondo si sentono offesi dalla stampa del tuo paese.
Persino Fini, ecco, è lì che dirama inviti a pranzo da prima della maglietta di Calderoli, come è logico che sia.
Il provincialismo e l’inadeguatezza di Rasmussen non sono stati analizzati come si doveva, secondo me. Anche perché, diciamocelo, la Danimarca è un po’ il culo del mondo e chi cavolo lo conosceva, Rasmussen, prima di questo casino?

E così è successo che, envalentonados e ingagliarditi dall’assoluta cortesia espressa dal mondo arabo nella sua richiesta di non sbeffeggiargli i simboli sacri, stampa, politici e semplici passanti di mezza Europa si sono scoperti figli dei Lumi, nipoti di Voltaire ed eroici superatori dei tabù dei selvaggi improvvisando un eroico “pappappero” continentale che aveva la virtù di liberare l’adolescente che c’è in ognuno di noi al solo prezzo di qualche pietrata in testa a ignoti cristiani di altri paesi, di abbronzate vittime di forze dell’ordine note per la loro mano pesante, di pittoreschi e (sapesse, Contessa!) certo censurabili disordini a mille miglia dal tinello dei leghisti e, dispiace dirlo, dalle piste ciclabili dei rivoluzionari de noiantri.

Cosa sono, sessanta morti? O forse ottanta, forse cento.
Però la vignetta delle vergini era carina, sì.
Forse cento morti, e tutti in paesi islamici, al momento: le comunità musulmane in Europa, tranne pochissime eccezioni limitate per lo più a cartelli e abbigliamenti poco consoni, hanno manifestato il loro senso di offesa in modo assolutamente civile.
Altrove, la polizia araba laica e/o filoamericana ha sparato sui manifestanti.
Gli assurdi nigeriani (un giorno devo scrivere un post, sulle storie nigeriane che conosco) hanno fatto fuori un po’ di cristiani che pensavano ai cazzi loro.
Un ragazzetto polistuprato (o prostituto a 16 anni, come preferite) ha fatto fuori un prete e si farà l’ergastolo in Turchia, e scusate se è poco.
E a me pare un miracolo che ne sia morto solo uno, di preti occidentali. Su centinaia di milioni di musulmani offesi, un solo omicidio fa torto alle aspettative dei leghisti e dei loro compagni (compagni loro, non certo miei) di merende.
Ma era ovvio, che sarebbe morta gente.
Che ci sarebbe stato un finimndo.
Era chiaro.
Finite le buone maniere, dopo quattro mesi passati ad attendere sullo zerbino dei potenti per essere ascoltati, era impensabile che non succedesse.
Intanto, la nostra sinistra faceva la rivoluzione, chessò, sulla ruota fissa sentendosi figlia di Voltaire.
Io ne sono rimasta sconvolta, francamente.
Ma non perché lo volessi, il finimondo.
Devo ancora spiegarlo?
Perché era chiaro che ci sarebbe stato, nello stesso modo in cui l’acqua bolle se la metti in una pentola a bollire. Non sono io (o Leonardo, o Brodo) a farla bollire.
Ti stiamo dicendo, semplicemente, che se la metti sul fuoco bollirà.

E così, per mesi, non è successo niente.
Un centinaio di operai danesi in cassa integrazione, ma comunque niente.

Mo’, invece, è successo qualcosa.
Ambasciate a fuoco.
Europei sbattuti fuori dalle ONG e da quant’altro.
La conta dei danesi, dei norvegesi, degli italiani nelle ambasciate da Damasco a Kandahar.
Un console italiano messo in salvo dalla polizia libica e costretto a starsene nascosto.
La necessità di garantire sicurezza ai nostri concittadini.

E, come per miracolo, la politica europea è tornata nelle mani degli adulti.
Il Jyllands-Posten che, appena vede le fiamme, compra intere pagine dei quotidiani arabi per prostrarsi in scuse precedute dalla formula islamica: “Peace and God’s mercy and blessings be upon you”.
Il nostro Borghezio che riscopre la convivenza tra religioni.
Calderoli finalmente costretto alle dimissioni, e non certo per la peggiore delle sue uscite.
I vignettisti d’Europa che si guardano le unghie con aria distratta e morire se ce n’è uno disposto a rifarla, la caricatura di Maometto.
Che, a proposito: “Staino, dove sei???? Mi senti, Staino? Dove è finita la tua illuministica ed eroica battaglia? Dov’è la tua vignetta sul Profeta? Perché l’Unità non te la pubblica, ammesso e non concesso che tu la faccia? Cosa aspetti a dimetterti dall’illiberale Unità che non tutela la tua magnifica libertà di espressione?”

Massì, era per dire.
Non intendevamo provocare.
La stampa di tutta l’Europa è presissima da un mucchio di questioni serie, figurati tu se si può mettere a riprodurre Maometto.
Che sciocchezza.
Cento morti.
Vogliamo le piste ciclabili, riscoprire la dimensione dell’uomo.
Basta fissare un pignone, è facile.
Cento morti, ma la vignetta era carina, mi ha fatto ridere.

E così finalmente, l’abbiamo capita.
Cento morti, ambasciate a fuoco, consoli nascosti, gente in galera, europei sotto scorta, cristiani orientali con le mani tra i capelli e, finalmente, l’abbiamo capita.
Prima, non l’avevamo capita.
Parliamo talmente tanto di civiltà che ci manca il tempo per ascoltarla.
Capiamo solo le mazzate, e questa mi pare la morale di tutta la faccenda.
Non lo dico io, fate i bravi.
Lo dice quel fanatico integralista di Nagib Mahfouz:

Certainly. A boycott may not be the best means of addressing what happened but under the circumstances it’s the only option we have. The world understands only the language of force. Perhaps the West will finally come to see the Muslim point of view and comprehend our need to protect religious symbols.

Abbiamo fatto una figura di merda.
Lo sappiamo (io lo so, voi lo sapete) che non ci sarà giornale serio, in Europa, disposto a pubblicare una vignetta su Maometto per i prossimi 50 anni.
Possiamo cercare di salvare la faccia come ci pare, ma la verità è che le pedate prese ci hanno fatto rinsavire.
E, senza pedate, staremmo ancora là a giocare ai piccoli Voltaire. Altro che fare dimettere un ministro, altro che invitare ambasciatori a pranzo e cena, altro che rilasciare interviste ed estendere comunicati.
Figura di merda.
E solo quando ci hanno toccato il portafogli, quando ci hanno toccato il prezioso culo.
Con buona pace del povero Voltaire.
E questo è quanto.

E, adesso, tutti a dare lezioni di civiltà ai musulmani, mi raccomando!
Tutti a spiegargli che devono protestare pacificamente, che è meglio.
Però seri, eh.

Poi, se volete un punto di vista arabo, lo trovate qui:
http://weekly.ahram.org.eg/2006/781/in2.htm
http://weekly.ahram.org.eg/2006/782/op132.htm
http://www.arabnews.com/?page=7&section=0&article=77898&d=16&m=2&y=2006
e soprattutto qui:
http://weekly.ahram.org.eg/2006/782/in12.htm

Io ho un punto di vista italiano, che volete da me.

Infine: tutta la mia solidarietà, stasera, va a Molestine.
La capisco con ogni fibra del mio essere: è veramente difficile, certe volte, mantenere la propria rotta nonostante l’impazzimento del mondo.
Pigliati un pezzo di cuore, Molestine, e mettilo su una mensola o da qualche parte: lasciami essere un po’ lì con te.

E un altro pezzo di cuore a Groucho che è sempre più contento di andarsene dalla Siria, ma “non per paura dei musulmani, ma perché stanco di fare queste figure di merda“.

E adesso, dai, rilassiamoci con qualche vignetta:

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Palestinians practice democracy by teleconferencing: The Israeli occupation anti-democratic government prevent Hamas members of Parliament in Gaza to travel to the parliament’s opening session in Ramallah

(Khalil Abu Arafeh, Alquds, 2/18/06).