Un mio parente avvocato una volta mi disse: “Basterebbe che la gente seguisse le semplici regole della buona educazione per dimezzare il lavoro dei Tribunali d’Italia. E i nostri guadagni.”
Come è vero.
Credo che i morti dal ridere per le nostre vignette siano ormai una sessantina.
So che non sta bene dire: “L’avevo detto”, ma il punto è che era molto più che prevedibile. Era matematico.
Quando un intellettuale come Juan Goytisolo scrive: “Nessun conoscitore del vasto spazio arabo-musulmano avrebbe approvato la pubblicazione delle vignette, legalissima quanto vi pare, se solo ne avesse avuto la possibilità” fa notare, letteralmente, l’acqua calda.
Che, a quanto pare, ormai richiede di essere fatta notare.
Io credo che ci sia un punto su cui bisognerebbe seriamente riflettere, tutti quanti: la frase che leggo ovunque e che recita: “Ma le vignette erano state pubblicate mesi fa e nessuno aveva detto niente“.
Ecco, il punto è là.
Non è che non avessero detto niente: avevano cercato di esprimere il loro senso di offesa in modo civile, semplicemente. Tramite manifestazioni pacifiche. Per via diplomatica. Con dichiarazioni della Lega Araba. Con il ritiro degli ambasciatori e il ghandianissimo boicottaggio, infine. Cinque mesi a svuotare il mare col cucchiaino: la piantavano in un paese e cominciavano in un altro. E, per noi, non stava succedendo “assolutamente niente”. Non è successo niente, per mesi.
Poche cose sono riuscite a fare incazzare il mondo arabo quanto le dichiarazioni dell’incredibile primo ministro danese: “When Muslim diplomats demanded an official apology last October, Danish Prime Minister Anders Fogh Rasmussen was quick to draw a line separating European from Muslim governments: “The Danish government cannot apologize on behalf of a Danish newspaper. That is not how our democracy works … and we have explained that to the Arab countries.”
Oh, lui glielo ha spiegato.
E gli avrebbe anche tolto l’anello dal naso, se solo li avesse ricevuti.
Il fatto è che, ecco, devo proprio dirlo: un normale ambasciatore di un paese musulmano è un signore di ottima famiglia, di ottimi studi, di grande esperienza e dal cosmopolitismo infinitamente superiore rispetto a quello di un normale primo ministro danese.
E’ un tipo che ha viaggiato, oltretutto. Che lo sa, come funziona in Europa. Che non ha bisogno che glielo spieghi uno che probabilmente non si è mai mosso da Copenhagen.
L’ambasciatore in questione, quindi, ti sta dicendo che è il caso di affrontare la questione in termini politici. Con tanta cortesia reciproca. E tu, da bravo primo ministro, cerchi una soluzione soddisfacente assieme a lui.
Non lo lasci sulla porta dopo “avergli spiegato che da noi è diverso”.
Anche perché non lasceresti mai sulla porta l’ambasciatore israeliano che ti vuole dire che tutti gli ebrei del mondo si sentono offesi dalla stampa del tuo paese.
Persino Fini, ecco, è lì che dirama inviti a pranzo da prima della maglietta di Calderoli, come è logico che sia.
Il provincialismo e l’inadeguatezza di Rasmussen non sono stati analizzati come si doveva, secondo me. Anche perché, diciamocelo, la Danimarca è un po’ il culo del mondo e chi cavolo lo conosceva, Rasmussen, prima di questo casino?
E così è successo che, envalentonados e ingagliarditi dall’assoluta cortesia espressa dal mondo arabo nella sua richiesta di non sbeffeggiargli i simboli sacri, stampa, politici e semplici passanti di mezza Europa si sono scoperti figli dei Lumi, nipoti di Voltaire ed eroici superatori dei tabù dei selvaggi improvvisando un eroico “pappappero” continentale che aveva la virtù di liberare l’adolescente che c’è in ognuno di noi al solo prezzo di qualche pietrata in testa a ignoti cristiani di altri paesi, di abbronzate vittime di forze dell’ordine note per la loro mano pesante, di pittoreschi e (sapesse, Contessa!) certo censurabili disordini a mille miglia dal tinello dei leghisti e, dispiace dirlo, dalle piste ciclabili dei rivoluzionari de noiantri.
Cosa sono, sessanta morti? O forse ottanta, forse cento.
Però la vignetta delle vergini era carina, sì.
Forse cento morti, e tutti in paesi islamici, al momento: le comunità musulmane in Europa, tranne pochissime eccezioni limitate per lo più a cartelli e abbigliamenti poco consoni, hanno manifestato il loro senso di offesa in modo assolutamente civile.
Altrove, la polizia araba laica e/o filoamericana ha sparato sui manifestanti.
Gli assurdi nigeriani (un giorno devo scrivere un post, sulle storie nigeriane che conosco) hanno fatto fuori un po’ di cristiani che pensavano ai cazzi loro.
Un ragazzetto polistuprato (o prostituto a 16 anni, come preferite) ha fatto fuori un prete e si farà l’ergastolo in Turchia, e scusate se è poco.
E a me pare un miracolo che ne sia morto solo uno, di preti occidentali. Su centinaia di milioni di musulmani offesi, un solo omicidio fa torto alle aspettative dei leghisti e dei loro compagni (compagni loro, non certo miei) di merende.
Ma era ovvio, che sarebbe morta gente.
Che ci sarebbe stato un finimndo.
Era chiaro.
Finite le buone maniere, dopo quattro mesi passati ad attendere sullo zerbino dei potenti per essere ascoltati, era impensabile che non succedesse.
Intanto, la nostra sinistra faceva la rivoluzione, chessò, sulla ruota fissa sentendosi figlia di Voltaire.
Io ne sono rimasta sconvolta, francamente.
Ma non perché lo volessi, il finimondo.
Devo ancora spiegarlo?
Perché era chiaro che ci sarebbe stato, nello stesso modo in cui l’acqua bolle se la metti in una pentola a bollire. Non sono io (o Leonardo, o Brodo) a farla bollire.
Ti stiamo dicendo, semplicemente, che se la metti sul fuoco bollirà.
E così, per mesi, non è successo niente.
Un centinaio di operai danesi in cassa integrazione, ma comunque niente.
Mo’, invece, è successo qualcosa.
Ambasciate a fuoco.
Europei sbattuti fuori dalle ONG e da quant’altro.
La conta dei danesi, dei norvegesi, degli italiani nelle ambasciate da Damasco a Kandahar.
Un console italiano messo in salvo dalla polizia libica e costretto a starsene nascosto.
La necessità di garantire sicurezza ai nostri concittadini.
E, come per miracolo, la politica europea è tornata nelle mani degli adulti.
Il Jyllands-Posten che, appena vede le fiamme, compra intere pagine dei quotidiani arabi per prostrarsi in scuse precedute dalla formula islamica: “Peace and God’s mercy and blessings be upon you”.
Il nostro Borghezio che riscopre la convivenza tra religioni.
Calderoli finalmente costretto alle dimissioni, e non certo per la peggiore delle sue uscite.
I vignettisti d’Europa che si guardano le unghie con aria distratta e morire se ce n’è uno disposto a rifarla, la caricatura di Maometto.
Che, a proposito: “Staino, dove sei???? Mi senti, Staino? Dove è finita la tua illuministica ed eroica battaglia? Dov’è la tua vignetta sul Profeta? Perché l’Unità non te la pubblica, ammesso e non concesso che tu la faccia? Cosa aspetti a dimetterti dall’illiberale Unità che non tutela la tua magnifica libertà di espressione?”
Massì, era per dire.
Non intendevamo provocare.
La stampa di tutta l’Europa è presissima da un mucchio di questioni serie, figurati tu se si può mettere a riprodurre Maometto.
Che sciocchezza.
Cento morti.
Vogliamo le piste ciclabili, riscoprire la dimensione dell’uomo.
Basta fissare un pignone, è facile.
Cento morti, ma la vignetta era carina, mi ha fatto ridere.
E così finalmente, l’abbiamo capita.
Cento morti, ambasciate a fuoco, consoli nascosti, gente in galera, europei sotto scorta, cristiani orientali con le mani tra i capelli e, finalmente, l’abbiamo capita.
Prima, non l’avevamo capita.
Parliamo talmente tanto di civiltà che ci manca il tempo per ascoltarla.
Capiamo solo le mazzate, e questa mi pare la morale di tutta la faccenda.
Non lo dico io, fate i bravi.
Lo dice quel fanatico integralista di Nagib Mahfouz:
Certainly. A boycott may not be the best means of addressing what happened but under the circumstances it’s the only option we have. The world understands only the language of force. Perhaps the West will finally come to see the Muslim point of view and comprehend our need to protect religious symbols.
Abbiamo fatto una figura di merda.
Lo sappiamo (io lo so, voi lo sapete) che non ci sarà giornale serio, in Europa, disposto a pubblicare una vignetta su Maometto per i prossimi 50 anni.
Possiamo cercare di salvare la faccia come ci pare, ma la verità è che le pedate prese ci hanno fatto rinsavire.
E, senza pedate, staremmo ancora là a giocare ai piccoli Voltaire. Altro che fare dimettere un ministro, altro che invitare ambasciatori a pranzo e cena, altro che rilasciare interviste ed estendere comunicati.
Figura di merda.
E solo quando ci hanno toccato il portafogli, quando ci hanno toccato il prezioso culo.
Con buona pace del povero Voltaire.
E questo è quanto.
E, adesso, tutti a dare lezioni di civiltà ai musulmani, mi raccomando!
Tutti a spiegargli che devono protestare pacificamente, che è meglio.
Però seri, eh.
Poi, se volete un punto di vista arabo, lo trovate qui:
http://weekly.ahram.org.eg/2006/781/in2.htm
http://weekly.ahram.org.eg/2006/782/op132.htm
http://www.arabnews.com/?page=7§ion=0&article=77898&d=16&m=2&y=2006
e soprattutto qui:
http://weekly.ahram.org.eg/2006/782/in12.htm
Io ho un punto di vista italiano, che volete da me.
Infine: tutta la mia solidarietà, stasera, va a Molestine.
La capisco con ogni fibra del mio essere: è veramente difficile, certe volte, mantenere la propria rotta nonostante l’impazzimento del mondo.
Pigliati un pezzo di cuore, Molestine, e mettilo su una mensola o da qualche parte: lasciami essere un po’ lì con te.
E un altro pezzo di cuore a Groucho che è sempre più contento di andarsene dalla Siria, ma “non per paura dei musulmani, ma perché stanco di fare queste figure di merda“.
E adesso, dai, rilassiamoci con qualche vignetta:


Palestinians practice democracy by teleconferencing: The Israeli occupation anti-democratic government prevent Hamas members of Parliament in Gaza to travel to the parliament’s opening session in Ramallah
(Khalil Abu Arafeh, Alquds, 2/18/06).

Certo che in Haramlik si sta proprio comodi. Ci si può acquattare tra i cuscini per un po’ ad ascoltare e contemplare le discussioni che passano. Basta non trovarsi sulla traiettoria di un piatto quando volano, ma anche quelli fanno parte dell’ospitalità .
Mi riallineo subito alla gravità del momento, solo un minutino… ancora… bzzzzz
p.s. non vorrei che a forza di tentare di uscire dall’astrattezza della polemica sulle vignette, dei lumi e del nostro modo di sentirci, ci si trovasse invece impantanati sempre più. Non so, ci troviamo occupati a 360° da Calderoli, mentre i fatti importanti e drammatici su cui vorremmo richiamare l’attenzione (che so la mediazione russa con Iran e Hamas e le ultime dall’Irak) passano in secondo piano.
Rota io non credo che Lia stia imponendo qualcosa, mi pare che cerchi solo di spiegare ed eventualmente di farti pensare a una visione diversa della cosa; mi sembra che invece tu ti sia arroccato sulle tue posizioni diventando impermeabile. Dici che non vuoi che ci siano problemi INUTILI: non pensi che una cosa inutile per te possa essere fondamentale per qualcun’altro?
lia,
purtroppo oggi non ho tempo per rispondere a tutto, ma a due cose si.
– ritiro quella delle bandiere che era un’evidente sciocchezza (dovuta forse ad un po’ di invidia per chi ha un senso degli affari che io non ho)
– su “In Europa non è successo (…)”. beh lia, la francia (te ne parlo perchè abito a 25 km dalla frontiera) ha esce or ora da un incendio di un paio di settimane proprio perchè esiste una comunità che, a torto o a ragione, “vive da vicino la quotidianità dei nostri soprusi” e che, ti assicuro, si è sentita colpita in primissima persona. eppure non è esplosa.
non posso dare torto a rotafixa. il Corriere comunque si è dunque parato il popò dietro a un musulmano, perché se non erro è iniziato tutto per “voce” di un musulmano. quello stesso musulmano, nei giorni seguenti, ha citato diverse opinioni sul tema, sempre di musulmani, alcune davvero forti, estreme in senso opposto. le domanda che pongo sono: questo musulmano è dunque un cattivo musulmano, è un burattino nelle mani di qualcuno, fa il gioco di un partito, è un libero pensatore, di religione musulmana, che esprime un’opinione con la quale si può o meno essere d’accordo? come mai quest’uomo ha deciso di fare uno sgarbo alla comunità alla quale appartiene, umiliandola? è uno scellerato? è un dissociato? è uno che ha in odio il mondo intero? non si può certo affermare che Magdi Allam non abbia la capacità di “immaginarlo”, quel mondo. i giornali hanno potere, è vero, ma non dettano legge, lo fanno i politici. il loro verbo non è sacro, è opinabile. fare opinione ha tuttavia potere, hai ragione. lo ha in occidente e in medio oriente. lo hai anche tu, con il tuo blog, in un senso o nell’altro.
Qui si continua a parlare di differenze/non differenze e di culture, poi di politica. A mio modesto parere il tempo è quello che ci divide purtroppo. In medio-oriente si affrontano o debbono ancora essere affrontate, questioni che in europa sono state somatizzate nello scorso millennio. ORa è normale che da un lato si sottenda e dall’altro ci si voglia confrontare… personalmente la vedo male, finirà in un bagno di sangue planetario, recitato in casa loro poverini, prima o poi succederà questo.
(“Perchè sei tu il matto? – Per caso. Io volevo fare il rabbino, ma il posto era già preso. Visto che mancava il matto ho pensato: Fai il matto, se no lo fanno loro; fallo al posto loro” – Train de Vie)
Il Corriere delle Sera riportava in questi giorni una dichiarazione di Pera: “Se ci genuflettiamo abbiamo perso”. La seconda carica dello Stato non ci dice poi, il seguito.
Questo vuoto concettuale mi disorienta. Cosa dovremmo fare noi occidentali cattolici e cristiani?
Prima di tutto, in rispetto di quei valori cristiani ed in vista di una bella guerra di religioni, tutti i laici, comunisti, marxisti, anarchici, gay, coppie di fatto, abortisti, fumatori di spinelli, atei, nichilisti, segaglioli e calciofili che alla domenica preferiscono SKY alla messa, è necessario che si facciano da parte.
Una guerra di religioni è cosa seria; troppo comodo non credere in Dio e poi correre in suo aiuto.
Dopo di chè, partendo già da alcuni punti fermi come la guerra in Iraq, l’utilizzo di armi non convenzionali, la violazione dei trattati internazionali di guerra (torture ai prigionieri, civili uccisi, distruzione di luoghi di culto ecc.) ed in fine l’uso smodato della satira, puntare a “sottolineare” maggiormente questo nostro rifiuto a non genufletterci.
Per esempio, delle belle crociate di volontari sponsorizzate D&G, per fargli capire che noi non scherziamo. Si richiede il certificato di partecipazione all’ora di religione scolastica.
Poi il blocco dell’importazione del loro petrolio, così la piantano di arricchirsi ogni volta che perdo 3/4 d’ora a parcheggiare il mio SUV per andare al cinema.
Infine, il blocco totale delle frontiere e se qualcuno di noi aveva già programmato le vacanze al ClubMed in Egitto, MarRosso, Kenya o Maldive, può benissimo ripiegare su quello di Malaga o Pizzo Calabro che tanto l’architetto è lo stesso, il cloro dell’acqua in piscina pure ed i bucatini all’amatriciana sempre due cuochi egiziani li cucinano.
Nel giro di un decennio massimo, nessuno sarà più genuflesso a nessuno ed anche se uno dei due rischiasse di estinguersi, come già capitato ad altre religioni, si creeranno comunque nuovi posti di lavoro in un Europa che accetta le diversità , purchè senza velo!
impermeabile? non direi. questa discussione tra me e lia è iniziata a causa della mia prima reazione (avrei disegnato delle vignette anch’io ecc).
adesso dico che mi sto zitto e fermo, pur continuando a pensarla come prima. non mi sembra segno di impermeabilità .
leggo oggi che oriana fallaci ha annunciato una sua vignetta su maometto. considero oggi la vicenda così: la fallaci ha tutto il diritto ideologico di pensarla come vuole, io ho il diritto di guardare o non guardare quella vignetta, chiunque ha il diritto di criticarla positivamente o negativamente o non criticarla proprio.
ma considero la sua uscita un errore dovuto ad una gigantesca questione di ordine pubblico planetario: non dovrebbe pubblicarla perchè pubblicandola ci saranno altri morti, altre sistruzioni, altra distanza tra umani. non è solo un tragico e gigantesco errore, è anche una gratuita e inutile quanto meschina cattiveria. è intesa per far male e creare altro dolore, va rigettata per questo. si è fuori dalla libertà di opinione, che per me vale sempre ma può essere trattenuta in nome della pace e della vita, che sono beni supremi tanto quanto la libertà di manifestazione del pensiero. oggi, nei nostri tempi, stanno confliggendo e io preferisco stare zitto per non creare danni.
vi pare una impermeabilità alle istanze di lia? (tornando al discorso tra me e lei)
a me pare di no.
sono stato zittito dalla realtà , lo faccio convintamente per amor di pace.
continuo ad avere un mio pensiero, posso serenamente tenermelo per me.
ma si tratta di “ordine pubblico”, non di principi.
Scusami Rotafixa se mi intrometto, so che ti rivolgevi personalmente a Lia, ma visto che lo fai sul suo blog che tutti leggiamo faccio finta che tu mi inviti a dire la mia.
C’è un sacco di gente che pensa che se un quadro piace lo si può considerare un’opera d’arte, quindi il concetto di arte non esisterebbe perchè ognuno ne può dare una definizione diversa. Io sono del parere che questa gente scambia il gusto con l’arte.
L’arte non è una questione di gusti è qualcosa che si allaccia profondamente alla realtà , passato presente e futuro. Conosce il primo, interpreta il secondo e segna il terzo.
Certo poi tutte le opinioni sono lecite, ma non stanno tutte sullo stesso piano solo perchè ognuno possiede un cervello e una sensibilità ; la conoscenza non è una semplice chiave di lettura, spesso è piuttosto la soglia tra lecito e non lecito, tra libertà e arbitrio.
Un saluto
Chiara
Io ti rispetto molto.
Veramente dico: spesso non sono molto d’accordo con quello che dici, con i concetti ecco. Però ti rispetto molto. Rispetto la tua esperienza e le tue conoscenze, ecco.
Niente, mi sembrava giusto dirtelo.
Firmato: un lettore. Comunque.
[Ste]
cioè?
Piccolo inciso: quando Lia è scoppiata a piangere non ero allibito, in fondo tre prosecchi a digiuno possono accentuare un po’ la passione di una stupenda donna del Sud, che ne ha già tanta di suo. Ero solo ammirato. Chi empatizza col dolore al punto di starci male è da ammirare, chi ci sguazza inconsapevole è un cretino. Lia e Rotafixa empatizzano, ciascuno a modo proprio, con i propri dolori.
E’ stata dura arrivare a leggere fin qua. Lia e Rotafixa sono amici carissimi (di quelli che esistono davvero, li tocchi, senti la loro puzza di ennesima sigaretta, sanno di vino), vederli che si accapigliano fa dispiacere.
Avevo pubblicato la vignetta (scusate, a me quella che sono finite le vergini fa ridere ancora), ma poi – grazie al cazzaitone di Lia – mi sono messo a pensare. Non ne faccio una questione di essere laici e liberi, come Rotafixa, ma di pecoronismo. Rifletti-che-ci-rifletti, ho capito che se uno è “di sinistra” sulla via dell’anarchia (come me) o anche solo di sinistra o comunque democratico, se cade nel tranello del mainstream è fottuto. Sta tutto lì l’errore che ho compiuto pubblicando quella vignetta. Perché mi sono lasciato trasportare anch’io dalla corrente, dannazione, dei facili censori che “ma la libertà di espressione”, delle levate di scudi per la laicità . Salvo poi andare a genuflettersi per Balaguer, dichiararsi credente a Radio24 per un pugno di voti.
Bisogna andare oltre, bisogna ridere del re per metterlo a nudo, non dei propri fratelli sudditi del re. Questo ho capito grazie alle lacrime di Lia: io, con la mia casa luminosa, lo stereo, la moto, le contraddizioni e le bici, devo imparare a essere sempre consapevole che sono quelli là offesi dalle vignette e dalle bombe i miei compagni di vita, i miei fratelli. Quelli come me. Anche se loro credono in Allah e io – quando proprio proprio sono intenerito – in Bruce Lee e John Lennon.
PS Casomai mi fossi spiegato male, non sto dando ragione a Lia o a Rotafixa. Secondo me hanno ragione entrambi.
Ahem, solo un inciso per Alberto: chi ti ha detto che ero a digiuno? Tu non sai in quanta marmellata d’arancia avevo affogato il mio dolore, prima…
(Pure adesso.)
ma perchè, stamo a litigà ?
non me n’ero accorto
però far volare piatti via blog… mmmmhhhh che bell’immagine….
sswwwiissssshhhhhh….
la cosa veramente imbarazzante è che eravate mbriachi con due o tre prosecchi.
questa non ve la perdono
adoro lia comunque
Bello, essere adorate.
Ho portato avanti tutta questa discussione personalizzandola un po’: Rotafixa come emblema di una certa sinistra che, con tutte le buone intenzioni del mondo, fa da alibi morale a un’aggressione a 360 gradi da condurre in MO.
In area anglofona è sempre successo: da Lord Cromer che si scagliava contro il velo delle donne arabe (e contro il voto alle donne in patria) all’approccio liberal sulla questione palestinese analizzato da Edward Said, la questione è vecchia, per quanto ci abbia messo una settantina d’anni ad arrivare in Italia.
Secondo me questa vicenda delle vignette è cruciale, a sinistra, e infatti non riesco a schiodarmene, per quanto – come fa notare Antonio – nel mondo stiano succedendo cose più gravi: il fatto è che penso che siamo arrivati a uno spartiacque. Deplorare tutti insieme le cose molto più gravi è facile. Ma sulle vignette, per la prima volta, abbiamo trovato le parole per descrivere la dissonanza tra diversi modi di sentire – tutti autocollocati a sinistra – che, di fatto, rende la sinistra una palude in preda a paralisi.
Sospetto di non essere l’unica a pensare che questa faccenda, da noi, porterà a un rimescolio di carte che mi pare ormai imprescindibile. Vedo che anche Leonardo fa fatica a cambiare argomento. E’ successo qualcosa, secondo me.
Ho preso Rotafixa a emblema, dicevo: un po’ per dispiacere personale e molto perché l’emblema aveva tutte le caratteristiche giuste.
Ho sbagliato.
Vedo adesso, da Alberto, che osservi con simpatia Capezzone, Rotafi’.
Pare che sia bravo a scagliarsi contro Celentano (son cose che capite voi, io non c’ero) e bravo nel gossip sulla Ferrilli e molto laico.
Francamente, Rota: l’avessi capito prima, mi sarei messa a discutere con Pietro, piuttosto, che è un radicale che spesso banno.
E avrei salvato il rapporto con te che, se si parla d’altro, sei simpatico, divertentissimo, fumi quanto me e ci si può sbronzare in allegria.
Non è che una disprezzi l’essere frivola: assolutamente no.
Però deve sentirsi in un ambiente e in momento che glielo permetta senza contraccolpi per la coscienza.
Non è il mio caso.
Non ora, non qui.
Sento l’esigenza, l’urgenza di fare altro.
Continuerò a pensarci, a ‘ste cazzo di vignette, ma non so se continuare con l’espediente dell’epistola. O, meglio, mi rendo conto che l’espediente dell’epistola (alla mia generazione, ai miei compagni di scapigliatura, di romanticismo, di buoni sentimenti e vizi ancora più buoni, di egocentrismo, superficialità e rendite da quarantenni che vanno conservate) mi consentirà di esprimere con più facilità ciò che ho da dire, ma affosserà il mio rapporto con Rota.
Non so se continuerò. So per esperienza che la mia voglia di scrivere, se mi prende, passa in primo piano rispetto a qualsiasi rapporto personale.
Vedrò se mi viene.
(P.S. A proposito del maschilismo di un paradiso con le Urì, Rota: ignoravo completamente che tu fossi femminista. E’ un po’ un peccato, no?)
Un paio di domande:
1. Le vignette pubblicate in Danimarca erano destinate ai musulmani o ai lettori europei? Erano un qualcosa pubblicato per noi Europei o per i Musulmani? Volevano dire: guardate come sono i mulsumai o guardate come siete voi musulmani?
2. Nessuno mi ha ancora spiegato l’effettiva utilità delle vignette nel caso specifico e non in una lettura generale. Volevano avvisare i musulmani di qualcosa? Volevano far presente a noi europei qualcosa sul mondo musulmano? Non c’è nemmeno chiarezza sul perchè le vignette sono state pubblicate, nè da una parte nè dall’altra. E’ un punto oscuro che è ormai stato del tutto sotterrato.
3. Mi viene in mente una frase di Nietzsche sul fatto che criticare la pubblicazione delle vignette significhi negare un diritto di espressione: “Spesso si contraddice un’opinione quando ciò che non è congeniale in realtà è il tono in cui è stata trasmessa.”
**non è solo un tragico e gigantesco errore, è anche una gratuita e inutile quanto meschina cattiveria. è intesa per far male e creare altro dolore, va rigettata per questo. si è fuori dalla libertà di opinione, che per me vale sempre ma può essere trattenuta in nome della pace e della vita, che sono beni supremi tanto quanto la libertà di manifestazione del pensiero.**
**Bisogna andare oltre, bisogna ridere del re per metterlo a nudo, non dei propri fratelli sudditi del re.**
Ecco, queste due frasi, di rota e di alberto (ma che, io credo, avrebbe potuto scrivere pari pari anche Lia), mi hanno fatto tornare un po’ di ottimismo. Dovevo dirlo. Se tutti gli scambi di opinioni fossero sempre cosi’ fruttiferi…
insomma sarei un coglione, di massima. sì, una serata a cazzeggiare e bere e fumare va bene con rotafixa, poi però lui a letto e noi parliamo di cose serie.
ahò: ma che cazzo.
ho scritto di capezzone come provocazione, ma tu non l’hai presa così, l’hai presa come conferma di un tuo retropensiero: rotafixa è un imbecille, frivolo, leggero, scegli tu.
tu sai per esperienza che la tua voglia di scrivere passa in primo piano ecc.
ebbene, quello che sto facendo io con le bici ha un senso e un valore. passa in primo piano tanto quanto la tua voglia di scrivere.
ora quindi sono costretto a tornarci: il modo in cui hai trattato movimentofisso e ciò che faccio mi ha colpito molto.
un po’ alla paolo conte e descansate nino che continuo io. nel senso: rotafixa va bene finchè parla di biciclette, questi giocattoli, ma poi per le cose serie, scusa ragazzino, ora fai parlare i grandi.
presuntuosello, come atteggiamento
tu hai una tua tesi e chiunque non vi aderisca è fuori dalla tua considerazione, e viene anche dileggiato.
questa discussione mi pare aver prodotto questa frattura.
strano: io ti scrivo cercando di farti capire come la vivo, sento e vedo. in cambio ricevo sostanzialmente insulti.
ora mi sono stufato.
guarda, a me non interessa più parlarne.
non a queste condizioni.
no.
affatto.
aspetto le tue scuse.
Sennò mi bruci l’ambasciata..?
no
se no fai un torto a te e a me
Ritengo ti faccia meglio un incontro ravvicinato con le piccole asprezze della libertà di espressione.
Capisco che il pensiero corra spontaneo al concetto di “torto”.
hai ragione tu
mi pare che questo sintetizzi bene tutta questa chiacchierata, no?
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Febbraio-2006/art6.html
ritael… non mi ero accorta che mi avevi interpellata. Si, conosco uno di quei siti, luogocomune, e chi ha scritto l’articolo scriveva in un altro sito che bazzicavo(ora non so perchè sto ricominciando a navigare solo da qualche giorno… che vuoi .. credo che ogni tanto ci pigli un po’ a tutti noi la saturazione da internet!…)… il sito che bazzicavo era comedonchisciotte, e mi è sempre piaciuto un gran bel “tot”! Quindi figurati se non conoscevo gli articoli sull’11/09/01! (scrivere questa data in guisa amministrativa mi conforta un poco… [du’ palle!!!…]). Il fatto è che ancora, qui in Italia, siamo dei mezzi trogloditi riguardo ad internet, e la nostra stampa…. (credo si evincesse da quel che dicevo…) non è poi così libera, ahimè! Ho una notizia di poco fa: uno con il quale litigo sempre via forum… ho saputo solo poco fa che oltre a far danno nel forum che frequentiamo entrambi(armeno ce prova… poi…) insegna storiaaaa!!!!!!! MARONNA!!!!!
che bello leggerv …swwiiisshhzzzsshh…heeerrm leggervi…(piatti rotti ma bicchieri sempre colmi)
penso che rotafixa abbia la saggezza dei principi,
lia in questo caso anche quella dei tempi.
un uomo scelse di bere cicuta per difendere i propri principi consapevole del fatto che i tempi non sarebbero scesi a compromessi, i tempi non erano maturi (e forse ancora non lo sono). quell’uomo mise in gioco la sua vita, scelse per se’ stesso. ma sono convinto che se i suoi principi e la scelta di difenderli, fossero costati la vita di un solo studente, li avrebbe taciuti.
questo esempio e’ sciolto dal caso delle vignette. non vedo alti ideali in coloro che le hanno divulgate, visto il tono delle difese e le tragiche conseguenze. ideali che tra l’altro mi sembrano molto diversi da quelli che animano (adesso in silenzio ;-)rotafixa . non mi sembra reale e corretto chiuderlo nel recitno insieme a certi figuri padani.
questo esempio vuol solo dire che la difesa di un principio va fatta prima di tutto sulla propria pelle.
forse lia crede nella stessa liberta’ di espressione in cui crede rotafixa, ma e’ consapevole che i principi, purtroppo, hanno un tempo per poter essere condivisi ed affermati, devono fare i conti con realta’ diverse, a volte estranee, con moltitudini di individui unici, complessi, centri complicati da mille influenze diverse da quelle che complicano noi, qui.
se credi in una liberta’, penso sia importante avere anche la saggezza di sapere come e quando combattere per essa. la saggezza di sapere se e’ in pericolo o se e’ utilizzata pretestuosamente per altri fini(ad es. la cattiveria insita nella fallaci che non pubblica di certo per la sola difesa d’espressione, citata da rotafixa). la saggezza di sapere come (dove/quando) affermarla e come (dove/quando) diffonderla.
scusate l’interferenza.
Vabbè, non ci posso credere.
Una si assenta un attimo, e che ti trova?
Rota e Lia che LITIGANO????
Gessù…
Pandora fu una donna mortale creata da Efesto (Vulcano) per ordine di Giove, che voleva punire l’umanità per il dono del fuoco fattole da Prometeo. A lei tutte le divinità dell’Olimpo donarono ogni sorta di pregi e virtù; da qui il nome: Pandora, tutta un dono. Dal maligno Mercurio, però, le fu donata anche la curiosità , quell’invincibile forza che la spinse ad aprire lo scrigno (il vaso di Pandora) che le aveva donato Giove, e dal quale scaturirono poi sulla Terra tutti i mali da cui venne afflitto il genere umano.
Prometeo. Uno dei Titani, personaggio importante della mitologia greca perché simboleggia la ragione umana e la ribellione al dispotismo autoritario. Fu colui che rubò il fuoco agli dèi per farne dono all’uomo. Atto che gli procurò le ire di Giove, che comandò al dio Vulcano d’incatenarlo solidamente sul monte Cà ucaso, dove un’aquila gli divorava il fegato continuamente rinascente. Da questo eterno supplizio fu liberato da Ercole, che uccise l’aquila vorace con una delle sue infallibili frecce. Oltre che per il fuoco donato agli uomini, Prometeo fu considerato, nella tradizione mitologica, un benefattore dell’umanità per gli altri insegnamenti che le diede nel campo della conoscenza e dell’arte, e che fecero di lui l’ispiratore della prima era di civiltà e di progresso.
Gente, se vi vengono a raccontare che tutti i mali esistenti a questo mondo ci sono capitati fra capo e collo per quel peccatuccio commesso dalla venerabile madre Eva in quel negozietto di frutta e verdura che era il Paradiso Terrestre, non dategli retta; le cose non sono andate così. CÂè sempre di mezzo una donna, ma in realtà si è venuto a scoprire che si chiamava Pandora, una bella mortale piena di tante buone qualità donatele dai Vip dellÂOlimpo ma che, come Eva, si dimostrò altrettanto svampita da far cadere il mondo in quel po po di casino di cui tutti siamo beneficiari: il dolore, lÂinfelicità , la morte. Bel guaio, eh?
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Vi racconto comÂè andata, cominciando dallÂantefatto. A uno stretto parente di Zeus, un certo Prométeo, imparentato un po con tutta la jet-society dellÂOlimpo, un giorno venne unÂidea rivoluzionaria, direi quasi ÂcomunisteggianteÂ: far partecipare anche la derelitta umanità almeno a uno di quei benefici di cui sino allora avevano goduto in esclusiva solo gli dèi. E pensò, per esempio, di rubare agli Olimpici il fuoco, facendone un bene di tutti. ÂPerché – deve essersi chiesto – gli uomini devono mangiare carne cruda, non possono accendere il termosifone e devono fare la doccia con lÂacqua fredda?Â. Gran benefattore, non cÂè che dire. Grazie a lui e a quellÂaltro benemerito di Bacco che ci ha fatto il regalo del vino, oggi lÂuomo mangia cibi cotti, si abbuffa, si sbronza… e digerisce meglio.
Ma – chissà perché – quei bricconcelli degli dèi (e tutti quelli che nella vita manovrano la stanza dei bottoni) sono sempre stati gelosi dei loro privilegi, contrariati dal fatto che il meschino subalterno uomo riuscisse a godere in qualche modo di quello che era Âloro in esclusiva. E mal gliene incolse, quindi, al povero Prometeo (vai a fare del bene alla gente), reo di aver commesso in sostanza un reato di spionaggio industriale. Il burbero Giove, che, fra un amorazzo e lÂaltro, trovava anche il tempo di consultare i sondaggi demoscopici, si accorse con vivo disappunto che, col dono di Prometeo, lÂumanità era diventata più felice e baldanzosa, perché aveva anchÂessa un bene Âin comune con gli dèi.
E fulminea, è il caso di dirlo, è la reazione di Giove contro il nostro anti-G-8 dellÂepoca: lo sbatte su unÂalta rupe di un monte sperduto, ce lo incatena per bene e lo fa sollazzare ogni santo giorno dalla rapacità di unÂaquila che gli divora il fegato; il fegato ricresce durante la notte, e lÂindomani il rapace riprende il suo pasto. Niente male in quanto a inventiva, questi dèi. E non è finita qui.
Il padre Giove si spinge anche oltre nel rimettere le cose a posto, come erano ai bei tempi dellÂAncient Régime: lÂuomo comincia a essere più felice e più sicuro di sé? Niente paura, ci penso io. E, pensa che ti ripensa, ne inventa unÂaltra; escogitare qualche altro malanno per la vita dellÂuomo, per un dio è uno scherzetto da ridere. E decide di farcene dono.
Il fantasioso Padre degli dèi aveva alle sue dipendenze un certo Efesto, il Vulcano dei latini, il defraudato dio del fuoco che si occupava di acciaierie, altiforni, industria pesante. A lui, che sapeva far uscire dalle sue fabbriche anche mirabili oggetti dÂarte (come fu poi lo scudo di Achille, di omerica memoria), Giove dà un incarico di alta creatività : ÂCréami una donna – gli dice – , falla con terra impastata con lÂacqua, ma deve venir fuori un capolavoro, una donna bellissima. Voglio punire lÂalterigia degli uomini, e lei sarà la mia vendettaÂ. Efesto, che aveva un atélier ben attrezzato dove pare avesse reclutato i migliori art-designers reperibili sulla piazza, non se lo fece dire due volte, e gli modellò con la creta un pezzo di ragazza che era di una bellezza da capogiro, alla quale Giove, a sua volta, infuse la vita col suo divino alito, forse un po appesantito da una cena troppo abbondante la sera prima.
Ma torniamo alla nostra donzella, ormai in carne e ossa, e con nel sangue la linfa vitale infùsale da un dio; e a questa donzella il padre Giove dà un nome: la chiama Pandora, che in greco vuol dire Âtutta un donoÂ.
Racchiudeva in sé, in effetti, ogni ben di dio, questa novella nata; tutti gli dèi le avevano fatto un regalo mentre si accingeva a lasciare lÂOlimpo per scendere fra i mortali: da Venere aveva avuto il fascino, da Minerva la vivacità dÂintelletto, da Giunone le doti di buona moglie, e da Giove tutte le caratteristiche di una gran . buonadonna.
Perché in effetti una gran buonadonna si rivelò ben presto, combinando quel po po di guai in cui da allora noi tapini mortali ci dibattiamo: i mali della vita. Giove infatti, quel bricconcello, le aveva fatto dono anche di un vaso ben sigillato, con lÂordine perentorio di non aprirlo mai: un po come la proibizione di mangiare una certa mela, fatta ad unÂaltra svampitella, una certa Eva, in un’altra pagina delle umane credenze religiose ( Curiosi, però, questi dèi: ci mettono davanti a un bel melo ma ci vietano di mangiare i suoi frutti; ci fanno un regalo ma ci dicono di non aprirlo . Ma cÂè un perché: dovevano insegnare allÂuomo chi era il ÂcapobrancoÂ, imporgli dei paletti nel comportamento, e dettargli delle leggi morali: è lo scopo benefico di tutte le religioni; e di tutti i grandi uomini di cui è piena la storia delle religioni. Mosè disse che i dieci Comandamenti glieli aveva dettati Dio: in effetti fu lui un grande legislatore, che creò regole per rimettere in riga e sotto controllo quelle ingovernabili tribù che erano allora il popolo d’Israele ).
Ma concludiamo con la nostra Pandora. Sapete cosa diciamo noi uomini di fronte a un divieto? ÂLo faccio perché è proibitoÂ. E’ più forte di noi: se in un ufficio pubblico scrivessero che è permesso fumare, saremmo capaci di smettere; (poi, adesso che hanno messo quegli annunci mortuari sui pacchetti di sigarette, fumiamo ancora di più). E anche Pandora si comportò nello stesso modo, nemmeno lei seppe resistere alla tentazione di trasgredire per sapere cosa ci fosse dentro quel vaso. E, per dirla con gli Americani, fu come mettere dello sterco nel ventilatore. In quel vaso cÂerano tutti i mali del mondo, che come un turbine nero si sprigionarono in un baleno, e – fu la punizione del domeneddìo dellÂepoca – invasero la terra e la vita degli uomini.
Non si salvò nemmeno un angolo sperduto nel deserto o su un picco di montagna; regge e stamberghe ne furono ammorbati in uguale misura. Nel mondo era arrivato il dolore.
Sul fondo del vaso ormai svuotato era rimasta, però, ancora qualcosa: forse un rimorso o un ripensamento di Giove che, nellÂintimo, sapeva anche essere misericordioso. Un qualcosa che il dio lasciava agli uomini affinché, pur fra i travagli, riuscissero a sopportare la vita. Era la speranza.
Dialogo tra due viaggiatori (a proposito di vignette)
di Moni Ovadia
Il treno Intercity si scuote pigramente e si avvia con il consueto ritardo verso la stazione successiva. In uno scompartimento il signor S. – unico occupante – prende uno dei quotidiani appoggiati sul sedile di fianco al suo e comincia a scorrere i titoli e le immagini della prima pagina. In quel momento, apre la porta dello scompartimento il signor M. che, dopo aver sistemato le valigie nello spazio riservato, si accomoda nella fila di sedili di fronte a quella in cui siede il signor S. intento a sfogliare il suo giornale. Adesso la prima pagina è disponibile alla vista del signor M. che, reagendo ad uno dei titoli, commenta:
M.: La stupidità degli uomini è senza limite!
S.: Sono totalmente d’accordo con lei. Questo è un fatto in genere, ma in questa precisa circostanza a cosa si riferisce?
M.: Ad un ministro di un paese democratico che ostenta con imbecillità immagini blasfeme e provocatorie.
S.: Il fatto ancora più grave, a mio parere, è che un simile figuro sia stato nominato ministro e che il suo partito, una formazione a marcato orientamento xenofobo e razzista, faccia parte di un governo che dichiara di ispirarsi a valori di libertà e democrazia. Tuttavia oggi, nel nostro paese, c’è poco da stupirsi, visto che da alcuni anni è operante un sovvertimento del senso comune al punto che i malfattori giudicano i giudici.
M.: Questo non accade solo qui. L’intero Occidente è in preda ad una perdita di valori e di decadimento spirituale. A lei sembra possibile che ad un organo di stampa sia lecito diffondere vignette blasfeme su una grande religione come l’islam?
S.: Scusi se glielo chiedo. Lei ritiene giusto applicare una censura sui collaboratori di un organo di informazione o sull’organo di informazione stesso? E se sì, chi dovrebbe essere il censore e giudice a priori della liceità delle parole e delle immagini?
M.: Lei sarebbe forse d’accordo con la pubblicazione di quelle vignette?
S.: Mi permetta di risponderle inquadrando la questione in un ambito di maggiore respiro. Personalmente non farei nulla che potesse ferire l’islam, né con le parole, né con le immagini, né con gli atti. Conosco lo splendore della spiritualità musulmana anche se non sono uno studioso, inoltre sono ebreo e so quale valore riveste la proibizione di rappresentare con immagini le figure sante. Detto questo, ritengo che vi siano princìpi universali, conculcare i quali sarebbe esiziale per la libertà di ogni famiglia umana, dunque anche di quella musulmana. Uno di questi princìpi è la libertà di espressione.
M.: Lei chiama libertà di espressione la blasfemia intenzionale nei confronti del profeta Muhammad e l’islamofobia?
S.: Non mi sognerei mai di farlo, ma per decidere se i vignettisti sono incorsi in questi reati, ci sono tribunali ai quali istituzioni e associazioni islamiche possono appellarsi per chiamare in giudizio l’eventuale imputato e, una volta provatane la colpa, vedergli comminata la giusta sanzione. La giustizia ha le sue regole, o per lo meno dovrebbe averle. La censura preventiva non può mai essere una di queste regole, né lo è la violenza che, oltre tutto, in questo caso è strumentale ed evidentemente pilotata.
M.: Posso rivolgerle una domanda personale?
S.: Prego, faccia pure.
M.: Lei è un credente?
S.: No. Mi definirei un agnostico o, se preferisce, un dubitante.
M.: Ma se lei non ha un riferimento nell’Assoluto, da dove desume i suoi tanto vantati princìpi universali?
S.: Dal travagliato cammino dell’essere umano nel suo farsi al prezzo di ogni sorta di vessazione e dolore impostagli dal suo simile: schiavitù, massacri, genocidi, sterminio, sfruttamento, abbandono, indifferenza. Dalla ribellione a tutto questo, sono usciti i princìpi universali per i diritti inviolabili dell’uomo, all’elaborazione dei quali hanno concorso anche le idee più alte delle grandi Spiritualità . Fra questi il diritto alla libera espressione. Non dimentichi che è il Corano stesso a conferire piena dignità anche al non credente: «Se Allah avesse voluto fare di tutti gli uomini dei credenti lo avrebbe fatto (ma non lo ha fatto) Chi sei tu per costringere un uomo a credere a suo dispetto?». Se non ricordo male è il versetto 256 della seconda sura.
M.: Lei non mi convince del tutto. Come fa a non sentire la violenza dello sfregio fatto ai credenti dell’islam con la rappresentazione del volto del Profeta, già blasfema di per sé e, in sovrappiù, con una bomba in testa? Che cosa c’entra questo con la libertà di espressione? Inoltre proprio in questo momento, con la guerra preventiva del signor Bush, con l’Afghanistan e il disprezzo imperialista nei confronti di tutto l’islam…
S.: Con ordine. Pensa che non capisca lo sfregio fatto all’islam? Le ripeto che sono ebreo e i nostri credenti sopportano da secoli che l’ineffabile Nome dell’Eterno, impronunciabile, sia banalmente riportato da milioni di libri, in centinaia di trasmissioni televisive e radiofoniche con un misero Jahvè o un ridicolo Geova. Per l’ebreo religioso si tratta di un’intollerabile blasfemia. Non per questo però si deve ricorrere a limitazioni della libertà d’espressione e alla violenza. L’unico rimedio è l’educazione al rispetto e all’accoglienza dell’altro e la paziente e corretta comunicazione. Non è d’accordo anche lei?
Quanto a Bush, è il primo a limitare le libertà in nome dell’emergenza. Non dimentichi il Patriot Act. Fare appello alla ragionevolezza per limitare i diritti fondamentali della persona, è spesso il primo gesto verso la sospensione tout court di quei diritti. Nella fattispecie, a qualcuno, in un dato paese e in un dato momento storico, potrebbe fare molto comodo conculcare il diritto all’espressione dei musulmani.
Mi permetta di insistere: il merito non è la vignetta in sé, ma il diritto ad esprimersi prima di esserne impediti. Solo a posteriori, dopo che sia stato provato il carattere criminoso di una qualsivoglia espressione, si può chiederne la repressione nel quadro delle dovute tutele giuridiche. Questo, per farle un esempio, è accaduto nei confronti dello storico negazionista Irving. Io di una cosa sono sicuro, a dispetto di tutti gli integralisti e fondamentalisti, la verità dell’islam è per una giustizia giusta Mi scusi, il treno sta per giungere alla mia fermata. Yah Salamu Aleikhum!
M.: Aleikhum Salam! Come ha capito che sono musulmano?
S.: Semplice intuito. Non lo sapeva che un buon ebreo ed un buon musulmano si somigliano come due gocce d’acqua?
Questo testo è tratto dal numero 1 di Micromega-La Primavera
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Il mio comunque voleva essere un complimento, e una constatazione: haramlik è un posto accogliente. Anche in momenti poco sereni. Ti puoi sistemare un po’ scansato a riflettere e raccogliere le idee se è il caso. I piatti che volano non era riferito in particolare a Rotafixa o altri.
A parte questo, Lia sono d’accordo che si è arrivati a mettere a fuoco qualcosa di importante e che non è il caso di spostare il dito da dove si è individuata la crepa. Però arrivare a formulare alcuni pensieri è l’esito di un percorso i cui pezzi sono andati a comporsi in un tempo abbastanza lungo ed è un fardello sostanzioso. Bisogna anche prendersi il tempo di digerirlo, lasciarlo decantare. E certo un modo di farlo può essere l’insistere a scriverci, piallando e limando. O può anche essere il distanziarsi un attimo per riprendere la prospettiva. Qua si va anche un po’ sul soggettivo.
Ci sono anche questioni pratiche: avendo raccolto un popo’ di consapevolezza su come a sinistra ci si è ingolfati nelle proprie contraddizioni, pensando di schivarle, non penso che puoi sollevare questo macigno e schiantarlo sul primo che capita a tiro.
O farti venire un febbrone da cavallo per trangugiare in un lampo tutte le gocce dell’amaro calice. E non lo dico per saggezza, ma perché anch’io tendenzialmente faccio così.
Dopo aver dato spazio all’urgenza di esprimersi e spiegare, la preoccupazione di capirsi e farsi capire torna alla ribalta credo.
No, non volevo in nessun modo invitare ad abbandonare l’argomento. Andare avanti e inquadrarla meglio sì.
ciao
Tu hai ragione, Antonio, ma avremmo tempo se a pochi chilometri da qui non stesse succedendo quello che succede.
Invece, a me pare che ora che la sinistra emerge dalle sue contraddizioni, facciamo in tempo a fare arrivare tre Terze Guerre Mondiali e ritorno.
Francamente, di fronte a questa prospettiva me ne fotto dei tempi di gente che è pure pagata per sapere quello che un blog cerca in tutti i modi di sapere con pochissimi mezzi, e non solo si guarda bene dallo sbattersi a farlo ma non possiede nemmeno un istinto che la aiuti a capire.
Sarò antipatica e mi dispiace tanto.
Ma qui siamo pieni di inconsapevoli assassini pieni di belle parole, e la cosa mi pare assai più grave.
Che parlino altri, con tanta calma, a ‘sta gente.
Io, mentre mi faccio i miei tre anni di purgatorio per potere tornare a guardare ciò che loro sarebbero pagati per vedere, preferisco prenderli a calci in culo.
Mi serve per non ammalarmi.
Ciao,
mi sembra di scovare un parallelismo nella polemica Lia-Rotafixa e il caso delle vignette: Rotafixa tenta la strada del buonsenso e del dialogo (come gli appelli pre-casino del mondo arabo), Lia invece rincara la dose ad ogni pié sospinto (vedi Calderoli); dai Lia, fai un passo indietro, e occhio alle frasi “quando mi sento di scrivere devo scrivere” di fallaciana assonanza. ;)
Roberto, la Francia è sconvolta dall’assassinio di Ilan Hamili, un ragazzo ebreo rapito a scopo di estorsione da una banda di giovani criminali e poi torturato a morte, perché è un paese in cui l’integrità personale è normalmente garantita, e un crimine così efferato contraddice tutto quello che si da per acquisito. Quindi l’opinione pubblica europea reagisce (decine di migliaia in corteo oggi a Parigi) al primo accenno di allarme, per ribadire che non bisogna arretrare nemmeno di un passo.
L’opinione pubblica araba si muove in un contesto in cui le fonti di preoccupazione e malessere sono molteplici e costanti, una situazione non rosea. In quel caso si reagisce non al primo campanellino di allarme, ma al dieci-millesimo, quello che potrebbe fare traboccare il vaso ed avere conseguenze anche gravi (per gli equilibri di alcune comunità ). E’ qui che ci inganniamo, perché le vignette suonano come una motivazione impalpabile e superflua, ma è l’esatto contrario. Protestano intorno a una questione simbolica (come possono essere la fede e il rispetto), perché questa ha la potenza di riassumere un gran numero di ingiustizie concrete, per le quali prese singolarmente non ha senso mobilitarsi, visto che costituiscono ciò che si da per acquisito, come per noi lo è il benessere e la tranquillità . Ecco da dove nasce l’asimmetria di giudizio che impedisce di capirsi.
Noi farfalloni che ci vediamo concreti e quelli concreti per necessità che ci sembrano incomprensibilmente futili.
Come non detto, qui volano piatti davvero. Per una volta che mi sentivo ottimista…
Ok, torno nel mio angolino di pessimismo cosmico.