Ci avrò passato un mese, attorcigliata attorno alla sedia in attesa del responso di ‘sta Decana, che non sapevo più che fare, se riscrivere, se sollecitare un “crepa”… che, insomma, mica mi basta fare una valigia, per trasferirmi in Egitto, e metti che non mi vogliono più, ed io che figura ci faccio, che ho già salutato tutti, e come farò, e che faccio….

E adesso mi trovo la mail del professore: “Be’, è un po’ che non ti sento, spero che non ci siano problemi. Mandami urgentemente due o tre foto, che qui bisogna finire con i tramiti.”
E mi abbraccia pure.

Sono corrucciata.
Come sarebbe, che è un po’ che non mi sente?
Che altro gli dovevo dire, dopo avergli mandato tutta la mia vita in fotocopia autenticata per fax?

E poi io ho bisogno di messaggi chiari.
Quando comincio?
No, perchè ho visto che ci sono università che cominciano il 2 settembre.
Se questi pensano che, avvisandomi il 15 luglio, io possa chiudere casa e presentarmi a lezione nel deserto il 2 settembre, sono ottimisti…
Ho due gatte da sistemare.
Non ho niente da mettermi.

Soprattutto, sono molto legata a una certa ritualizzazione dei rapporti di lavoro….
Qualcosa come: “Vuoi tu assumermi, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, dicendomi da quando a quando e mandandomi l’orario?”