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Con buona pace dell’ossessione occidentale per i capelli delle arabe, lo hijab e’ come minimo di gran moda, rispetto a tre anni fa.
Ti siedi ai tavolini del caffe’ del Ramses Hilton Mall, centro commerciale assai fighetto verso la Corniche del Nilo, e rinunci a far sociologia.
Rinunci perche’ non capisci, e’ troppo presto: questa bella araba (senza hijab, e’ una delle poche…) che fuma il suo narghile’ seduta da sola al tavolo e chiacchiera con tre tipi dall’aria facoltosa e il caffettano bianco immacolato seduti al tavolo accanto, e’ una mondana che adesca tre sauditi o e’ una ragazza socievole e disinvolta che conversa amabilmente con dei distinti egiziani dall’abbigliamento conservatore…?
Boh. Non e’ necessario interpretare, guardare e’ piu’ che sufficiente.
Sono sette piani di negozi di moda, e le scale mobili portano su e giu’ una folla prevalentemente femminile, rilassata e piacevole, e il punto di vista sulla moda e’ di quelli privilegiati.
Un mare di hijab. dicevo.
Jeans, tunichetta e hijab.
Oppure gonna stretta, lunga a meta’ polpaccio, camicetta e hijab.
O, ancora, pantalone a zampa d’elefante, maglietta aderente e ancora hijab.
Legato in mille modi, di lato, davanti o lasciato come sciolto, a mo’ di sciarpetta.
A tinta unita, del colore dei pantaloni e della borsetta. O fantasia, con i colori che richiamano sia la gonna che la camicetta.
E a righine, con i disegni, maculati, da tigressa o da pantera, o semplici, alcuni decisamente carini.
Incorniciano il viso e mettono molto in risalto la pelle, mi accorgo. E hanno una bella pelle, le arabe, generalmente. Un hijab chiaro illumina parecchio il viso, ora che ci faccio caso. Interessante.

Dopo un po’ che li guardi, le donne che non lo portano cominciano ad apparirti in disordine, come spettinate.
Batto tre o quattro volte le palpebre: non e’ possibile che tutte le donne spettinate del Cairo si siano date appuntamento proprio qui, c’e’ qualcosa che non va…
Mi concentro, cerco di togliermi gli hijab dagli occhi ed immagino di vedere le stesse donne a capo scoperto in un caffe’ di Milano, altrove. Forse non sono poi tanto spettinate. E’ normale che i capelli vadano un po’ per conto loro. Chissa’ che capelli ho io in questo momento, non oso pensarci…
Poi riguardo il contesto, e non c’e’ nulla da fare: il nostro senso estetico dipende dall’ambiente che ci circonda, recepisce, si trasforma, si modula in base agli stimoli che riceve ed io, di colpo, scopro di trovarle assai carine ed eleganti, queste testoline colorate e in ordine, e i capelli in liberta’ mi appaiono come pelacci scomposti.
Sara’ questa la “pressione sociale” di cui parla la nostra stampa quando riferisce di questo ritorno generale al cosiddetto velo?
Se e’ questa, e’ una pressione che agisce anche su di me. Rifletto che uno hijab rosso come i pantaloni che indosso mi starebbe molto bene, e farebbe contrasto con la mia camicetta nera…
Poi sospiro, che’ io appartengo alla categoria delle cristiane, e questo tipo di abbigliamento non e’ pensato per me.
Sbircio i colli delle donne a capo scoperto: i cristiani di qui sfoggiano la loro fede in tutti i modi e, infatti, molte di loro hanno la collanina con la croce, il volto della madonnina, queste cose qui.
Mi tocca rinunciare al foularino rosso. Peccato.

Poi, inesorabile come un mal di denti, arriva la manza.
Stavolta, stranamente, non e’ italiana ma inglese.
Coperta da uno straccetto corto con spalline che sembrano tagliolini, espone braccia, spalle, cosce, gambe, petto, in un tripudio di carne che brilla di sudore, si espande sulla sedia, e il sudore arriccia i peli ed e’ brutta da vedere, un pugno nell’occhio, una roba un po’ oscena pure ai miei occhi che, a Milano, non la noterebbero neppure.
E sarebbe pure belloccia, l’inglese. E’ il contesto, a renderla mostruosa, e non se ne accorge. Sembra un capretto in una macelleria, e non lo sa. Pensa di essere a Ramsgate, probabilmente, e chissa’ che interpretazioni contorte dara’ agli sguardi che la evitano…
Come dicevo, le interpretazioni e’ meglio lasciarle perdere. Rimanendo sulle cose concrete, penso che un abbigliamento cosi’ fuori luogo le fara’ spendere una fortuna, alla manzetta: i prezzi, qui, vengono modulati in base al grado di “stranieraggine” che dimostri.
Se io lo pago il doppio del suo prezzo, un taxi, lei lo paghera’ cinque volte tanto.
La tassa per mostrare il culo, pensa te….