Qualche decennio fa, gli eserciti di alcuni Stati che oggi sono importanti membri dell’UE se le diedero di santa ragione in una zona del Deserto Occidentale egiziano non lontana da Alessandria.
Ci furono 38.000 caduti, tra italiani, tedeschi e britannici, e sono ricordati dai diversi cimiteri di guerra che sorgono nella zona.
Mentre gli eserciti disegnavano l’attuale Europa (giova ricordare il ruolo dell’Italia all’epoca, a proposito..), quella parte di territorio si trasformava in uno dei maggiori campi minati del mondo, e tale è rimasto da allora.
Ad Al-Alamein si muore ancora, e le cifre, dal 1945 ad oggi, sono di 8000 egiziani mutilati e 700 uccisi dalle mine lasciate lì da tutti quanti noi. Una dozzina di morti all’anno, grosso modo.
Secondo il governo egiziano, gli europei hanno lasciato lì 16 milioni di mine.
Secondo l’ambasciata tedesca del Cairo, ce ne sarebbero “solo” 2 milioni.
Al di là dei numeri, rimane il fatto che 286.000 ettari di suolo egiziano sono minati, e questo a ridosso della fascia costiera che porta da Alessandria a Marsa Matruh, zona in cui c’è una forte domanda di espansione turistica.
Già… ti voglio vedere, a cercar di far fruttare un infinito tappeto di mine.
L’Egitto, che non può sostenere da solo i costi della bonifica dell’area, si è rivolto all’ONU affinchè faccia pressioni su Italia, Germania e Gran Bretagna.
Il diritto internazionale darebbe ragione agli egiziani, in effetti. Visto che le mine le hanno messe gli europei, dovrebbero fare il santo favore di aiutare a toglierle.
Eppure pare che, da quest’orecchio, qui da noi non ci senta nessuno.
Britannici e tedeschi hanno offerto delle mappe dell’epoca per situarle (inutili: le mine si spostano con il vento, e sono passati decenni…), e dei metal detectors, pensa che generosi.
L’Italia, manco quello.
Tutti e tre i paesi, intanto, accusano l’Egitto di volersi togliere le mine da casa ma di non aver firmato il trattato per la loro messa al bando.
E gli egiziani rispondono che è vero, ma che il loro esercito è povero, che le mine costano poco e che a loro servono per difendere le proprie frontiere. Avendo come vicini di casa Israele, Sudan e Libia, d’altronde, qualche ragione ce l’hanno pure… non è esattamente come confinare con San Marino, dico io…
(A proposito di Israele: tra Deserto Orientale e Sinai, gli israeliani ne hanno lasciate altri 5 milioni, di mine. I turisti di Sharm sono avvisati, non è consigliabile andare troppo a spasso fuori dalle strade solite, da quelle parti.)
La verità è che abbiamo tutti paura che, dopo gli egiziani, anche altri paesi si facciano avanti e chiedano agli europei di riprendersi le proprie mine.
Ti immagini che spesa?
Mi sa che dovremmo aumentare le tasse, per farci fronte…
Insomma: ad Al-Alamein, l’Europa ci ha fatto un pezzo della propria storia.
Poi, come al solito, se ne è andata lasciando un disastro dietro di sé e, giacchè c’è, si mette pure a dare ipocrite lezioni agli egiziani su quale brutta cosa sono le mine…:)
La nostra faccia di bronzo non ha limiti.
Quella zona, oggi servirebbe davvero: ci sarebbe un progetto di sviluppo agricolo, industriale e turistico che dovrebbe incoraggiare, secondo i sogni dello stato egiziano, almeno 1 milione e mezzo di persone a trasferirsi in quell’area, decongestionando la sovrappopolata Valle del Nilo, con una previsione di circa 400.000 posti di lavoro in quella che, oggi, è una delle zone più povere dell’Egitto.
Scommettiamo che non se ne farà niente?
Per l’Europa, il progresso e lo sviluppo nel mondo arabo si incoraggiano buttando bombe, non certo togliendo mine.
(I dati sono pubblicati su Egypt Today di Agosto, non ancora online.)

mio nonno ci ha combattuto….e sono sicuro che il suo parere sarebbe quello di toglierle a qualsiasi costa,nn avrebbero mai dovuto esserci.(r.i.p.)