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Bellissimo il post di Groucho, nelle sue (ahime’, senza possibilita’ di commenti) Cronache damascene, sul Ramadan che e’ sul punto di iniziare.
Manca una decina di giorni, e stanno spuntando file di lampadine colorate nelle strade, come un Natale estivo.
Ed io sono un po’ nervosa, che e’ il mio primo Ramadan e mi domando come mi dovro’ comportare, come ci si organizza e cosi’ via.
C’e’ di buono che, in questa zona religiosamente variegata, ho un’ampia scelta di persone a cui chiedere lumi.

I copti mi spiegano che, naturalmente, in casa loro mangiano tranquillamente, ma mai e poi mai si sognerebbero di farlo (o di bere o fumare) davanti a un musulmano digiunante.
Sarebbe il colmo della scortesia, proprio non si fa. Ecchecavoli, poverini… gia’ e’ difficile starsene senza bere (o fumare, gessu’…) dall’alba al tramonto.
Se gli vai pure a fumare in faccia, sei proprio &%$K*…
Quindi, generi di conforto lontano dai luoghi pubblici, che non sta bene.
(Io, pero’, sono in provincia: non so se al Cairo e’ lo stesso, ma dubito: i turisti, in genere, non sono cosi’ attenti…)
Ho chiesto se c’era messa durante il Ramadan, di giorno: mi incuriosiva l’eucarestia, che e’ pur sempre un pubblico mandar giu’ qualcosa.
“Ma certo, ci mancherebbe!!”, mi hanno risposto sconcertati, e anche un po’ seccati.
E’ un destino curioso, il mio.
Loro mi guardano puntualmente come se fossi un’idiota, davanti a ‘sto tipo di domande.
Poi vengo qui a riferire, e passo per visionaria…:)

I musulmani apprezzano moltissimo quest’attenzione da parte dei cristiani, e spesso me la citano quando li interrogo sull’ormai inflazionatissima (su questo blog) questione della convivenza tra le due fedi, come esempio di buoni rapporti e solidarieta’ tra egiziani.

Il collega italiano convertito, invece, mi spiega che non ha nessuna intenzione di digiunare: lui tende al sufismo, e afferma che non sono queste, le cose importanti dell’islam.
Non e’ che mi abbia proprio convinto, a dire il vero.

Io mi domando come diamine faro’, a fumarmi una sigaretta tra una lezione e l’altra.
E, costretta a farci caso, mi sto rendendo conto che non sei mai sola un attimo, in questo paese, dal momento in cui metti il naso fuori di casa.
Il problema mi sta assorbendo abbastanza, devo dire.

E poi c’e’ la questione degli studenti, su cui le opinioni divergono.
Dall’alto mi dicono che le lezioni sono regolari e che gli studenti non devono lagnarsi, guai!
Tutto il resto dell’universita’, invece, mi dice che si rallenta, eccome.
E di fare piano ed essere delicata e non tartassarli.

E a me sembra abbastanza surreale, l’idea di stare a fare discorsi sulla grammatica o sulla tecnica del riassunto a ragazzetti che, probabilmente, sono li’ assetatissimi (fa caldo, si’), e con lo stomaco che gli brontola.

Che gia’ gli brontola in condizioni normali, a quelli li’, che quando abbiamo lezione all’ora di pranzo mi fanno delle scene infinite, che vogliono finire prima perche’ hanno fame e, accorati, si indicano la pancia, la bocca, mimano panini immaginari e fanno l’aria sofferentissima, che mi pare di essere Mengele…
Non me li riesco proprio ad immaginare, digiunanti.