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I ragazzini delle pietre appartengono a un centro di avviamento all?agricoltura riservato agli studenti con i voti peggiori. Ci hanno detto che sono noti a tutti, in città, e che infastidiscono (a parole) anche gli egiziani.
Abbiamo passato la giornata a ricostruire la scena, io con gli egiziani che conosco e la collega con i suoi alunni, che lei oggi aveva lezione.
Una cosa del genere te la devi spiegare e sviscerare per benino, altrimenti è il caos.

Noi qui, siamo strane, oltre che straniere, e lo sappiamo: i ragazzini come quelli, gli stranieri li vedono solo in TV. Qui non c?è turismo, quindi non c?è neanche modo di abituarsi a certi spettacoli che neanche lo straniero più coscienzioso e più rispettoso degli usi locali riesce ad evitare di offrire: io, per esempio, ho appreso solo oggi di avere i capelli rossi.
Ok, d?accordo, il sole egiziano me li ha schiariti parecchio, ma non avrei mai pensato di poter definire ?rosso? il mio colore. Invece, mi ha raccontato la collega, gli studenti ritengono che io abbia una chioma rosso fuoco vaporosissima e anarchica.
Uno spettacolo sbalorditivo, in questa terra dedita all?ammaestramento delle chiome.
Il primo colpo d?occhio che hanno avuto i piccoli selvaggi, quindi, è stato lo spettacolo aggressivo dei miei capelli rossi al vento e della sigaretta della collega. Avessero visto due streghe con la scopa, le avrebbero notate di meno?

Ok, gli passiamo davanti e loro, poco elegantemente, ci danno delle troie.
E? come se, in Italia, due tizie in microgonna leopardata, stivaloni di serpente e bocchino di 2 metri, si fossero beccate lo stesso insulto davanti a un istituto professionale di Secondigliano: non è stranissimo e non è il caso di farne una tragedia.
L?errore madornale lo ha fatto la collega nel rispondere in arabo all?insulto, svergognando il pischello che credeva che non l?avremmo capito.
Personalmente, non lo avrei fatto: sei da sola davanti a 50 ragazzini, stretta tra una tangenziale e il deserto: non è il caso di litigare, direi, o di costringere il ragazzino pubblicamente svergognato a difendere il proprio ?onore?. La collega ha 26 anni, però, e in questi giorni siamo tutti tesi.
Noi eravamo due simil-miliardarie dirette alla cattedrale scintillante e blindata in mezzo al nulla, e loro i ragazzini più emarginati della zona più emarginata d?Egitto. Ingenuo pensare che si tenessero la rispostaccia senza reagire.
Le pietre sono spuntate per questo.
La violenza, poi, prende forme diverse a secondo dei paesi, e il Medio Oriente e dintorni è zona di sassi.
Ok, amen.

L?episodio va razionalizzato e contenuto, soprattutto in un momento simile.
Che, magari, lo racconti alle alte sfere e chissà quale altra idea brillante gli fai venire. Capaci di toglierci addirittura il permesso di venire qui. Capacissimi.
Ci fosse stato mezzo giornalista presente, invece dei teppistelli avremmo avuto lo scontro di civiltà in diretta. Pensa te. Mica esagero?

La nuova situazione in cui ci hanno messo con questa deportazione in albergo travestita da favore, ha spalancato di fatto un fossato tra ?noi? e ?loro? che una deve monitorare il più possibile per non cascarci dentro di pancia.
Me la sento nella pelle, la spirale in cui ci si ritrova se non si fa attenzione.
Su questo scrivo un altro post, però.