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L’albergone è un 5 stelle (bum!) e ci lavorano i ragazzi della facoltà di Turismo. Precettati, addirittura: uno è stato costretto a tornare da Sharm per prendervi servizio.
Cameriere, portieri etc. prendono i 40 LE al mese di cui ho già parlato.
Ci compri una trentina di bottiglie di acqua minerale, con 40 LE.
O un biglietto andata e ritorno per il Cairo in seconda classe, più una scatola di biscotti.

Noi non lo sappiamo, che prendono 40 LE, quindi ci inferociamo per il servizio sciatto che offrono e li trattiamo malissimo.
Loro abbozzano, che se fiatano li licenziano.
L’incomprensione dilaga.

La collega è incazzata da due giorni perchè le hanno dato una stanza col bagno sporco da fare spavento, pieno di calcinacci dei lavori appena conclusi e di chissà cos’altro. Per due giorni, il ragazzo della portineria le ha promesso che avrebbe mandato qualcuno a pulirlo, e per due giorni non si è visto nessuno.
La collega è scesa decisa a commettere un omicidio e il ragazzo con gli occhi azzurri e l’inglese discreto è salito in camera.
Ha preso uno straccio, e ha cominciato a pulirle il bagno personalmente.

La collega ha cercato di fermarlo, ma non c’è stato verso: il ragazzo ha pulito il water, il lavandino, il pavimento…
La collega, poi, ha cercato di dargli 10 LE, ma lui ha rifiutato: “Ti avevo promesso che il tuo bagno sarebbe stato pulito, e non ci sono riuscito. Ma io ho una parola sola, e adesso il tuo bagno è pulito. Non devi darmi niente.”
E così abbiamo saputo dei 40 LE mensili delle cameriere (e suoi): “E’ per questo, che non si riesce a farle lavorare come si deve…”

Bagni a parte, il posto è pretenzioso da morire e tutto il personale è nuovo di zecca quanto l’hotel.
E, conoscendoli, deve essere andata più o meno così: “Che bell’albergo, abbiamo fatto!! Che posto lussuoso!! Chissà come saranno contenti, gli stranieri che arriveranno!! Chissà come rimarranno stupiti, nel vedere un posto così bello! Ci daranno un sacco di baqshish, per la contentezza!! Saranno felicissimi!!”

E l’ho visto coi miei occhi: da una parte, il personale schierato nei primissimi giorni di lavoro col sorriso delle grandi occasioni.
Dall’altra, una muta di stranieri inferociti che arrivavano alla spicciolata, entravano furibondi per essere stati deportati, reagivano furibondi davanti alle mille magagne che loro non vedono ma noi vediamo benissimo (l’acqua calda che manca, le finestre che non si chiudono etc.), urlavano, inveivano e se la prendevano con loro.
Devono esserci rimasti malissimo, poveretti.
E credo che non se lo spieghino, tra l’altro… concluderanno, come al solito, che gli stranieri sono pazzi e che non bisogna aspettarsi nulla di buono da loro.

Siamo tutti molto tesi, dicevo.
Io ho appena perso casa, ho tutta la mia roba stipata nella stanza, non ho la cucina e non so come mangiare, figurarsi di che umore sono.
Viste le circostanze, non posso assolutamente sopportare l’atteggiamento protettivo-paternalistico del portiere-capo, e non faccio altro che rispondergli come una serpe. Lo odio, e non so nemmeno io perchè.
Devo controllarmi, e scrivo anche per questo. Non è colpa sua se continua a sorridere come un idiota, c’è lo scoglio della lingua, non posso essere insolente senza motivo…

Questa mattina stavo per uscire e mi ferma: “Mi scusi, Madame, ma il poliziotto desidera sapere dove sta andando.”
“Fuori dalla porta, non si vede?”
“Sì, certo… ma il poliziotto desidera sapere dove si dirige, con esattezza, e quando ritorna.”
“Se lo vuole sapere, mi accompagni!! Io non lo so, dove sto andando!! A spasso! A passeggio! A farmi i cavoli miei!”
E lui, col sorriso sempre più tirato, che traduce al poliziotto, e il poliziotto che mi guarda avvilito…

Omar mi ha detto che sono ribelle e rivoluzionaria. Figurati tu se io sono venuta in Alto Egitto a fare la ribelle e la rivoluzionaria… io andavo d’accordo con tutti, fino a una settimana fa…

Al ristorante, ho rispedito indietro il piatto che mi avevano portato.
Una giornata da crisi di nervi, proprio.

Poi, con Julia, abbiamo fatto una seduta di autocoscienza: se vivi la quotidianità dell’Egitto, ne prendi tutto il buono ed entri in armonia con l’insieme. I difetti del paese vengono bilanciati dalle virtù e si crea una sintonia per cui ci si capisce.
La gente non ti vede come una marziana e tu respiri l’ambiente e non ti pare estraneo.
Così isolate, invece, stiamo irrigidendoci nel nostro brodo di estraneità, e tutto ci pare estraneo, e tutti ci fanno sentire estranee.
Ci perdiamo tutto il buono ed offriamo e riceviamo tutto il peggio.
E’ orribile.
E, ovviamente, le difficoltà non si stemperano più nell’insieme ma emergono dal nulla e ti aggrediscono, e tu ti ritrovi a difenderti e ad essere aggressiva a tua volta.
E l’incomprensione, appunto, dilaga.

Domani cominco a portare un po’ di roba al Cairo.
Prima sono stata nel mio ex-quartiere a salutare, e mi veniva da piangere. Sarà poco più di due chilometri e sembra un altro pianeta.
Cose da pazzi, proprio.