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Il Cairo, come Napoli, si divide molto nettamente in quartieri dotati di personalita’ propria.
Quelli unanimemente considerati piu’ carini per viverci sono:

Zamalek, da sempre.
E’ sull’isola in mezzo al Nilo, nel cuore della citta’, e ospita un mare di ambasciate e le case piu’ care. E’ il quartiere in cui vive la Bonino, tanto per citare una connazionale famosa.
Pero’ e’ incasinatissimo, irrespirabile, attraversato da una sopraelevata, non ci arriva la metropolitana e, soprattutto, e’ incredibilmente caro rispetto al resto della citta’. Mi hanno parlato di un appartamento carino e abbordabile, ma li’ ti spennano non appena esci di casa.
Tzk.

A destra di Zamalek, invece, guardando la cartina, ci sono Doqqi e Mohandiseen. I quartieri preferiti da tutti quelli che conosco.
Centrali, ma con le loro oasi di verde e l’aria non troppo irrespirabile, cosa che al Cairo va tenuta presente.
Ricordano un po’ certi film ambientati a New York, pensavo ieri, con quello strano mix povero/ricco e i grattacieli e le mille luci accanto ai giardinetti e a un verde che non ti aspetti.
Mi piacciono.
Voglio andare li’.
(Ci sarebbero anche Heliopolis e Maadi, ma stanno in capo al mondo…)

Siccome le vie del Signore sono infinite, mi hanno presentato una cilena che dice di aver trovato un appartamento bellissimo proprio a Mohandiseen, libero da subito, luminosissimo e lindo e pinto, perfettamento arredato e non so quante altre virtu’ e grande abbastanza da poterlo condividere.
Ci costerebbe 100 euro mensili a testa.
Praticamente, io mi ritroverei con la caccia alla casa gia’ fatta da qualcun altro, e giusto nei tempi che servono a me.
Uhm…

Ma io ho voglia di condividere casa?
Uhm.
La cilena pare simpatica: un’altra di queste strane donne che, non si sa perche’, un bel giorno decidono di venire a vivere in Egitto. Con l’aggravante che lei l’ha deciso stando in Cile, e se ne e’ venuta con tre bimbetti, dicesi tre.
I bimbetti stanno in Cile, adesso. Non sono inclusi nella condivisione dell’appartamento. Quando arriveranno in Egitto (forse ad Aprile), la famiglia si trasferira’ e io rimarro’ signora e imperatrice della casa.

La cilena, dicevo: venne con i bimbi e i suoi risparmi e ci rimase un anno e mezzo. Adesso e’ tornata ed ha trovato un bel lavoro ben retribuito (la prima occidentale che conosco a riuscire in un’impresa simile stando qui).
Ha una trentina d’anni, e’ molto carina e un filino troppo fighetta per i miei gusti. A vederla, sembra una milanesina bella e rampante. “Ma perche’ l’Egitto?”, le ho chiesto. “Perche’ e’ il paese piu’ lontano in assoluto dall’orizzonte cileno. Pensa che noi, se vogliamo vedere piramidi, andiamo in Messico, mica veniamo qui. Credo di aver comprato uno dei pochi biglietti per il Cairo mai venduti dalle agenzie di viaggio di Santiago…”

Chissa’ se a qualche sogiologo egiziano e’ mai venuto in mente di scoprire cosa passa per la testa di noi signore che piantiamo la tenda sotto la Sfinge. Che siamo parecchie, un mare di donne.
E’ fatto di donne e di gay, il grosso della comunita’ straniera locale.
Se qualcuno sa perche’, me lo dica…

Mi spaventa un po’, condividere casa. Non lo nego.
D’altronde la cosa presenta parecchi vantaggi, specie se la casa e’ bella come dice. Inoltre, io passerei comunque in Alto Egitto due o tre giorni alla settimana…
Uhm.
E sai come farebbe bene al mio spagnolo, convivere con una cilena…?

(Se la cosa va in porto, ho trovato casa in 24 ore.)