
Quando esci da un albergo a 5 stelle egiziane accompagnata dalla tua guardia del corpo armata e in borghese e ti dirigi verso la folla di giovani che aspettano solo te e intanto pensi a ciò che dirai, a come catturerai la loro attenzione mentre, attorno a te, i passanti si girano curiosi e si danno di gomito… be’, devi essere come minimo una rockstar.
Umm Lia in concerto alla facoltà di Alsun.
Del resto, in ogni prof si agita uno showman.
A dire il vero, ieri sono fuggita dalla coreografia: ho imboccato l’uscita dell’albergo guardando dritto davanti a me e sono saltata su un bus, seminando la bodyguard.
Per tutta risposta, sono stata convocata dal Capitano Mohammed in facoltà, munita di tè ed interrogata sugli stramaledettissimi ragazzini nonchè ‘paternamente’ ammonita sulla security e le sue esigenze. Ho spiattellato i miei orari di entrata e uscita dal lavoro e lui se li è segnati. Sarò anche una rockstar ma, come teste riluttante alla protezione, sono una frana. Mohammed ha fatto di me ciò che ha voluto: non oso immaginarlo mentre interroga estremisti…
Ho negoziato solo sull’uniforme: “In divisa no, per favore…”
“Non tema, duktora: sarà scortata dal nostro agente in divisa fino ai cancelli dell’università. Li’ verrà presa in consegna da un agente in borghese che la porterà in hotel”.
“Oh, wonderful…”
Mentre camminavamo verso l’albergo, io e l’uomo alto 1,90, baffuto e con uno strano rigonfiamento sotto la giacca, mi sono sentita come un vermetto attaccato a un amo: “Bene, Lia. Ora i ragazzini, non pensando che ‘sto colosso è con te, ti tireranno una pietra o ti toccheranno il culo. Il colosso li arresterà e sai cosa succederà dopo? Che i cugini, i fratelli, gli amici e tutti i parenti dei ragazzini arrestati se la prenderanno con te, e tu non darai un altro passo in città, mai più, senza incontrarli, che qui hanno tutti 2500 parenti… aspetta, ma non era famosa per le faide, questa zona?? Sì, giusto… un decennio di faida e tutta la zona chiusa per questo, che sono famosi in tutto il mondo per quanto sono tignosi, se si incazzano…. oddio, una faida in Alto Egitto contro di me, ma che ho fatto di male, ma tu guarda che mi è andato a capitare…”
Invece non è successo niente ma io, in cambio, ho fatto voto solenne di non passare mai più di lì a piedi e con lo sbirro.
Sono pazzi, questi…
Il pomeriggio esco: “Ha bisogno del poliziotto, madame?”
Lo soppeso con lo sguardo: ora che non devo passare davanti ai ragazzini mi ritorna la spavalderia (già) e, per un attimo, mi diverto ad immaginare il poliziotto trascinato qua e là. Potrei fare il giro delle boutiques e fargli portare i pacchetti del mio shopping… quando mai mi ricapiterà, nella vita, di potermi portare i poliziotti dove voglio con uno schiocco di dita? Si avverte una certa sensazione di potere, devo ammettere.
“No, grazie”.
Prof noiosa che non sono altro.
Questa mattina il vermetto sull’amo si è ribellato: “Ascolti, io a piedi non vado! Prendo il microbus, quindi non c’è bisogno del poliziotto.”
“Va bene, si accomodi pure. Chiamo il Maggiore che sarà subito da lei.”
“Il Maggiore? E dov’è il Maggiore? Io ho lezione adesso!”
“Non si preoccupi, è in caserma ma arriverà il prima possibile. Si accomodi pure!”
“No, ok, ho cambiato idea. Mi ha convinto, vado col poliziotto. Ma in microbus, eh?”
E siamo saliti sul microbus assieme, io e un armadio che quasi non c’entrava.
Pomeriggio, idem.
Arrivi al portone, dici che almeno fino ai cancelli ci puoi arrivare da sola, ti fanno sedere, arriva il Capitano, ti liquida con un “No problem!” e ti piazza il poliziotto in divisa fino ai cancelli. Lì ti prende in consegna quello in borghese, etc.
Nel frattempo, io rifletto sul fatto che le rockstar, in genere, finiscono alcolizzate e si suicidano. Non mi sorprende.
Visto che non se ne può fare a meno, tanto vale farlo bene: accarezzo l’idea di mettere dei grandi occhiali neri, quando vengo scortata, e indossare colori sgargianti e adottare un portamento imperioso e misterioso assieme…
Gli occhiali neri sono un obbligo, sì.
