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E io non sono scortabile.
Sono completamente inscortabile e non si puo’ pretendere che cambi a 40 anni. Non ce la faccio.

Solo due giorni fa mi pareva di essermene quasi fatta una ragione; oggi, invece, sono fuggita di nuovo, sia all’andata che al ritorno.
“Aspetti, il poliziotto deve comunicare al Comando che state andando.”
“Non aspetto, sono in ritardo!” e via.
Al ritorno, stessa storia. Ho preso la porta e non mi sono girata mentre mi chiamavano.

Non dovrei farlo: l’Egitto ha tutti i motivi del mondo per non potersi permettere che una straniera si faccia male. Ogni minimo incidente ad un occidentale costa uno sproposito, in termini di immagine e di turismo, e con il mio cattivo carattere sto dando dei grattacapi a degli incolpevoli poliziotti che non se lo meritano.
Se mai mi dovesse succedere qualcosa, avrebbero tutti i motivi per brindare a te’ alla menta e dire: “Ben le sta!”.
Lo so, ma e’ piu’ forte di me.

Non e’ una cosa che decido: semplicemente, l’adrenalina mi sale a mille in un secondo e, il secondo dopo, le gambe mi stanno portando via di li’. Il secondo dopo ancora, non sto gia’ piu’ pensando al povero poliziotto e sono invece felicemente immersa nei fatti miei, a bordo del taxi o del microbus presi al volo per scappare. Faccio proprio “clik!” e mi dimentico della loro esistenza.

Non ne sono nemmeno fiera: il collega mi diceva: “Ma si’ che glielo dico, dove sto andando… non me ne importa e lo faccio contento, che mi costa.”
L’ho guardato con invidia e mi e’ parso un campione di equilibrio e serena attitudine verso il mondo. Ho addirittura pensato che forse e’ perche’ un maschio, mentre il mio imprinting di femmina mi fa reagire come di fronte al controllo genitoriale, e non riesco a sopportarlo.
Non e’ per “femminismo”: se volevo fare la femminista non venivo in Alto Egitto, e mi sono adattata tranquillamente a non fare troppo tardi la sera e cose simili, piu’ di molte colleghe.
E’ proprio una reazione viscerale di fronte a quello che mi pare un ruolo genitoriale che non riesco ad accettare.
Roba da Freud e da consulto con l’analista, gia’.

In piu’, mi sono trasformata in una specie di belva pronta ad azzannare chiunque mi faccia una domanda: siccome vivo nel terrore che mi si chieda dove sto andando, tendo a mordere anche se mi chiedono che ora e’.
Ho delle scusanti; ieri mi hanno telefonato in camera: “Scusi, duktora, ma lei oggi non e’ ancora uscita dalla stanza? Non dovrebbe andare all’universita’?”
“NO!!! SONO QUI!!! E’ IL MIO GIORNO LIIIIIIIBERO!!!!” Roba da farsi venire un tic.
“Mi scusi, mi scusi tanto, mi scusi assai e ancora di piu’.”
Dieci minuti dopo, scendo: “Mi scusi, duktora, dove sta andando adesso?”
“IO NON VI SOPPORTO PIU’!!!!! IO STAVO COSI’ BENE PRIMA!!! SIETE UN INFERNO!!!!”
“Mi scusi, mi scusi tanto, mi scusi assai e ancora di piu’.”

Gli egiziani sono pazienti e molto, molto burloni.
Le crisi di nervi della duktora, in realta’, sono uno spettacolo interessantissimo che non li scalfisce di una virgola. Tutt’altro. Sospetto addirittura che ne siano deliziati, e ogni giorno che passa mi sorridono con piu’ entusiasmo.
Tra l’altro, dopo le bufere c’e’ tutta la cerimonia della riappacificazione: “Il poliziotto vuole che lei sappia che sta solo obbedendo agli ordini, ma che non intende mettere in discussione la sua liberta’.”
“La prego, dica al poliziotto che capisco benissimo e lo preghi di scusarmi se perdo un po’ la pazienza: gli auguro di essere piu’ fortunato in futuro e di trovare sempre stranieri piu’ pazienti di me.”
“Il poliziotto vuole che lei sappia che si ritiene fortunatissimo ad essere con lei, ed anche io e tutto lo staff dell’albergo ci sentiamo profondamente fortunati ad averla con noi.”
“Sono fortunata anch’io ad essere in un albergo con un personale cosi’ gentile. Solo, fatemi un piacere: non chiedetemelo piu’, dove sto andando. D’accordo? Promesso?”
E cosi’ fino al ruggito successivo.

Si puo’ vivere così? No, non si puo’. Io finisco al manicomio, se vado avanti cosi’.
Perche’ (piccolo particolare) non c’e’ bisogno della scorta, qui. Non mi succede niente. E’ una misura inutile, stupida, insensata e che mi fa sentire un’idiota. Milano e’ infinitamente piu’ pericolosa di questo posto, decine di volte piu’ pericolosa.
Se fossi nella metropolitana di Milano a mezzanotte, o sull’ultima corsa del 15 verso Rozzano, io la scorta l’accetterei di corsa, che in realta’ sono pure fifona, quando mi ci metto.
Ma qui e’ insopportabile ed io mi sto trasformando in una nevrastenica. Ecco.

(Il copyright del titolo e’ di Pupina all’eta’ di 6 anni.)