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Nulla come vivere in Egitto ti riporta all’ardore evangelizzatore come tratto fondamentale del Cristianesimo.
Ed è che la sottoscritta ed altri lettori di lingue straniere, considerati cristiani a causa della provenienza geografica – e sospettati tiepidi a causa della stessa – siamo stati letteralmente presi d’assalto dagli studenti copti, determinati a prestarci/regalarci il sanguinolento polpettone affinchè potessimo vederlo e soffrire assieme a loro sulle sorti di Gesù.

Io mi sono difesa con efficace determinazione: non ho visto il film, non lo vedrò, non me ne frega niente e, per essere lasciata in pace, ho giurato ai miei studenti che l’avevo già visto a casa della collega.
Collega che, effettivamente, l’ha visto e me l’ha raccontato – un pelo disgustata dall’eccesso BDSM – perchè l’aveva, appunto, ricevuto in dono dagli studenti cristiani.

La mania di questo film va avanti da un mese e più.
Nei cinema è uscito da poco, ma gli egiziani hanno con la locale SIAE lo stesso rapporto dei napoletani, e le cassette pirata sono allegramente in vendita da un mucchio di tempo, assieme a quelle di tutti gli altri film e a tutti i cd musicali e, in sintesi, a tutto ciò che ha a che fare con i diritti d’autore che, qui, hanno una funzione semplicemente decorativa, a qualunque cosa si riferiscano.

Io ho appreso sul web italiano di un presunto successo del film nei paesi arabi dovuto all’antisemitismo dei musulmani.
Non so dove le peschino, i giornalisti, queste notizie. In Egitto, no di certo.

Qui il film ha avuto un successo strepitoso, come dicevo, ma tra i cristiani.
So che lo hanno proiettato negli oratori, so che le ragazze si sono messe il poster in camera, so che la gioventù copta lo considera un assoluto capolavoro e, d’altronde, sospetto da tempo che i copti abbiano con il cristianesimo un rapporto forse più carnale, più fisico del nostro: ricordo la messa copta come un tripudio di fumo, d’incenso, di baci, di candele, di immagini in processione e, persino, di scambi di focaccia durante la funzione.
E il tatuaggio della croce sul polso, poi, e i colori vivissimi e una certa crudezza della loro iconografia.
Mi pare che il corpo giochi un ruolo importante, tra i copti.

Tutta questa mobilitazione per The Passion è passata tra il disinteresse più assoluto dei miei studenti musulmani.
Loro, il film, non se lo sono filato nemmeno un po’.
“Ma i vostri compagni musulmani che ne dicono, del film?”
“No, a loro non interessa: dicono che la storia di Gesù non è andata così.” E ti guardano con complicità, gli studenti cristiani, come a dire: “Guarda questi musulmani, che idee…”

Per i musulmani, Gesù non è stato crocefisso.
L’intera storia narrata dal film, dunque, non è mai successa. Come possa, quindi, andare a titillarne l’antisemitismo è un mistero che, prima o poi, la stampa ci spiegherà. Io non ne sono in grado.

A un livello più ampio e dotto di quello che colgo io nella mia provincia, Al-Ahram Weekly raccoglie un po’ di testimonianze sulla percezione del film in Egitto, ora che è finalmente uscito nelle sale.
Tra le altre cose, dice che il fatto che il film sia già stato visto da tempo, e più volte, dalla comunità cristiana di qui, fa sì che chi se lo va a vedere al cinema, qui al Cairo, sia in buona parte musulmano. Questo vuol dire che, se si volessero fare servizi giornalistici sulla religione di appartenenza del pubblico delle sale, il film finirebbe col sembrare un boom tra i musulmani, anzichè tra i cristiani.
Pensa come sono le cose.

E per quale motivo se lo vanno a vedere, i musulmani d’Egitto?
Semplice: hanno letto sui giornali e sui vari media che è un film che ha mobilitato gli arabi a causa del suo antisemitismo e si sono incuriositi. Come noi.

But, perhaps nothing has served Gibson’s epic more than the hype the film created prior to its release. The film triggered a worldwide controversy over the complicity of the Jews in the killing of Jesus Christ, which fuelled accusations that the film was anti-Semitic. Most of the Muslim viewers who spoke to Al-Ahram Weekly said they were driven by curiosity to view the film.
“The film triggered so much hype before its release it became a ‘must-see’,” said 31-year-old tour guide Mohamed Ali.

In sintesi: il film è uscito in Egitto, nonostante vi sia rappresentato un profeta dell’Islam come Gesù, perchè le autorità di Al-Azhar hanno ritenuto che “is about the last 12 hours in the life of the Christ, which involves Christians and Jews. Muslims have nothing to do with that.”
Il comportamento ovvio e normale della comunità musulmana, perfettamente esemplificato dai miei studenti in Alto Egitto, sarebbe stato: “Oh, che se lo vedano i cristiani, quel mucchio di sciocchezze!”
Siccome, però, non fanno altro che sentirsi dire che LORO lo vedono perchè sono antisemiti, ora che è finalmente uscito nelle sale si sono decisi ad andare a scoprire di che si tratta.

Dall’Egitto, questo è quanto.