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Vedo che da Network Games ci si pone un po’ di domande sulle stranezze dell’11 settembre.

Personalmente, non so nulla delle procedure in caso di dirottamento e, tantomeno, delle abilità che si sviluppano nei corsi di volo come quelli frequentati da Atta e soci.
Tendo a credere a chi mi pare più qualificato e convincente, e amen.

Leggo i giornali, però, e certe volte rimango colpita da notizie che, poi, continuano a rimanermi in mente per un sacco di tempo, come autentiche stranezze.
Come ai tempi dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam: sono passati un sacco di anni e, per giunta, a quell’epoca ero lontana mille miglia dall’immaginare che un giorno avrei provato dell’interesse per il mondo arabo. Non me ne poteva fregar di meno, a quei tempi.
Eppure, a distanza di anni, ricordo ancora la pagina del Corriere che, in basso, riportava la notizia secondo cui Saddam aveva comunicato all’ambasciatrice USA in Iraq la sua intenzione di invadere il Kuwait, sentendosi rispondere che gli USA lo avrebbero considerato un affare interno tra i due paesi e non avrebbero interferito.
L’ambasciatrice venne poi rimossa e gli USA intervennero eccome, come è noto.
Ma quella rimase, per me, una di quelle notizie che ti colpiscono e che, con gli anni, non dimentichi.

Nei giorni successivi all’11 settembre, tutti i giornali italiani riportarono un’altra notizia di quelle che non ti spieghi: che l’FBI aveva individuato gli attentatori e ne aveva ricostruito gli ultimi giorni di vita.

Hanno individuato i luoghi che hanno frequentato, i passaporti che hanno usato. Addirittura la marca di vodka che hanno bevuto tra il 10 e l’11 settembre in un strip bar della Florida.

Uh???
Ma non erano fondamentalisti islamici??

La frase qui sopra è presa da Repubblica online del 16 settembre 2001.
Ne parlarono tutti i giornali, comunque; il Corriere riportava anche l’intervista fatta alla cameriera che li aveva serviti al tavolo: vado a memoria, ma credo di ricordare che avessero ordinato diverse ronde di gin tonic, oltre che di vodka.
La cameriera ricordava benissimo e, comunque, pagarono con carta di credito.

Me li ricordo, quei giorni: mentre il mondo intero si strappava i capelli inveendo contro i musulmani e tutta l’Italia correva a informarsi su cosa fosse il Corano e che diamine volessero questi islamici, a me pareva di essere l’unica idiota d’Italia che, in mente, continuava ad avere un unico pensiero: “Sì, ma, cribbio, l’alcool è proibito dal’Islam!”
Poi, certo, un sacco di musulmani bevono.
Quelli praticanti, però, no.
Figuriamoci i fondamentalisti.
E figuriamoci, soprattutto, un fondamentalista alla vigilia di diventare “martire”:come se Santa Maria Goretti fosse andata a un’orgia per distrarsi, la sera prima del martirio.
Non è che voglia essere blasfema, è che è proprio la stessa cosa: l’alcool è proibito sul serio, dall’Islam, e uno che prevede di incontrare Dio la mattina dopo, non si presenta al Suo cospetto con un cerchio alla testa perchè ha bevuto troppa vodka.
E’ assolutamente impuro, uno che è reduce da una sbronza.
Non è possibile, non si fa.
E’ assolutamente fuori dalla logica, che un fondamentalista islamico lo faccia.
Se uno beve, non è un ‘martire di Allah.’ Se è un ‘martire di Allah’, non beve. Punto.
E sto persino lasciando perdere la storia dello strip bar, che sarebbe altrettanto allucinante. L’alcool basta e avanza, per rendere tutta questa faccenda irreale.

La cosa avrebbe meritato più spazio di quanto non gliene fu dato all’epoca, e non me lo sono mai spiegata.
Voglio dire: a me pare abbastanza banale, trovare assurda l’idea del fondamentalista ubriaco allo strip bar.
I giornali, invece, ne presero atto come se fosse stato del tutto normale.

la Repubblica, 22 settembre 2001:

I feds, i federali, sanno dire che
cosa Mohamed bevve allo Shuckums Oyster Pub and
Seafood Grill la notte di venerdì 7 settembre, quando Atta
decise di festeggiarsi prima della morte. Bevve un rum
Capitan Morgan e una vodka Stolichnaya. Il proprietario del
“Pink pony”, il cavalluccio rosa, strip bar di Daytona beach
(Florida), è in grado di ricordare i suoi occhi fissi sul seno
delle ragazze con cui, l’ultima sera da vivi, i “martiri di Allah”
decisero di congedarsi dal mondo.

Ma roba da matti, davvero.
E, all’epoca, io non vivevo ancora qui, quindi non feci caso all’altra chicca:

El gerente les dijo a los agentes del FBI que estos hombres gastaron entre 200 y 300 dólares cada uno en copas y propinas y pagaron con tarjetas de crédito. Kap dijo que les dio a los agentes los recibos de las tarjetas de crédito y una tarjeta de presentación dejada por un hombre, junto con un libro del Corán que quedó en el bar.

AP (14-09-2001)

Eh????
No, sentite: il Corano non è un libro qualsiasi, che uno se lo scorda in giro.
Fate un giro da queste parti e lo vedrete: guai se cade a terra! Guai se si rovina! Dio non voglia che uno se lo porti, chessò, in bagno!! Haram e stra-haram!!
Esiste un insieme di attenzioni dedicate al Corano che fanno parte del DNA di tutti gli egiziani che ho visto finora, e dico sul serio: li si prende pure in giro, per questo, e ci si fa caso. Come quando avevo un idraulico in casa, tempo fa, che vide da lontano che avevo un opuscoletto di cose sacre a terra e si scapicollò per raccoglierlo e rimetterlo a posto sulla libreria, gettandomi nel più totale imbarazzo. Un pacioso idraulico, mica un fondamentalista fanatico dedito alla jihad.
Ed è che ci tengono, i musulmani. E’ noto.

Non è possibile, quindi, che dei fondamentalisti, alla vigilia del martirio, si portino il Corano allo strip bar e se lo dimentichino lì.
Sembra ridicolo persino doverlo dire.

Io, insomma – e come chiunque altro – non lo so, se sono stati loro.

Sono convinta, però, che questi qui fossero musulmani più o meno come me.
Forse un po’ meno.