
C’è un blog che seguo da tempo.
Si chiama Guerra eterna en Oriente Medio ed è tenuto da Iñigo Sáenz de Ugarte, giornalista di Telecinco, inviato in Iraq, Afganistan e Palestina ed ex corrispondente di Cadena Ser a Gerusalemme.
Non sempre siamo d’accordo ma, in questi giorni, c’è una curiosa identità di vedute tra la sottoscritta e questo blog spagnolo.
Ed è che si è incazzato, Iñigo, a dispetto dei suoi toni solitamente riflessivi e di un certo suo aplomb conservatore.
Israele dichiara la Jihad, è il titolo di un suo post di ieri, di cui consiglio caldamente la lettura.
Lì per lì credevo si riferisse alla notizia (pubblicata da Al Jazeera e da Haaretz e di cui parlano diversi blog tra cui questo) del Rabbino Dov Lior, presidente del Yesha Rabbis’ Council, che ha dichiarato che “uccidere donne e bambini palestinesi non è peccato e che il dovere degli israeliani è quello di proteggere i propri soldati e civili senza farsi ispirare sensi di colpa dalla morale dei gentili.”
Il suo discorso è più lungo ed allarmante e lo trovate in giro.
Per quanto mi riguarda, non lo identifico con Israele più di quanto non identifichi con il mondo arabo le dichiarazioni del tale imam integralista o del tal’altro. Siamo in un mondo pieno di fondamentalisti: ciò che davvero ci deve interessare è il posto che occupano all’interno delle rispettive società. Quello, è il problema. E mi piacerebbe sapere quale posto occupi Dov Lior nella società israeliana. Non lo so, anche se mi pare di capire che non è il primo arrivato.
In realtà, il titolo di Iñigo non si riferisce solo a questa storia.
Dice altre cose che condivido e che mi sembrano importanti, invece, e che si riallacciano a quanto dicevo ieri.
1. Non sono dei mostri assetati di sangue, gli israeliani. Non è una società perversa. E’, semplicemente. una società sostanzialmente indifferente alla sorte dei palestinesi. Lui riporta l’esempio del concerto di Madonna appena annullato, per spiegarlo: un evento che toccherà la vita di molti israeliani decisamente più dei morti palestinesi dell’altro giorno, dice.
Io, guardate, non credo nelle società perverse, mostruose. Credo che non ne sia mai esistita una, in fin dei conti. E il fatto di appartenere a un mondo che ha Hannah Arendt nelle proprie coordinate culturali dovrebbe metterci al riparo da certe ingenuità.
Però in Israele è successo qualcosa di grave, e non facciamo un favore a nessuno se lo ignoriamo.
“…su sociedad, más allá de los problemas políticos que tiene cualquier democracia, ha entrado en un proceso de degradación moral del que es muy difícil escapar. Los problemas políticos se pueden solucionar, los económicos también (aunque tarden más tiempo), pero cuando un pueblo, como el israelí, muestra tal falta de humanidad hacia los civiles palestinos, es porque ha perdido el compás moral que nos sitúa dentro de lo que es permisible o no, incluso en la guerra.
Es probable que la sociedad palestina perdiera también esa regla moral cuando aprobó, según la mayoría de las encuestas, los atentados suicidas. Al parecer, Israel ha llegado a la conclusión de que es correcto matar a mujeres y niños si tus mujeres y niños son víctimas de la violencia del enemigo.”
Dagli all’antisemita?
No: credo, piuttosto, che in Spagna le parole siano meno temute che da noi. Esiste un’intera tradizione letteraria a sostegno di questa mia impressione. E poi la Spagna non porta il fardello della II guerra mondiale: non l’ha fatta. Guardate che questo vuol dire, in termini di libertà di critica.
Molti denunciano un senso di stanchezza infinita, di fronte alla questione palestinese.
Anch’io.
Buona parte della fatica ispirata dal tema è dovuta, credo, alla necessità di rimanere costantemente in un perimetro di ultra-correttezza linguistica che finisce col prevalere su tutto il discorso.
Siamo tutti sotto l’ombra dell’indice degli inquisitori dell’antisemitismo, pronti a metterti al rogo se solo ti scappa una virgola strumentalizzabile.
Sapete quale, tra le categorie del mio blog, è la più visitata con differenza? Ma Parlare di Israele?, che domande.
Non c’è neocone di passaggio che non se la visiti tutta, post dopo post.
Non passa giorno, quasi, senza che io veda le tracce di tutti i post della categoria riesumati e letti. Altro che i post sull’ Egitto, che pure dovrebbero essere la specialità di questo blog.
E’ una pressione terribile e anche molto efficace: si può parlare di palestinesi solo a condizione di vedere, come responsabile del loro stato, una piccola parte dell’esercito israeliano che, quel giorno, passava di lì. O una non meglio identificata “politica” di uno Sharon caduto dalla luna, più che leader eletto. O dei coloni dipinti come bizzarri e testardi extraterrestri, più che come gente che riceve incentivi statali per stare dove non dovrebbe stare.
Siamo portati ad operare una costante scissione tra società israeliana e politica israeliana, e non facciamo un favore né al concetto di politica né alla società stessa: sono decenni, che la parte più nobile di Israele denuncia un problema morale, etico, all’interno della sua società.
Ed è talmente innaturale, la serie di paletti entro cui ci muoviamo tutti, che l’afasia diventa l’unica reazione sana, dopo un po’.
2. Parla anche di genocidio, Iñigo. Genocidio simbolico, secondo Lev Grinberg, dell’università Ben Gurion:
Cos’è un genocidio simbolico? Ogni popolo possiede simboli, istituzioni, patria, generazioni passate e future, speranze. Tutto ciò rappresenta simbolicamente un popolo. Israele sta danneggiando, distruggendo e sradicando in modo sistematico tutto ciò, e utilizzando un linguaggio incredibilmente burocratico.
C’è maretta, all’università Ben Gurion, perchè il suo collega Michael Dahan risponde: “Da alcuni anni e, nello specifico, da alcune settimane, la situazione non può più essere descritta come ‘simbolica’“.
Se ne dibatte, insomma. La parola “genocidio” comincia ad essere sdoganata e mi pare una notizia importante, in un mondo tanto attento ai termini.
Che poi il genocidio rimanga simbolico se tutto va bene (ovvero riferito ai simboli che permettono l’esistenza di un popolo) o si faccia concreto, non lo so e non mi pare così importante.
Possono anche rimanere molti palestinesi, sotto forma di corpi vivi e respiranti. Sono molti, i popoli di cui rimane solo questo: la buccia.
Però a me non sembra che basti la buccia, per fare un uomo.
Io credo che la Palestina sia il mondo in piccolo, e il palcoscenico su cui va in scena il destino di tutti noi.
Sull’Iraq pare che cominciamo a svegliarci.
Sulla Palestina, dormiamo ancora sonni profondi. Deleghiamo il nostro destino, così facendo.
Perchè, alla fine, la Palestina ci marcherà molto più dell’Iraq.

Lia, sottoscrivo ogni cosa.
Tutti i popoli che hanno commesso genocidio sono passati per la fase di deumanizzazione e colpevolizzazione delle loro vittime proprio per aggiustare comodamente la loro bussola morale verso un orientamento *comunque* accettabile. La storia si ripete ancora una volta, pressoch? immutata. Occorre che ci sia gi? in partenza una distinzione precisa tra “noi” e “loro”, ma poi occorre una progressione che deve allargare a sufficienza questa divisione.
Per fare mente locale, parliamo di cowboy ed indiani
Tutti sappiamo, grazie a John Wayne, che i cowboy pensano di essere parecchio migliori degli indiani e che questi ultimi sono delle bestie feroci che derubano, attaccano vigliaccamente e ammazzano innocenti, donne e bambini. Questo ? noto da sempre, ma dal 11 settebre del 2001 tutto ci? ? diventato assolutamente innegabile al di l? di ogni ragionevole dubbio. E non pu? pi? essere tollerato.
Le cose per? prendono tempo, e un genocidio non fa eccezione.
Per esempio, la via dell’olocausto ? passata attraverso le operazioni terroristiche, l’espulsione e la segregazione delle sue vittime accompagnate da una loro progressiva deumanizzazione agli occhi dei carnefici, quindi solo alla fine si ? arrivati ai campi di sterminio e c’? voluto un intero ventennio per questo.
Oggi abbiamo le operazioni terroristiche dei cowboy armati di colt e winchester e abbiamo l’espulsione e la segregazione (degli indiani, armati di pietr^w arco e frecce), manca ancora lo sterminio, quello vero, ma ci si sta lavorando. Ovviamente non ci saranno le camere a gas, basteranno le bomb^w fucilate. Se lasciamo fare si passer? dai bombardamen^w le fucilazioni da decine, a quelli di centinaia (a questa cifra ci siamo molto vicini) e poi migliaia di morti ad operazione. Avremo centinaia di migliaia di profughi alle frontiere della riserva che cercheranno di fuggire dove nessuno vorr? accoglierli. Alla fine verranno spezzati, domati, soggiogati e relegati in una riserva che non avr? alcuna attrattiva per i cowboy, dove per? tra qualche generazione i discendenti dei sopravvissuti potranno forse aprire dei Casin? grazie ad una generosa autonomia loro concessa dai vicini, che a dire la verit? probabilmente si sentiranno collettivamente un pochetto in colpa.
Assurdo? Lo spero, ma non lo credo, i cowboy sembrano quasi pronti ad accettare una cosa del genere, i paesi confinanti non hanno i mezzi per impedirlo, ammesso che i propri politici vogliano realmente. Basta preparare l’opinione pubblica americana che ? quasi cotta a puntino, e l’impensabile diventer? normale. A quel punto tutto ? possibile.
Occorre smetterla di pensare di essere migliori, smetterla di credere che “a noi” questo non succeder? mai. Questo 2004 ha mostrato chiaramente che nessuna razza, nessuna religione ne tanto meno nessun sesso ? immune dal pericolo di commettere atti di indicibile barbarie grazie ad un riallineamento della propria bussola, perch? come giustamente diceva Giobbe Covatta, ricordiamocelo bene: non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono napoletani (o indiani).
—Carlo Fusco
Lia, in questo periodo sono tra quelli stanchi di scrivere di Israele e Palestina, anche se – per “dovere di Blog” dovrei… Non ce la faccio pi?, ho perso le speranze che l’hanno scorso avevo. Ho conosciuto israeliani (via Blog e di persona) che lavorano per la pace e ci credono. Ma non ci credo pi? io. Sono terribilmente pessimista, penso che sia ormai troppo buio per far finta di vedere delle luci “laggi? in fondo da qualche parte”.
Quindi, se permetti, linko nuovamente il tuo post e lascio a te la parola…
Grazie, Gianna.
Eccomi di nuovo Lia. Mio marito aggiunge che le nostre discussioni DEVONO tradursi in croci messe nel posto giusto alle elezioni europee. Cio? votare quei partiti e quelle persone che si sa che non si trincereranno all’ombra dei pretestuosi sensi di colpa quando, magari, si potrebbe un giorno pensare a sanzionare Israele con un bell’embargo, per esempio. E sappiamo che i Fassino-D’Alema-Rutelli-Prodi-Margherite-Udeur ecc. traccheggerebbero tanto ben che mai.
Lui ha usato altri termini per?, che non si possono scrivere neanche nel blog. Io ho solo tradotto.
pacemedioriente
Non ho più parole, delego Haramlik…
Lia: aggiungi dolore a dolore!
Infandum regina iubes renovare dolorem…
(Ho finito il liceo classico da troppo tempo, magari c’? qualcosa che non va nel mio latino).
Oltre che la seriet? e l’integrit?, un’altra nota dolentissima ? l’ignoranza. Colpisce sempre notare come questi politici non abbiano conoscenza delle cose di cui stanno parlando. Eppure parlano, parlano.
So bene che scegliere ? difficile.
Magari che ha tempo e conoscenza di Internet, potrebbe fare qualche ricerca, e vedere chi ha sparato meno cazzate su questo argomento.
E’ una proposta, che ne dici?
Hai perfettamente ragione sulle “inibizioni linguistiche” di noi italiani in merito alla questione palestinese, del resto basta leggere Haaretz per rendersi conto di quanto perfino gli israliani stessi siano pi? “liberi” in tal senso.
Lia : Sinceramente non capisco perch? tiri fuori le questioni della “poca seriet?”…a me pare una posizione “coerente” essere con tutti i popoli oppressi. Forse che l’indomani dell’attentato di Madrid, quando quel coglione di Aznar dava la colpa all’Eta, dei baschi non sono finiti ammazzati dagli spagnoli? Tipo quello, mi pare fosse il proprietario di un negozio di alimentari,
che si ? beccato una pistolettata da uno spagnolo in conseguenza di una futile discussione politica
con la moglie dell’altro? Ma a te sembra una situazione “normale”, porca miseria??!
In quella parte del post fai davvero venire in mente mia sorella a cui piace la Turchia (ci va in vacanza), percui i “curdi” che combattono contro la Turchia sono “brutta gente” e allora via li si pu? massacrare e torturare in tutta libert?!
Io credo che combattere dalla parte dei popoli oppressi sia l’unica motivazione coerente che pu? motivare il fatto di scendere in campo al fianco
di un altro uomo perseguitato…ogni altra cosa finirebbe inevitabilmente per farci restare a casa a sonnecchiare mentre qualcun’altro viene torturato, ucciso, stuprato o in altro modo perseguitato!
Mi pare tra parentesi che l’ottica del “noi” e “loro” sia presente anche in Spagna per i baschi
se si ? arrivati ad ammazzare qualche basco perch? quello stronzo di Aznar diceva che era colpa loro…comunque condivido pienamente l’analisi di Carlo Fusco…in effetti il meccanismo ? lo stesso
che una volta ho letto su un libro di psicologia :
-Un popolo per qualche ragione si sente frustrato.
-Si cerca un capo che ti dica che tu sei un
poverino ed altri sono i “cattivoni” colpevoli di
tutte le tue sofferenze e che definisca chi sono
i “nemici”, che sono “malvagi, abietti e motivati
da oscure ragioni vagamente ‘diaboliche’ a fare
del male al ‘povero’ popolo”.
-L’odio cresce in una larga fetta della
popolazione verso il “capro espiatorio”,
assumendo forme pi? o meno visibili.
-Viene data carta bianca al “capo” perch? faccia
qualunque cosa per “fermare” i “nemici”. Da ci?
si scatena ogni genere di atrocit? nei confronti
di questi ultimi.
Per quanto riguarda il Nazismo effettivamente bisogna dire che per arrivare alla Soluzione Finale anche i nazisti hanno fatto vari passaggi…con ogni passaggio si allontanava nella mente della gente (nazisti inclusi) l’ebreo dallo status di “persona umana” e quindi (istintivamente) tuo “fratello” che ti impedirebbe di fargli le cose turpi che poi gli fai…mi viene in mente a tale proposito un passo del “Sacchetto di Biglie” dove un nazista non vede il cartello ed entra da un barbiere ebreo. Quello lo serve ed il nazista discorre sparlando degli ebrei, poi si complimenta per l’ottimo servizio ed il barbiere gli dice che l? sono tutti ebrei, al che il nazista viene preso da “imbarazzo” e si affretta a fare una serie di distinguo…Si ? cominciato con le umiliazioni sistematiche e le operazioni tese a distruggere la loro umanit? ed imbruttirli…
…affamati, chiamati con dei numeri invece che con dei nomi (cosa che ? avvenuta in Israele [causando giuste proteste] e avviene tuttora in Iraq [e nessuno lo dice, ma ho visto le foto!]..), privati delle persone care e di ogni bene personale, ecc…poi li si ? trattati come schiavi per imprese tedesche compiacenti e, in modo non sistematico, sono state praticate uccisioni (prima della Soluzione Finale gli ebrei nei campi venivano comunque uccisi in maniera non-sistematica per abusi o uccisioni arbitrarie da parte dei loro carcerieri a quanto ne so)…
…infine, quando si stava per perdere, si ? fatto
come fanno alcuni criminali…per nascondere il delitto, uccidere la vittima e farla sparire…da
cui la Soluzione Finale, che per? ? una cosa che pu? nascere solo al termine del percorso suddetto percui la propria vittima diviene nella mente del carnefice un “non-umano”…una “bestia”…
Effettivamente hai ragione a dire che ? preoccupante il fatto che il Governo israeliano si muova per “deumanizzare” i palestinesi perch? ? lo
stesso medesimo passaggio percorso dal Terzo Reich nei confronti degli ebrei…isolarli, additarli come “diversi” e privarli di quelle cose della vita che ci aiutano ad essere “noi stessi”…? anche vero che una notevole parte della popolazione israeliana “sonnecchia” e se ne fotte,
ma bisogna dire che, a differenza del Reich (dove l’opposizione, se c’era non poteva neppure mostrarsi*…), almeno c’? una parte di israeliani attiva che si oppone a ci? e che ha modo di farsi sentire contro questi orrori…
Ciao,
Guido
* = Non lo dico per fare una lode smodata delle
“democrazie”…per? ne tengo conto ed ? una
seppur vaghissima speranza.
Gianna: dimmi quali sono, questi politici.
Io ancora ricordo con orrore un tizio dei Verdi che, con infinito entusiasmo, si emozionava tanto per i palestinesi come per i baschi. Gli paceva la generica etichetta di ‘popolo oppresso’, si vede, e non andava tanto per il sottile sul cosa fosse un oppresso e cosa no.
Uno cos?, per esempio, io non lo voter? mai.
Perch? non c’? proprio bisogno di proiettare sui palestinesi l’ombra della poca seriet? nostrana. Se c’? una cosa di cui hanno bisogno, ? la seriet?.
(Ma perch? la sinistra spagnola riesce ad accomunare l’integrit? morale con la seriet? e la nostra, invece, ti deve sempre fare scegliere tra le due cose?)
La nostra sinistra soffre di una sindrome “della collettivit?”: deve difendere le collettivit? oppresse, deve ricevere il consenso dalla base, deve avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Intendiamoci, non sto dicendo che debbano fare quello che vogliono a prescindere dal consenso della propria base e anche di qualche marginalit? periferica da sottrarre a schieramenti opposti, ma la sinistra rimane ossessivamente bloccata, incapace di avere una linea unitaria e propositiva, prendere delle decisioni e dei rischi: accontenterebbe qualcuno e renderebbe poco contento qualcuno.
Quello che sta succedendo in Palestina…beh, insomma, nel vuoto pi? assoluto Israele sta facendo i propri comodi. Ma si sa, il mondo si muove sulla convenienza e non sulla giustizia…
Lia : Obiettivamente non mi sembrava di essere andato particolarmente “fuori tema” con il mio commento…non pi? di altri almeno.
Quando si parla di politica, soprattutto con una punta di polemica (e in questo caso mi pare ci sia…), mi pare abbastanza normale che i commenti tendano ad assomigliare vagamente
al “Bar Sport”…
Quanto alle parolacce, probabilmente ne faccio un uso eccessivo, ma, bench? non abbia voluto farci caso (in precedenza avevo avuto l’impressione di una sorta di “negativit?” nei miei confronti) ho come l’impressione che la scarsa simpatia e le tentazioni di bannaggio nei miei confronti sia pi? dovuta ad un mancato totale allineamento con le tue posizioni…m? sono divenuto la tua “Icona Neocona n? 2″ solo perch? non mi limito
ad applaudire e a fare il tifo?? :-?
Tra parentesi la nota dei commenti personali la trovo piuttosto curiosa…dici che devo far commentare il mio addetto alle P.R.? >D
Comunque ho afferrato il concetto e l'”atmosfera”,
quindi la mia polemica si chiude pure qui…
Saluti,
Guido
Ahim?, quello che dici, Lia, sembra la pura verit?, anche se uno fatica ad ammettere che la situazione sia cos? grave.
Comunque, c’? da temere il peggio. Una settimana fa ho guardato un documentario su Rai 3 (“C’era una volta”) che raccontava il fenomeno del fondamentalismo cristiano americano.
Ebbene, lo sapete qual’? lo scopo della politica fondamentalista americana? Arrivare, come prevede la Bibbia, alla battaglia finale dell’Armageddon, che vedr? tutte le forze del “BENE” combattere contro quelle del “MALE” proprio Mesopotamia, e dove gli USA e il GRANDE ISRAELE combatteranno assieme contro il resto del mondo (cos? sta scritto nella Bibbia, secondo loro)!
Non si tratta di posizioni isolate, ma della posizione ufficiale dei “reborn Christians” di cui fa parte anche Bush. SOno posizioni di fanatismo e totalitarismo estremo che, a mio parere, sono paragonabili solo al nazismo.
Eppure, un fenomeno cos? pazzesco e allarmante non trova ancora alcun riscontro sulla stampa maggioritaria, del tutto allineata con l'”Asse del bene”.
Sottoscrivo al 100%. Con una parola, direi che attualmente l’esempio (cattivo) di Israele ? paradigmatico per questa fase storica. Ahinoi.
Guido, abbi pazienza: io non ho voglia che i miei commenti diventino un Bar Sport, n? di destra n? di sinistra. Non ? necessario dire la propria su tutto, in casa d’altri.
Se vuoi sapere cosa ne penso della cosiddetta questione basca, usa la funzione di ricerca del mio blog e informati.
Dal mio canto, sento di potere fare perfettamente a meno della tua opinione.
Certi commenti personali e le analogie con tua sorella risparmiameli. Incrementa il tuo livello di buona educazione o, altrimenti, salutami e accomodati altrove.
Non obbligarmi a bannarti: la tentazione l’ho gi? avuta in qualche occasione.
(non facile gestire la distanza vicinanza. Dalle mie parti una volta si diceva “scusa, ma io e te non abbiamo mai mangiato pane e latte insieme”) Buon lavoro :-)
Lia : Tranquilla…no prob, sono stato bannato/sospeso da pi? di un forum e questa qui ? la prima volta che innesco una “negativit?” che non sfocia in una persecuzione…sono piacevolmente sorpreso. :)
A me il tuo blog piace, solo che non so…capisco la rabbia perch? anche io mi incazzo (e parecchio) per le ingiustizie, ? normale e giusto se uno ha una coscienza (e purtroppo st? capendo che ? normale anche sentirsi “impotenti”… :-/), ma ultimamente mi sembri un parecchio tesa e stressata…ho letto alcuni che inneggiano alle tue incazzature…io posso concordare su molti punti (ovviamente nei commenti tendo ad accennare alle parti dove non concordo…), ma il fatto che ultimamente tu sia cos? spesso incazzata mi preoccupa un p? (ma forse conosco poco il tuo blog, non so…)…
Ciao Lia, stammi bene… :)
Guido
Mi dispiace. E’ probabile che, molto semplicemente, questo blog e la sottoscritta debbano rivedere il loro rapporto con i commenti.
Non credere: anche i commenti “tifosi” mi causano un certo malessere.
Gli unici che desidero sono quelli che mi fanno vedere il tema di cui parlo da qualche nuova angolazione, possibilmente non gi? stra-sentita.
Oltre ai miei “rapporti personali”, ovviamente.
Mi rendo conto che ? una richiesta antipatica e poco realistica.
Ci devo pensare.
Salutiamoci ma, nel contempo, ti prego anche di accettare le mie scuse.
Il limite ? mio, non certo tuo.
Cara Lia,quando uno scrive su di un “blog” e sotto al proprio post ci scrive “commenti”…beh,credo che ci si debba aspettare di tutto…non possiamo pretendere di leggerci ci? che si vuole…? un po’ come con i figli…non sono mai come ci si aspetta che siano…ma forse il “bello” ? proprio l?!
Lilith