
Questo blog non combina niente da giorni.
Naviga in una bolla di calore di circa 45 gradi da cui si difende vivendo di notte, come tutto Il Cairo. E pensare che l’anno scorso mi stupivo, nel vedere i negozi di scarpe aperti alle 3 di notte.
Questo blog, ormai, ha ceduto il comando della propria sopravvivenza ai messaggi che le arrivano dall’organismo: vino e birra appassiscono in frigo, inutilizzati, e l’unico oggetto della cucina dotato di vita è il frullatore. L’alimentazione di questo blog si è ridotta a frullati di anguria-melone-albicocche-mango-sciroppo di melograno la mattina, e pomodoro-cetriolo-peperone-cipolla il resto della giornata. Questo blog definisce ‘gazpacho’ il frullato pomeridiano, ma è per darsi un tono.
Questo blog non dimagrisce di un grammo, in compenso, perchè consuma i beveroni di cui sopra seduta davanti al computer, con il ventilatore orientato verso di lei e i capelli stile motociclista senza casco.
L’unica parte del corpo di questo blog che fa moto sono i polpastrelli sulla tastiera.
O la mano che regge il frullatore da cui bere con la cannuccia.
Verso le 3 di notte, questo blog riesce finalmente a farsi due spaghetti.
Bloccata al Cairo dal proprio conto in banca e da altri tre appuntamenti con il dentista (esiste un legame tra i due fattori), questo (questa?) blog prova a rendersi utile a se stessa, a tratti, quindi oggi ha cercato un dermatologo sulle pagine gialle ed è andata a farsi controllare un neo che la impensieriva.
Undicesimo piano di un palazzone grigio, studio medico anni ’60, il dermatologo prende e mi cazzia. Subito. “Lei prende troppo sole. Ha preso il sole pure sul neo! Non le hanno detto, al suo paese, che non si fa??”
“Ma io, veramente, ho sempre preso il so…”
“Qui è in Africa, signora!! Crede di avere a che fare con il sole italiano??”
“Ma io pure alla Canar…”
“Ma non si è vista in faccia?? Vede queste ombre più scure?? Sa che è difficilissimo, farle andare via?? Le do uno schermo solare protezione 100, lo usi!! A lei il sole piace troppo, si vede!”
Mi mortifico tutta, ovvio.
Tra un burqa e una crema protezione 100 non vedo la differenza, se non che il burqa è meno olioso.
Penso un po’ offesa che gli arabi hanno canoni estetici tutti loro che prevedono un candore di pelle da me non raggiungibile e, ripromettendomi di disubbidirgli, gli mostro il neo.
“Ok. Adesso le faccio un’anestesia locale e glielo tolgo.”
“Eh?? Così, su due piedi?”
“Sì, che ci vuole? Sennò glielo tolgo in ospedale in anestesia totale, se preferisce.”
Opto per la fuga: io sono legata all’idea degli studi medici asettici e scintillanti, non ce la faccio a farmi tagliuzzare in un tinello buio all’undicesimo piano di un palazzo polveroso.
Prima di fuggire, gli mostro una bollicina sulla caviglia: “Ah, niente, lei è allergica alle pulci.”
Ah, bene.
Lo sospettavo già, di essere allergica alle pulci: ogni tanto mi ritrovo con delle bolle che mi pare di essere stata morsa da un caimano, più che da una bestia semi-invisibile.
Ed è che, sì, a me ogni tanto capita che mi mordano le pulci.
A voi no? Beati voi, che vi devo dire.
Io posso venirne morsicata in strada, nei taxi, nelle moschee, negli uffici e ovunque ci siano poltrone imbottite o cose così.
Una mia amica mi diceva che, d’estate, è opportuno togliersi gli indumenti in bagno, quando si rincasa, e gettarli subito nel lavandino. Mi spiegava – con lieve divertimento – che appena butti la maglietta appena usata nel lavandino vedi subito le pulcette che saltellano contro il bianco del marmo.
Scusate, sento l’esigenza di grattarmi un attimo.
Tutto sommato è un’allergia di cui sono lieta: è come una specie di allarme che suona e mi permette di distinguere i luoghi infestati da quelli che non lo sono. Un radar naturale, in qualche modo.
Ricordo che una volta, quando ancora vivevo in Alto Egitto, venni al Cairo e mi ritrovai a dormire in un albergo allarmantissimo, ché la Pensione Roma era piena.
Al risveglio, il lato della mia faccia che era stato a contatto con il cuscino era un concentrato di bolle ed io sembravo la cugina di Elephant Man. Questo mi permette di sconsigliarvi qualsiasi pensione di Downtown che non sia la Pensione Roma, e poi non dite che non mi sacrifico in nome della conoscenza.
In compenso, credo di non averne in casa. Se arrivassero pure qui dovrei trasferirmi, visto come reagisco, ma pare che per il momento vada tutto bene.
Scusate, questo discorso mi costringe ad interrompermi ogni due minuti per grattarmi furiosamente.
Credo che dovrei reagire sia al caldo che a questi estenuanti tre mesi di vacanza che, nonostante faccia la prof da anni, non avevo mai visto nemmeno col cannocchiale, prima di venirmene qui.
Fare qualcosa.
Mantenere una parvenza di vita sociale, nonostante i 45 gradi.
Frullare dell’altro cetriolo coi pomodori.
Togliere Moby Dick da WMP, che sta girando da tre ore e ricomincia adesso per la trecentesima volta.
(No, aspetta: vado a giocare con la Gmail che mi ha regalato Quattro Passi, ecco.)

la parte sulle pensioncine mi mette una pulce nell’orecchio circa certe indiscrezioni sulla tua reale professione…
(si ride e si scherza, ovviamente)
Credo di essere stata un cane nella mia vita precedente…si perch? a me le pulci mi riconoscono da lontano…e per una amante degli animali ? un dramma!Mi accorgo subito se il mio gatto ha le pulci..dai bubboni tremendi che vengono subito a me ..prima bianchi,circondati da un alone rossastro che dopo la frenetica grattatura diventano croste umide…e come prudono!…Le pinzature di zanzara al confronto diventano una “giacchettata” …
Ma chi ? quella bestia che dice che le pulci non mordono gli “umani”?…
Lilith
Non vorrei averti come promotore turistico,mi fai scappare tutti i clienti.
eheheh…
P.s. Ma in tutta sta faccenda, un lato positivo ce ne sta!!
Una pulce pure l???
Blog dermatologico…ho appena dedotto di essere anche io allergico alle pulci.
Lia, le pulci non le ho ancora provate, ma sui nei ho parecchio da dire! Da quando ne ho tolto uno “che si stava trasformando in qualcosa di brutto” (come disse il dermatologo per non pronunciare la parola melanoma), uso regolarmente la protezione 60, e mi abbronzo lo stesso! E sugli altri nei “a rischio” metto uno stick bianco gesso. Se ti fidi degli ospedali egiziani, toglilo, ? meglio. E ora scusa, ma devo grattarmi un po’…
Ohi, Lia, ma quando vai a farti un bel giretto in un parco cairota e ce lo racconti?
Ciao.