logoponte.gif

Lo scrivo di getto, a caldo e per giunta senza molta voglia di scrivere: condivido le perplessità di Beppe Caravita e, francamente, questa storia non mi torna proprio.

Perchè Un ponte per è in Iraq da moltissimi anni, è conosciuta a tutti i livelli, si sa muovere, ha una rete di rapporti che, in una società araba, non è pensabile che non contino.
L’Ulema Al Faidi ha detto che i rapitori non sono iracheni. A me sembra stranissimo, davvero, che possano esserlo. Lo ripeto: non tanto perchè sono volontarie, perchè sono ‘buone’ etc. Ma per la miriade di rapporti coltivati in 14 anni di presenza a Baghdad.

E poi non la capisco perchè sono donne, anche.
Ma magari questa è una sciocchezza, chennesò. Eppure tutta questa storia, tutta, mi sembra andare in direzione opposta rispetto all’abc del sentire comune di qui.
Che faranno, mostreranno alla TV due ragazze terrorizzate? Otterranno di fare morire di vergogna i musulmani del mondo intero, direi.
Uno stravolgimento di qualsiasi logica.

Mi dicevano che, in un’intervista a Radio Vaticano, il vescovo di Bagdad ha detto che in Iraq, benchè non ne parli nessuno, rapiscono iracheni a centinaia e li rilasciano dietro riscatto. Una realtà in cui i banditi spadroneggiano, ormai. E saperle rapite da delinquenti comuni mi sembrerebbe meno strano, meno insensato.
Ma sono andati in 20, a rapirle. Non può essere.

Io so già cosa mi diranno, gli egiziani con cui parlerò di questo: che non è possibile che siano stati gli iracheni e che un musulmano non fa queste cose. Che è una montatura, che è stata la CIA o qualche squadraccia del governo.
Me lo diranno serissimi e convintissimi, mi pare di sentirli.

Ed io, francamente, troverò l’ipotesi plausibile, fosse anche solo per motivi storici: in Cile, in Argentina, non si diceva forse che erano i “terroristi”, a fare sparire la gente? Poi venne fuori che non di terroristi si trattava, ma di governi assessorati dalla CIA. E non è che lo dica io. E’ storia, questa.

Forse sarebbe il caso di rispolverare un po’ della recente storia latinoamericana e di utilizzarla come una delle possibili chiavi di lettura dell’Iraq.
Tra gli arabi e gli ispanoamericani ci sono un mucchio di differenze, è vero: però gli USA sono sempre quelli, no? E come ambasciatore hanno mandato Negroponte, la cui esperienza riconosciuta consiste nell’organizzare squadroni della morte, ovvero terroristi mercenari al soldo di governi-fantoccio.

Sembra che parli come una scalmanata attivista di centro sociale, vero?
Magari col piercing e i capelli rasta.
E invece no: sono proprio successe, queste cose. Non una vita fa: l’altro giorno.
Cosa ci autorizza a pensare che non possano risuccedere, che non stiano già succedendo di nuovo?