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Miguel Martinez porta avanti la riflessione sull’Iperbolico e analizza i termini Guerra e Terrorismo o, meglio, ‘aggressione’ e ‘resistenza’.
Ne esce un articolo magistrale.
E del resto è da un pezzo che dico che l’intelligenza di Miguel è del tipo che scatena desideri di roghi nei ‘benpensanti’.

Trecentomila terroristi in una scatola di biscotti

Nell?Iperbolico, esiste un termine tuttofare e tuttospiegare: ?terrorismo?.

Pierferdinando Casini, in visita a Birkenau, ci annuncia che:

“Oggi un nuovo nazismo e stalinismo si affacciano sotto la forma del terrorismo. Il nazismo come lo stalinismo e il nuovo terrorismo di oggi sono due facce della stessa medaglia”.

La metafora zoppica un po?, visto che mette tre elementi su due facce di una medaglia, comunque il concetto è chiaro: secondo Casini, e chi la pensa come lui, il terrorismo sta lì e attacca la civiltà.

Per Fausto Bertinotti, invece, la questione è più sfumata: la guerra genera il terrorismo in una spirale senza fine.

Quindi, per il primo, lo scontro è tra civiltà e terrorismo. Per il secondo, lo scontro è tra guerra e terrorismo.

Però tutti e due sono d?accordo nel definire quell?altra cosa terrorismo.

Che è un?emerita sciocchezza. Per un banale motivo linguistico. Terrorismo non è una causa per cui si fa qualcosa. È un metodo per fare qualcosa.

Non è complicato. Il comunismo è la causa per cui si battono quelli che vogliono una società di eguali.

Il nazionalsocialismo è la causa per cui si battono quelli che vogliono un socialismo, ma nazionale, insomma solo per noi.

Il liberismo vuole più libertà.

E il terrorismo cosa vuole? Far paura alla gente? Ovviamente esiste gente così, come esistono i serial killer. Non ho presente le statistiche, ma se ci fossero dieci serial killer in Italia, avremmo già un problema molto serio.

Ora, su La Stampa del 15 settembre 2004, Giuseppe Zaccaria a Baghdad intervista il maggiore Adnan Nassar al-Amri, caposezione al Ministero degli Interni del governo di Allawi. Il caposezione gli fa sapere che

“Il nostro Presidente ha appena ripetuto che le elezioni previste a gennaio si faranno e poco male se due o trecentomila terroristi non vi parteciperanno.”

Due o trecentomila “terroristi”? Facendo le proporzioni con la popolazione, è più o meno come dire che la situazione è sotto controllo, perché in Italia ci sono appena settecentomila serial killer in quotidiana attività.

Il termine terrorista viene quindi usato per descrivere non il carattere di singole azioni, ma per descrivere un?intera causa per la quale solo in Iraq, ci sono ? secondo i loro stessi nemici ? non meno di due o trecentomila persone pronte a dare la vita.

Ora, o gli arabi sono molto strani, oppure Casini e Bertinotti, che adoperano il termine “terrorismo”, sono in evidente malafede. Ma cosa stanno cercando di coprire?

Essenzialmente due cose. […]

Continua a leggere (ma fallo!) l’articolo su Kelebek.

E… ma voi lo sapevate che noi italiani, nel ’37, portavamo la testa di Hailù Chebbedè in giro per l’Etiopia, in una scatola di biscotti Lazzaroni? Gessù.