
L’Italia, come molto spesso accade, si rende protagonista di ‘innovazioni’, chiamamole così, che vanno in direzione opposta a quelle indicate dalla comunità scientifica.
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Nelle comunità terapeutiche di cui parlo c’è un approccio ideologico, più che scientifico. Ideologico è dire anche troppo. Moralizzante, di espiazione e pentimento.
Il malato – quello che l’OMS definisce chiaramente come malato – viene condotto attraverso un percorso di espiazione, non di cura. E tutto è consentito, affinchè non deragli più dalla ‘retta via’.
[…]
Accadeva e in qualche misura accade ancora che, nelle maggiori comunità, le persone disperate venissero messe alla prova, trattenute all’esterno del luogo di ipotetica salvezza, spesso all’aperto, per provare la loro ‘ferma volontà di espiazione’. La forma di tortura e di pressione psicologica, e non ho paura di usare queste parole, iniziava già allora.
[…]
Quanti sono i recuperati in comunità?
Eh, questa è una bella domanda.
Le comunità – questo tipo di comunità – sono fallimentari.
Ed è per questo che i dati non ci sono. Non sono accessibili.
Se potessimo accedere ai dati, sarebbe la fine di alcune di queste strutture.
Perchè si proverebbe, una volta per tutte, che questi luoghi – che agiscono con dei meccanismi che sono molto simili a quelli di ‘riforma del pensiero’ – hanno ragione di essere fino a quando la persona rimane nell’ambito della struttura.
Nel momento in cui vuole riprendere un suo percorso, si trova completamente impreparata ad affrontare la realtà; spesso ricade, spesso muore.
Una specie di universo parallelo. Pericoloso.
Tra la pericolosità della droga e quella delle comunità di questo tipo, veramente, non saprei scegliere.
Ho già parlato di Mara come me, di Marco Salvia.
Come ho già detto, non è un romanzo sulla droga. Al di là del tema specifico che fa da spunto, c’è l’atroce fatica – ben più antica, e assai solitaria – di mantenere la propria identità, di non lasciarsi manipolare.
Tema attualissimo, credo.
Però è ambientato in una comunità, il romanzo.
Se ne parla, quindi, su Radio Radicale, intervista a Marco Salvia.
E alla vigilia di un nuovo disegno di legge sulle droghe, ideologizzante e moralista quanto l’Italia intera, rinfrescarsi la memoria sul cosa si sta dicendo non sarebbe male.
Anche perchè sarà una carneficina, temo.
Prossimamente, presentazione del libro alla libreria Bibli di Roma e da Feltrinelli a Milano.

Ciao, buon viaggio nel deserto e grazie del pensiero :-)
internet.pro
25 Ottobre 2004 – Cronache dalla rete
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