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Ho trascorso le ultime cinque ore a fabbricarmi i registri dei corsi su Word e mi fa male tutto, dalla cervicale al neo che ho ad altezza schienale della sedia, quindi già mi vedo a fare Natale in qualche reparto di oncologia dei nei e la cosa ha un pessimo effetto sul mio umore, e sennò non avrei nemmeno scritto il post qui sotto.

L’anno scorso non avevo registri: un po’ perchè non mi era neanche venuto in mente, ché quando mai uno va all’università col registro dei voti, e un po’ perchè l’idea di mettere ordine tra centinaia di nomi arabi mi terrorizzava, giustamente.

Quest’anno ho capito che:
a) I miei ragazzi sono piccolini: le matricole hanno 17 anni e un po’ di scena col registro ci vuole. Questa prima è tremenda, tra l’altro: sono ottantacinque ed io li ho, il martedì, per sei ore di fila.
Solo chi insegna mi può capire: con un numero simile non puoi fare nulla che non sia rigorosamente frontale ma nessun essere umano al mondo riesce a mantenere l’attenzione su uno che parla per sei ore filate. E’ un incubo.
E poi sono primini, mi guardano come un UFO e, per farla breve, ho deciso che qui serve un po’ di disciplina militare, se non vogliamo naufragare, quindi l’ispirazione per il registro me l’hanno data loro.
Già che c’ero, ho pensato di razionalizzare pure il controllo dell’andamento in itinere degli altri corsi, e il risultato è che ho fabbricato ‘sti registri e tutto un sistema di crocette e segnetti per registrare la partecipazione, i lavori svolti e così via.
Mi sono fatta un culo quadro.

Facendoli, mi sono accorta che l’anno scorso non ne sarei stata in grado. Sarei impazzita dopo pochissimo, e mi spiego.
Succede che esistono delle liste degli studenti iscritti ai corsi ma sono in arabo.
Noi, quindi, facciamo scrivere ai ragazzi i loro nomi su un foglietto e teniamo così le presenze. Alla fine dell’anno, uno le conta e amen.
E’ da queste liste che ho ricostruito i nomi per i registri.

Ora: gli arabi usano di solito tre nomi, spesso quattro, e almeno uno di questi tende ad essere Ahmed o Mohamed, quindi è proprio necessario che li usino tutti. Non li distingui, altrimenti.
Per dire: io ho un Ahmed Mohamed Mohamed Ibrahim e poi un Ahmed Mohamed Mohamed Hassanin. Io li distinguo solo al quarto nome, questi due, quindi per forza devo farli entrare tutti e quattro nella casella del registro.

Poi qui non c’è il concetto di cognome come lo intendiamo noi, e la cosa ha due conseguenze:

1) Che non c’è verso che chiamino te per cognome. ‘Sta cosa mi fa diventare matta, che in italiano suona malissimo che ti dicano “Professoressa Lia”, e quindi sono in piena guerra per farli desistere. Però questo è un errore culturale, più che linguistico, ed essendo io in minoranza appaio come una stravagante fissata, più che come una che vorrebbe insegnargli un italiano adeguato alle circostanze.
All’inizio avevo anche sospettato che si trattasse di maschilismo, a dire il vero: il mio collega lo chiamavano per cognome e me per nome, e io diventavo furibonda. Poi è venuto fuori che no, che in realtà la differenza gli era oscura e basta, ma del resto gli errori culturali li faccio pure io, mica solo loro.

2) Che provaci tu, a mettere in ordine alfabetico i nomi di 85 studenti senza partire da un cognome: io ho 15 Ahmed, 10 Mohamed e 8 Mustafa per classe e, sul versante cristiano, ogni possibile variante di Maria, Mariam, Marian e Marehame, che non so se c’entra ma forse sì.
Mi si addormenteranno durante l’appello, non vedo rimedi.

Il vero problema, comunque, è la traslitterazione. E’ su questo, che l’anno scorso sarei impazzita. Per fortuna ho aspettato un anno, guarda.
Perchè:

1) Se sapessero distinguere bene tra le varie vocali sarebbero già laureati, non sarebbero studenti. Le differenze E/I e O/U, in arabo, sono parecchio vaghe. Di conseguenza, quello che il 5 ottobre si firmava Mostafa, diventa Mustafa il giorno 12 e Moustafa il 19, e non è il caso di pretendere troppa precisione.
Si tratta di prendere delle decisioni, piuttosto: a maggioranza, quindi, il nome Mostafa viene unificato come tale sul registro.

2) Magari, il problema fosse limitato alle vocali! Yousseph o Yussif? Abdelaziz o Abd El Aziz? Gamal o Gamaal? Yassmin o Yasmene?
Moltiplica per centinaia di nomi e capirai che cosa ho fatto stasera.

L’anno scorso, tutta precisina e milanese com’ero, sarei finita alla Neuro.
C’è di buono che ormai l’ho capito, che queste sono cazzate.
L’importante è come lo pronunci, un nome, non come lo scrivi coi tuoi caratteri. Io, quindi, oltre ad unificare le grafie, mi sono pure dedicata ad accorciare i nomi, ché non è uno scherzo farne entrare tre o quattro nelle caselle.
Via le doppie, quindi: niente Mohammed ma Mohamed, ché si fa prima.
Via gli spazi di troppo: niente Abd El ma Abdel, direttamente.
Mi sembrava di lavorare col pongo. Mai visto nomi più versatili, dopotutto.

3) Per certi nomi di prima, ho dovuto cercare gli omonimi di quarta: quelli di prima se le scordano direttamente, le vocali, e a volte le intere sillabe. O le invertono. E alcuni nomi proprio non ci sono riuscita, a risolverli: tale Abd El Hlem, dimmi tu. O Said e Sayed, che casino.
E certi sono buffi e mi hanno messo di ottimo umore, come Abdullah El Baset. Se poi scopro che ce le ha davvero, le basette, è probabile che mi faccia venire un soffocone durante l’appello.

Del resto loro si sganasciano, letteralmente, quando mi sentono pronunciare.
Voglio vedere quando mi presenterò con ‘sta novità del registro e comincerò a modulargli la lista degli Ahmed, che effetto gli farò.
Sto persino cominciando a sospettare che non sia stata tanto una bella idea, a furia di scriverne.
Dopo cinque ore di lavoro, non è un bel pensiero.

(A proposito: tempo fa, qualcuno mi chiese in un commento come mai scrivo sempre perchè invece di perché. Mi scordai di rispondere e rimedio adesso, visto che sono in tema: per non schiacciare il tasto della maiuscola, ché sono pigra.)