hamam.jpg

Sono uscita dai vapori avvolta nel mio asciugamanone bianco e mi sono diretta verso la stanza della jacuzzi seguita da Ferial, che è un’ottantenne minuscola e accudisce le signore nello spogliatoio della palestra dove mi sono finalmente decisa a iscrivermi. Le accudisce davvero, non è un modo di dire.

In genere non c’è nessuno, di sera, ma stavolta c’era una donna tutta nuda, serena sotto il cartellino che invita a indossare il costume da bagno, nella vasca.
Io intanto dovevo fare la doccia e Ferial ha insistito per appenderlo lei, l’asciugamanone, obbligandomi pertanto a consegnarglielo e a esibirmi biotta davanti all’interessatissima signora nella vasca.
E poi mi sono messa il mio casto bikini ligio alle regole e mi sono calata nella vasca assieme alla mia compagna. Che era nuda, ovviamente.

Lei mi ha chiesto: “Ti dispiace se faccio spegnere le luci?” ed io, gentile: “Maafish mushkela, non c’è problema.”
Si è fatta portare una spremuta d’arancia da Ferial e poi si è fatto quasi buio. Eravamo là tra le bolle, nel silenzio assoluto in quest’acqua a 40 gradi, e nella penombra la vedevo lussuriosissima, con gli occhi chiusi, ed era là che si rigirava, si stiracchiava e continuava a sospirare di goduria (“mmhhhh”) sotto il mio naso di estranea, del tutto ignara di ogni qualsivoglia senso del pudore.
E io me la guardavo e quando lei apriva gli occhi per bersi il suo succo incrociavamo lo sguardo, penombra o non penombra, e io, in mancanza di idee migliori, mi immergevo.

Faceva molto caldo.
Sono uscita di lì pensando che forse non sono più del tutto sicura di essere 100% etero.

(Ma poi mi chiedo se sono io, a mancare di innocenza, o se era lei. Che mi ha detto di voler conoscere Roma perchè: “I’m an artist.”)