
Ridendo e scherzando, Pepe si è fatto una decina di anni di Medio Oriente. Mica male.
Arrivò giovincello dopo la laurea in lingua araba, con una di queste borse di studio estive con cui ti paghi a stento l’aereo e, finita l’estate, si disse: “No, ma io voglio rimanere qui. Voglio imparare benissimo la lingua e poi ho ancora tutto da conoscere.”
Dei primi due anni ha un ricordo tremebondo: senza un lavoro decente e senza una lira in tasca dimagrì di 16 chili, poverino. Ovviamente, adesso è un prof con le contropalle, tiene corsi di formazione per prof e parla arabo come nessuno.
Avrebbe voluto farsi più amici, però. Dieci anni non sono pochi davvero.
E mi spiegava che la faccenda dei soldi è forse l’ostacolo maggiore, qui.
“Il fatto è che qui i casi sono due: o sono ricchissimi, gli egiziani, ma ricchi che non ti vedono nemmeno, ricchi che nessun occidentale è altrettanto ricco e non puoi tenergli il ritmo, oppure guadagnano 50 euro al mese e sono loro, a non potere stare dietro al tuo ritmo. Ali, per esempio, che è il mio migliore amico egiziano: suo padre ha un paio di appartamenti, stanno moderatamente bene. Lui cura gli impianti elettrici di una grossa ditta e prende 50 euro al mese, appunto. Questo vuol dire che, quando ci vediamo, non possiamo andare a un ristorante decente, non possiamo fare nulla di quello che io farei normalmente. Una gita ad Alessandria? E’ ovvio che pago tutto io, ma ci si sente male: mi vede che, in tre giorni, spendo quello che lui guadagna in un mese. Per lui è umiliante. Non va bene, i rapporti non reggono. Lui, infatti, preferisce che stiamo a casa, non vuole che usciamo per questo. Però bisogna essere proprio testardi per mantenere viva un’amicizia in queste condizioni.”
E’ stanco di Medio Oriente, Pepe. Lo capisco: al decimo anno di Spagna, io avevo il paese che mi usciva dalle orecchie. Ci ho messo un po’, prima di ritrovare la curiosità di andarci, e ancora non l’ho ritrovata del tutto. I paesi li esaurisci, dopo un po’ di anni.
“Quello che vorrei è stare in un posto dove guadagnare come la maggior parte delle persone. Non ne posso più di essere il più ricco o il più povero. Voglio stare in un ambiente dove tutti possiamo permetterci più o meno le stesse cose.” E sorride speranzoso, mentre lo dice.

Uhm, interessante: chiss? se esistono studi sulle classi di reddito.
Quanto alle rivendicazioni salariali, i minimi conttrattuali ecc. penso siano inesitenti (come i sindacati); ? cos? Lia? ciao.
Si esauriscono i paesi? Come le relazioni, i matrimoni? C’? mica un paese che dura un po’ di pi??
Credo che il problema siamo noi, zingari in cerca di qualcosa, del cambiamento eterno. Poter trovare in una donna tutte le donne (chi diamine ha detto questo?), in un paese tutti i paesi, il mondo…