
Sono tutti lì che parlano di Libero Blog e pure io sto cercando – almeno – di capire che roba è.
Vedo che questo blog è tra le loro letture ed ho visto apparire e scomparire il mio post sui pistoleri cristiani, manco il tempo di andarmi a leggere e vedere come ero venuta. Delle mie avventure con Sahar, invece, non gliene può fregar di meno.
E lei che già si vedeva proiettata sui media internazionali, peccato.
Poi sono incappata nientedimeno che in Baghdad Burning tradotta in italiano, e scusate se è poco.
“Azz, questo sì che è un servizio coi fiocchi” mi sono detta.
Poi però ci sono rimasta un po’ male, perchè il titoletto che hanno messo al suo post dice: “Dal fruttivendolo a Bagdad – Il racconto di una ragazza irachena alle prese con la quotidianità” e la traduzione non riprende l’intero post ma solo la descrizione del fruttivendolo di Riverbend.
E allora sono andata a leggermi il post sul suo sito (quello di Riverbend, dico) e ho trovato che, fin dal titolo, quello era un preoccupatissimo post sul risultato delle elezioni in Iraq e sulle ripercussioni che la vittoria degli sciiti può avere su donne e laici.
Dicevo, io, che mi stupiva che Riverbend si fosse messa a parlare di fagiolini.
E poi mi ha fatto ridere il tocco surrealista del commentatore che, sotto la versione italiana del post fatta da Libero, va e scrive: “Ammiro lo spirtio del popolo iracheno che, con tutte le difficoltà e il tragico momento in cui si trova, ha dimostrato capacità reattiva andando in modo massiccio alle urne. (Ecco. Se lo prende, Riverbend, lo mena.) Sono italiano, ma non approvo il metodo con il quale si dice abbiano portato la libertà, però penso che voi abbiate saputo prendere il lato meno scabroso della vita. Complimenti per il tuo italiano “favoloso”
Uno che ha capito tutto, insomma.
Oppure, più probabilmente, i risultati di un evidente errore di comunicazione da parte di Libero Blog, sia nel titolo fuorviante, sia nella scelta di tradurre il post solo in parte, sia nel non dichiarare in modo visibile che di traduzione si tratta, magari firmandola anche.
Insomma, boh.
Mi sembra che si stia dicendo un po’ ovunque che potrebbe anche non essere una cattiva idea, purché le cose vengano fatte meglio.
Tradurre i blogger stranieri è una splendida idea, dico io. Trasformare Riverbend in una massaia lo è un po’ meno e, al momento, il tutto comunica una sensazione di arbitrarietà un po’ preoccupante.
Senza contare che l’idea che Libero/Wind o quello che è possa lucrare (ancora!) sulla sottoscritta mi infastidisce non poco.
Solidarietà a Alberto di Indignato, nel frattempo, che si è incazzato ‘bastanza.

L'Indignato
Chiedere ? lecito
Di seguito il testo della mia seconda mail a Libero Blog. Cari responsabili di Libero Blog, caro direttore responsabile Federico Luperi. Vedo che quella fuorviante dicitura Copyright ? 1999-2005 ItaliaOnLine S.r.l. Tutti i diritti riservati ? stata eli…
d o t - c o m a *:o)
Libero blog? No grazie!
Non a queste condizioni. con rel=”nofollow” :-) Come ha scritto benissimo Alberto Puliafito nei commenti a questo post di Massimo…
. . . http://committeetoprotectbloggers.blogspot.com/
Voglio dire la mia sulla questione Libero Blog. Io credo che chi scriva su un blog lo faccia per essere letto. Lo faccia perch? le proprie idee vengano lette e poi magari anche divulgate. Almeno, io scrivo con quell’intento.
Immaginate che io scriva una delle mi solite frasi evocative e surreali, e domani mi svegliassi e la trovassi scritta su un muro con un gessetto da un bambino. E chissenefrega se c’? o meno il mio nome. Insomma, io domani mattina sarei la persona pi? felice del mondo. Ho trasmesso qualche cosa a qualcuno. Ho divulgato quello che sono io, e qualcun’altro l’ha fatto proprio ed a sua volta trasmesso.
Capisco che in alcuni casi la citazione della fonte ? particolarmente dovuta, ma insomma, stiamo parlando di blog. Non atteggiamoci come star. Meno egoismo, meno balli e cocktail, meno pigrizia di sentimenti.
Punti di vista, eh.
Mah.
Io credo che ci? che ha infastidito tanta gente sia, soprattutto, l’aria da portalone generico, di sostanziale disinteresse per ci? che ognuno di noi effettivamente scrive e che viene usato esclusivamente per riempire un sito il cui fine ultimo ? quello di generare accessi.
Senza strapparmi le vesti pi? di tanto, percepisco il tutto come un po’ svilente.
In fondo, la gente da cui Libero prende i post ?, mediamente, gente che sta qui gratis perch? sente (a ragione o no, non importa) di avere qualcosa da dire e ci mette un po’ di passione.
Prendi il caso di Riverbend: ? una che fa un lavoro squisitamente politico e, suppongo, rischia anche qualcosa. Su Libero diventa “una ragazza che compra fagiolini” perch?, probabilmente, un casuale lettore medio viene attirato pi? da una fanciulla irachena che fa la spesa che da una impegnata oppositrice di questa guerra.
Capisco il fastidio, insomma.
Al calderone della mancanza di senso generale delle parole in cui siamo immersi dalla mattina alla sera, molti blog vorrebbero proprio rispondere apportando del senso.
Libero, cos? come appare in questo momento, ti ricaccia per i capelli nel calderone a cui cercavi di sottrarti.
A me d? un po’ fastidio. Poco, per?. In realt? la cosa non mi appassiona pi? di tanto.