Ho mandato 14 pagine di fax in Egitto e ho chiuso il registro della mia quinta liceo.
E’ un gustoso rito di fine anno: dopo gli scrutini, si prende una penna nera e si tirano lunghe linee su tutti gli spazi bianchi del registro, per essere sicuri che nessuno ci aggiungerà, nottetempo, dei 3 o degli 8 inopportuni.
Su ognuna di queste linee, si mette una firmetta.
Quando arrivi alle linee, vuol dire che l’anno è proprio finito.
E’ tutto un tirar linee e sospiri di sollieve, nelle sale prof della Repubblica…

Io non ho sentito sollievo e non ho sentito tristezza.
Non ho sentito nulla.
Eppure ho molto amato questa classe, e ho molto amato pure questo lavoro.
Nulla, non sento nulla. Le mie emozioni sono tutte nel fax, nel passaporto da rinnovare…
Ecco, mi emoziona avere il mio primo passaporto senza timbri di Israele.
Israel-free.
Si può definire ‘emozione’ una delusione? Israele lo è, come certi mariti: al posto di rifarmi una vita, mi rifaccio un passaporto…
E’ la mia occasione di andare in Libano e in Siria, voilà.

Quando tornai in Italia, ben 17 anni fa, questo paese mi piaceva da matti.
Mi piaceva la dolcezza della lingua, mi piaceva la cura del cibo, mi piaceva un certo garbo che è molto, molto italiano.
Un paese dolce, effettivamente, pur con tutte le sue magagne.
Ricordo quanto mi colpivano la volontà di efficienza nei servizi pubblici, il rispetto negli ospedali, l’etica del lavoro ben fatto, le mille opportunità che Milano ti offriva.
Milano… per anni, io ho pensato che avrei voluto essere sepolta qui, da morta.
Un modo estremo per ringraziarla della sua accoglienza…:)

Poi Milano, con tutta l’Italia, si è incialtronita, impiegatizzata, ignorantizzata… quella che era una subcultura sempre esistita ma di cui bisognava vergognarsi un po’ (forse la versione culturale delle dita nel naso, non saprei…) è diventata opinione pubblica.
Berlusconi e Bossi al governo, splendida sintesi.
Io mi rendo perfettamente conto del fatto che non tutta l’Italia è così.
Anzi… se non ci fosse internet, io vivrei probabilmente ignara di ciò che passa per la testa di quest’ex maggioranza silenziosa promossa ad assordante.
Dal vivo, io non conosco quasi nessuno con queste caratteristiche….

Eppure lo noti, nella vita.
Si lavora peggio, la scuola è deprimente, l’università non ne parliamo.
I famosi servici pubblici di Milano, dove un tempo mi pareva di avere il privilegio di osservare la Civiltà all’opera, sono diventati luoghi da cui difendersi.
Questo è un paese che esprime Bossi e Berlusconi, e te ne accorgi anche senza la TV. Te ne accorgeresti pure se non leggessi internet.
Si vive male, convinti di vivere benissimo.
Si è periferici, convinti di essere americani.
Si diventa sempre più poveri, ma dicendo: “Noi ricchi…”
Si assiste alle guerra tifando per il più biondo. O per quelli che crediamo essere biondi.
Nei miei scrutini finali, io consiglierei all’Italia di andare un po’ a zappare…

Preferisco un sano Terzo Mondo dotato di cultura e dignità propria, a quest’ibrido di non si sa cosa.
E me ne vado sentendo delle immense nostalgie personali, ma nulla, proprio nulla per l’atmosfera, l’aria che lascio.

Chissà cosa direbbe Leonardo, se lo sapesse, ma io non ho votato nemmeno alle ultime elezioni.
Dopo aver giurato e spergiurato che l’avrei fatto, me ne sono semplicemente dimenticata… ero troppo presa a seguire le elezioni spagnole, pensa te.

Avrei dovuto votare per il comune di Milano 3 che, nonostante la sua impronta berlusconiana, era amministrato dalla sinistra.
Cosa abbastanza ovvia, del resto, perchè tutti sappiamo che Berlusconi non vede l’ora di ricominciare a costruire, qui da noi, e la gente, invece, ci terrebbe parecchio, a tenersi il suo verde…

Be’, io mi sono scordata, e pure molti altri, e Forza Italia ha vinto, e una passa per le risaie del parco Sud e si chiede quanto dureranno, gli aironi…
La lista di sinistra non era invogliantissima.
Ecco il maneggione locale che ci ha infilato dentro il figlio, pensa te. Mi pare di sentirlo: “Così prendiamo il voto dei giovani!!”
E la tizia che tutti odiano, ma che se non entra in lista ti monta la controlista di Rifondazione, e bisogna tenerla buona.
E tutto un po’ ripugnante, tutto assai deprimente… poi, sì, gli aironi.
Bisogna votarli, assolutamente.
E poi mi sono scordata.
Non ci sto dentro, come dicono i miei alunni.
E’ inutile, non lo so fare, io me ne vado.

E’ come se questo eterno bivio elettorale tra il meno peggio e il mostruoso fosse diventato la metafora della vita intera, qui.
Mamma mia, non lo reggo più…

E invece ho ancora tutta una maturità da fare, un sacco di roba da preparare, un sacco di efficienza da maneggiare… io non ne ho voglia.
E’ una tortura, questo Giugno.