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Dicono che oggi, in una non meglio precisata scuola di una non meglio precisata località italiana, un non meglio precisato papà abbia puntato una pistola in faccia a un non meglio precisato lavoratore della scuola da cui, generalmente, si andrebbe a colloquio disarmati.

Ho cercato di mettermi nei panni di questo padre e l’ho immaginato assolutamente paranoico, in piena sindrome da accerchiamento e confusamente desideroso di fare il bene della propria prole senza minimamente sapere come fare.

Una, ovviamente, spera che l’abitudine non dilaghi: qui siamo anche strettine di voti e faremmo presto a scalare le classifiche degli obiettivi dei genitori pistoleri.

E, tuttavia, mi intristisce da morire, questa pistola brandita in una circostanza in cui qualsiasi genitore del mondo vorrebbe fare bene, essere di aiuto ai propri figli.
Sa di solitudine totale.
Le famiglie sono troppo piccole, pensavo, e la gente si perde.

E pensavo pure che forse è ora che io lo rivaluti, il ruolo-contenitore della scuola.
Perché non c’è altro, semplicemente, e quindi ci tocca.

Comunque credo che non abbiamo idea del disastro in cui vivono settori interi della società italiana.
Non si vede, non se ne parla, è un’informazione che non danno, mi pare, nemmeno i blog.
Stiamo lì a parlare di tutto tranne che di questo.
Forse perché non c’è soluzione.
I guai degli altri sembrano pù risolvibili.