…non aver paura, non è questione di serietà…
E’ il contrario, forse: è la normalità, la testimonianza delle piccole cose.
Ricordi il monologo di Shylock?
“Non ha occhi un ebreo? non ha un ebreo mani, organi, membra, sensi, emozioni, passioni? non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, non è soggetto alle stesse malattie, non è scaldato e gelato dalla stessa estate e dallo stesso inverno come un cristiano? se ci pungete, non facciamo sangue? se ci avvelenate, non moriamo?”
Cambia la parola ‘ebreo’ con ‘arabo’ e porta il tutto nell’Italia di oggi.
Ma non nell’Italia dei tuoi amici, dei miei, delle persone che uno si sceglie lungo la strada… no. L’Italia espressa dal governo in carica, hai detto poco…
Tu dici che siamo profondamente ignoranti in cose arabe, ed è vero.
Ma la nostra ignoranza principale è quella di cui parla Shylock: qui è pieno di gente che proprio non sa che, per esempio:
Un normale uomo arabo, normalmente, vuole bene a sua moglie.
(“Torturatori di donne!“)
Un normale genitore arabo, normalmente, ama i propri figli.
(“Mandano i figli davanti ai carroarmati per la stampa!“)
Un normale impiegato arabo, la mattina va a lavorare e la sera guarda la TV.
(“La Guerra Santa! La lotta all’infedele!“)
Normalmente, un arabo gode di piaceri come un buon capretto arrostito, una chiacchierata con gli amici, un sognetto erotico, una vacanza…
(“Ci odiano! Ci pensano sempre!“)
Voglio dire: fa bene alla nostra salute mentale che esistano testimoni della normalità degli arabi.
Perchè, tu non puoi saperlo perchè sei via, ma metà degli italiani è ormai pronta per il ricovero coatto.
Te lo giuro.
Sono convinti di essere accerchiati da alieni vestiti di verde (verde marziano?) e assetati di sangue, che, come mostruosi plurigemelli siamesi, esistono solo a gruppi di mille, urlanti e col Corano in mano.
E’ un sintomo clinico, prima di essere una posizione politica.
Ma tu hai mai visto un forum…?
Non ci crederesti, alle cose che si possono leggere su un forum… alla fine, concludi questo. Che gli italiani (molti italiani) stanno male. Malissimo. Soffrono di allucinazioni e sentono le voci.
I telegiornali non danno notizie del tipo: “Alì e Fatima, ieri sera, sono andati al cinema e poi hanno fatto l’amore.” “Mustafà si è comprato la macchina a rate”. “La mamma di Aisha, da giovane, era una gran figa, specie in minigonna.” “Il piccolo Mohammed è stato sorpreso a copiare il compito dal compagno.”
I telegiornali non lo fanno e qui la gente è convinta che queste cose siano occidentali. O israeliane (qui si pensa che gli israeliani siano, più o meno, dei cremaschi accerchiati dai vu cumpra’ violenti.)
Le cose più incredibili, pensa la gente….
A me piace la normalità che trasmetti, con le tue cronache da Damasco.
(Mi piace quando racconti ma mi capita spesso di non essere d’accordo con le tue interpretazioni, ad esempio…. comunque questo è un altro discorso, e nelle tue cronache, ahimé, non ci sono i commenti… )
Ok. Sono contenta di averti tranquillizzato…:)

Hai ragionissima.
Em… come posso conoscere la mamma di Aisha? xD
E’ qui, Fab…
Cerca tra le libanesi
:)))
E’ vero, nelle mie cronache c’? spazio per i commenti, non ? come un blog. Per?, tu il mio e-mail ce l’hai, se vuoi discuterne scrivimi.
Che poi non essere d’accordo mica ? una colpa, anzi, se ci si confronta con calma e rispetto, come sai fare tu.
Le mie interpretazioni, essendo appunto mie, sono assolutamente personali e non vogliono certo essere verit? assolute, anzi. Sono impressioni che mi vengono stando qui, camminando tra questa gente, comprando le cose nei loro stessi negozi, cercando di imparare la loro strana lingua.
Quanto mi dici dell’Italia non mi stupisce, del resto da qui leggo i giornali on line e percepisco l’aria avvelenata che si vive nel nostro caro Belpaese. Anche se lo amo, anche se non vivrei qui pi? di tanto, te lo confesso.
Non mi piace questa societ? in cui tutti si sentono in diritto di entrare nella tua vita solo perch?, per caso ti abitano sopra, in cui non puoi invitare una ragazza a casa o prenderla per mano (non dico baciarla sulle guance) senza rischiare di essere trafitto dagli sguardi e dalle parole di molti, dal silenzio ostile di tutti. Non ? piacevole essere donne qui, cara Lia, lo vedo e lo capisco da quanto mi raccontano le mie studentesse, molte delle quali soono diventate buone amiche. Anche ieri, l’ennesima conferma: ero ad Aleppo con una ragazza, che chiedeva informazioni ai passanti. Chi non le rispondeva affatto (era in canottierina in una citt? in cui tutte, dico tutte sono coperte, vestite di nero, perlopi? fino agli occhi, la pi? scoperta ha solo la testa coperta), chi rispondeva guardando ME e solo ME, che fingevo di capire e annuivo.
Non mi piace tutto questo, rispetto la loro cultura, ma questa, come dicono molti che conosco, non ? cultura. E’ ignoranza, pregiudizio, anche paura, anche se non so bene di chi, o di che cosa.
Non sarai d’accordo anche stavolta, scrivimi alla mail mdominici1@virgilio.it, perch? hotmail, ormai, qui non esiste pi?.
Un caro saluto, sono sempre felice di leggerti.
Non parlo di carne esposta, mi spiace che tu abbia interpretato il mio pensiero in questo modo. Peccato davvero.
La mia amica ? siriana, nata e cresciuta qua. Aveva una maglietta senza maniche come ? diritto – e logica – di ogni persona indossare quando sono 40 gradi.
Parlavo solo di libert?. Libert? di essere ci? che si vuole, interpretare la propria femminilit? come si preferisce, anche magari in modo volgare come da noi, perch? no. Ma fa parte della libert?. Libert? di sbagliare, anche, perch? no.
E’ vero quando dici che le carriere qui sono legate pi? al denaro che al sesso (come se da noi non fosse cos?). Vero quando dici che girare per Milano di notte ? molto pi? difficile che farlo ad Amman o al Cairo (o a Damasco, davvero molto sicura).
Meno quando dici che la donna ? rispettata e aiutata a “portare le borse”. Qui le donne, semplicemente, le evitano per strada, o al massimo le ignorano. Non perch? abbiano canottiere o shorts, perch? sono donne. Se hanno buste pesanti, cavoli loro. Se non c’? posto in autobus, idem (tanto ne passa uno ogni secondo).
Ma la nostra “cavalleria” spesso magari ruffiana – ma non sempre, e comunque comune – qui non esiste proprio. Qui l’uomo fa i cazzi suoi e di quello che dice la donna se ne fotte altamente.
Se a te ? capitato che ti hanno aiutato a portare le buste, non ? perch? sei donna, ma solo perch? sei occidentale. Lo hanno fatto anche con mio padre, e non era in minigonna.
Essere donne in un paese arabo ? piacevole o no a secondo di cosa si cerca.
Mi pare un peccato che, quando si parla di donne, il discorso debba sempre ridursi a quanta carne si ? libere di esporre, come se fossimo delle esibizioniste compulsive capaci di realizzarsi solo a condizione di mostrare la chiappa.
Perdonami, ma io trovo fuori luogo camminare per Aleppo indossando una canottierina.
Se tu girassi per Piazza Duomo a torso nudo e chiedessi informazioni ai passanti, probabilmente ti succederebbe esattamente ci? che ? successo alla tua amica ad Aleppo.
(In certi quartieri di ebrei ortodossi a Gerusalemme, poi, la tua amica si sarebbe beccata una sassata, altro che il silenzio.)
Non amo le turiste maleducate che girano per il Cairo in shorts o (massimo dei minimi) le ripugnanti segretarie in topless sulle spiagge di Sharm o della Tunisia.
Le trovo opportune quanto un Bossi in canottiera per strada, n? pi? n? meno.
D’altronde, un’africana della giungla intenzionata a trasferirsi da noi, dovrebbe coprirsi le tette abitualmente esposte al vento quando passeggia per il suo villaggio.
Noi la arresteremmo, una somala che decidesse di attraversare corso Buenos Aires col seno all’aria.
Perch? siamo ignoranti?
Perch? abbiamo paura?
No… perch? la cosa offenderebbe il senso del pudore maggioritario dalle nostre parti.
Se la nostra particolare gradazione del senso del pudore viene confusa con la “cultura”, ? solo perch? abbiamo la forza e la stoltezza di volerlo imporre al prossimo.
Riuscendoci, spesso…. non so se la tua amica era siriana: se lo era, e girava in canottierina perch? affascinata dall’Occidente (e forse da te, occidentale…?), dovrebbe valutare con attenzione i molteplici effetti collaterali della ‘piacevolezza’ di essere donna dalle nostre parti.
Sicuramente, se sei giovane e carina, ti diverti di pi? in Occidente.
Se sei giovane e brutta, l’Occidente ti pone dei limiti che il mondo arabo non ti porrebbe.
Se sei di mezza et? e di reddito medio, ? assai probabile che la vita in Oriente sia pi? facile.
Se sei una donna anziana, scappa in un paese arabo, in fretta!
Sono tutte donne, Groucho… ma tu occidentale, forse pensi che “donna” sia solo quella giovane e carina…. bisognerebbe avvisarla, la tua amica, se davvero ? siriana…:)
Mostrare la carne, da noi, ? pi? un obbligo che una libert?.
La manutenzione della femmina, specie se lavora nel terziario, costa milioni (che bisogna guadagnare), e tempo, fatica, privazioni che, con gli anni, si moltiplicano.
Altrimenti rischi l’invisibilit? sociale e, in molti lavori, anche quella professionale.
Non sono certa che convenga, alle sorelle arabe, entrare nel nostro faticosissimo club.
Non conosco, d’altro canto, una sola intellettuale araba che lo consideri conveniente.
Per me ? sempre stato piacevole essere una donna in un paese arabo, anche se ? senz’altro vero che non sono ancora stata una donna “residente”.
E’ vero: fuori dai circuiti turistici, fai una pessima figura se ti piazzi, da sola, al tavolino di un bar a fumarti una cicca, magari pure svaccata e mostrando la coscia.
In compenso, ti tolgono i pesi dalle mani e ti cedono il posto in autobus.
A Milano, essere una donna sola, di sera e in una strada vuota, ? una delle esperienze meno piacevoli che ci siano.
Ad Amman o al Cairo ? un’esperienza n? piacevole n? spiacevole. Non ti succede niente, e basta.
L’accesso allo studio e al lavoro, in un paese arabo, ? pi? una questione di soldi che di sesso.
La richiesta di essere assunta in un’universit? egiziana l’ho dovuta indirizzare ad una donna.
A Milano, le avevo sempre indirizzate a uomini.
Poi, certo, la situazione delle donne arabe non ? idilliaca. Tanto meno la nostra, lo ?.
Noi abbiamo una maggiore, apparente, libert? sessuale (ma quante se la prendono davvero, poi, passati i primi entusiasmi da ventenne?), e siamo infinitamente pi? mercificate.
L? i ruoli familiari sono pi? marcati, ma questo comporta anche una maggiore protezione verso le signore.
Mi sembra che il grosso della differenza sia tutto qui.
Io non so cosa sia peggio e cosa sia meglio. Comunque, detesto che me lo dicano gli altri (i media, il pensiero corrente, addirittura gli uomini occidentali, ahim?…:) ).
Mi piace che il mondo offra culture diverse, in modo da poter scegliere di quale usufruire, a secondo dei miei bisogni e dei miei interessi.
Io sono una donna, appunto.
E, non essendo una bestiola, posso fare a meno delle piume, del Wonderbra e della scopata senza cerniera senza considerarlo troppo spiacevole..:)
(P.S. Io mi trovo meglio a scriverle in rete, queste cose, che in email…:) )
Chiedo scusa, ieri non ero in vena di dibattere, e si vede dall’intervento un po’ scomposto che ho fatto. Avrei dovuto starmene zitto, prendere fiato e aspettare l’umore giusto. Te ne chiedo ancora scusa.
Quello che comunque vorrei ribadire ? questo: a me non piace nessun dogmatismo cieco e indiscutibile. Non amo affatto la cosiddetta infalllibilit? del Papa (ma andiamo!), o l’imposizione ai sacerdoti cattolici di non sposarsi. Chi lo ha detto? La Bibbia? Il Vangelo? No, un concistoro di vescovi corrotti pi? di un millennio fa, quando la Chiesa era pi? che mai potere temporale, dominio sulle coscienze, autoritarismo, violenza.
Ecco, lo stesso vale per occultare la femminilit? qui in Medio Oriente. Perch? ? di questo che si tratta, in fondo: amputare la loro femminilit?, direi quasi annullarla, evitando che mostrino quanto le rende donne. Lo ha detto per caso Maometto? No, anzi la sua moglie prediletta girava tranquilla per la citt? a capo scoperto, e tutti potevano riconoscerla come donna.
Ripeto, non parlo di mostrare la carne, ostentare le gambe, fare concorsi di bellezza (che io personalmente abolirei, ma se ci sono donne che accettano di farli…, anche questo fa parte della loro libert?) o altre facezie. I capelli, quelli non sono carne. Eppure devono essere occultati in pubblico, e mostrati solo alle altre donne o ai parenti. Di qui la necessit? di fare orari nelle palestre solo per donne, e cos? per gli hammam, cos? nelle feste di matrimonio, dove uomini e donne festeggiano separatamente, e guai vedere la sposa che balla.
Capisci quello che voglio dire? Tutto ci? non ? religione, ? solo una sovrastruttura imposta da non si sa chi non si sa quando, n? perch?.
Nel suo interessante libro “Islam e democrazia”, Fatima Mernissi dedica parecchie pagine al ruolo della donna nell’Islam. E ricerca questa paura della femminilit? in un memoria collettiva ancestrale, quando, prima dell’Islam, gli dei erano perlopi? femminili (Al Uzza, Al Wuad), e tutte sanguinarie, che esigevano sacrifici umani, sepoluture di bimbi neonati. Ecco, la Mernissi sostiene che, con l’avvento dell’Islam, in reazione a questo ruolo cos? aggressivo e cruento della femminilit?, e in reazione alla sua divinizzazione, si ? voluto annullare, letteralmente il ruolo della donna della societ? (del resto, ogni societ? preindustriale ? stata misogina, dai Greci ai Romani, per non parlare del Medioevo e del simpatico concetto che il Cristianesimo ha sempre avuto della donna, che doveva essere per forza o puttana – come Eva – o vergine – come Maria).
Immaginati di crescere, bambina italiana, in una societ? in cui il Vaticano (non dico i libri sacri, dico la cosiddetta autorit? religiosa) ti impone di andartene in giro, anche a 40 gradi all’ombra, con il capo velato, senza mostrare il collo, senza mai portare le maniche corte (non si parla di carne, ripeto, si parla di normale reazione fisica alle alte temperature), se non di indossare sempre lunghi grembiali uguali per tutti. Frequentare solo scuole femminili, non poter vedere un amico se non in compagnia di sorelle e fratelli. Magari sposarsi con chi hanno gi? deciso i tuoi genitori (accade anche questo, qui, ancora). Questo nei casi migliori: altrimenti c’? il velo nero, totale, che copre come un sudario tutta la testa, e io mi chiedo non se sia donne, ma se siano persone, essere viventi o zombie, queste figure nere senza forma che salgono nei bus, camminano con le borse della spesa, attraversano guardinghe la strada, entrano in fretta nelle loro case.
In questi casi hanno anche quanti neri, perch? non possono toccare gli uomini in nessun modo: la donna ? HARAM, peccato, e, se la lingua non? un opinione ma una conseguenza di una cultura (e non di carne esposta, ripeto), anche la parola Harem ha la stessa radice, la parola haharram significa tab?, iahrim significa proibizione e lo stesso termine che tu usi per il tuo sito haramlik, significa la stanza vietata, cio? quella tab? per gli uomini, riservata alle donne. Perch? le donne sono tab?, peccato, sono altro rispetto a quello che ? la normalit?.
Ma tutto questo non lo ha detto Maometto, ripeto, ed ? QUESTO che non accetto, e non capisco come lo possano accettare le donne arabe (che infatti non lo accettano, ma “cosa possiamo fare”, chiedono). C’? in molti paesi musulmani, ultimamente, un movimento femminile molto attivo, ma questo soprattutto in quelli del nord Africa, pi? influenzati dalla Francia, pi? vicini ad una idea di emancipazione femminile che non significhi poter esporre la carne, ma semplicemente le proprie idee.
Scusa la lunghezza, credo di aver finito.
Era pi? facile rispondere al tuo primo messaggio, quello che poi hai rinnegato…:))
Adesso dovrei andare a ripescare la Mernissi, ma non sono in casa. Approfitto di un’ora buca tra un esame e una riunione, peccato.
E’ ovvio che religione, meridionalit?, economia e politica si mischino vorticosamente, in queste cose; cos? ci ritroviamo a cercare di leggere ci? che vediamo dicendo: “Questo lo dice Maometto, quest’altro ? come in Sicilia, quest’altro ancora ? dovuto alla tal cosa…”, nello sforzo di decifrare l’eterna stele di Rosetta di ci? che non ci ? familiare.
Per? noi abbiamo una cultura aggressiva e il colonialismo nel DNA. Non dovremmo dimenticarcene, quando cerchiamo di capire gli altri.
Partendo dalle cose minime: la stragrande maggioranza dei popoli che vivono al caldo si coprono. Quindi, la canottierina non ? un diritto umano ma un semplice ‘segno’, un messaggio di identificazione con una cultura anzich? con un’altra. Ed ? un messaggio che implica una seduzione, tant’? vero che, a 60 anni, di fronte agli stessi 40 gradi, le donne occidentali depongono la canottierina e passano a qualcosa di pi? coprente.
Non siamo dei buoni interpreti di noi stessi, se facciamo finta che non sia cos?.
E poi… perch? dimenticare che anche gli uomini vanno in giro “modesti”, con 40 gradi?
Mentre tu boccheggi, l’arabo standard indossa mocassini, calze, camicia a maniche lunghe…
Tu parli di velo come se arrivasse dalla notte dei tempi: poi, tu stesso, dici altrove che ? OGGI che c’? una rinascita del velo, nel mondo islamico.
Ed ? una rinascita che ? partita dai settori femminili pi? politicizzati del mondo arabo. Quindi non mi soddisfa, il discorso che fai qui, come non mi soddisfa una lettura della realt? che, dicendosi femminista, nega a priori qualsiasi posizione non passiva dell’intero settore femminile di una cultura.
Le donne arabe sono esseri pensanti, per quanto non sempre ci piaccia ci? che pensano.
La stessa Mernissi, parlando di paure verso le donne, ? stata molto pi? dura con gli occidentali che con gli arabi: se gli arabi temono il corpo della donna, noi (voi, anzi…) ne temete le parole. L’Occidente sveste le donne e le imbavaglia. Questo ? ci? che dice la Mernissi. E ne mortifica il corpo in un’eterna adolescenza pi? costrittiva di mille veli. Questo, dice la Mernissi.
Bisogna leggerla anche quando parla di Occidente, per avere il quadro completo… e, a proposito di Francia ed emancipazione femminile, questo blog ha gi? ospitato la sua opinione: http://www.ilcircolo.net/lia/000020.php.
La donna (come il mio blog…:) ) ? ‘haram’, ma ‘haram’ vuol dire anche ‘sacro’. QUESTO ? il punto su cui non ci capiamo, mi pare… e, appunto, la lingua non ? un’opinione. Non del tutto.
(Uhm, vado in riunione…. concludo dopo.)
Finisco: io non capisco, e non capir? mai, che gusto ci sia a trasportare contro la cultura araba le nostre ataviche difese contro l’oppressione del cristianesimo.
Io, nella questione femminile di l?, colgo una sfida e una provocazione che voglio accettare.
Mi pare molto pi? stimolante, interessante, arricchente (e persino sovversivo…) accettarla che ignorarla o disprezzarla a priori.
Noi non abbiamo la chiave della felicit? femminile, n? di quella sociale: siamo nel pieno di un esperimento di cui ancora non conosciamo gli effetti fino in fondo.
Decidere che quest’esperimento si chiama “libert?” ? azzardato; trattasi, direi, di liberal-individualismo vagamente totalitario, perfetto alibi di sinistra per l’enduring freedom degli ex compagni (http://buffaloreport.com/articles/030418lind.html) che hanno partorito la politica di Bush.
Io trovo che questa “provocazione” araba sul ruolo della donna sia una delle cose pi? intriganti che ci siano sulla Terra, al momento.
Non mi tornano, le nostre formulette perbenistiche per neutralizzarla.
Le provocazioni servono a mettere in discussione le nostre certezze, e le mie sono in discussione.
Nessuno ascolta le donne, l?…?? Non mi torna.
E’ zeppo di donne-medico, donne-poliziotto, donne-professoresse, donne-ingegneri, donne-opinioniste, donne in politica.
Non sarebbe possibile, se nessuno le ascoltasse.
Cribbio, sto andando nella patria dell’assassino di Sadat, citt? roccaforte dell’estremismo islamico in Egitto. E chi mi deve contrattare ? una donna.
C’? qualcosa che non quadra.
E’ pieno di intellettuali donne, il mondo arabo, e non ce n’? UNA che ci abbia come modello.
Strano, no..?
Io sono dispostissima a lasciarmi mettere in discussione, ecco tutto.
So che la societ? che abbiamo costruito ? insostenibile.
Mi sta benissimo la magliettina scollata, adoro la libert? sessuale e, ripeto, a 20 anni ? pi? divertente vivere da noi.
Ma non ? vero che sono libera di “interpretare la mia femminilit?”, come dici tu (con un’espressione che mi piace poco, a dire il vero… tu interpreti la tua mascolinit?, forse…?)
Se la volessi “interpretare” facendo 10 figli e dedicandomi a crescerli, non potrei.
Dovrei essere miliardaria, e comunque sarei soggetta a una sanzione sociale fortissima.
Eppure, scusa… crescere 10 figli ? ben pi? nobile e creativo di un impiego da contabile all’Upim, checch? il nostro beneamato Occidente voglia farci credere.
Noi viviamo per comprare merci, e la libert? femminile nostrana ? l’utile idiota che consente l’acquisto compulsivo, motore della nostra economia e delle nostre vite.
Ne sono certa, perch? conosco la Spagna: l? nessuno ha lottato per il femminismo, e tutti se lo sono trovato gi? bell’e pronto nel momento esatto in cui ? arrivato il boom economico, e l’esigenza di due stipendi in casa.
Tutto qui, con buona pace delle nostre eroine “liberatrici”.
Abbiamo dei problemucci pratici, noi, che non riusciamo a risolvere: la cura dei bambini, dei malati e degli anziani… a cosa mi serve indossare la canottiera a 20 anni se poi, a 60, sono invisibile?
Chi ? pi? ascoltata, una vecchia italiana o una vecchia araba?
Chi ? pi? rispettata?
Quante possibilit? ha, una vecchia araba, di morire sola ed essere trovata dal portinaio dopo due mesi?
Qual ? il “bene” che noi vogliamo raggiungere, oltre all’edonistico consumo di noi stessi?
Tutto il nostro apparire, e il tailleur da un milione per andare a lavorare e guadagnare due milioni… cavoli, che idea geniale dedicare un caffettano al mondo esterno e farmi bella solo per il mio uomo, non per tutti gli ignoti passanti, per il capo, per il cliente…
I capelli non sono “carne”, dici…?
Ma certo che lo sono, come osi??
Non possiedono carica erotica, i capelli?
Non sono sensuali?
E perch? regalarne la visione al primo che passa, per Giove..??
Ma chi le disinnesca di pi?, le donne..? Noi o loro?
Non mi interessa molto la vulgata dell’Islam.
Mi attraggono i perch? delle cose. La religione e e i costumi sono delle grandi metafore del sentire umano, ed ? normale che vengano vissuti in modo spesso inconsapevole, routinario, magari sofferto… questo non vuol dire che non corrispondano a nulla, per?.
Le cose dell’Islam corrispondono ad una parte del mio sentire che io riconosco, che possiedo.
E, prima di trovarle piacevoli e spiacevoli, io le trovo interessanti.
Molto pi? interessanti di tutte le banali magliettine del pianeta.
Il discorso ? molto pi? complesso di quanto sappia e possa fare io (tantopi? che, evidentemente, non riesco, qui, a farmi capire e vengo frainteso continuamente, ma un mio problema), e di quanto lo possiamo vedere tutti e due. Del resto, presto verrai in queste zone e ti renderai conto personalmente, forse, di cosa intenda.
P.S.: NOn voglio dire che da noi sia il Paradiso delle donne, tutt’altro. Da noi la donna ? mercificata, solo fintamente rispettata, in realt? viene presa quotidianamente per il sedere, del resto con il suo imprimatur.
Che haram significhi sacro lo so anche io, come del resto la storia dei capelli che sono il simbolo della femminilit?, vecchia quanto il mondo.
Anche io trovavo molto interessante e particolare tutto ci?, all’inizio, ma ti confesso che dopo 9 mesi inizio a non guardare pi? tutto con l’occhio del turista affascinato dall’esotico, ma toccando con mano certe situazioni (le toccherai anche tu, credo, poi mi dirai. Ma dopo almeno 6-7 mesi, non subito) inizio a pensare come stiano davvero le cose, se il mio sguardo di prima era troppo favoleggiante o questo di adesso troppo critico. Credo ambedue le cose, per questo la pianto qui e aspetto di avere una lucidit? pi? equidistante ed equilibrata sulle cose.
Buon viaggio, spero ti troverai bene, del resto che siano un grande popolo nessuno lo nega (almeno io no). Non volevo dare “lezioni di civilt?” (n? tantomeno di femminilit?) a nessuno, anzi scusa se ho montato tutta ‘sta storia, facevo meglio a starmene zitto e vivere questa luna storta per i cazzi miei.
No, stanco della Siria no. Soprattutto se penso a cosa mi aspetterebbe in Italia ;)
Ma dai, non fare cos?….! :))
Stanco di Siria..?
(Io, durante il mio ultimo anno in Spagna, non ne potevo veramente pi?; non sopportavo nemmeno il suono della lingua, e avr? detto: “Spagnolo di merda” a qualche centinaio di persone, tra traffico, uffici pubblici e varie ed eventuali..
Una cosa terribile…
Poi per? passa, per fortuna…:) )